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Quattro Anni E Le Idee Chiare

Non è che il passaggio all’Innominatino stia andando proprio liscissimo… E’ successo un po’ di tutto, ma per farla breve diciamo che sono stata naufraga (as in senza rete e senza posta) fino a stamattina, quando è arrivato San G a riconnettermi al mondo.

Essendosi tempo di vacanze estive, San G. è arrivato con la sua adorabile famiglia al seguito e, mentre lui lavorava, io ho parlato con sua moglie, Santa A., e giocato a make-believe con il loro E., quattro anni e un’immaginazione illimitata.

Abbiamo giocato a lungo alla spedizione spaziale. La plafoniera del soffitto era la luna, e la scatola della tastiera un’astronave. Il gioco consisteva nell’allestire l’astronave per la partenza con foglietti ripiegati e nastrini colorati, chiuderla per bene e prendere il volo. E. arrivava fin dove poteva, poi subentravo io per portare l’astronave in orbita e poi… Oh-oh! Houston, abbiamo un problema. Il carburante non bastava: drammatico ammaraggio d’emergenza, recupero in mare – e via daccapo. Abbiamo ripetuto molte volte: ogni volta sembrava che andassimo più vicino alla luna, ma poi… oh-oh! diceva E.

A un certo punto ho deciso che ci voleva un successo: siamo arrivati sulla luna dopo molti tentativi, abbiamo festeggiato un pochino, ma E. ha perso subito interesse alla cosa allo spazio. Invece ha voluto che sua madre gli facesse delle barchette di carta con delle vecchie locandine, ha equipaggiato la sua flotta con i cavalieri di carta e abbiamo cominciato un’altra avventura piena di scontri, naufragi, abbordaggi e affondamenti.

E non ho più tentato di farla andare bene, perché E. aveva ragione, e che diamine! Dovrei saperlo: qual’è l’interesse di una storia, se tutto va bene? Il lieto fine va bene, appunto, per finire – ma prima di quello devono esserci innumerevoli tentativi e rovesci, devono esserci fallimenti e disastri, devono esserci conflitto e dramma… sennò che gioco è? Sennò che storia è?

Dovrei giocare più spesso a make believe – tutti gli scrittori dovrebbero, per toccare con mano la necessità quintessenziale del conflitto, dei guai e dei rovesci. Perché – il quattrenne E. me l’ha dimostrato nel più trasparente dei modi – una volta giunti felicemente sulla luna non c’è più nulla da fare, se non chiudere il libro e passare a un altro gioco.

3 pensieri riguardo “Quattro Anni E Le Idee Chiare

  1. Negli “Zero-Cinquenni” c’è più saggezza di quanta se ne possa immaginare. I loro occhi sono ancora privi di tutti quei filtri che son croce e delizia degli OVER-ENNI. Ed è impossibile cercare di far loro scrivere dei massimi sistemi e dei principi primi : sono troppo saggi per annoiarsi con cose da pseudo-adulti.
    Casualmente anch’ io frequento “una quattrenne quasi cinquenne”, così cinica e diretta che, se non fosse “roba mia”, non avrei difficoltà ad odiarla…
    🙂

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  2. Ti dirò: roba mia non ne ho e, tendenzialmente, sono terrorizzata dagli implumi… però ci sono eccezioni – per dire, E. è la fine del mondo, fin da piccolissimo. Lui non è cinico in senso stretto, ma è un incredibile manipolatore di adulti. Il che, come to think of it, va di pari passo con il suo innato senso dello storytelling, giusto? 🙂

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