libri, libri e libri · Natale

Il Filo di Lucette

Blue_Room_Christmas_treeAvete fatto l’albero di Natale, o Lettori?

Con le lucette? Quelle deliziose minuscole lucette infilate a dozzine e dozzine lungo un filo elettrico? E come capita ogni benedetto anno , avete cominciato con una matassa di filo elettrico e lucette e nel giro di un minuto vi siete trovati con un groviglio che il nodo gordiano in confronto è roba da dilettanti e avete finito per usare del Linguaggio?

Perché è chiaro che i fili di lucette natalizie hanno una vita e un istinto propri, e un carattere che non è dei più amabili. E non so voi ma, per quanto abbia imparato a riporli arrotolati attorno a un cartoncino anziché ammatassati in una scatola, i miei fili di lucette non sanno esimersi dal comportarsi come i canapi da rimorchio di Tre Uomini in Barca…

Sapete come va, no? Per parafrasare Jerome…

V’è qualche cosa di strano e di misterioso nel filo di lucette. L’arrotolate con molta cura e con molta pazienza, come si piegherebbe un paio di calzoni nuovi, e cinque minuti dopo, ripigliandolo, è un pauroso terribile intrico. Io non intendo calunniare nessuno, ma credo fermamente che se si prende un filo di lucette di media grandezza, e si tira ben dritto a traverso un campo, e poi gli si voltano le spalle per trenta secondi, si troverà, a guardarlo di nuovo, tutto in un mucchio in mezzo al pavimento, tutto attorto e legato in nodi, coi due capi perduti, e un’immensa confusione: ci vorrà una buona mezz’ora, e bisognerà sedersi sul tappeto, per imprecare e distrigarlo.

Questa è la mia opinione sui fili di lucette in generale. Naturalmente vi possono essere delle onorevoli eccezioni, non dico di no. Vi possono essere fili di lucette che fanno onore alla loro professione – dei coscienziosi, rispettabili fili di lucette – fili di lucette che non immaginano d’essere lavori a uncinetto da comporsi a coprispalliera nel momento che sono abbandonati a sè stessi. Dico che vi possono essere dei fili così fatti; sinceramente m’auguro che ci siano; ma io non ne ho mai conosciuti.

Il filo di lucette l’avevo preso io poco prima di decorare l’albero. L’avevo arrotolato attentamente e cautamente, legato nel mezzo, e piegato in due, e deposto pianamente su un angolo del tappeto. Poi l’avevo sollevato scientificamente, consegnandolo nelle mani di R. E R. l’aveva preso saldamente, tenendolo lontano da sè, e aveva cominciato delicatamente a svolgerlo come se stesse togliendo la fasciatura a un neonato e, prima d’averne svolto metà, il filo di lucette aveva assunta, più che d’altro, la forma d’uno stuoino mal fatto.

È sempre lo stesso, accade sempre la stessa cosa in relazione col filo di lucette. Chi sta lì a tentare di distrigarlo, pensa che la colpa sia di chi l’ha arrotolato, e chi ha il filo di lucette, quando pensa una cosa, la dice!

“Che ne volevi fare, una rete da pesca? Hai fatto un bel pasticcio! Non potevi arrotolarlo a modo, creatura che non sei altro?”  brontola di tanto in tanto, affaticandosi, e lo mette di piatto sul tappeto, e gli gira intorno per trovarne l’estremità. D’altra parte, quello che l’ha arrotolato pensa che la cagione del danno sia tutta di chi ha tentato di svolgerlo.

“Stava benissimo, quando tu l’hai preso!”  esclama indignato. “Perchè non pensi a quello che fai? Sempre le cose a casaccio. Saresti capace di annodare un palo.”

E si sentono così adirati l’uno verso l’altro che s’impiccherebbero a vicenda col filo di lucette. Passano dieci minuti, e quello sul tappeto emette un latrato e s’infuria, e balla sul filo di lucette, e prova a stenderlo, impadronendosi del primo pezzo che gli capita in mano e tirando. Naturalmente, l’intrico diventa più confuso che mai. Allora l’altro scende dalla scaletta accanto all’albero di Natale e va ad aiutarlo, e l’uno impaccia l’altro, l’altro impedisce l’uno. Entrambi afferrano lo stesso pezzo del filo di lucette, e lo tirano in direzione opposta, e si domandano meravigliati chi è che lo tiene. Alla fine lo scoprono, e poi si voltano per veder che l’albero di Natale se n’è andato da sè e corre dritto verso lo sbarramento…

Er… no. Questo funziona con le barche – non con gli alberi di Natale. Ma dovete ammettere che, per il resto, è una perfetta descrizione. lightsTangled

Con tante scuse a Jerome K. Jerome… E se per caso  vi fosse venuta voglia di rileggere Tre Uomini in Barca durante le vacanze, qui trovate la vecchia traduzione di Silvio Spaventa Filippi su LiberLiber, e qui l’originale, Three Men in a Boat, sul Project Gutenberg.

Buon lavoro con l’albero e i fili di lucette – e buona lettura.

grilloleggente

Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce

litworldWRAD15logo-webCome ogni primo mercoledì di marzo, da qualche anno a questa parte, oggi è la Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce.

L’idea è quella di celebrare con la lettura il potere delle parole e il diritto all’alfabetizzazione, restituendo spazio a quella per per secoli, in Occidente, fu l’unica modalità di lettura – prima di essere soppiantata dalla lettura silenziosa e individuale.

Soppiantata – ma non cancellata del tutto. Uno dei miei esempi preferiti sono le letture di gruppo nella Londra ottocentesca, l’epoca d’oro dei romanzi a puntate: ci si riuniva nelle case private, nelle biblioteche, nelle sale pubbliche e nei caffè, e si ascoltava qualcuno di alfabetizzato leggere l’ultimo episodio. Inutile dire che Dickens spopolava presso questo genere di pubblico, ma era una pratica diffusa. Vi ho mai raccontato di Mrs. Oliphant, e della storia delle giovani cucitrici che ascoltando leggere Old Mortality di Scott, si dividevano in fazioni tra chi preferiva Henry Morton e che invece sospirava per Lord Evandale? A parte tutto il resto, certe cose non cambiano mai troppo…

Un altro e più contemporaneo esempio è Ad Alta Voce, di cui abbiamo parlato più di una volta e che a me piace molto – ma ammetto di essere di parte.

La storia culturale è piena di letture ad alta voce, dalle letture che accompagnavano i pasti silenziosi nei refettori monastici fino alla radio, focolare etereo attorno a cui ci si riuniva per sentirsi leggere delle storie, passando per le storie della buona notte e Isabel Archer che legge per il povero cugino Ralph. Perché il punto è proprio questo: all’umanità piace sentirsi raccontare e leggere storie – e la lettura ad alta voce è un modo di condividere non solo le storie in sé, ma i modi significativi in cui le storie sono state raccontate.

In celebrazione della giornata volevo postare qualcosa, una lettura significativa – ma devo confessare che la ricerca è stata lunghetta è, nel complesso, frustrante. Sembra difficile trovare in rete qualcosa che non sia l’ovvietà assoluta… E naturalmente, dato l’anno, avrei voluto Kipling – ma si trova solo e soltanto l’onnipresente Se, quasi sempre letta a una temperatura retorica che non rende affatto giustizia a Kipling. Passando ad altro, di prosa nemmeno l’ombra, e poesia… come dicevo, a volere qualcosa di ben fatto e che non sia sentito, e sentito, e sentito mille volte, non è come se si trovasse granché.

Però alla fin fine ho trovato Nando Gazzolo che legge I Limoni di Montale:

Non posso dire di adorare la musica che c’è sotto, ma Montale è Montale – e Gazzolo è Gazzolo.

E poi vi segnalo la pagina dedicata agli audiolibri del sempre meritorio LiberLiber, dove si trova una certa quantità di classici italiani e tradotti.

Ma non limitiamoci ad ascoltare: oggi è la giornata della lettura. Riusciremo, prima di sera, a catturare qualcuno e leggergli qualcosa ad alta voce? Fatemi sapere.

 

 

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Settimana Internazionale del Libro Elettronico

Ci crediate o no, questa (7-13 marzo) è la International Read an E-Book Week.

Senza Errori di Stumpa partecipa segnalando dal Progetto Manuzio:

Come le Foglie, di Giuseppe Giacosa: amaro dramma in quattro atti su ciò che dissolve le famiglie e ciò che le tiene insieme.

Le deliziose Poesie di Giuseppe Giusti, piccole satire ottocentesche, tra cui Sant’Ambrogio e L’Amor Pacifico.

Ancora poesie, con Guido Gozzano: farfalle, salotti, viaggi in India… (scorrere fino in fondo alla pagina).

L’istruttivo Breviario dei Politici del Cardinal Giulio Mazzarino (per una volta, non fidatevi di Dumas: Sua Eminenza era una testa fina!)

e, per restare in tema e in periodo, le Memorie del Cardinale di Retz, quel Monsignor de Gondi che di Mazzarino fu nemico.

E poi la (bizzarra, lo ammetto) raccolta italiana del Project Gutenberg, buona per scoprire autori che non avete mai nemmeno sentito nominare, abbastanza divertente anche solo da scorrere.

Buona lettura!