Kipling Year

Racconti Semplici Delle Colline

RSdCE cominciamo con il dire che il titolo originale, Plain Tales from the Hills, funziona meglio – non foss’altro che per il pun tra plain/semplice e plain/pianura…

Oh well, in qualunque lingua li si guardi, si tratta della prima raccolta in volume di Kipling, quaranta racconti di vita angloindiana, in buona parte apparsi originariamente sulla Civil & Military Gazette di Lahore, quando l’autore aveva vent’anni o poco più – e nondimeno era già un piccolo veterano.

Per accostarsi a Kipling al di là del Libro della Jungla, questa raccolta è un buon inizio, per tutta una serie di ragioni. Per esempio, l’India. Benché sia solo febbraio, abbiamo già avuto modo di dolerci più di una volta dell’ingiustificata nomea di razzista che l’Italia ha affibbiato al povero Kipling. Ebbene, in questi racconti si vede tutta un’altra storia. Si vede il ragazzo che in India ci è nato, che ne ha sentito ferocemente la mancanza mentre riceveva un’educazione in Inghilterra, che ci è tornato al primo momento utile, che la ama, che la capisce, che ne è infinitamente curioso, che ne vede e indaga la varietà nel bene e nel male. C’è tutto un campionario umano, nei Plain Tales – un campionario angloindiano che va dal soldato semplice al portatore d’acqua indigeno, dal governatore locale alla vedova quindicenne, dai tenentini negli avamposti più dispersi, alle arbitre sociali di Simla, dai bambini che parlano un angloindiano tutto loro al segnalatore indigeno del telegrafo che salva la giornata… E tutti sono ritratti con equanime vividezza, comprensione e finezza.

Poi c’è la varietà dei toni – una caratteristica fondamentale e, a mio timido avviso, incantevole delle raccolte di Kipling. Qui si tratta di lavori giovanili, ancora pervasi da un ottimismo generale. Questo Kipling ha ancora fede nell’Impero e nell’umanità in generale – una fede tutto sommato sorridente. Il che tuttavia non impedisce l’occasionale dose di amarezza e persino di tragedia, proprio perché non siamo di fronte a un celebratore acritico dell’Impero. L’Impero – e, ancor di più, la gente dell’Impero – fa cose stupide, cose crudeli, cose tragiche. La burocrazia è ottusa, i pregiudizi radicati, gli errori all’ordine del giorno – ed è proprio questo che Kipling racconta. Non l’avventura – ma gli intoppi, la fatica, la buona fede, le incomprensioni, la nostalgia, il duro lavoro, i molti modi in cui la Britannicità si adatta all’India – molto più che viceversa. E nonostante la relativa uniformità d’ambientazione, tutto questo è raccontato con una varietà di toni e di colori sorprendente: diventerà sempre più evidente nelle raccolte successive, ma già qui, ogni volta che si inizia un racconto, non si sa mai che cosa aspettarsi, e ogni volta che se ne finisce uno, non si sa mai che cosa verrà dopo. Si sospira per la crudeltà benintenzionata inflitta a Lispeth, si ride per la rivincita del Lombrico o le disavventure dell’elegante Goolightly, si piange per la povera Bisesa o Muhammad Din…PTftH

Per di più, Plain Tales è una delle non tantissime raccolte che siano state tradotte e pubblicate per intero – disposta così come era organizzata in origine, conservando questa varietà deliberata – che invece va, alas, perduta nelle antologie kiplingiane di storie di fantasmi, storie di mare o whatnot, raccolte di qua e di là, e messe insieme con un criterio tematico che tradisce l’autore.

E infine, è in queste storie che s’incontrano per la prima volta personaggi destinati ad accompagnare Kipling per tutta la sua vita di narratore: gli impagabili moschettieri Otheris, Mulvaney e Learoyd, la terribile Mrs. Hauksbee, Strickland il poliziotto degli incontri sinistri, varia gente che finirà col popolare Kim…

Insomma, ricapitolando: una buona porta d’ingresso per cominciare a vedere un Kipling diverso. Vi consiglierei di provare con l’originale – tenendo conto che Kipling gioca sempre molto di mimesi linguistica, e non è sempre facile stargli dietro, soprattutto nella parlata da caserma dei Tre Soldati… Magari, se non ve la sentite, potete provare in Italiano (l’edizione 1995, tradotta da Gibellini e Francesio, si trova in biblioteca oppure su Amazon in formato ebook o cartaceo) e poi cercare i racconti che vi sono piaciuti di più in originale…

Fatemi sapere, volete?

 

2 risposte a "Racconti Semplici Delle Colline"

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