Furore Tremendo · scribblemania

PBD – Sei Tipi d’Idiota

Gli idioti si lasciano sfuggire le scadenze.

Se le lasciano sfuggire mentre rincorrono altre scadenze.

Si convincono di avere tempo fino all’inizio del mese prossimo – convinzione fallace.

E così per quest’anno perdono il giro al concorso perfetto per il loro atto unico…

Gl’idioti allora si mangiano le unghie e chiamano se stessi in molti modi interessanti.

E ci postano su.

bizzarrie letterarie · elizabethana · Storia&storie

L’Uomo Che Voleva Essere Shakespeare

Ma come è possibile che non abbia mai postato a proposito di William Henry Ireland – uno dei più pittoreschi personaggi del circo para-shakespeariano? Non solo un bardolatra ossessivo, ma anche il più straordinario–

Ma no, non anticipiamo e, per una volta, cominciamo dall’inizio.

shakespeare,william henry irelandWilliam Henry, nato a Londra nel 1775, era il figlio illegittimo di Samuel Ireland, antiquario, autore di guide turistiche e incisore di fama – che si occupò di lui e lo crebbe con più senso del dovere che calore. Il babbo avrebbe voluto farne un continuatore, ma William sembrava non avere talento per nulla: non studiava, non assorbiva nulla, non mostrava il minimo interesse per nessuna materia, marinava le lezioni…

“Troppo stupido per ricevere un’istruzione,” sentenziò uno dei vari presidi che lo rimandarono a casa come caso disperato.

Alla fine il padre si rassegnò all’idea di un figlio stupido, e supplicò un amico avvocato di assumerlo come garzone di studio.

E William, in tutto ciò? Be’, William in realtà un interesse ce l’aveva: il teatro. Non fa meraviglia che i suoi risultati scolastici fossero quelli che erano, visto che il ragazzo passava tutto il suo tempo a bighellonare da ingresso degli artisti a ingresso degli artisti (e non era come se a Londra ce ne fossero pochi…) e a costruire di nascosto teatrini in miniatura e armature di cartone. shakespeare,william henry ireland

Forse avrebbe passato la vita in anonima eccentricità se, nell’estate dei suoi diciassette anni, il suo distratto e deluso padre non se lo fosse trascinato dietro a Stratford, in cerca di documentazione e memento shakespeariani. Stiamo parlando del 1793, quando la bardolatria era un esantema abbastanza nuovo – e Samuel Ireland era un apripista. Ma non un apripista straordinariamente astuto: gli indigeni gli rifilarono senza difficoltà ogni genere di paccottiglia – non ultimo lo sgabello su cui il Cigno di Stratford si era seduto per corteggiare Anne Hathaway…

Il supposto stupido William se ne rese conto – anche se non subito – e non ebbe cuore di disilludere il padre, che nel frattempo aveva pubblicizzato le sue trouvailles a destra e a mancina, ed era soltanto deluso di non essere riuscito a trovare uno scritto autografo.

E fu qui che William ebbe il suo colpo di genio: perché non poteva procurarlo lui, un autografo shakespeariano? Dopotutto non sarebbe stato più fasullo dello sgabello che tutta Londra ammirava, giusto?

shakespeare,william henry irelandEr… forse no – ma a William pareva di sì. Dopo tutto era il figlio di un incisore e aveva ricevuto una formazione artistica, per non parlare della pazienza e manualità che aveva acquisito costruendo teatrini. E per di più, lavorava in uno studio legale che custodiva nei suoi archivi ogni genere di documento vecchio di secoli. La carta non era un problema, e l’inchiostro falso-antico non era affatto impossibile da trovare.

William lavorò e si esercitò e ben presto fu capace di falsificare un contratto tra Shakespeare e John Heminges. 

Samuel ci cascò in pieno e, per la prima volta in vita sua, cominciò a rivalutare quel figlio che aveva sempre considerato irreparabilmente stupido.

Grazie al falso contratto casa Ireland diventò un luogo felice – anche perché, sull’onda dell’entusiasmo e incoraggiato dalla nuova stima del padre, William non vedeva ragione di fermarsi, e cominciò a sfornare un falso dietro l’altro. Da dove saltavano fuori? Dalle carte di Mr. H., un anziano, anonimo e, ça va sans dire, del tutto fittizio gentiluomo. Nella sua gioia, il credulo Samuel ingollò beatamente Mr. H., un pagherò, una bozza di lettera, una professione di fede protestante…shakespeare,william henry ireland

O forse non così beatamente. Il giorno di Natale del 1794, quando William si era ormai convinto di avere scoperto la via della felicità, il padre fu colto da un improvviso sussulto di buon senso, e si dichiarò intenzionato a far esaminare i documenti.

Terrore e sgomento! Come poteva William sperare di superare l’esame di due esperti? E però, come poteva opporsi a un’idea tanto ragionevole? Era disastrosamente chiaro che, nel dar corso al suo colpo di genio, il giovanotto si era lasciato sfuggire qualche particolare…

E qui, abbiate pazienza, finisce la prima puntata.

Che ne sarà di William Henry e dei suoi documenti shakespeariani? Verrò smascherato? E come reagirà il padre ingannato?

Per saperlo, non perdete la prossima puntata de… L’Uomo Che Voleva Essere Shakespeare

(♫ accento di musica finto-elisabettiana)

 

 

 

angurie

Sei Pensieri Banali Prima Di Colazione

“Sei così preoccupata di non scrivere cose banali,” mi disse una volta A., “ma così preoccupata che fa male a guardarti.”

E non lo so, ma può essere che A. non avesse tutti i torti.

O magari io non lo penso del tutto, ma mi si dice che possa essere così.

Mi si dice che non solo sono dolorosamente intenta a non scrivere banalità, ma ho anche sviluppato uno spirito di crociata nei confronti di quelle che considero le banalità altrui.

Mi si dice che “la fiera delle banalità” sia un’espressione che uso con irritante frequenza. Mi si dice che, conoscendomi a sufficienza, è possibile riconoscerne l’arrivo dal modo in cui levo le sopracciglia. Mi si dice che sto diventando insopportabile in proposito. Mi si dice che le mie promesse di correggermi non suonano convincenti nemmeno da lontano. Mi si dice che, se non la pianto, finirò col diventare bersaglio al lancio di oggetti pesanti.

Per cui, quando Davide Mana di Str– er, strategie evolutive ha lanciato la Giornata del Post Banale, sono stata presa da un attacco di giggles

E ditemi la verità: non è pittoresco avere scritto quasi duecento parole d’introduzione, solo per annunciare che questo è un post banale? Perché questo è, o Lettori, un post banale. 

Sarà pieno come un uovo di banalità. Ne ho promesse sei, giusto? Allora, vediamo… 

1) Il Piccolo Principe è un libro che cambia la vita. La vita vista attraverso lo sguardo puro di un bambino. Semplice solo in apparenza – ma in realtà così profondo e poetico. Un capolavoro assoluto. Tutti dovrebbero leggerlo. Una volta da bambini per la meraviglia, e una volta da adulti per capire veramente il messaggio.

2) Le donne sono educatrici di pace. Le donne hanno uno sguardo altro. Le donne ragionano di pancia, perché sono istintive e generose. Le donne mettono l’amore prima di tutto. Le donne sono il vero sesso forte (gli uomini non hanno idea). Le donne sono solidali. Le donne sanno coniugare forza e dolcezza.

3) Dovremmo imparare tutti a dire quello che abbiamo nel cuore. La spontaneità è tutto. Se tutti seguissimo il nostro cuore, il mondo sarebbe un posto migliore. Non bisogna pensare troppo. I sentimenti sono più importanti.

4) L’arte dev’essere istintiva e spontanea. Le regole uccidono l’ispirazione. Rigore e disciplina uccidono l’ispirazione. Bisogna scrivere quando c’è l’ispirazione. Che orrore i manuali di scrittura. Proust ha scritto la Recherche senza manuali di scrittura. O uno sa scrivere o non lo sa: non è una cosa che s’impara. Bisogna scrivere quello che si sa. Bisogna scrivere quello che si ha dentro. Tutti abbiamo dentro un libro.

5) L’amore vince sempre. L’amore è più forte di tutto il resto. L’amore è quello che tutti vogliamo in realtà – anche quando non lo sappiamo. L’amore è tutto. Romeo e Giulietta è la più bella storia d’amore di sempre. Per amore si rinuncia a tutto/si sopporta tutto/si fa qualsiasi cosa. Non c’è niente di più bello del lieto fine – quando l’amore trionfa.

6) Non c’è gusto a leggere un ebook. Un ebook non è un libro vero. I libri bisogna toccarli, annusarli, sentirli. Il digitale mortifica il libro e il lettore. Nulla di digitale potrà mai sostituire il piacere di un vero libro. E soprattutto, il profumo della carta.

Ecco. Tutte e sei prima di colazione.* Che ci voleva, in fondo?

E mi viene il sospetto che non sia stato poi così pittoresco girarci attorno per quasi duecento parole. Voleva essere self-deprecating, e invece suona ansioso. Ansioso di mettere in chiaro che io non scrivo banalità. Così ansioso che fa male a guardarmi.

Ci sono ricascata– ehi! Mettete giù gli oggetti pesanti…

Ma no, sul serio: e voi, o Lettori? Che cosa trovate banale – ma banale da slogarsi i bulbi oculari nel levare lo sguardo al cielo?

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* N° 7 in omaggio verso l’ora di cena: Annibale? Ah sì, quello degli ozi di Capua. Il buon Re Riccardo Cuor di Leone. Il cattivo Giovanni Senzaterra. Il cattivissimo Riccardo III.

scribblemania

PBN

O magari PBS – in cui S sta per serale – perché è inverecondamente presto per un bollettino notturno, vero?

Ad ogni modo, era solo per dire che XYZ è praticamente a posto.

Io no, io non sono a posto, io ho cominciato con la tonsillite* e adesso ho anche la tosse. Ogni volta che apro bocca, tossisco – e ogni volta che tossisco suona come un raglio. Hence, niente scuola oggi e domani, e domani niente Dickens–

Mi sa che il bollettino è deragliato un nonnulla. Tutto quel che volevo dire è che XYZ è quasi a posto.

Ecco tutto.

E adesso, for once & for a wonder, vado a dormire presto e magari finisco A Sea Of Troubles.

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* Sì, prima che lo chiediate: non ho l’età, ma d’altra parte, unlike most people, ho ancora tutte le mie tonsille. A me, quando ero piccina, hanno levato le adenoidi. Se sia stata una mossa deliberata o se abbiano solo sbagliato mira, non lo so. Per cui soffro di tonsilliti, e ne soffro spesso.

Gl'Insorti di Strada Nuova · Utter Serendipity

La Mittente Che Non C’è – Una Storia di Fantasmi Postal-Libreschi

And just who is Irene Gualtieri?” chiede M. in una mail, qualche mese fa. 

E io sobbalzo un pochino, perché è estremamente improbabile che dall’Irlanda M. possa avere idea de Gl’Insorti di Strada Nuova… Dubito di averle anche solo raccontato della ripubblicazione e, se l’ho fatto, è stato di sicuro nei termini più generici.

Così rispondo spiegando un pochino chi è Irene (o meglio chi non è) e chiedo dove ha sentito parlare di lei. Salta fuori che M. ha ricevuto posta da Irene. No, in realtà la mail era mia, ma sembrava provenire dall’indirizzo di Irene…

E poi, più di recente, L. mi contatta per un mio articolo che ha intenzione di ripubblicare* e, a un certo punto dello scambio e-epistolare, mi chiede se mi chiamo ancora Chiara “Clarina” Prezzavento. Perché, spiega, le ultime mail le ha ricevute da una certa Irene Gualtieri… Quale dei due è lo pseudonimo? 

Ed è solo allora che, silly me, faccio due più due.

E mi sovvien che al tempo della ripubblicazione non mi ero accontentata di piazzare anche Irene sul sito alla pagina “L’Autrice“. Giusto per rendere le cose più interessanti, le avevo messo insieme anche un blog chiamato Irene, Writing. Ed era stato molto divertente, ma per aprirlo serviva un account Google – e così Irene aveva acquisito anche quello.

E non ho mai più usato blog né account, ma si direbbe che quell’identità, come una versione sporadica della macchia di sangue del Fantasma di Canterville, si diverta a riemergere in superficie di quando in quando. Finora solo M. e L. sono stati visitati dall’ectoplasmatica presenza postale di Irene La Vivaista – o forse solo M. e L. me ne hanno chiesto notizie… Qualcun altro, a proposito?

Mi chiedo se devo trovarlo un nonnulla inquietante. Voglio dire, un personaggio che prende una vita propria – e interferisce con la mia posta… Uh. Che poi, a ben pensarci… È forse una storia quella che vedo davanti a me? Un’altra metastoria, quasi che Strada Nuova non fosse già abbastanza meta di suo? Questa cosa comincia a piacermi.

Un metaromanzo con un’appendice meta, sul legame tra l’autrice del romanzo e quella del romanzo nel romanzo. Sì, lo so, messa così sembra orribilmente convoluto, ma…

E no, non ho tempo di scriverlo adesso, non finché sono occupata con certi altri fantasmi, but still. E nel frattempo me ne resto qui, in attesa di ulteriori manifestazioni.

E poi la pianto qui, prima di cominciare a sentirmi come Nicole Kidman in The Others

Che poi anche questo apre altre possibilità, perché– Ma basta, basta e ancora basta.Seguirà storia. Stop.

Oh, e se per caso Irene vi è apparsa o vi appare per posta, me lo dite?

 

 

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* Se tutto va bene, avrete notizie in proposito…

cinema

Prima di Captain Blood

Magari una volta o l’altra avete visto Captain Blood, film del 1935, diretto da Michael Curtiz e tratto da un romanzo di Rafael Sabatini…

No?

Ma davvero?

Proprio mai? Nemmeno una volta?

Oh well, allora qui c’è il trailer:

E avete badato che attorno ai due minuti e tre quarti si parla di A Blazing DEBUT for a new ROMANTIC STAR? E no, le maiuscole non sono una mia iniziativa. Ad ogni modo, si potrebbe essere indotti a credere, sulla base di questo, che Captain Blood fosse il debutto cinematografico di Errol Flynn.

Io l’ho creduto a lungo – perché sì, io l’ho visto, questo film, e non una volta sola… oh, never mind. L’ho creduto lungamente, dicevo, finché non ho scoperto che CB poteva essere il suo debutto Hollywoodiano, magari, ma cinematografico no.

Errol Flynn era già comparso due anni prima (incidentalmente, giusto ottant’anni fa) ne In the Wake of the Bounty, un… suppongo che lo si possa definire un docu-film australiano. In questa cosa, Flynn interpretava Fletcher Christian, con risultati… be’, giudicate voi:

Sì, be’, ecco… E questi scampoletti comprendono tutte – ma proprio tutte le battute che Flynn aveva in questo film. Tutto sommato, se preferiva raccontare che il suo primo film era Captain Blood lo si può capire, vero?

Buona domenica a tutti.

scribblemania

PBD

XYZ è a buon punto.

“E che d’è XYZ, o Clarina?”

Er…

“È per caso un nome in codice per i Fantasmi?”

No. Non è un nome in codice per i Fantasmi.

“È magari uno qualsiasi dei tre plays su cui dovresti proprio cominciare a lavorare?”

Mi piacerebbe dire di sì, ma il fatto è che XYZ non è nessuno dei tre plays. Non è affatto un play, se è per questo.

“E dunque, o Clarina?”

Ecco… Romanzo. Concorso. Scadenza. Scadenza vicinissima. Revisione.

“Tu ti accorgi, nevvero Clarina, che tutto ciò non dice molto a favore del tuo buon senso?”

Sì. Oh sì – me ne accorgo benissimo. Ma d’altra parte si sa che non ho buon senso. Nemmeno una briciola. E dunque, invece di lavorare al mio romanzo, invece di occuparmi dei miei impegni di natura teatrale, invece di preoccuparmi della gente che aspetta i miei impegni di natura teatrale, invece di tutto ciò, sto rimaneggiando un romanzo di qualche anno fa. Lo sto rimaneggiando per una faccenda il cui termine scade tra una manciatina di giorni.

Che devo dire?

Per un’altra manciatina di giorni va così – poi sarò brava.

“Finché non capita all’orizzonte il prossimo premio/torneo/concorso per il quale ti ridurrai a men che l’ultimo minuto?”

Er…

Ma d’altra parte, bisogna pur provarci. Oltre a scrivere, bisogna pur mandare Là Fuori quel che si è scritto. E quindi quest’anno ci si prova. Quest’anno va così. Ecco. E non è come se la Vocina Tra Virgolette non avesse ragione – ma forse farà bene a tenere il fiato per raffreddare il porridge.

considerazioni sparse

Niente Mimose, Per Favore

“No, io leggo solo libri scritti da donne,” dice con aria compiaciuta, mentre versa nel caffè d’orzo la terza bustina di zucchero di canna. “Sono un’altra cosa.”

Le sue due giovani compagne di tavolino la guardano ammirate, e annuiscono.

“Anch’io amo molto le scrittrici donne,” annuncia una delle due, e la creatura dello zucchero di canna le sorride con approvazione.

E a nessuno salta in mente di chiedere alla fanciulla se conosce molte scrittrici uomini…

“E’ inutile,” prosegue la capobranco, “le donne hanno un’altra sensibilità. Un altro… sguardo.” E disegna le virgolette nell’aria con gli indici.

“Certe storie le può raccontare solo una donna,” rincara la terza componente di questa piccola sorority letteraria, e si guadagna anche lei il suo bel sorriso rassicurante. “Prendete La Casa degli Spiriti…”

Ah, ecco. Era solo questione di tempo.

“Ah, Isabel Allende!” esclamano in coro le altre due.

“È unica.”

“È meravigliosa.”

“Con questi personaggi femminili così forti e al tempo stesso dolci.”

“Così solari.”

“Anche il film è bellissimo…” azzarda la discepola che ama molto le scrittrici donne – ma questa volta la capobranco storce un pochino la bocca.

“Ovviamente non è la stessa cosa,” la fanciulla si affretta a rientrare nei ranghi. “E comunque una storia così avrebbe potuto scriverla solo la Allende.”

“Per certi sentimenti, per certe emozioni ci vuole solo una donna,” dice l’altra discepola.

“Guarda, nemmeno Coelho – e a me Coelho piace – ma nemmeno lui.”

E la capobranco si alza e raccoglie armi e bagagli scuotendo i riccioli con un’ombra di compatimento. Coelho, per carità. “No, guardate, è inutile. Una donna ha un altro sguardo.”

Ed escono tutte e tre in processione, con l’officiante in testa. Amen.

E a me viene in mente Marion Zimmer Bradley, che curava (cura?) antologie di racconti fantasy al femminile, e in una prefazione raccontava della quantità di gente che le scriveva per protestare contro l’inclusione di autori maschi. Perché le donne avevano un altro sguardo. Perché gli uomini non avevano la capacità, la sensibilità, il diritto di scrivere protagoniste femminili. Con buona pace, immagino, di gente di carta come Anna Karenina e Natasa Rostova, e Isabel Archer, e Lucy Honeychurch – per citarne solo qualcuna.

E mi viene in mente Manda Scott, nei cui libri le donne sono tutte benintenzionate, ragionevoli, generose, profonde, in gamba, intuitive, coraggiose, capaci di sacrificio e chi più ne ha più ne metta – e gli uomini… er, no.

For goodness’ sake.

Oggi e tutti i giorni, per favore, siamo sensate. Non vogliamo essere considerate il sesso debole, ma dobbiamo essere il sesso speciale? Quelle che hanno l’esclusiva di certe storie – certi sentimenti, certe emozioni? Quelle brave e buone sulla fiducia? Quelle forti e dolci e solari?

No, grazie. Sia chiaro: sono molto lieta di essere una donna – ma preferirei essere considerata, nel bene e nel male, prima come individuo che come membro standard di una categoria.

E vorrei essere letta perché scrivo bene – non perché sono una scrittrice donna, thank you very much.