teatro · teorie

Vivremo Insiem, Morremo Insiem…

Francesco da Melzo e RaffaelloÈ un fatto universalmente riconosciuto che, all’opera, l’amore tende a finir male – ma diciamo la verità: non è che l’amicizia se la cavi molto meglio.

E sto parlando di amicizia maschile, per lo più, perché per quanto mi sforzi, di amicizie femminili all’opera non me ne vengono in mente molte. Well, yes – i soprani tendono ad avere delle confidenti con cui, per l’appunto, si confidano: di solito cameriere, donzelle, dame di compagnia e mezzosoprani misti assortiti, senz’altro gran uso che quello di ricevere confidenze a beneficio del pubblico. Non è del tutto impossibile che Mimi e Musetta diventino amiche prima dell’ultimo atto – ma non è che se ne veda granché; e nel Don Carlos c’è la (muta) Contessa d’Aremberg, bandita ingiustamente da corte – il che scatena una bella aria della Regina… Ma si tratta di gente e di vicende tutt’altro che centrali all’interno delle rispettive trame.

L’amicizia maschile è tutt’altra faccenda: ci sono un tenore e un baritono che si giurano amicizia e fratellanza fino alla morte – e, come dicevamo, non va mai a finir bene.

In Verdi questo genere di storia ricorre spesso.

CatturaGuardiamo per esempio La Forza del Destino, in cui Don Alvaro (tenore), nel fuggire con la morosa marchesina (soprano) uccide involontariamente il babbo di lei (basso) e poi si perde per strada la povera fanciulla – che lui crede morta, ma in realtà resta a vagare per la Spagna, abbandonata e non terribilmente stabile. Possiamo biasimare del tutto il fratello baritono, che va a caccia dell’assassino/seduttore  nell’intento di fargliela pagare? Sennonché, per farlo, si arruola sotto falso nome – e quando incontra il tenore, che non ha mai visto e che a sua volta si è arruolato sotto falso nome nello stesso reggimento, i due si piacciono subito e, prima che si possa dire “nemico giurato”, si sono già promessi eterna amicizia. Ebbene sì: da sconosciuti a fratelli d’elezione in cinque minuti – salvo poi, nel giro di un altro paio di scene, scoprire le rispettive identità e ritrovarsi nemici mortali. Duellano una volta, duellano due, e alla fine il baritono ci rimette le penne.

Potremmo obiettare che in questo caso l’eterna amicizia era stata fulmineamente* giurata sulla base di false premesse e informazioni insufficienti – ma non è come se una conoscenza più approfondita garantisse un esito migliore… 838689

Il Ballo in Maschera, anyone? Il tenore Riccardo è il governatore del Massachussets** , apprezzatissimo dai governati – ma, di fatto, talmente svagato e irresponsabile, che siamo costretti a chiederci quanta della sua popolarità si deva agli sforzi del suo assennato e vagamente ansioso braccio destro – il baritono Renato. Qui di giuramenti espliciti non ce ne sono, ma l’adorante e protettiva devozione di Renato è lampante, la maniera di consuetudine tra i due inequivocabile, e tutti sanno che Renato ha ripetutamente “versato il suo sangue” per Riccardo. Per cui, non so a voi – ma a me pare davvero brutto che Riccardo lo ricambi flirtando con la sua bella moglie… Ora, se l’adulterio vero e proprio si consumi è diventata negli ultimi anni una questione di regia – ma, anche quando il fattaccio non succede, è più per le reticenze del soprano e il tempismo dei cospiratori che per la decenza interiore del tenore… Hence, quando Renato scopre di essere stato tradito dalle due persone che ama di più al mondo, il passo da amico devoto a vendicatore furibondo è operisticamente breve. Per una volta è il tenore a soccombere alla rottura – ma è chiaro che il futuro del baritono non si prospetta per nulla lieto.

a1738f40a5e05bc25cee6d4fec0f68eeE non va molto meglio nemmeno agli amici d’infanzia – nemmeno quando non ci sono donne di mezzo. Il fatto che tra l’eponimo tenore Don Carlos e il baritono Rodrigo di Posa non ci siano padri assassinati, sorelle sedotte o mogli contese sembra promettere abbastanza bene. I due sono amici dalla più tenera età, e quando si giurano eterna amicizia nel secondo*** atto tutto ci fa pensare che non sia la prima volta. Il guaio è che Rodrigo s’illude di fare dell’instabile e molliccio Carlos un grande sovrano, ed è disposto a mentire e uccidere per questo – nonché a sacrificarsi drasticamente. Peccato che, quando Rodrigo resta fatalmente impigliato nelle sue stesse trame, a Carlo sembri bello gettar via qualunque vantaggio il suo amico gli abbia procurato facendosi uccidere – per nient’altro che il gusto di far sentire in colpa suo padre…

E non so, è probabile che, se davvero credeva che Carletto potesse regnare con magnanima efficacia, Rodrigo si sia meritato tutto quel che poteva capitargli – ma c’è motivo di pensare che nemmeno un certo grado di consapevolezza sia di grande aiuto in queste situazioni. Gunn Burden

Passiamo a Bizet e ai Pescatori di Perle: il tenore Nadir si ricongiunge al suo fraterno amico, il baritono (e capovillaggio) Zurga, proprio mentre arriva la semisacerdotessa Leila, deputata a pregare per la buona e sicura riuscita della pesca delle perle. E naturalmente entrambi i giovanotti sono attratti da lei – ma, nel rendersene conto, si giurano reciprocamente che mai, mai, mai permetteranno a una donna di separarli… E come no? Prima di subito, Nadir si precipita da Leila – la cui castità, badate bene, è essenziale al rito. Non del tutto incomprensibilmente, Zurga si sente doppiamente tradito, perché lui era davvero pronto a rinunciare a Leila per amicizia e per la sua responsabilità nei confronti dei pescatori. E nondimeno, dopo un po’ di baritonale furia, è disposto a sacrificare il villaggio e se stesso per salvare l’amico infedele e la men che irreprensibile Leila. Ora, il finale è stato rimaneggiato all’infinito – ma nessuno dubita che, accoltellato subito o condannato a morte poi, Zurga faccia una pessima fine mentre tenore&soprano se ne vanno verso il tramonto…

Impareranno mai i baritoni a non far troppo conto sui tenori? Di sicuro, noi pubblico abbiamo imparato che, quando all’opera due uomini si giurano amicizia fraterna e imperitura, la faccenda è destinata a finire nel sangue – di solito quello del baritono.

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* Nulla di più fulmineo, d’altra parte, dell’innamoramento di Calaf – che, più o meno due minuti dopo avere visto Turandot da lontano, decide che ha sofferto troppo per amore, e si lancia in una quest suicida per ottenere la mano della pericolosissima principessa… Se non altro, Don Alvaro ha salvato Don Carlo dalle conseguenze della sua imprudenza.

** And I have to wonder: non si poteva scegliere uno stato americano con un nome meno ostico (e potenzialmente meno buffo) per il melomane medio? Non mi risulta che la scelta abbia la minima ragione di plausibilità storica – e ammetto che Boston suona bene, ma… Massachussets! Salute!

*** O primo. Dipende. Lunga storia.

 

Anno Verdiano

Librettitudini Verdiane: Un Ballo In Maschera

giuseppe verdi, antonio somma, un ballo in maschera, una vendetta in domino, gustavo IIIQuesta faccenda era partita come Gustavo III, sulla base di un omonimo e francese libretto di Scribe, poi italianizzato da Antonio Somma. Solo che, capite, c’erano faccende (peraltro piuttosto storiche) di corna, stregoneria e regicidio – in ordine di gravità crescente, I believe – tutte cose che rovinavano la digestione ai censori di Napoli, per il cui San Carlo l’opera era stata scritta. E sì, diciamolo: era un libretto imprudente. Tant’è che i censori imposero un trasloco in Pomerania of all places, e Somma obbedì producendo Una vendetta in domino, e i censori, non contenti, pretesero di mutilare la vicenda tanto che Verdi s’inalberò, e la censura proibì la rappresentazione, e il San Carlo, con cui proprio Verdi non riusciva ad andare d’accordo, fece causa al compositore per violazione di contratto, e Verdi querelò per danni, e il San Carlo ritrattò, e Verdi promise un’altra opera più avanti, e se ne fuggì a Roma, per tentare la fortuna con la censura papalina. Andò marginalmente meglio: anche a Roma pareva brutto far morire un sovrano in scena – per non parlare di una strega nella civile Europa alla metà del Settecento, ma per il resto non avevano soverchie remore… Alla fin fine Verdi e Somma se la cavarono degradando il Re di Svezia a Governatore del Massachussets e spostando il tutto al cupo e superstizioso Seicento coloniale – e così adesso sapete a chi e a che cosa dovete il nonsense esotico che adesso vi racconto.

Atto Primogiuseppe verdi, antonio somma, un ballo in maschera, una vendetta in domino, gustavo III

Siamo a Boston, come si diceva, ed è la fine del secolo decimosettimo. È anche mattina, e nel palazzo del governatore deputati, uffiziali, popolani e gentiluomini attendono il lever di Riccardo, Conte di Warwick. E mentre parte del coro canta le lodi di Riccardo, gli scontenti Tom e Samuel hanno l’aria di pensare diversamente. Con buona pace delle censure di due stati, qui si medita conticidio.

Ma eccolo, l’amato e detestato Riccardo, pieno di zelo nei confronti del suo popolo e di joie de vivre. Tra un decreto e una grazia, si occupa anche degli inviti per il ballo mascherato insieme al suo paggio Oscar – ma un nome* tra le belle invitate lo colpisce: Amelia! Nel bel mezzo della folla, Riccardo si astrae un istante per pindareggiare un istante sulla donna che ama…

Tutti se ne accorgono, ma i candidi bostoniani lo credono assorto a pensare al loro bene.

Yes, well.

Forse sentendosi osservato, Riccardo congeda tutti per pensare in pace ad Amelia. Ma la pace dura poco, perché subito arriva, al modo di chi non ha bisogno di essere annunciato, Renato. Ora, vedete, Renato è un gentiluomo coloniale di seconda generazione, amico fraterno del Conte e… marito di Amelia.

Ops.

A peggiorare le cose…

D’accordo, fermiamoci un attimo e mettiamo le cose in chiaro. Ormai il mio debole per i baritoni è cosa risaputa – e Renato non è solo un baritono, ma uno dei miei baritoni verdiani preferiti. E per di più non posso fare a meno di parteggiare fiercely per il personaggio oggetto del genere di slealtà che tocca al povero Renato. Per cui siete avvisati: qualunque cosa Renato finisca per fare, sarò spudoratamente dalla sua.

E torniamo a noi. A peggiorare le cose, dicevo, Renato si preoccupa delle paturnie del suo amico e signore – ed è convinto di conoscerne la ragione. Capirete che Riccardo sobbalza un nonnulla, ma Renato è candido: sa di una congiura ai danni di Riccardo, sa chi siano i congiurati, sa come troncare sul nascere– Reso imprudente dal sollievo, Riccardo lo zittisce quasi bruscamente: non gli cale, non ne vuole sapere nulla e non si abbasserà a fare il tiranno. Che provino a ucciderlo, se ci riescono.

E sì: qualora ve lo stiate chiedendo, Riccardo è un tenore.

Renato è preoccupato – non a torto. E lo è ancora di più quando, all’arrivo di un giudice che chiede una condanna per una strega, Riccardo decide di fare un salto a vedere di persona – in incognito e senza scorta. Oh, d’accordo, con mezza corte (parimenti in incognito) al seguito, ma non sembra anche a voi la situazione ideale per un attentato?

Inutilmente Renato predica la prudenza: Riccardo è troppo preso dal suo nuovo gioco, Tom&Samuel gongolano, e tutti si danno appuntamento all’antro di Ulrica** – anche Renato, intenzionato a badare a Riccardo se Riccardo non vuole o non sa badare a se stesso.

giuseppe verdi, antonio somma, un ballo in maschera, una vendetta in domino, gustavo IIIAndiamoci anche noi, all’antro di Ulrica, che legge il futuro in pretesa combutta con il diavolo e ha un gran seguito popolare. Riccardo, in abiti da pescatore, arriva in tempo per sentirla predire ricchezza e fortuna a un baldo marinaio – e, un po’ perché l’uomo gli ispira simpatia e un po’ perché è divertito dal senso del teatro della maga, provvede istantaneamente una borsa e un brevetto da ufficiale. Figurarsi il marinaio quando si ritrova tutto quanto in tasca, e figurarsi la folla nel veder avverare la predizione. Ma mentre tutti si rallegrano, arriva in gran segreto un uomo – che Riccardo riconosce come un servitore di Amelia. Quando la maga congeda tutti con qualche bruschezza, Riccardo si nasconde, e così assiste insieme a noi all’arrivo di Amelia. Amelia, la moglie di Renato, è arrivata a chiedere alla maga un filtro per dimenticare un amore colpevole… Ulrica dà istruzioni un tantino sinistre, e Riccardo si bea di essere riamato.

Sciagurato, don’t you think?

Ma ecco che torna il coro – per metà composto adesso di cortigiani travestiti, compresi Samuel e Tom. Amelia si dilegua, e Ulrica riprende le consultazioni. Prossimo…

E prossimo si fa avanti Riccardo per farsi leggere la mano. Ulrica riconosce in lui un grand’uomo abituato al mestiere delle armi e… destinato ad essere assassinato.

Tom e Samuel cominciano a sudare freddo.

Ad essere assassinato per mano di un amico.

Tom e Samuel per poco non si strozzano.

Riccardo ci ride su.

Ulrica ammonisce che c’è poco da ridere: destinato ad essere assassinato dal primo che gli stringerà la mano.

Nell’idea di smentire il vaticinio, Riccardo cerca qualcuno che gli stringa la mano – ma nessuno sembra disposto a farlo… finché entra Renato, che non ha sentito nulla e non ha obiezioni a stringere la mano al suo amico.

Ops…

L’amico, badate bene, che si appresta a tradire. Ma a Riccardo pare di avere sbugiardato Ulrica – cui, ad ogni modo, concede la grazia. E lei ringrazia ma torna ad ammonire: tra i suoi c’è un traditore… E vero è che la sua credibilità è un tantino franata a valle, ma Riccardo si guarda bene dal crederle, e anzi, all’arrivo del marinaio alla testa del popolo festante, si crogiola nell’entusiasmo generale, incurante tanto delle preoccupazioni di Renato quanto degli sguardi truci di Tom&Samuel.

E sipario.

Atto Secondo

Mezzanotte. Orrido campo alla periferia di Boston – nientemeno che il luogo delle esecuzioni capitali. E che ci fa qui Amelia, da sola e a quest’ora? Ebbene, è proprio qui che Ulrica l’ha mandata a procurarsi le verdurine per il filtro disamorante: l’erba che cresce ai piedi della forca. E Amelia è venuta, perché così le detta il dovere, ma ci si strugge. E mentre si strugge arriva Riccardo che, se ricordate, aveva sentito tutto. E magari è anche vero che è venuto per proteggerla nel luogo solitario e nell’ora notturna, ma già che c’è le chiede di dirgli almeno una volta che l’ama, e lei dice no, poi dice ni, poi dice t’amo, e sapete come vanno queste cose… ma chi è che arriva? O, per dirla con Riccardo,

Chi giunge in questo
Albergo della morte?

E chi volete che giunga? Ma Renato, naturalmente. Renato che non riconosce sua moglie fittamente velata, ma è venuto a salvare Riccardo dai cospiratori che sono sulle sue tracce. È o non è un leale, buon e coraggioso ragazzo? E vi pare che meriti quello che questi due sciagurati gli stanno facendo? Guardatelo, mentre fa cambio di mantelli, pronto a farsi uccidere al posto del suo amico se occorre… Riccardo esita un nonnulla ad andarsene, più che altro per via di Amelia, che però gli ordina di andare e salvarsi. E che cosa gli pare bello fare? Affida la signora velata a Renato, con la più stretta ingiunzione di scortarla in città senza cercare di capire chi sia. Se lo fa giurare – come se sospettasse Renato di potergli disobbedire – e Renato, abituato alle scappatelle amorose del suo amico e ansioso di vederlo fuggire, giura. Finalmente Riccardo sguscia via, e Renato si appresta a riportare la signora velata in città, quando irrompono Tom&Samuel, con un coretto di cospiratori armati e ammantellati. giuseppe verdi, antonio somma, un ballo in maschera, una vendetta in domino, gustavo III

E si seccano un tantino di trovare soltanto Renato invece del Conte, ma decidono di rifarsi con la bella signora velata – cominciando col capire chi sia. Renato, solo contro un coro intero ma coraggioso, sguaina la spada e si appresta a… well, a farsi fare a striscioline, in realtà. Ed è allora che Amelia si mette di mezzo strappandosi il velo.

Sensazione!

Tom&Samuel e compagnia si abbandonano a un musicalissimo convulso di risa – credendo, si sottintende, che questi due, sposati e provvisti di casa confortevole, se ne vadano a fare kinky sex nei prati desolati di notte – ma Renato… ah, povero ragazzo. Mentre tutti attorno sghignazzano e cachinnano (con l’eccezione di Amelia che si torce le mani – ma per se stessa e non per il marito), può solo contemplare tragicamente i cocci del suo mondo, perché non c’è altra possibile spiegazione alle circostanze: l’adorata moglie e l’amatissimo amico (per cui era disposto a farsi uccidere) l’hanno tradito. Talk of broken hearts! E i risultati si vedono subito, quando Renato dà appuntamento a Samuel&Tom per l’indomani. Una sfida a duello? si domandano non incomprensibilmente i due – che, tra l’altro, hanno l’impressione di essersi appena autodenunciati come aspiranti conticidi… Ma no, Renato ha ben altro in mente, come vedremo ben presto.

Atto Terzo

L’indomani, nello studio di Renato – dominato, badate bene, da un ritratto a figura intera di Riccardo. Ci credete se vi dico che Amelia ha il coraggio di negare? E se è vero che tecnicamente può sostenere di non avere macchiato l’onore del marito, poi si lascia un po’ prendere la mano e le pare bello protestare così:

Sallo Iddio, che nel mio petto
Mai non arse indegno affetto.

Al che, per quanto mi riguarda, e considerando che l’abbiamo sentita tutti ululare il suo amore per Riccardo, perde ogni diritto a qualsiasi considerazione e simpatia. Cosicché, chiamatemi dura di cuore, ma davvero non riesco a commuovermi quando supplica Renato di non ucciderla, o almeno di lasciarle rivedere il figlio un’ultima volta…

Semmai mi commuovo quando Renato glielo concede e, rimasto solo, si rivela ancora innamorato di lei e riluttante a ucciderla – e molto più disposto a biasimare Riccardo – ma si sa che io sono di parte.

giuseppe verdi, antonio somma, un ballo in maschera, una vendetta in domino, gustavo IIIAd ogni modo, arrivano Tom&Samuel, più che un po’ preoccupati. Tutto s’aspettano, fuorché di sentirsi offrire la collaborazione di Renato per far fuori Riccardo. E a dire il vero, e non del tutto incomprensibilmente, non è che credano del tutto a questa inversione a U. Ci vuole che Renato dia loro in ostaggio il figlio perché si convincano. E adesso il problema è che tutti e tre vogliono vibrare di persona la coltellata fatale… Mezzo istante prima che la faccenda degeneri in una baruffa indecorosa, decidono di tirare a sorte – e per la I Legge dell’Opportunità Teatrale, chi ti arriva se non Amelia, ad annunciare Oscar*** con un messaggio del Conte? Renato costringe la moglie ad estrarre un nome da un urna – cosa che Amelia fa con i peggiori e più funesti presagi. E naturalmente estrae il nome di suo marito. E poi arriva il paggio Oscar, cinguettando di inviti dal ballo in maschera. E allora Amelia esita, e Renato invece accetta. E Amelia fa due più due, e si domanda come salvare Riccardo senza tradire Renato. E intanto i tre cospiratori, in base alla I Legge della Stupidità Operistica, si accordano per vestirsi tutti e tre dello stesso colore… ottimo per riconoscersi tra tutte le maschere, ma potenzialmente quando uno dei tre avrà agito e sarà il caso di sparire con discrezione, don’t you think? Ma d’altra parte, è una cosa che i congiurati all’opera fanno spesso – come abbiamo visto l’altra settimana nei Vespri.

Ma fa nulla. Badate solo di non vestirvi in domino azzurro e sciarpa vermiglia, perché ci andiamo anche noi, al ballo – e non vorremmo essere scambiati per cospiratori. Per il momento troviamo solo il padrone di casa, che sta firmando ordini per risolvere i suoi guai  rimandando Renato in Inghilterra con Amelia. Esita, sì, e gli brucia da matti, ma che altro può fare di vagamente onorevole per liberarsi dalle tentazioni? È occupato a dirsi che, se non altro, al ballo rivedrà Amelia un’ultima volta – quando Oscar gli porta un messaggio anonimo in cui si annuncia l’attentato senza svelare i nomi degli attentatori. Ma volete mai che Riccardo sia prudente per una volta? Non vuole che qualcuno debba crederlo timoroso, e poi c’è da rivedere Amelia… tutti al ballo! giuseppe verdi, antonio somma, un ballo in maschera, una vendetta in domino, gustavo III

Il ballo comincia, e sappiate che tutto spira magnificenza e ilarità.

O forse non proprio tutta questa ilarità, dopo tutto: Tom&Samuel sono nervosetti anzichenò, e Renato – sia che sappia delle iniziative di Amelia, sia che, da quel bravo ragazzo che è, cominci a nutrire qualche dubbio – si dice convinto che il Conte non verrà. Però poi compare Oscar, a dirgli che invece il Conte c’è, e a rivelargli, dopo qualche insistenza, com’è mascherato.

Ma lo troviamo prima noi – e anche Amelia che, visto il fallimento del messaggio anonimo, ci riprova di persona, nascosta dietro una maschera. Naturalmente Riccardo la riconosce prima di subito, e le rivela la decisione di rimandarla in Inghilterra, e si fa ripetere un’altra volta che lai lo ama – e proprio così, impegnati a scambiarsi teneri addii li soprende Renato. Potete biasimarlo se estrae il pugnale e agisce?

giuseppe verdi, antonio somma, un ballo in maschera, una vendetta in domino, gustavo IIIIo non molto – ma gli allegri bostoniani mascherati sì. Non sono più affatto allegri mentre cercano di linciarlo, fermati soltanto dall’ordine di Riccardo che, ferito a morte, impiega l’ultimo respiro per graziare Renato, garantirgli che tra lui e Amelia era tutto platonico e dargli l’ordine che lo rispedisce in Inghilterra.

Renato si torce le mani in rimorso.

Tom&Samuel non credono alla loro fortuna.

Oscar si dispera.

Amelia comincia a dubitare di avere qualche responsabilità in tutto questo.

Riccardo muore invocando la diletta America.

Tutti inorridiscono.

Il sipario cala.

E dite quel che volete: assassino o no, a me continua a dispiacere più che altro per Renato.

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* E, date le circostanze, non si vede troppo perché debba stupirsi di trovarlo dov’è…

** Sì, un’indovina nera di nome Ulrica. Inutile dire che il nome nordico è, come vari altri, un relitto svedese/pomeraniano.

*** E tutte le volte mi chiedo: non ce l’hanno un servitore di qualche tipo che apra la porta e conduca gli ospiti invece della padrona di casa?