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Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce

litworldWRAD15logo-webCome ogni primo mercoledì di marzo, da qualche anno a questa parte, oggi è la Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce.

L’idea è quella di celebrare con la lettura il potere delle parole e il diritto all’alfabetizzazione, restituendo spazio a quella per per secoli, in Occidente, fu l’unica modalità di lettura – prima di essere soppiantata dalla lettura silenziosa e individuale.

Soppiantata – ma non cancellata del tutto. Uno dei miei esempi preferiti sono le letture di gruppo nella Londra ottocentesca, l’epoca d’oro dei romanzi a puntate: ci si riuniva nelle case private, nelle biblioteche, nelle sale pubbliche e nei caffè, e si ascoltava qualcuno di alfabetizzato leggere l’ultimo episodio. Inutile dire che Dickens spopolava presso questo genere di pubblico, ma era una pratica diffusa. Vi ho mai raccontato di Mrs. Oliphant, e della storia delle giovani cucitrici che ascoltando leggere Old Mortality di Scott, si dividevano in fazioni tra chi preferiva Henry Morton e che invece sospirava per Lord Evandale? A parte tutto il resto, certe cose non cambiano mai troppo…

Un altro e più contemporaneo esempio è Ad Alta Voce, di cui abbiamo parlato più di una volta e che a me piace molto – ma ammetto di essere di parte.

La storia culturale è piena di letture ad alta voce, dalle letture che accompagnavano i pasti silenziosi nei refettori monastici fino alla radio, focolare etereo attorno a cui ci si riuniva per sentirsi leggere delle storie, passando per le storie della buona notte e Isabel Archer che legge per il povero cugino Ralph. Perché il punto è proprio questo: all’umanità piace sentirsi raccontare e leggere storie – e la lettura ad alta voce è un modo di condividere non solo le storie in sé, ma i modi significativi in cui le storie sono state raccontate.

In celebrazione della giornata volevo postare qualcosa, una lettura significativa – ma devo confessare che la ricerca è stata lunghetta è, nel complesso, frustrante. Sembra difficile trovare in rete qualcosa che non sia l’ovvietà assoluta… E naturalmente, dato l’anno, avrei voluto Kipling – ma si trova solo e soltanto l’onnipresente Se, quasi sempre letta a una temperatura retorica che non rende affatto giustizia a Kipling. Passando ad altro, di prosa nemmeno l’ombra, e poesia… come dicevo, a volere qualcosa di ben fatto e che non sia sentito, e sentito, e sentito mille volte, non è come se si trovasse granché.

Però alla fin fine ho trovato Nando Gazzolo che legge I Limoni di Montale:

Non posso dire di adorare la musica che c’è sotto, ma Montale è Montale – e Gazzolo è Gazzolo.

E poi vi segnalo la pagina dedicata agli audiolibri del sempre meritorio LiberLiber, dove si trova una certa quantità di classici italiani e tradotti.

Ma non limitiamoci ad ascoltare: oggi è la giornata della lettura. Riusciremo, prima di sera, a catturare qualcuno e leggergli qualcosa ad alta voce? Fatemi sapere.

 

 

elizabethana · teatro

La Dodicesima Notte

Avete festeggiato, ieri sera? Avete eletto Re (o Regina) del Disordine chi ha trovato il penny d’argento nella torta? Avete danzato e festeggiato sotto i rami di vischio?

No?

Nemmeno io, a dire la verità… Però ho cenato da amici, e immagino che conti almeno un po’.

Ma d’altra parte, noi siamo tame. Ai tempi di Shakespeare sì, che sapevano come solennizzare la vigilia dell’Epifania. Magari con una commedia scrittapposta, come The Twelfth Night – or What You Will, una storia di travestimenti, inganni, equivoci, beffe e triplici nozze, perfetta per la bisogna, e probabilmente rappresentata per la prima volta a Whitehall la Dodicesima Notte del 1601, quando Shakespeare era ormai tanto celebre da scrivere per la vecchia regina in persona.

E quattrocentododici anni e un giorno più tardi, lasciate che vi proponga La Dodicesima Notte (o almeno la prima parte…) in una deliziosa versione animata – e badate alla meravigliosa voce del narratore, che è Nando Gazzolo.

E se adesso vi punge vaghezza, qui dovreste trovare il resto, e qui invece qualche versione in lingua originale.

Felice domenica, e felice Epifania.

grillopensante

Logica Disney

disney-beauty-beast.gifLa sospensione dell’incredulità è quel patto che, da tempi immemorabili*, narratore e destinatario della narrazione stringono (più o meno consapevolmente) prima dell’inizio: siamo tutti qui per una storia, tu creami un mondo, e io ne accetterò le regole per un po’ – fintanto che ci rimango dentro.

Faciloneria nella creazione e mancato rispetto delle proprie premesse tendono a condurre il narratore nei pasticci, ma la sospensione dell’incredulità è fatta di materiale più o meno elastico a seconda del destinatario della storia, dell’epoca, della distanza cronologica tra narratore e destinatario, del genere e di molti altri fattori. La SdI di un sofisticato lettore contemporaneo di fantascienza laureato in Fisica Nucleare tenderà a rompersi molto più facilmente di quella di un bambino che ascolta le fiabe, e di certo gli autori di romanzi storici ottocenteschi se la cavavano con disinvolture che adesso decreterebbero l’immediato fiasco di un romanzo – ma non necessariamente di un film.

Ci pensavo qualche tempo fa, mentre riguardavo insieme alla bambina di un’amica La Bella e la Bestia in versione Disney, e mi stupivo di non avere mai notato le macroscopiche incongruenze di trama e caratterizzazione.

Nel prologo, un Narratore con la voce meravigliosa di Nando Gazzolo ci racconta di questo giovane principe egoista, mutato nella Bestia eponima da una fata particolarmente punitiva. I termini della faccenda non sembrano troppo iniqui, a prima vista: se il principe riesce ad amare e farsi amare prima di compiere 21 anni, torna principe, otherwise rimane bestia per sempre. Gli anni passano e il principe va in depressione: chi avrebbe mai potuto amare una bestia? Si chiede Gazzolo in tono semitragico.

In realtà, a me la domanda rilevante sembra un’altra: chi avrebbe mai potuto trovare la bestia e provare ad amarla, visto che il castello sembra essere sperduto nel bel mezzo di una intricatissima foresta, lontano da tutti i sentieri battuti, e chiunque ci capiti per caso viene energicamente scoraggiato dal rimanere? Vista in quest’ottica, la punizione della fata assume all’improvviso l’aspetto di una condanna a vita che, inflitta a un bambino di undici anni, sembra un tantino drastica.

Undici anni? Ebbene sì: gli oggetti parlanti ripetono più volte che il castello è stregato da dieci anni, e Belle salva il principe-bestia appena prima del suo ventunesimo compleanno, per cui, se l’aritmetica non è un’opinione, le fate Disney sono pronte a condannare senza appello i bambini viziati ed egoisti, con la beffa aggiuntiva di una possibilità di redenzione dalle condizioni-capestro. Inquietante. 

Oddìo, poi forse così sperduto il castello non è, visto che il padre di Belle ci capita per caso, e Belle stessa raggiunge il posto senza eccessiva fatica – per non parlare poi degli abitanti del villaggio, ma allora c’è qualcosa d’altro che non mi torna. Un principe e il suo intero castello vengono stregati senza che nessuno se ne accorga e, appena dieci anni più tardi, gli abitanti di un villaggio within walking distance, cascano completamente dalle nuvole nell’apprendere la storia?

Forse di quest’ultimo particolare non bisogna stupirsi poi troppo, quando si considera che Belle, la diciottenne intellettuale (e proto-femminista) del villaggio, legge con trasporto e passione… Giovannino e la Pianta dei Fagioli Magici**, tra l’ammirata incomprensione dei suoi compaesani. Ma non facciamo del sarcasmo, e limitiamoci piuttosto ad osservare che sarebbe stato abbastanza semplice eliminare parte dei problemi dando all’incantesimo della fata l’effetto di modificare lo scorrere del tempo in qualche modo.

Invece no: gli autori (Linda Woolverton e Roger Allers, mica gli ultimi sprovveduti) strattonano deliberatamente la sospensione dell’incredulità dei loro piccoli spettatori, non preoccupandosi di creare dei problemi per quando gli spettatori, verso la quarantina, rivedranno il film e si faranno qualche domanda logica.

Ma d’altra parte, ammettiamolo: chi, nella sua fanciullezza, si è mai posto il problema? La Bella e la Bestia è un delizioso film e, se anni, distanze e logica non tornano troppo, tanto peggio per chi è cresciuto, ha ristretto la sua SdI e si è dimenticato che, all’interno delle fiabe, le cose funzionano in un altro modo.

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* Anche se il primo a teorizzarlo più o meno in questi termini è stato Coleridge.

** Qualcuno ha un’idea di quale possa essere l’altro libro, quello che il libraio regala a Belle? “Incantesimi, posti esotici, intrepidi duelli, un principe misterioso…” Più il particolare che l’eroina s’innamora dell’eroe prima di scoprire che è il suo re. Da ragazzina me l’ero chiesto molte volte. In realtà potrebbe benissimo essere una collezione di dettagli affastellati a caso, ma visto che la fiaba è una fiaba effettiva…