elizabethana · Storia&storie

(Quasi) Tutto Torna

John_Warbuton,_antiquarian,_circa_1750Se il post di mercoledì era un girino, quello di oggi è un uroburo, ed è tutto molto circolare – ma vediamo di cominciare da qualche parte.

Vi ricordate di John Warburton e della sua cuoca Betsy Baker? Stando a Warburton, Mrs. Baker bruciò nella stufa una collezione di manoscritti elisabettiani praticamente senza prezzo… Lei non lo sapeva né poteva saperlo, povera donna – ma, supponendo che la storia sia vera, ha fatto piangere generazioni di studiosi di cose elisabettiane…

Sempre che sia vera, sì – perché c’è che dubita dell’affidabilità di Warburton. Forse aveva lavorato d’immaginazione, prodotto una lista che era in parte wishful thinking e in parte spigolature dal Registro degli Stampatori – e poi qualcuno aveva cominciato a chiedere di vederla, questa collezione  di meraviglie senza prezzo. E allora, forse, in un momento à la Ireland*, il pover’uomo si era trovato nella necessità di una storia – una storia qualsiasi che della collezione giustificasse l’invisibilità…. Hence Mrs. Baker, la sua stufa e i pasticci di carne.

Non è del tutto implausibile – ma in fondo non lo è nemmeno il contrario. Va’ a sapere…

Ma supponendo che Warburton dicesse la verità, e che trecento anni orsono Betsy Baker abbia davvero acceso la stufa e foderato gli stampi con i fogli della collezione del suo padrone, tra le opere perdute c’è anche The Maiden’s Holiday, una commedia che, stando al solito Registro degli Stampatori, andrebbe attribuita a Christopher Marlowe e John Day.

E a dire il vero, non so voi, ma la mia reazione alla scoperta è stata piuttosto scettica. Kit Marlowe che scrive una commedia? In collaborazione con un uomo che risulta attivo a partire da sei anni dopo la sua (di Marlowe) morte? E anche supponendo che si trattasse di un rimaneggiamento più tardo anziché di una collaborazione, siamo sinceri: ce lo vedete Marlowe a scrivere una commedia chiamata “La Vacanza della Fanciulla”?

Ecco, sì. Appunto.

In realtà La registrazione del titolo è della metà del Seicento – e quindi abbastanza tarda da poter essere imprecisa, e l’attribuzione nella lista di Warburton – indipendentemente dall’autenticità della lista – difficilmente può basarsi su qualcosa che non sia il Registro stesso, per cui… John_Payne_Collier

Ma se noi siamo scettici, altre epoche lo erano di meno: a metà Ottocento, un curatore marloviano di nome Alexander Dyce si convinse di averne persino trovato un pezzo, della commedia in questione. Un dialoghetto in versi emerso, con un’annotazione in calce che diceva “Kitt Marlowe”, dalle carte dell’attore elisabettiano Edward Alleyn, che di Marlowe aveva interpretato i personaggi ed era probabilmente amico.

Evviva? Warburton vendicato? Hm, non saprei. Per prima cosa, il foglio in questione era stato scoperto da John Payne Collier, che era un notevole studioso ma, alas, anche un falsario di tre cotte. Non si riesce a guardare nessuna carta associata a JPC senza provare un brivido di dubbio. Il che forse, nel caso in questione, è anche wishful thinking, perché ad essere sinceri, il dialoghetto non è un granché. E sì, posso spingermi all’estremo di ammettere la possibilità che scrivere commedie non fosse il mestiere di Marlowe, ma resta il fatto che l’attribuzione di Dyce si basa su una fonte dubbia e un puro e semplice atto di fede.

E tuttavia… vi ricordate del play di Courtney, poi trasformato in opera? Benché all’epoca John Payne Collier fosse già stato abbondantemente sbugiardato, Courtney non esitò a includere nel suo testo un pezzo del dialoghetto – facendolo canterellare a Marlowe stesso mentre corteggia la protagonista femminile, battezzata proprio in base al pezzo in questione. Il compositore Bedford, nello scrivere il libretto, non vide ragione di eliminare l’aria che si ritrovava già verseggiata e pronta.

E vi dirò – va benissimo così, perché la disamina delle fonti non si fa su un palcoscenico – ma considerando che play e opera modellano la morte di Marlowe su una combinazione di errori di trascrizione e leggenda nera puritana, ecco che questa storia torna là dove era iniziata – con qualcosa di perduto, qualcosa di capito male, qualcosa di dubbio e qualcosa di (probabilmente) menzognero.

Clac! – e questo rumore era il serpente che chiude i denti attorno alla propria coda.

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* Se volete sapere chi era W.H. Ireland, scaricate l’e-libricino che trovate qui. A parte tutto il resto, è una gran bella storia.

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