libri, libri e libri · Vita al Villaggio

Pesca al Libro

RanePescatriciIn questi giorni, insieme a un gruppo di anziane signore, meno anziane signore e ragazzini volonterosi, dò una mano con la pesca  benefica del villaggio. Sposto notevoli quantità di oggetti di vetro e ceramica, batto al computer tabelle excel contenenti lunghe liste di premi e la sera, seminascosta dietro una pianta verde, sto di sentinella alla Posizione Huston*. Un tempo aiutavo con la distribuzione – ma è una cosa che richiede – a parte una combinazione di fermezza, sense of humor e faccia tosta – molta, ma molta più pazienza di quanta io ne possieda. Per cui, da qualche anno in qua, faccio il Risolutore di Problemi, e tutti viviamo più felici. Ogni anno è una settimana abbondante di lavoro a tempo pressoché pieno: è faticosetto, ma ridiamo un sacco e raccogliamo fondi per una buona causa.

Ora, tra i premi c’è un certo numero di libri – bizzarramente assortiti, lo ammetto – e una delle cose divertenti è vedere le reazioni del pescatore medio alla vista di un parallelepipedo di carta. Dal repertorio di ieri sera:

– Quarantenne abbronzatissimo, di fronte a La Ricerca della Felicità: La vacca! Ho vinto un libro? E che cosa me ne faccio, signorina? E poi guardi, sono già fin troppo felice così.

– Madre di famiglia: Me lo cambia, per favore? Con quello che vuole, magari con qualche spugna, che quelle sono sempre utili.

– Anziana signora, di fronte a La Vita di Madre Teresa: Ma non ce l’ha Padre Pio? No? Solo questo? Allora, magari, una vita dell’altro Papa? Ah no? Solo Madre Teresa? Peccato. E della Madonna di Lourdes?

– Giovane coppia in attesa della prima bambina, di fronte a Il Diario di Anna Frank: Oh, che bello, il primo libro per Aurora…

– Giovane madre, davanti a una versione a fumetti de Le Avventure del Barone di Munchausen: Guarda, amore**! Il barone di Mànchiusen!

E il più pittoresco di tutti:

– Signore di mezz’età dall’aria rustica anzichenò (in idioma locale): Be’, e questo che cos’è?!    Fanciullo che gli ha appena messo davanti un libro***: Un libro…

Naturalmente sto tralasciando tutta la gente che invece è felice di vincere un libro, oppure finge in modo più o meno convincente di esserlo, oppure non lo è e non finge, però non protesta – ma quelli non sono pittoreschi.

Chiuderò dicendo che anche noi dello staff compriamo sempre qualche biglietto (sperando di non vincere i premi importanti, perché non farebbe un bel vedere). In fatto di libri, la pesca di mia madre e mia quest’anno è stata magrolina:

– Borges, Il Manoscritto di Brodie. Raccolta di racconti tardi. Forse alcuni li possiedo già – ma non è detto. Se sono fortunata, magari, è una traduzione diversa. Non ho ancora controllato.

– Stout, Un Natale di Paura, se ben ricordo. Ogni tanto un po’ di Nero Wolfe si legge volentieri.

In più c’è un volumetto illustrato dal titolo Annibale Vincitore, più o meno la II Guerra Punica spiegata ai fanciulli. Mi piacerebbe dire che l’ho pescato e che è un chiarissimo segno del destino, ma in realtà le mie adorabili compagne di pesca l’hanno tenuto da parte per me. Dite che sia un brutto segno se metà del villaggio comincia ad essere a conoscenza delle mie ossessioni?

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* As in “Abbiamo un problema…”

** Il mio avvocato dice che adesso i bambini si chiamano tutti Amore. In effetti, ieri sera ce n’erano proprio tanti, di Amore…

*** Dalla Postazione Huston, che – come dicevasi, è parzialmente nascosta dietro un’enorme pianta verde, non sono riuscita a capire di che libro si trattasse – e, interrogato in proposito un po’ più tardi, il fanciullo lapalissiano non ricordava. Per cui non so dire se autore e titolo fossero rilevanti rispetto alla reazione. Peccato…

 

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bizzarrie letterarie

Ricette Letterarie

bMi è capitata sotto il mouse questa ricetta del timballo di maccheroni descritto ne Il Gattopardo. Da un quaderno della mia bisnonna deduco che a casa mia un tempo se ne facesse una versione differente – senza crema, per esempio, e quindi senza profumo di zucchero e cannella al rompersi della crosta d’oro brunito. Crema o no, ad ogni modo, quella di Tomasi di Lampedusa è una delle descrizioni gastronomiche più allettanti dell’intera letteratura. Ogni tanto mi riprometto di sperimentare, ma temo che la crema abbinata a fegatini e tartufo ecceda la mia audacia culinaria, e d’altronde, la ricetta della mia bisnonna è così diabolicamente complicata che, in tutta probabilità, continuerò a ripromettermi di sperimentare in saecula saeculorum.

Tempo fa, mia madre aveva invece riprodotto con un certo successo il prosciutto arrosto con gli scalogni dei Buddenbrook, ed era una delizia – in sostanza un arrosto di maiale in una salsa di cipollotti molto delicata. Era un periodo così: avevo quattordici o quindici anni, e la mattina facevamo colazione con tè (non di tiglio) e madeleines, à la Proust.

Un’altra ricetta che un giorno o l’altro proverò è la carpa alla birra, la cui preparazione è descritta in minuzioso dettaglio in Bella Vita e Guerre Altrui di Mr. Pyle, Gentiluomo, di Alessandro Barbero. Il particolare di intestini e sangue messi a marinare nella birra mi allarma un po’ – e può darsi che ometterò questo passaggio, ma staremo a vedere.

I tramezzini al cetriolo che Algernon fa preparare per Lady Bracknell ne L’Importanza di Chiamarsi Ernesto, invece, li csho assaggiati più di una volta. E’ praticamente impossibile soggiornare nelle isole britanniche per un periodo protratto senza assaggiarli – in alternativa a quelli con il crescione e le uova sode. Insieme ai cetrioli può esserci del tonno sott’olio sminuzzato, ma non credo che quello figurasse nel tè di Algy Moncrieff – d’altra parte non credo che faccia una gran differenza per Lady Bracknell, visto che Algy mangia tutti i tramezzini prima del suo arrivo…

A causa d’influenze dickensiane (oltre che per anglomania famigliare congenita), il Christmas Pudding è diventato uno dei dolci natalizi di casa mia, insieme al panettone e ai lebkuchen, deliziosi biscotti tedeschi fatti con le spezie e la melassa. Il pudding è arrivato per qualche anno da Londra, adesso lo facciamo in casa la prima domenica d’Avvento, secondo una ricetta ottocentesca che misura gli ingredienti in once. Parte del divertimento consiste nel convertire le quantità…

Qualcosa che non cucinerò mai è lo haggis, tanto poeticamente cantato da Robert Burns – e nemmeno lo assaggerò più, adesso che so cosa è: un pasticcio di interiora di pecora macinate e cotte all’interno di uno stomaco di pecora. Assaggiato all’Edinburgh Fringe Festival tanti anni fa, col tradizionale contorno di rape e patate in purea… come dire? E’ una di quelle cose come il black pudding, che assaggi perché se ne parla in tanti libri, e lo trovi anche buono, fino a che non scopri che è sanguinaccio.

breadIn Alice nel Paese delle Meraviglie, il Tricheco e il Carpentiere disquisiscono lungamente sul modo migliore per cucinare le ostriche (dopo averle convinte ad avventurarsi in conversazione e passeggiata con gli estranei), e concludono che non c’è nulla di meglio di ostriche crude con una vinaigrette di olio e limone, accompagnate con fettine di pane tostato.

E credo che finirò con una cosa che solo Rex Stout poteva mettere nella padella di Nero Wolfe, il quale evidentemente non spendeva troppi pensieri sul suo colesterolo: pane fritto nel burro di acciughe. A sentire Archie Goodwin, Fritz (lo chef tedesco di Wolfe) prima mescolava burro, cognac, prezzemolo tritato e filetti d’acciuga sminuzzati, e poi usava il miscuglio per friggerci dentro i triangolini di pane…  

 

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