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Alessandro Forlani: le Avventure di Clara Hörbiger

clara-horbiger-e-l-invasione-dei-selenitiFräulein Clara 
Hörbiger è l’unica figlia di un colonnello asburgico, vedovo e iperprotettivo. Fin da subito, fin dalle prime battute di quella che sembra un’innocente gita al Lido di Venezia, diventa chiaro che Clara non è una ragazzina come le altre – e le burbere apprensioni del Colonnello Hörbiger hanno motivi ben diversi dalla norma…

Perché Clara, quattordici anni appena compiuti, ha dei poteri. Poteri allarmanti, pericolosi e persino sacrileghi – poteri di cui è istruita a vergognarsi e parlare il meno possibile. Soprattutto, non dovrebbe mai, mai, mai farne uso – ma si sa come vanno queste cose, giusto?

E questi parrebbero già problemi maiuscoli per una ragazzina – ma non è ancor nulla: mentre Clara, il suo babbo e tutta Venezia si godono il plenilunio, qualcosa di enorme e sconvolgente succede… Un’altra luna, verdognola, meccanica e sinistra, piomba su questo Lombardo-Veneto steampunk, con i suoi dirigibili, automi e vaporicicli – e comincia una terrificante opera di distruzione.

È il giugno del 1847 – e prima delle rivoluzioni e dei risvegli nazionali, l’Impero di Clara piomba negli sconvolgimenti di un’invasione aliena…

E mi fermo qui – perché non voglio svelare troppi particolari di questa storia insolita, piena di sorprese e fastosa nella scrittura. L’incantevole Clara Hörbiger – capricciosa, ostinata, intelligente e coraggiosa, ora adorabilmente bambina, ora assai più adulta della sua età,  in lotta con i suoi pericolosi poteri e con nemici apparentemente invincibili, è la protagonista di un’ottima nuova serie steampunk nata dalla penna di Alessandro Forlani ed edita da Delos Digital. E Alessandro, immaginatore di mondi, virtuoso del linguaggio e buon amico, ha gentilmente accettato di rispondere a qualche domanda.

Allora, vediamo un po’…

È raro che le tue storie si siedano buone buone all’interno di un genere preciso – e Clara non fa davvero eccezione: steampunk, fantascienza, una discreta dose di horror, più di una strizzata d’occhio metaletteraria… e non è improbabile che dimentichi qualcosa. Più che una commistione, mi vien voglia di chiamarla un’alchimia di generi, per quanto è diverso il risultato. Si violano segreti innominabili chiedendo come funziona?

È un processo dovuto alle mie letture, credo. Non sono un conoscitore profondo di quella che si chiama “narrativa di genere”; e frequento poco assiduamente gli autori di cui, al contrario e con ragione, i veri appassionati approfondiscono ogni rigo. Leggo ciò che ho voglia e son curioso di leggere (più saggistica che narrativa, in realtà…); argomenti del tutto avulsi dagli ambiti di cui scrivo.  Sconfino o “contamino” volentieri perché i limiti, le regole, mi annoiano e imbarazzano: la fantascienza che deve essere scientifica; lo steampunk che deve essere vittoriano; il fantasy che dev’essere high o low… II mondo, la storia, le fonti letterarie e culturali cui si attinge sono troppo generose di materia divertente, strana e entusiasmante per escluderle da un romanzo che abbiamo in mente di scrivere. Se accosto spettri, alieni e macchine a vapore cerco però di farlo con coerenza stilistica: è questo, penso, che fa la differenza.

Per gioco: se dovessi coniare una definizione di sub-genere per Clara?

Clara è steampunk. Per altre storie e ambientazioni che ho scritto, però (per esempio Eleanor Cole delle Galassie Orientali; Sonno Verde; Centralino Celeste), ho coniato la definizione baroquepunk: che sposta l’immaginario all’estetica e civiltà del XVII-XVIII secolo.

Le avventure di Clara Hörbiger escono a episodi. Scelta puramente editoriale o c’è qualche motivo diverso, per esempio qualche richiamo alla tradizione ottocentesca delle pubblicazioni a puntate?

È una scelta editoriale e – per me – un’esperienza del tutto nuova. Sono molto curioso di vedere come andrà.

Infine, ricordo sul tuo blog i disegni e i modelli dei pinguini seleniti – e, possedendo la manualità di un attaccapanni, invidio alla follia chi è in grado di dare “altre forme” al frutto della sua immaginazione… Oltre a scrivere, tu giochi di ruolo, disegni e costruisci modelli: come entra tutto ciò nel tuo processo creativo?

Giocare, disegnare e modellare mi servono come “storyboard” delle scene che scrivo. Il roleplay restituisce dal vivo l’effetto di una battuta e la reazione di un personaggio; l’agire, l’esprimersi di qualcuno sottoposto a “pressione narrativa”. Disegnare aggiunge particolari, dettagli, atmosfera a descrizioni che si hanno in mente prima ancora di scriverle; perfeziona un elemento che deve esserci in una scenografia e suggerisce il momento giusto di inserirlo nel paragrafo. Miniature e modellini (soprattutto di veicoli fantastici) danno fisicità per esempio ad astronavi, carri armati, leviatani meccanici che finché non si costruiscono – pur in scala – non si riesce a capire quanta & quale ne abbiano.  E infine, soprattutto… il roleplay e il wargame, modellismo e scarabocchi, sono hobby molto molto divertenti!

Grazie mille.

Grazie a te!

Clara Hörbiger e l’Invasione dei Seleniti, il primo episodio, è disponibile in ebook dalla settimana scorsa – e Alessandro presenterà la serie a Stranimondi, sabato pomeriggio alle 14.00.

Kipling Year

I Dirigibili di Kipling

01640_plate3Lo sapevate che Kipling scrisse due storie di fantascienza?

A noi, viste oggidì, sembrano steampunk – ma all’epoca, e stiamo parlando degli anni Dieci del Novecento, dello steampunk non esisteva nemmeno l’idea. Quando Kipling le scrisse, With the Night Mail e Easy as ABC non erano nemmeno fantascienza: erano scientific romance.

Di che si tratta? Di un Ventunesimo Secolo visto dal 1905-1912, una distopia in cui qualche genere di pestilenza ha decimato l’umanità, e i superstiti ne sono usciti con un sacro terrore delle folle e sommamente indifferenti alla mancanza di democrazia. Apparentemente (quasi) tutti sono ben contenti di badare ai fatti propri, lasciando che sia l’Aerial Board of Control, con la sua onnipotente flotta di dirigibili, ad occuparsi di tutto – dal controllo del traffico aereo alla soppressione incruenta dell’occasionale rivolta di obnubilati nostalgici del diritto di voto.ad04

Ora, With the Night Mail, la prima delle due storie, è più che altro un’avventura il cui narratore, un giovane giornalista, racconta la rocambolesca trasvolata atlantica di un dirigibile postale attraverso la tempesta delle tempeste. Nella migliore tradizione, al povero Postale 162 capita di tutto,e Kipling si diverte un mondo ad esplorare la tecnologia futuribile testata ai limiti delle sue possibilità, mostrandoci di taglio qualche scampolo del mondo che c’è attorno. Tuttavia, giusto perché non crediamo che tutto sia bene nell’anno 2000 dopo Cristo o giù di lì, alla storia propriamente detta segue una collezioncella di ritagli di giornale e annunci pubblicitari, da cui cominciamo a farci un’idea un tantino sinistra di questo mondo senza aeroplani e senza politica…

nm4As Easy as  A.B.C., scritto sette anni più tardi, ritorna nello stesso futuro vagamente allarmante per mostrarci la repressione di una sommossa. I rompiscatole – manco a dirlo – sono americani, e l’ABC, che è un organismo sovranazionale in cui, tuttavia, i cervelli funzionanti tendono ad essere inglesi, traversa nuovamente l’Oceano per sistemare tutto. Qui Kipling fa della satira politica in varie direzioni – dall’Impero alla Russia all’America, ce n’è davvero per tutti – e la scena degli esagitati che scoprono di essere (gasp!) una folla e si spaventano di se stessi è impagabile. Si parla e si spiega parecchio, in questa storia e, semmai la vena distopica ci fosse sfuggita mentre seguivamo le vicissitudini del Postale 162, qui non c’è da sbagliarsi: gli sforzi dell’ABC per controllare un mondo in precario equilibrio assumono tinte decisamente sinistre.

Non è straordinariamente allegro il futuro immaginato da Kipling: a dispetto dell’entusiasmo tecnologico-avventuroso e del sense of humour, l’atmosfera è più che un pochino plumbea. Si direbbe che , nel complesso, il nostro festeggiato avesse più fiducia a lungo termine nell’ingegneria che nell’umanità.

Incuriositi? Per i testi e le illustrazioni originali provate i link in calce a questa pagina. Se cercate delle traduzioni italiane, qui e qui trovate due liste di edizioni cartacee. Invece qui c’è Con il Postale della Notte in formato Kindle.

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L’Itala Giuditta

Mi piace l’idea che ciascuno celebri l’Unità dedicando all’occasione un po’ di quel che sa fare meglio. Come sapete, io scrivo.

E dunque, Signore e Signori, Lettori Diletti, Italians, Citizens, Friends, non senza un pizzico di orgoglio vi presento la mia novella risorgimentale-steampunk che, si dà il caso, è anche il mio primo libro elettronico: L’Itala Giuditta – Opera Steampunk in Cinque Atti.

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L’Itala Giuditta.pdf

 

 

 

 

 

 

Vi si parla di moti, d’opera, di macchine volanti e di signore ostinate. Cliccate sul link per scaricare il PDF. Per ora c’è solo quello, ma si prevedono sviluppi.

E intanto che ci siamo, ecco anche il (piccolo) booktrailer:

Buon Centocinquantesimo!

 

Se poi voleste
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Di Steampunk E Altre (più o meno) Gradevoli Follie

steampunk-landscape.jpgUltimamente la mia attenzione è stata richiamata sullo Steampunk, un sottogenere letterario che mescola romanzo storico, fantascienza e fantasy. Sottogenere ibrido, pieno di suggestioni, riferimenti e citazioni, si presta a giochi narrativi deliziosi (e a trasposizioni cinematografiche notevoli, almeno dal punto di vista visivo). In genere tende a speculare universi alternativi in cui il periodo tra il Congresso di Vienna e la Prima Guerra Mondiale conosce sviluppi tecnologici immaginari – o meglio, applicazioni immaginarie della tecnologia dell’epoca (le macchine volanti sono un esempio consueto) e spesso un’atmosfera distopica.

Quello che colpisce e diverte è come lo SP sia solo uno dei numerosi sottogeneri di narrativa speculativa a sfondo tecnologico. Vediamo un po’…

Capostipite del genere è la cosiddetta narrativa Cyberpunk, nata all’inizio degli Anni Ottanta per preconizzare cupi futuri distopici, dominati da un’onnipresente e oppressiva tecnologia dell’informazione. L’infodittatura tende ad andare sottobraccio con modifiche invasiva del corpo umano, e gli eroi tendono ad essere emarginati in (vana) lotta contro l’andazzo. Pensate all’allegerrimo Philip K. Dick, per capirci, oppure a Jeanette Winterson, anche se credo che il nonno di tutti gli autori cyberpunk possa considerarsi l’Orwell di 1984.

Il Postcyberpunk è un’evoluzione che abbandona l’elemento distopico. Conserva la rivoluzione tecno-informatica, ma le assegna conseguenze positive, o quanto meno innocue e ricreative. Bruce Sterling e Neal Stephenson sono esempi del genere.

Da questo ceppo si sono dipartite due correnti principali di sottogeneri, una retrofuturistica, l’altra futuristica tout court, cui vanno aggiunti alcuni germogli in fieri.

Sul versante futuristico, il Biopunk sposta la sua attenzione dalla tecnologia dell’informazione alla biogenetica. Le traversie di un’umanità biologicamente modificata si svolgono di nuovo nel quadro di regimi totalitari (statali o corporativi, a scelta), e torniamo agli scenari distopici quando non postapocalittici. Credo che non leggerei volentieri del Biopunk, ma gente che ne capisce mi cita William Gibson come il dio del genere. Ci crediate o no, dal Biopunk si sta evolvendo un ulteriore sottogenere, il Nanopunk, parimenti distopico e incentrato – ça va sans dire – sulle nanotecnologie dopo l’abbandono o la proibizione delle biotecnologie.

Le cose si fanno un po’ meno truci dal lato retrofuturistico, con lo Steampunk di cui si diceva, nato a sua volta distopico, per poi virare su atmosfere più leggere – talvolta anche parodistiche. Una versione particolarmente filosofica della faccenda è la Trilogia delle Materie Oscure di Philip Pullman, anche se forse in Italia la fortuna dello Steampunk si deve principalmente al fumetto di Alan Moore, La Lega degli Uomini Straordinari, con conseguente adattamento cinematografico. E naturalmente non si può non citare il capostipite ignaro dello SP, Jules Verne.Il Clockpunk è quasi un sotto-sottogenere che applica le convenzioni dello SP a qualche epoca preindustriale, con molle e ruote dentate al posto della tecnologia a vapore. Da noi non è particolarmente diffuso, e mi domando se Alessandro Forlani, col suo BaroquePunk, non possa diventarne l’alfiere italiano. Discorso abbastanza simile per il Dieselpunk, che sposta il gioco tra le Due Guerre, e l’Atompunk con il suo repertorio di Guerra Fredda, corsa allo spazio, USA-URSS e compagnia cantante. Un fantasy storico leggermente meno tecnologico, più nostalgico e sempre incentrato su figure rimarchevoli dei primi decenni del Novecento è poi il Gaslight Romance.

E poi ci sono, come dicevo prima, sotto-sottogeneri in fieri, come l’Elfpunk, che trapianta elfi, nani e altre creature fantasy in contesti urbani contemporanei, Mythpunk, che lavora a partire da folklore e mitologia, e Splatterpunk, che sembra distinguersi dall’horror solo perché ancora più grafico e violento nelle sue descrizioni di mutilazioni e carneficine. Ugh. Pare esistere anche una cosa chiamata Nowpunk, apparentemente narrativa di ambientazione contemporanea in cui la tecnologia gioca un ruolo centrale – in pratica Cyberpunk ai giorni nostri, e forse non è un caso che a coniare il termine sia stato Bruce Sterling, prominente autore postcyberpunk.*

Poi, come sempre accade e per fortuna, il confine tra generi e sottogeneri è tutto fuorché solido. Per dire, come definire un arnese come la trilogia Anno Dracula, di Kim Newman, che combina steampunk, gaslight romance, vampiri, ucronia, modificazioni genetiche, una discreta dose di splatter e una rete di riferimenti storici tanto fitta da far girare la testa? Voglio dire, nel secondo volume c’è il Barone Rosso a capo di una squadriglia di ubervampiri volanti, for crying out loud! Classificatelo, se siete capaci.

Come dicevo: per fortuna! Una segmentazione dei generi narrativi a tenuta stagna sarebbe una camicia di forza. Finché tutto resta ragionevolmente fluido, invece, non c’è limite alle strade aperte alla fantasia e alla creatività degli scrittori.

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* E non sarebbe ancora finita, se si considera l’abitudine di coniare definizioni derivate come stonepunk, bronzepunk, sandalpunk, candlepunk, transistorpunk… Non sono davvero altrettanti generi, spesso solo la definizione – più o meno ironica – che un singolo autore dà dei propri libri.