grilloleggente · romanzo storico · Storia&storie

Un Tantino Troppo…

fall-of-constantinople-1453-ad_1E in realtà, tutto questo rimuginare di personaggi fittizi nei romanzi storici era perché stavo leggendo (e adesso ho finito) un romanzo da recensire per la HNR.

E non so se mi è piaciuto.

Almeno fino a un certo punto, direi di sì – considerando che è riuscito ad essere una lettura scorrevole e ragionevolmente rapida pur contando quasi quattrocentottanta pagine. Il fatto poi che fosse ambientato attorno a e durante il mio beneamato assedio di Costantinopoli nel 1453 è stato d’aiuto e non lo è stato.

Siege_constantinople_bnf_fr2691Da un lato, c’è la familiarità con luoghi, posti, eventi e personaggi storici. Dall’altro… c’è la familiarità con luoghi, posti, eventi e personaggi storici. Ecco, non so: forse, a non conoscere l’assedio, non avrei sobbalzato così forte nel ritrovare il (genovesissimo, in realtà, e poco più che trentenne) Giovanni Giustiniani Longo invecchiato di una generazione per farne il padre di uno dei due (fittizi) protagonisti e lo zio illegittimo dell’altro… Il quale altro protagonista è il comandante della Guardia variaga – che per quanto ne sappiamo, negli anni Cinquanta del Quattrocento non esisteva nemmeno più. Ma d’altra parte, il primo è il generale prediletto dell’assediante Mehmed – nonché il riformatore e riorganizzatore del corpo dei Giannizzeri… Ed entrambi, anyway, sono nipoti dell’uomo (fittizio) che aveva salvato da solo Costantinopoli durante l’assedio precedente.

VarangianSiete vagamente confusi? E non è ancora nulla. Questi due cugini, i loro padri, zii e nonni riescono ad essere amici fraterni, confidenti, allievi, luogotenenti, pupilli, oggetto dell’affetto oppure nemici acerrimi di tutti quanti. Principesse, filosofi, banchieri, dogi, re, imperatori, ammiragli, sultani, cartografi, cortigiane, esploratori… non c’è quasi figura storica del tempo cui questa famiglia non sia strettamente legata.

MakkimIl che si traduce in un’abbondanza di Azioni Orfane, Azioni Scippate e Azioni Rapite – con maggiore o minor flair ma sempre molto seriosamente. Forse un tantino troppo: l’impressione è che l’assedio e la caduta di Costantinopoli diventino poco più che una faccenda di famiglia.

E ripeto che non sono del tutto sicura: forse, se non avessi passato anni a leggere e documentarmi sull’Assedio, tutto ciò mi farebbe meno effetto? Ma indipendentemente da questo, credo proprio che l’autore qui abbia ecceduto un tantino tra coincidenze, improbabilità e Posti in Prima Fila, e l’insieme ne risulta forzatello anzichenò. E badate che non comincio nemmeno a parlare di plausibilità storica: non dico che non è vero – solo che suona forzato. Il che non è particolarmente bello, ma è senz’altro molto istruttivo.

 

Salva

romanzo storico

Se Si Chiama Romanzo, Un Motivo C’è

220px-HisarlarminiatureNusretColpan.jpgTutti sapete che sono cronicamente impantanata nella revisione di un romanzo storico che ha come sfondo l’assedio di Costantinopoli nel 1453. L’ultimo problema in cui mi sono imbattuta (se si esclude il fatto che il romanzo è seriamente intenzionato a diventare una di/trilogia) è il mistero di Balta-Oghlu, l’ammiraglio che (forse) non esiste… Ho smosso mari e monti per cercare notizie di quest’uomo, ho persino rotto le scatole all’Addetto Navale turco a Roma, e in fondo chiedo solo di sapere se ci sono fonti turche che parlino di lui, perché sembrerebbe quasi di no, ma la mia coscienza narrativa si ribella all’idea di romanzare senza sapere su  che cosa sto romanzando…

Poi per Natale ho ricevuto un romanzo intitolato L’Assedio.* Autore Jack Hight. Un po’ per gli impegni festivi e un po’ perché sto finendo a rotta di collo un giallo storico che devo recensire per HNR, non ho ancora avuto il tempo di iniziare la lettura, ma ho sfogliato un pochino, e ho scoperto che ne L’Assedio:

a) Balta-Oghlu non esiste affatto: le battaglie navali sono qualche volta comandate da Mehmed in persona(?) e quella del 20 aprile, in cui l’intera flotta turca non riuscì ad impedire che quattro navi cristiane entrassero nel Corno d’Oro, è anticipata di una settimana e vista attraverso gli occhi del condottiero genovese Giovanni Longo Giustiniani – protagonista del romanzo. In realtà Giustiniani era già in città da prima che l’assedio iniziasse, ma che fa?9788858613115.jpg

b) Longo è anche innamorato di una giovane principessa imperiale bizantina, promessa sposa -alas! – del perfido generale e ministro Luca Notaras. Pur non avendo molta stima di Longo, Notaras nel 1453 era sposatissimo a una matura cugina dell’Imperatore, e quindi non in posizione di essere fidanzato ad alcunchi.

Ora, non dico che il romanzo sia necessariamente malvagio, mal scritto o vago, ma questa rapidissima sbirciatina è bastata per constatare che Hight ha strutturato la sua trama con l’accuratezza storica e il gioioso abbandono di un libretto d’opera**. Comincio a credere che la lettura integrale sarà meno deprimente e più interessante di quanto credessi. Chi lo sa, col tempo potrebbe diventare anche quasi catartico: tutto sommato, col mio ammiraglio inesistente, di che cosa mi preoccupo?

_______________________________________________________

* Il che, tra parentesi, mi riapre un po’ la questione del titolo, visto che esiste già un altro romanzo intitolato L’Assedio, ad opera di Ismail Kadaré – che, seppur indirettamente, parla a sua volta della caduta di Costantinopoli.

** E ciònonostante, in Inghilterra gliel’ha pubblicato la John Murray, che un tempo era l’editore di Jane Austen, Doyle, Byron, Goethe, Melville e Darwin – anche se adesso è solo un nome  del gruppo Hachette. E ha anche ottenuto una recensione abbastanza buona (seppur con qualche caveat) sull’ultimo numero di HNR. In Italia la traduzione è uscita con Rizzoli.

pennivendolerie

Titoli – Non Abbiamo Ancora Finito

Pensavo che avessimo finito, in realtà, ma non posso non mettervi a parte del mio ultimo dramma personale in fatto di titoli.

Dunque, forse ricordate – o forse no – che sto revisionando, un po’ balzellon balzelloni, un romanzo in Inglese incentrato sull’ultimo (e fatale) assedio di Costantinopoli nel 1453. Forse ricordate anche che, a un certo punto, in uno di quegli episodi di deragliamento cosmico, il romanzo ha gettato la maschera rivelandosi per quello che è in realtà: due romanzi.

Quello che non sapete è che poi si è materializzata la possibilità di un terzo volume… er, sì: diciamo “crescita incontrollata” e non parliamone più. L’unica consolazione in tutto ciò era che avevo tutti i titoli. Tre titoli che mi piacevano proprio tanto, ciascuno perfetto per il rispettivo volume, ciascuno con le sue brave radici storiche, ciascuno rispondente addirittura a un certo schema di colori che avevo in mente…

The Red Apple, City Of The Moon, A Game Of Sorrows

Carino, no? Rosso, bianco e nero… è vero, mi mancano ancora un volume intero e due mezzi, ma sono dettagli: i titoli ci sono!

E invece dovrei saperlo che i titoli sono l’ultima cosa su cui si può fare conto… Che cosa vado a scoprire, infatti? Che qualche mese fa Shauna MacLean ha pubblicato un altro dei suoi bellissimi gialli storici ambientati nella Scozia del Seicento e lo ha intitolato… indovinate un po’? Ma A Game Of Sorrows, ovviamente!

E tutto sommato, con questo potrei ancora sperare di cavarmela – forse: è un sottogenere diverso dal mio, è tutt’altra ambientazione, ciò che, nel mondo anglosassone, potrebbe significare due tipi di pubblico abbastanza diverso perché il doppio titolo non conti poi troppo. Ma mi azzardo? Proprio non lo so. Richiedetemelo fra qualche mese.

E comunque, c’è di peggio, perché riguardando un vecchio numero della HNR che ti trovo? E davvero non so come potesse essermi sfuggito, ma, signore e signori, esiste già un romanzo sulla caduta di Costantinopoli intitolato The Red Apple.

Argh.

E così, invece di mancarmi un volume intero e due mezzi, mi mancano un volume intero, due mezzi e due titoli su tre. Non male, eh?

__________________________________________________________

 

Giusto per rendere la cosa ancora più amena: The Lulu Titlescorer, simpatico giochino statistico-nonsense assegnava a The Red Apple un 73% di possibilità di diventare un titolo best-seller. In realtà non significa nulla, se non che somiglia a titoli di libri che sono diventati best-seller, tant’è vero che l’altro The Red Apple non ha avuto successo (anche la recensione su HNR era pessima, tra l’altro). Resta il fatto che credevo di avere un titolo potenzialmente buono e invece nisba.