grilloleggente · Kipling Year

Al Fuoco Al Fuoco (& Pecore Nere)

tumblr_mil9wn3z8U1rrnekqo1_1280L’altra settimana la nostra povera, vecchia, enorme caldaia di ghisa ha reso l’anima, e per un paio di giorni il fuoco nel caminetto è stato l’unico riscaldamento di casa.

Mentre ci si domandava a intervalli irregolari quale sia la legge naturale, umana o divina per cui le caldaie non possano defungere in agosto, mi è venuto in mente di fare un piccolo esperimento kiplingiano. E sia chiaro, avrei potuto farlo in qualsiasi altro momento, visto che qui il fuoco si accende ogni, ogni, ogni sera da ottobre ad aprile – ma, forse per un’aggiunta riluttanza ad allontanarmi dal caminetto, l’ho fatto una di quelle sere lì.

E l’esperimento è consistito nel leggere alla sola luce del fuoco nel camino.

D’accordo, non è nulla di esclusivamente kiplingiano perché, se vogliamo, è tutt’altro che raro trovare in letteratura situazioni di questo genere – ma l’esperienza di Kipling in materia è un cavallo di colore tutto suo.

Dovete sapere che, quando aveva cinque anni, il piccolo Rudyard fu mandato in Inghilterra “per essere educato in un clima più sano”, frequentare scuole inglesi e imparare l’Inglese da madre-lingua. Tal dei tempi era il costume: il clima indiano era considerato inadatto ai fanciulli, e i piccoli Angloindiani tirati su da ayahs e servitori indigeni sviluppavano inevitabilmente una tendenza a parlare il colorito pidgin locale, misto di Inglese, Portoghese, Hindi e vari dialetti indiani assortiti. Not good, capite? E nell’Isoletta c’erano quantità di collegi, pensioni e famiglie private specializzati nell’ospitare piccoli coloniali da inglesizzare.

Ecco, il piccolo Rudyard e la sua ancor più piccola sorella Trix furono messi a pensione da una Mrs. Holloway – senza considerare che costei amava le bambine, ma non poteva sopportare i bambini. Per sei anni, mentre la sorellina veniva viziata e coccolata in ogni modo, il povero Kipling fu trascurato, convinto di non valere nulla, trattato sistematicamente come un bugiardo e un piccolo peccatore, umiliato, deriso e punito in via di principio o del tutto a caso… Tutto quel che serve per formare una personalità sana e serena, vero? ruddie_1

La storia, così come appare nel racconto autobiografico Baa Baa Black Sheep, (ma anche nel romanzo La Luce che si Spense e nell’autobiografia di Kipling) è di quelle che fanno indignare. Immaginatevi la Piccola Principessa al maschile, con il ragazzino maltrattato che cerca rifugio nei libri. Solo che anche questa via di fuga si doveva coltivare clandestinamente, leggendo di nascosto, alla luce del camino… a prezzo, alla fin fine, di molte diottrie.

Hence, il mio esperimento – e posso dirvi che, per riuscirci, ci si riesce. Fintanto che il fuoco è bene alimentato e la fiamma è robusta, la luce c’è – a patto di sedersi in basso (preferibilmente sul pavimento) e tenere il libro alla giusta inclinazione – non come la signora nell’illustrazione qui sopra. La luce è molto gialla, ma ci si può convivere. Il problema è che è anche estremamente malferma. Salta, ondeggia, si muove, varia d’intensità, getta ombre e onde sulla pagina, costringendo il lettore a rimettere a fuoco spesso – il che diventa rapidamente faticoso.

E questo presuppone che si disponga di un’abbondanza di legna con cui alimentare continuamente il fuoco -interrompendo spesso la lettura, ma questo è l’ultimo dei problemi. Il problema è che il piccolo Rudyard di legna ne aveva poca. Leggeva dopo l’ora di andare a letto, quando, in teoria, avrebbe dovuto essere sotto le coperte. Se avesse usato più legna del dovuto, l’indomani sarebbero arrivate rampogne e punizioni… E quindi leggeva davanti a un fuoco la cui luce s’indeboliva e virava sempre più al rosso, sforzando gli occhi, e sforzandoli, e sforzandoli…

indexE a questo punto la cosa saggia sarebbe quella di smettere. Io che sono adulta e felice avevo già smesso da un po’ – limitandomi a gettare qualche occhiata alla pagina per verificare la difficoltà crescente dell’esercizio – ma immaginate di essere un bambino disperatamente infelice, e che le storie nei libri siano l’unica cosa luminosa della vostra vita… rinuncereste a leggere ancora un po’ solo perché diventa faticoso?

No, vero?

Ecco. Quindi non vi consiglio di leggere alla luce del fuoco, ma di leggere il racconto sì. Qui trovate l’originale sull’ottimo sito dell’Università di Adelaide. La traduzione, per una volta, si trova online qui, ma è formattata da non dirsi, con la spaziatura e gli a-capo allo stato brado, e in caratteri chiaramente pensati per portare pazienti agli oculisti italiani. A meno che non sia un tentativo di riprodurre le condizioni di lettura del povero Punch… Immersive reading con effetti di lungo periodo?

In teoria Bee Bee Pecora Nera esiste anche in versione cartacea – un volume UTET assieme ai due Libri della Giungla e a qualche racconto, ma l’ultima edizione è del 1980 e credo che l’unica sia provare per biblioteche o bancarelle.

 

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