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Troppa Immaginazione

Il piccolo John Masefield, nell’Inghilterra del secondo Ottocento, era un ragazzino che cresceva felice e leggeva molto. Poi rimase orfano, e la sua tutrice, una zia che pareva uscita da un romanzo di Dickens, lo spedì sulla Conway, la nave scuola della Marina Mercantile, “per curarlo dalla mania dei libri”.

Perché il piccolo John aveva “troppa immaginazione.”

E a lui il mare piaceva anche, ma proprio non aveva il fisico per le durezze del servizio. Sarebbe potuta finir male. Invece John diventò sottufficiale, fece un primo viaggio transoceanico, rischiò di lasciarci le penne, la zia lo costrinse a imbarcarsi di nuovo e lui, dopo un altro viaggio complicato, disertò a New York.

Non è un corso d’azione che mi senta di raccomandare in via generale, ma John conservò la sua passione per i libri e il suo eccesso di immaginazione (due tratti che tendono ad andare di pari passo), si mise a scrivere e, col tempo, diventò poeta laureato d’Inghilterra.

A leggere la sua biografia, è chiaro che la Conway e i bassifondi di New York erano ambienti più congeniali e incoraggianti di quello famigliare…

Ora, che sarebbe successo se, say, gli istruttori navali avessero visto un potenziale sociopatico nel ragazzino sempre occupato a leggere e a inventare storie – e avessero deciso di salvarlo da se stesso?

Forse nulla – ed è probabile che una passione che sopravvive a un’orrida zia di quel calibro sia in grado di sopravvivere a tutto – o forse invece non avremmo mai avuto le Salt-Water Ballads, Dead Ned, e un’eclettica quantità di altri libri in una quantità di generi, in prosa e in poesia…

Ma  se, anziché sul cadetto quindicenne, qualcuno avesse deciso di praticare lo stesso genere di salvataggio sul piccolo John quando aveva tre o quattro anni?

E ve lo chiedo – e me lo chiedo – perché l’argomento è riemerso in modo vario ed allarmante nei commenti a questo post.

Ma andiamo con ordine. Forse ve l’avevo raccontato o forse no, ma il fatto è che qualche mese fa le maestre hanno bandito dall’asilo il compagno immaginario del mio figlioccio di nemmeno quattro anni. La scusa è stata un piccolo incidente con un altro bambino, ma pare che le maestre non aspettassero altro, a giudicare dal tono di trionfo con cui hanno annunciato alla madre perplessa che il distacco da Otto il Leprotto era un passo fondamentale nella crescita del pargoletto.

La madre perplessa ha sconcertato queste zelote della realtà precoce obiettando che Otto è parte della famiglia – ma d’altra parte anche lei è cresciuta sentendosi dire che aveva troppa immaginazione…

Come me, del resto. Ho ricordi infelicissimi di un asilo in cui saper leggere era un’anomalia da punire, e i giochi d’immaginazione un’attività illecita al pari della menzogna… però stiamo parlando di trentacinque anni orsono, e mi azzardavo a sperare che le cose fossero cambiate.

Devo ammettere che le ricerche sui compagni immaginari che avevo fatto in vista di Bibi e il Re degli Elefanti non erano state spaventosamente incoraggianti – rivelando come avevano rivelato l’esistenza di orde di mammine angosciate dagli amici immaginari e, a monte di questo, di un diffuso atteggiamento pedagogico ostilissimo.

Poi però, dopo avere raccontato la storia di Otto il Leprotto nel presentare la prima di Bibi ad aprile, una maestra mi aveva avvicinata per dirsi indignata davanti a tanta chiusura mentale – ed ero tornata a sperare.

Poi però ancora, nei commenti al post di cui parlavamo prima, Cily raccontava delle maestre d’asilo che vogliono mandare dallo psicologo la sua bambina che ha, you guess it, “troppa immaginazione.”

E quindi non si trattava di un caso isolato…

E allora vengono in mente tante altre cose, come il bambino che non vuole animali di peluche in regalo perché “non fanno niente e sono noiosi”, e gli adulti che non leggono, e gli studenti di ogni ordine e grado che non sanno astrarre, e il Dizionario dei Luoghi Immaginari che, come dice Davide Mana, in Italia è un quarto di quanto sia altrove, e la generale snobbishness  nei confronti della narrativa d’immaginazione, e le anziane signore che guardano la De Filippi perché “sono fatti veri”, e i giovani (e meno giovani) scrittori che sfornano soltanto storie autobiografiche ai limiti dell’asfittico* o fantasy che saccheggiano modelli culturali altrui, e i lettori che chiedono all’autore quanto ci sia del suo vissuto, e le fascette con la scritta “Da una Storia Vera”…

E tutto ciò è molto triste, ma non può meravigliare poi tanto in un posto in cui le maestre d’asilo vengono addestrate a predicare che l’immaginazione non è nemmeno un capriccio o un lusso, bensì una tendenza pericolosa da curare, reprimere o, potendosi, eliminare del tutto.

Ecco, c’è questa ossessione nei confronti della realtà. La realtà è migliore. La realtà è sana. La realtà è onesta. La realtà sì, che… E poco importa quanto spesso sia soltanto una pretesa di realtà: l’importante è rivendicarla, agganciarcisi come patelle a uno scoglio, esibirla.

Poi, si capisce, l’immaginazione è inutile, malsana e anche un po’ disonesta. Chi credi d’imbrogliare con le tue storie farlocche ambientate a Costantinopoli, o scrittore che non hai mai messo piede in Turchia? E, per contro, non venirmi poi a raccontare che non condividi gli orridi pregiudizi e il fanatismo religioso del tuo protagonista quattrocentesco! O che conosci la grammatica meglio del tuo scaricatore di porto impermeabile ai congiuntivi…

E vien da domandarselo: ma tutta questa gente ossessionata dalla realtà sarà passata per le mani dello psicologo all’asilo, per farsi asfaltare la capacità d’immaginare alcunché?

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* E, per limitata competenza, esito un nonnulla a pronunciarmi in materia – ma sbaglio nell’avere l’impressione che anche vaste fette del cinema italiano siano afflitte da una tendenza all’autobiografismo piccino picciò?

6 pensieri riguardo “Troppa Immaginazione

  1. Che post colossale – ci sarebbero così tante cose da dire, così tanti aneddoti, esempi…
    Cercherò di trattenermi, poi magari faccio un post di là da me.
    Ma per cominciare…
    Io credo che gli psicologi dell’asilo siano il punto di arrivo, non di partenza, di una cultura che nel corso di anni e anni è stata ossessionata sempre di più dall’idea di realtà, arrivando a confondere il vero col reale.
    Tutti i tuoi esempi sono ottimi.

    La scuola non vuole l’immaginazione perché l’immaginazione non è classificabile. E fa paura.
    Fa paura, ad esempio, perché Otto il Leprotto è, per sua natura e nonostante il nome prussiano, una infrazione alla disciplina – Otto il Leprotto non farà ciò che dice la maestra.

    E poi, le persone troppo fantasiose faticano a diventare “elementi produttivi della società”.
    L’ultima volta che ho postato un filmato di Sir Ken Robinson su come riformare la scuola e favorire le scelte personali degli studenti, in modo che chi ha inclinazioni artistiche possa dedicarsi all’arte, e chi ha propensione per la tecnica possa avvicinarsi ad essa, qualcuno commentò che se tutti potessero fare ciò che desiderano, non ci sarebbero più quelli che fanno i lavori umili, non ci sarebbero gli operai e i braccianti, non ci sarebbero i soliti, maledetti ciabattini e panettieri.
    Il che è, a mio parere, indicativo di due interessanti fattori:
    . Da una parte, l’idea che i lavori creativi non siano veri lavori
    . Dall’altra, l’impressione che tutti, incluso chi critica ferocemente anche solo l’idea, alla fine preferirebbero starsene a lavorare di immaginazione piuttosto che spaccarsi la schiena.
    I poveri idioti pensano sia facile, lavorare con l’immaginazione.
    QUESTA, è mancanza di immaginazione.

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  2. Ciao, Sonia!
    E devo dire che anch’io, accanto all’asilo diabolico, ho avuto esperienze molto migliori, di contesti scolastici in cui l’immaginazione era apprezzata, incoraggiata e coltivata…

    @Davide: M’ci, Monsieur. E sì, immagino che l’immaginazione sconcerti e spiazzi chi non ne ha…
    Quando ho scoperto l’esistenza, Oltretinozza, di una posizione di lavoro dal nome di Imagineer, mi si è allargato il cuore.
    E poi mi si è ristretto di nuovo, perché… ce lo vedi, alle nostre latitudini, qualcuno che paga un Immaginatore?
    Anche se poi fa quel che fa un Imagineer, chiamarlo così parrebbe… azzardato? Stupido? Offensivo? Frivolo? A scelta. A deprimentissima scelta.

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  3. Ricordo anni addietro, un contatto in Giappone, noto autore di fantascienza, venne pagato da una università per essere autore residente – da una parte, doveva apprendere quanto più profondamente quali fossero i tempi, i ritmi, i meccanismi, i segreti, l’atmosfera dell’università, per poi farne un romanzo (che per l’università sarebbe stata pubblicità).
    Dall’altra, doveva tenere dei corsi agli ingegneri, su come immaginare il futuro.
    Io proposi qualcosa del genere, a titolo di conferenza, qui da noi – immaginare il futuro, cos’è, come si fa, a cosa serve.
    Cosa credi che mi abbiano risposto? :/

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  4. Finalmente riesco a commentare!
    E’ tutta la giornata che ci provo ma la rete e i bambini non mi sono venuti incontro in nessuna maniera! 😦

    Credo che Davide abbia centrato il problema.
    I bambini con troppa immaginazione, con l’amico immaginario e altre fantasie sono più impegnativi da gestire.
    La psicologa dell’età evolutiva da cui sono andata per ottenere il pezzo di carta che attestasse che mia figlia sta bene mi ha detto che ultimamente si imbatte in moltissimi casi di questo genere.
    Ovviamente non ha voluto visitare Caterina perchè ha detto che è normalissima e che certi bambini con “troppa immaginazion”e hanno anche un’intelligenza “troppo vivace” e quindi sono piuttosto impegnativi da seguire. Ma nessuno si permetterebbe di accusarli di “troppa intelligenza”.
    Però per le maestre sono un vero problema. Non si accontentano di fare il gioco che viene loro proposto perchè è educativo o perchè lo dice la maestra ma il gioco deve essere accattivante più di quello che inventano con le proprie forze. La storia che racconti loro deve essere intrigante più di quella che riescono a inventare da sè. Insomma devi dare loro qualche elemento in più da sgranocchiare.
    In certo senso devi fare l’adulto ma sul loro campo da gioco.
    E mi ha detto sorridendo divertita: “Altrimenti va a finire come con la televisione, immagino che sua figlia ne veda poca”
    “Sì ma non sono io che gliela vieto è lei che la trova noiosa”
    “E lo credo bene, con tutta quella fantasia!”
    “Sì però adora il teatro”
    “Certamente, quelle sono persone vere che fanno giochi e vivono storie molto molto interessanti!”
    Insomma c’è uno scollamento tra la scuola che vuole i bambini irreggimentati e tutti gli studi e gli esperti dell’infanzia che invece dicono di lasciarli esercitare la fantasia e l’immaginazione come espressione di intelligenza e mettono in guardia contro TV e Videogiochi.
    Tanto che c’è stata una petizione per chiedere alle maestre e ai maestri di smettere di abusare delle visite degli esperti appena vedono qualcosa di un po’ fuori dalle righe perchè una simile folla impedisce a chi ne ha bisogno di avvalersi delle prestazioni convenzionate.

    A propostio, ma lo sai che anche Caterina ha un’amica immaginaria? Si chiama Melody ed è una coniglietta viola. Per l’esattezza viola scuro se è arrabbiata o triste, viola chiaro quando è felice. E va a scuola con lei ma lei la mette a dormire nell’armadietto…
    Meno male…almeno la storia dell’amica immaginaria me la sono risparmiata!

    Per concludere alla maestra del tuo figlioccio farei vedere la puntata di Peppa Pig sull’amico immaginario.
    Non amo Peppa pig e manco a Caterina piace più di tanto, però pare che i bambini stravedano per questo cartone e lì c’è l’amico immaginario e nessuno dice che è sbagliato portarlo con sè o giocarci.

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  5. @Davide: ecco, appunto…

    @Cily: è significativo, non credi, che Caterina abbia annusato l’opportunità di lasciare Melody a pisolare nell’armadietto? Oppure le maestre le hanno suggerito che frivolezze vagamente allarmanti come piccoli conigli di un viola cangiante che nessuno vede non hanno posto a scuola? Either way la faccenda è, ripeto, significativa…

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