angurie · blog life

Mongolfiere, Parallelepipedi e Junker Prussiani

SearchC’era un tempo in cui, quando ne pungeva l’uzzolo, si poteva consultare l’apposita sezione delle statistiche del blog e scoprire che cosa cercavano su Google i lettori che arrivavano a SEdS per quella via.

Era interessante, istruttivo e non di rado assai nonsense.

Si scoprivano lettori giunti a caccia di citazioni di Rostand, ricordate più o meno approssimativamente, baroni rossi e tecniche narrative, di “show don’t tell”, di Glenarvon, di Giovanni Longo Giustiniani o… well, di me.

Poi c’erano le natalizietà – l’agrifoglio in prima fila, poi la carola delle campane (con o senza spartito), e il “concetto di albero di Natale” – per lo più tra novembre e dicembre, ma non solo.

Per lungo tempo c’è stato il Questionario di Proust, perché una nota della relativa pagina di Wikipedia rimandava qui… poi ci fu il Cataclisma, e tutti i vecchi link andarono fracassati – quelli interni ai post e quelli esterni. Il link su Wiki c’è ancora, ma è passato a miglior vita e non conduce più da nessuna parte…*Search2

E poi c’erano le cose buffe, come parallelepipedi, mongolfiere,  junker prussiani, il sempre irritante “palazzotto di don rodrigo descrizione”, gli attestati di frequenza ai corsi della Dante Alighieri, gli “abiti da sposa impero corti davanti” e il mio preferito di tutti i tempi: la borsetta antiscippo.

No, davvero, come si giungesse a SEdS via borsetta antiscippo è qualcosa che ancora mi domando nelle notti insonni – ma tant’è: qualcuno c’era arrivato. Misterioso, nevvero?

L’ho detto, era interessante, istruttivo e nonsensical…

Adesso è tutto più complicato. A un certo punto, da quel che capisco, a Google è parso bello nascondere (criptare?) i termini di ricerca, cosicché, per la maggior parte, tutto quel che si riesce a sapere è “not provided” e “terms unknown” – e questo non è di enorme interesse né del minimo aiuto.

Quel che resta è il nonsense: un piccolo controllo odierno, accanto a un enorme numero di risultati “not provided”, presenta questo:

SearchQuixoteangelo bioletto illustrazioni su don chisciotte. E magari delle illustrazioni di Don Chisciotte no**, ma di Bioletto ogni tanto si parla.

autore dell’articolo marat e charlotte cosa sta a significare… E mentre la ricerca dell’autore è perfettamente sensata, perché se non ci si ricorda non ci si ricorda – per quanto riguarda che cosa stia a significare, non posso fare a meno di domandarmi: ma leggere l’articolo, no? Come e perché poi questa combinazione conduca qui, rimane un mistero, perché dubito di avere mai scritto una singola parola sulla morte di Marat. D’altronde, when googling la stringa, di SedS non c’è traccia…Confused_Frog_by_likarius

batracesco. Questo magari sì. È un aggettivo che uso, seppure non con terribile frequenza. Ma, considerando l’eccentricità, forse la mia non terribile frequenza è superiore alla frequenza media. Controllando, salta fuori che questo post è il primo risultato. Chissà se c’è ancora modo di adottarlo chez La Dante? M’informerò…

beat with a shovel the weak google spots. E qui, francamente, ho davvero sollevato entrambe le sopracciglia – finché non ho scoperto che si tratta di… er, spam organico fantasma. O qualcosa del genere. Pittoresco, pittoresco, pittoresco.

cappuccetto rosso in medias res ha senso. Perfettamente senso, considerando quanto uso CR per i miei esempi in fatto di tecnica…

Quindi insomma, devo in parte ritrattare quel che ho scritto: anche così la faccenda conserva un suo grado di interesse – e però non posso fare a meno di domandarmelo: tra quei seicentodiciotto risultati “not provided”, quali meravigliose, bizzarre e assurde perle si celeranno?

ETA: un controllino del giorno dopo rivela due favolose ricerche per “eroina verdiana avvelenata” e, nel caso la prima non fosse stata abbastanza chiara, “eroina verdiana morta avvelenata.” 🙂

_____________________________________________

* A suo tempo, l’assistenza qui era un nonnulla assente. Adesso c’è, e quando ne ho avuto bisogno di recente si è rivelata ottima… Magari chiederò lumi.

** Right: Angelo Bioletto disegnò nel 1939 una versione a fumetti del Don Chisciotte. Riduzione di Federico Pedrocchi. Qualche notizia si trova qui. Così la prossima volta i lettori che arrivano qui in cerca di questo, troveranno qualcosa.

anglomaniac · bizzarrie letterarie · pessima gente

La Vendetta di Lady Caroline

E con questo titolo da romanzo gotico, in realtà, rispondo alla mail di F., che mi chiede lumi su Lady Caroline Lamb, citata un paio di post orsono.

CaroLambLady Caro era una bellezza celebre, ben nata e maritata ancor meglio, colta e brillante – di quel genere di brillantezza che a volte non lascia presagire troppo bene. Per Byron, conoscerla e cominciare a corteggiarla fu tutt’uno, ma lei dapprincipio non ne voleva sapere. Lo trovava mad, bad and dangerous to know. Poi Byron non era tipo da arrendersi, e traboccava di fascino, e forse Caro non diceva del tutto sul serio. Fatto sta che nel 1812, per qualche mese, i due condussero un appassionato affair in quel genere di discrezione secondo cui tutti sapevano, tutti sussurravano e nessuno diceva ad alta voce. La faccenda finì per ennui di Byron – ma stavolta fu Caro a non accettare no come risposta. Raccolta e consolata dal marito nella quiete dell’Irlanda, la signora cominciò una campagna di ur-stalking. A parte le prevedibili lettere di suppliche, insulti e minacce, a parte i tentativi di introdursi in casa di lui, a parte i messaggi recapitati nei modi più improbabili, Caro rivelò un talento persecutorio fuori dal comune. Essendo perfettamente in grado di falsificare stile e grafia di Byron, riuscì a pubblicare delle poesie sotto suo nome e a farsi mandare da amici comuni un ritratto in miniatura… E se siete tentati di dispiacervi per Byron, potete farne a meno, visto che lui replicò colpo su colpo senza particolari esitazioni. Era il genere di gioco cui si gioca in due, e anche lui sapeva imitare – se non la grafia – lo stile di Caro.

E a volte non ne sentiva nemmeno il bisogno: a un “Remember me!” che lei riuscì in qualche modo a scarabocchiare su un libro che gli apparteneva, il nostro poeta rispose con questa amabile sestina:

Remember thee! Remember thee!
Till Lethe quench life’s burning stream
Remorse and shame shall cling to thee,
And haunt thee like a feverish dream!
Remember thee! Ay, doubt it not.
Thy husband too shall think of thee!
By neither shalt thou be forgot,
Thou false to him, thou fiend to me!Glenarvon

E intanto i mesi e gli anni passavano, e la faccenda diventava sempre meno privata, e la buona società mormorava, e i due si scambiavano colpi bassi con ossessiva ferocia… finché, nel 1816, Caro pubblicò – e qui arriviamo al punto – un romanzo gotico intitolato Glenarvon. Glenarvon è, vedete, la storia di una nobile fanciulla che non può sposare l’amatissimo cugino, vien data in moglie a un uomo che impara ad amare e poi però cade vittima delle seduzioni dell’eponimo ribelle irlandese fascinoso&tormentato, nonché seduttore seriale dalle identità multiple – nessuna di esse una brava persona.

Abbondano infanticidi, intrighi, maledizioni, duelli, tradimenti, agnizioni, crepacuore di varia natura, spettri e maledizioni e Glenarvon, perseguitato dallo spettro vindice di un monaco che gli ripete in continuazione “Hell awaits its victim,” impazzisce, si suicida – e muore in due tempi, perché a una bella scena di terrificante agonia non si dice mai di no.

Ora, forse tutto ciò non sarebbe stato poi troppo scandaloso, se non fosse stato per due particolari: in primo luogo, Glenarvon era un ritratto particolarmente malevolo di Byron – why, era l’atto di creazione dell’eroe byroniano fuori dall’opera di Byron, cosa che forse l’originale avrebbe anche potuto apprezzare, se non si fosse trattato di una drammatizzazione tanto crudele quanto trasparente di fatti fin troppo reali. Inutile dire che non solo Byron non ci faceva una gran figura, ma nella caratterizzazione, nella trama, nello stile – in tutto – si annusava un certo qual sentore di feroce parodia. E sospetto che l’assalto letterario fosse quel che rodeva di più, perché nel 1816 Byron non aveva più granché in fatto di reputazione da difendere – con tutta la pena che si era dato per distruggersela da sé. Glenarvon però dovette pungere a giudicare dal commento che sopravvive: “E ho letto il Glenarvon di Caro Lamb. Maledizione.”*

ByronIn secondo luogo, Caro non si era accontentata di sparare metaforicamente su Byron. Intelligente, aguzza e dotata di opinioni robuste, aveva colto l’occasione per fare a pezzetti molto piccoli l’alta società, la monarchia, il Reggente, un paio di governi, la repressione delle rivolte irlandesi… Donna imprudente.

È difficile per noi capire non solo la furia dell’alta società, ma la sua esitazione nel decidere quale tra i due peccati di Caro fosse il peggiore: l’imperdonabile cattivo gusto di un’adultera che scrive un romanzo kiss-and-tell** o la sfacciataggine abissale di una nobildonna che si fa taglientissime beffe del suo ambiente. Alla fine fine, benché fossero entrambi peccati capitali, fu la satira sociale a rovinare l’autrice, e Caro fu socialmente condannata. Un’offesissima Lady Jersey cominciò con l’escluderla dall’esclusivissimo circolo Almack – e bisogna avere letto Austen e Heyer per capire la gravità del gesto. Dopodiché fu la rovina. Ostracizzata e ridicolizzata, Caro si ritirò in campagna. Mai troppo stabile di suo, finì i suoi giorni tra alcol, laudano e attacchi di follia. Il solo a non abbandonarla fu il pur divorziato marito.

Questo ha l’aria di significare che bisogna essere cauti nello scegliere i propri bersagli, e mentre lo scandalo sentimentale tutto sommato ammacca ma non uccide, inimicarsi i propri pari è fatale. Forse, se Caro si fosse limitata a sparare su Byron, a sua volta assai poco popolare nel suo ambiente… ma d’altra parte era una donna – e senza voler salire sulle scatole di detersivo, Jane Austen aveva ragione nel dire che una donna pagava i suoi errori a un prezzo molto più alto di quello che si esigeva da un uomo… Morale? La vendetta per via di romanzo (gotico o meno), come molte altre cose, è meglio meditarla per bene – con un occhio alle conseguenze.

_______________________________________

* In originale rende di più: I’ve read Caro Lamb’s Glenarvon too. God damn.

** Byron fu più grafico nel descrivere l’impresa come un caso di fuck-and-publish… Mi sa che non l’avesse presa tanto bene.

anglomaniac · gente che scrive · libri, libri e libri

Pecore Nere Reggenza

Oggi parliamo di epoca Regency, ma dimenticatevi di Jane Austen, delle quadriglie nei salotti e delle buone maniere. Oggi parliamo dei giorni in cui scrivere un romanzo gotico voleva dire stravendere e rovinarsi socialmente in un sol colpo. Oggi parliamo di scandali, vendette e cose truci.

Sapete che, nel secondo Settecento, sull’Isoletta esplode un’epidemia di passione gotica. Se non son rovine medievali, non le vogliamo – e che siano diroccate, coperte d’edera, isolate in mezzo alle brughiere ventose e infestate da fantasmi di assassini e vittime, thank you very much.

Però diventò presto chiaro che di romanzi gotici ce n’erano due tipi: quelli rispettabili e gli altri. 

lady caroline lamb, glenarvon, byron, the monk, matthew gregory lewisDa un lato c’era gente come Walpole – babbo ideale del genere con il suo Castle of Otranto e talmente preso dalle medievalitudini da ristrutturarsi la magione in uno stile pseudogotico di rara bruttezza; o come Mrs. Radcliffe, col suo soprannaturale razionalizzato e con le sue eroine impossibilmente virtuose e belle. Un conte di Oxford e una placida signora borghese – gente  raccomandabile, a parte questo eccentrico penchant per le storiellone ambientate nei manieri: i loro romanzi si leggevano con colpevole piacere, con affettazione di divertita superiorità oppure, nel caso degli animi eccitabili, si divoravano con fanatico ardore.

Diciamo che Mrs. Radcliffe era una specie di Stephenie Meyer in versione Reggenza… Con tanto di parodie al seguito, se considerate Northanger Abbey di Jane Austen – e i guai che l’ossessione udolphiana di Catherine non provoca per miracolo.

lady caroline lamb, glenarvon, byron, the monk, matthew gregory lewisMa nel 1796, ecco salire alla ribalta Mattew Gregory “Monk” Lewis, diplomatico diciannovenne che, per vincere la noia della sua prima posizione di attaché dell’ambasciate inglese all’Aja, scrisse in dieci settimane Ambrosio, or The Monk. Trattasi di un truce romanzone pieno di monaci traviati, agnizioni, stupri, badesse assassine, tanto pregiudizio anticattolico da verniciarci il ponte di Verrazzano in tre mani, streghe travestite da novizi, avvelenamenti, incesti, passaggi segreti, infanticidi, fantasmi veri o presunti, carrozze guaste, diavoli, tortura, la Santa Inquisizione – e di sicuro dimentico qualcosa – il tutto narrato assai sopra le righe, in tanto grafico e morboso dettaglio quanto se ne poteva volere all’epoca – and then some.

Probabilmente tutto ciò non depone granché a favore delle attrattive dell’Aja, ma non è difficile immaginare che cosa accadde in Inghilterra. Sensazione, vendite stellari, scandalo, rapido esaurimento di numerose ristampe…

lady caroline lamb, glenarvon, byron, the monk, matthew gregory lewisIl romanzo era uscito in forma anonima – Lewis aveva avuto tanto buon senso da sospettare che una notorietà letteraria di quel tipo non fosse quel che ci voleva per promuovere una carriera come civil servant, ma dopo il successo gettò ogni cautela al vento e, nel ’97, firmò la seconda e la terza edizione con il suo nome: Matthew Gregory Lewis, M.P. – perché nel frattempo aveva fatto carriera fino alla Camera dei Comuni. E tuttavia aveva fatto male i suoi conti, perché un conto erano le scandalose fantasie di un oscuro romanziere anonimo, ma le cose cambiavano quando le stesse scandalose fantasie si rivelavano partorite da un giovanotto di buona (seppur non del tutto convenzionale) famiglia* e membro del Parlamento. Le vendite, inutile dirlo, aumentarono ancora, ma accuse di immoralità, plagio e selvaggia stravaganza sostituirono le recensioni fino ad allora favorevoli, “Monk” Lewis si ritrovò guardato di storto dalla buona società, Lewis padre rischiò l’infarto e un’azione legale si concluse con un’ingiunzione di cessare e desistere dal ripubblicare ulteriormente il romanzo – a meno di rimuovere tutto ciò che poteva creare scandalo. 

Ops.

E allora il giovane Lewis rientrò nei ranghi con la coda tra le gambe, chiese perdono al babbo e nel ’98 produsse una quarta e castigata edizione di Ambrosio, in cui più che altro, il linguaggio era temperato in una sorta di bowdlerizzazione ante litteram: se il sugo degli eventi rimaneva lo stesso, il protagonista diventava da “stupratore” un “intruso” e un “traditore”, che commetteva non più “eccessi”, ma “debolezze”, motivato da “desiderio” anziché “lussuria”…

Apparentemente bastava: lo scavezzacollo non fu gettato fuori dal Parlamento, tornò nelle grazie della famiglia e della società, continuò a scrivere romanzi e teatro e a tradurre dal Tedesco.lady caroline lamb, glenarvon, byron, the monk, matthew gregory lewis

Andò peggio, una ventina d’anni più tardi, a Lady Caroline Lamb. Lady Caro era una bellezza celebre, ben nata e maritata ancor meglio, colta e brillante – di quel genere di brillantezza che a volte non lascia presagire troppo bene. Per Byron, conoscerla e cominciare a corteggiarla fu tutt’uno, ma lei dapprincipio non ne voleva sapere. Lo trovava mad, bad and dangerous to know. Poi Byron non era tipo da arrendersi, e traboccava di fascino, e forse Caro non diceva del tutto sul serio. Fatto sta che nel 1812, per qualche mese, i due condussero un appassionato affair in quel genere di discrezione secondo cui tutti sapevano, tutti sussurravano e nessuno diceva ad alta voce. La faccenda finì per ennui di Byron – ma stavolta fu Caro a non accettare no come risposta. Raccolta e consolata dal marito* nella quiete dell’Irlanda, la signora cominciò una campagna di ur-stalking. A parte le prevedibili lettere di suppliche, insulti e minacce, a parte i tentativi di introdursi in casa di lui, a parte i messaggi recapitati nei modi più improbabili, Caro rivelò un talento persecutorio fuori dal comune. Essendo perfettamente in grado di falsificare stile e grafia di Byron, riuscì a pubblicare delle poesie sotto suo nome e a farsi mandare da amici comuni un ritratto in miniatura… E se siete tentati di dispiacervi per Byron, potete farne a meno, visto che lui replicò colpo su colpo senza particolari esitazioni. Era il genere di gioco cui si gioca in due, e anche lui sapeva imitare – se non la grafia – lo stile di Caro.

E a volte non ne sentiva nemmeno il bisogno: a un “Remember me!” che lei riuscì in qualche modo a scarabocchiare su un libro che gli apparteneva, il nostro poeta rispose con questa amabile sestina:

Remember thee! Remember thee!

Till Lethe quench life’s burning stream

Remorse and shame shall cling to thee,

And haunt thee like a feverish dream!

Remember thee! Ay, doubt it not.

Thy husband too shall think of thee!

By neither shalt thou be forgot,

Thou false to him, thou fiend to me!**

E intanto i mesi e gli anni passavano, e la faccenda diventava sempre meno privata, e la buona società mormorava, e i due si scambiavano colpi bassi con ossessiva ferocia… finché, nel 1816, Caro pubblicò – e qui arriviamo al punto – un romanzo gotico intitolato Glenarvon.

lady caroline lamb, glenarvon, byron, the monk, matthew gregory lewisOra, dai tempi di “Monk” Lewis erano passati vent’anni, e l’Inquisizione Spagnola non era più di moda. Glenarvon è invece la storia di una nobile fanciulla che non può sposare il cugino che ama, vien data in moglie a un uomo che impara ad amare e poi cade vittima delle seduzioni dell’eponimo Glenarvon, un ribelle irlandese fascinoso&tormentato, nonché seduttore seriale dalle identità multiple – nessuna di esse una brava persona.

Anche qui abbondano infanticidi, intrighi, maledizioni, duelli, tradimenti, agnizioni, crepacuore di varia natura, spettri e maledizioni e Glenarvon, perseguitato dallo spettro vindice di un monaco che gli ripete in continuazione “Hell awaits its victim,” impazzisce, si suicida – e muore in due tempi, perché a una bella scena di terrificante agonia non si dice mai di no.lady caroline lamb, glenarvon, byron, the monk, matthew gregory lewis

Ora, forse tutto ciò non sarebbe stato poi troppo scandaloso, se non fosse stato per due particolari: in primo luogo, Glenarvon era un ritratto particolarmente malevolo di Byron – why, era l’atto di creazione dell’eroe byroniano fuori dall’opera di Byron, cosa che forse l’originale avrebbe anche potuto apprezzare, se non si fosse trattato di una drammatizzazione tanto crudele quanto trasparente di fatti fin troppo reali. Inutile dire che non solo Byron non ci faceva una gran figura, ma nella caratterizzazione, nella trama, nello stile – in tutto – si annusava un certo qual sentore di feroce parodia. E sospetto che l’assalto letterario fosse quel che rodeva di più, perché nel 1816 Byron non aveva più granché in fatto di reputazione da difendere – con tutta la pena che si era dato per distruggersela da sé. Glenarvon però dovette pungere a giudicare dal commento che sopravvive: “E ho letto il Glenarvon di Caro Lamb. Ma dannazione.”***

In secondo luogo, Caro non si era accontentata di sparare metaforicamente su Byron. Intelligente, aguzza e dotata di opinioni robuste, aveva colto l’occasione per fare a pezzetti molto piccoli l’alta società, la monarchia, il Reggente, un paio di governi, la repressione delle rivolte irlandesi… Donna imprudente.

È difficile per noi capire non solo la furia dell’alta società, ma la sua esitazione nel decidere quale tra i due peccati di Caro fosse il peggiore: l’imperdonabile cattivo gusto di un’adultera che scrive un romanzo kiss-and-tell**** o la sfacciataggine abissale di una nobildonna che si fa taglientissime beffe del suo ambiente. Ma in fondo, poco importava: erano entrambi peccati capitali, e Caro fu socialmente condannata. Cominciarono con l’escluderla dall’esclusivissimo circolo Almack – e bisogna avere letto Austen e Heyer per capire la gravità del gesto. Dopodiché fu la rovina. Ostracizzata e ridicolizzata, Caro si ritirò in campagna. Mai troppo stabile di suo, finì i suoi giorni tra alcol, laudano e attacchi di follia. Il solo a non abbandonarla fu il pur divorziato marito.

A differenza di “Monk” Lewis, Caro non aveva avuto il modo o la volontà di rientrare nei ranghi. E di certo l’aveva combinata più grossa. E poi era una donna – e senza voler salire sulle scatole di detersivo, Jane Austen aveva ragione nel dire che una donna pagava i suoi errori a un prezzo molto più alto di quello che si esigeva da un uomo.

E ad ogni modo, è chiaro che, a meno di prendere precauzioni di rispettabilità collaterale, un romanzo gotico rischiava di essere un serio gradino nella discesa verso la perdizione.

_______________________________________________________

* Babbo proprietario terriero nelle Indie Occidentali e civil servant di alto rango, mamma dama di compagnia della Principessa del Galles, adultera fuggita di casa col bel giardiniere e scrittrice a sua volta. Scommetto che nei ranghi del ton, scoprendo la paternità di The Monk, si commentò che certo, con una madre del genere, il ragazzo non poteva venir su bene… lady caroline lamb, glenarvon, byron, the monk, matthew gregory lewis

** Posso solo immaginare che qualcuno abbia già tratto un romanzo da questa storia, perché è così perfetta… So che c’è un film, con Vera Miles nel ruolo di Caro e Richard Chamberlain che interpreta un Byron davvero detestabile. Se ben ricordo, c’è anche Laurence Olivier, da qualche parte.

*** In originale rende di più: I’ve read Caro Lamb’s Glenarvon too. God damn.

**** Byron fu più grafico nel descrivere l’impresa come un caso di fuck-and-publish… Mi sa che non l’avesse presa tanto bene.