blog life · scrittura

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Dunque, la fine dell’anno si avvicina e si fa tempo di buoni propositi. La prima cosa che mi viene in mente è che mi è piaciuto molto fare la Fenomenologia dello Sbregaverze, e chissà, magari si potrebbe pensare a qualche altra serie di post a tema. Qualche ideuzza ce l’avrei.

Ci si potrebbe occupare, per esempio, di Scrittori e Città, del modo in cui un dato scrittore incarna lo spirito di un dato posto in una data epoca. Oppure di Malvagi Letterari… posso confessare di avere sempre avuto un debole per i Vilains, sia nei romanzi che all’opera? Così come mi sono sempre piaciuti i Sidekicks, quella gente messa in ombra dal protagonista, quelli che l’autore non preferisce. Anche i Romanzi per Fanciulli si prestano: da un lato l’allegra e criminale noncuranza con cui certi classici finiscono nelle biblioteche scolastiche (o sono consigliati in libreria a donatori ignari), e dall’altro l’altrettanto criminale spirito con cui si scrivono libri per l’infanzia. E che dire di quei Falsi Storici prodotti dalla letteratura ad uso propagandistico? Poi non prometto di trattenermi indefinitamente dallo scrivere di opera, non foss’altro che per il sublime nonsense scaturito dal combinare musica meravigliosa e libretti scritti nel modo più dissennato…

Hm, sì. Dopo tutto non credo che mi annoierò particolarmente, nell’anno nuovo.

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What It Says On The Tin

Mi si dice che se voglio che i miei post siano più utili dal punto di vista di un motore di ricerca, devo darci un taglio, con i titoli criptici. Non devo fare la spiritosa, non devo lasciarmi andare alla mia anglofilia, devo scrivere un titolo che abbia davvero attinenza con quello di cui parla il post. Questo ha senso, persino io lo capisco: Google non è programmato per divinare che un post intitolato, che so, “Tempeste Cerebrali” parli di brainstorming applicato alla scrittura creativa.

Quindi, mi si dice, per il futuro sarà meglio che intitoli i miei post più sul genere “Brainstorming applicato alla scrittura creativa”.

Per il bene di Senza Errori di Stumpa, mi si dice.

*Sigh*

Non lo so. Giuro che ho capito il principio, ma davvero: non lo so. Vedremo.

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Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale,

                               siamo solo in ottobre, lo so. Tuttavia…

Potresti rendere MyBlog più ragionevole, facendo in modo che non ne resti chiusa fuori per mezze settimane alla volta senza poter postare? Potresti far sì che il login funzioni al primo colpo, almeno ogni tanto? O almeno al secondo? Tutto considerato mi accontenterei anche del terzo: dopo tutto, lo vedi, non sono irragionevole. Potresti fare in modo che non debba aggiornare la pagina quarantadue volte prima di visualizzare il mio blog in maniera leggibile?

E sì, lo so: la gente normale per queste cose scrive all’assistenza, non a Babbo Natale, ma vedi…

Io l’ho fatto, di scrivere all’assistenza. Più di una volta. Sono molto gentili. Seguitano a dirmi che devo cambiare browser. Seguitano a dirmi che Firefox funziona benissimo con MyBlog. Fantastico. Peccato che Firefox non funzioni affatto bene con me. Io uso MSIE. Uso MSIE da molti anni. Mi trovo molto bene con MSIE. Non ho mai avuto il minimo problema con MSIE. Mai. Solo con MyBlog.

Per cui, caro Babbo Natale, se potessi avere una renna volante, anche part-time, forse potrei mandare i post in modo un po’ più regolare ed efficace…? La tratterei molto bene. Mi piacciono, le renne. E le permetterei di usare il browser che preferisce.

Grazie grazie. Con affetto, tua

                                                  Clarina

 

P.S. questo post è stato scritto ieri sera alle 10, quando ero riuscita ad accedere e ho pensato di cogliere l’attimo e prepararne qualcuno per il futuro… Perché qui, in mancanza di renne, non si sa mai quando sarà la prossima volta!

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Ecco, per dire la verità…

Ogni tanto qualcuno mi dice cose del tipo “sai, ho visto il tale post sul tuo blog”, oppure “leggo sempre il tuo blog”, o anche “ti seguo tramite il tuo blog”…

Grazie. Apprezzo molto. Davvero. Tuttavia…

Perché non commentate, accipicchia?

I commenti magari non sono il pane quotidiano, men che meno per una blogger distratta e sporadica come la sottoscritta, ma sono decisamente marmellata.

A tutti piace un po’ di marmellata ogni tanto.

E quando mi sento dire (e solo dire) com’è carino il mio blog, mi pare molto di essere come le dame di compagnia della Regina di Cuori di Lewis Carrol: “Marmellata ieri e marmellata domani. Mai marmellata oggi.”

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Iliade

Dunque, un giorno, mettete circa un mese fa, l’antivirus drizza le antenne, suona le trombe, strilla ‘all’armi!’ e mi avverte della presenza di un trojan horse.

“Oh, be’…” penso tra me. “Che vuoi mai che sia?” e dò al cerbero istruzioni di eliminare l’intruso.

“Eliminazione fallita,” comunica il cerbero dopo un po’. “Metto in quarantena?”

Non so che cosa avreste fatto voi, ma io ho detto di sì, senza allarmarmi troppo. Non mi sono allarmata troppo (e questo, lo ammetto, non torna molto a onore del mio QI) nemmeno quando è comparsa la schermata che avvertiva di possibili complicazioni, crash di sistema, alluvioni, terremoti, piogge di meteoriti e catastrofi cosmiche assortite. Proseguire?

No, non mi sono allarmata. Forte del fatto che “un trojan horse è più una seccatura che una minaccia”, pigio allegramente il tasto OK e, siccome lì per lì non succede nulla, mi convinco che tutta vada alla perfezione.

E non ci penso più.

Non ci penso più fino al mattino successivo, quando tento di accendere il computer e… nulla.

Riprovo: nulla di nulla.

Riprovo ancora: buio siderale.

E allora, colta da panico, chiamo il San Tecnico, che si precipita qui il pomeriggio stesso. Il San Tecnico tenta di accendere, accede a qualcosa che persino io mi rendo conto essere in DOS (ecco a cosa serve avere fatto un’ora settimanale d’informatica per tutto il Ginnasio), mugugna tra sé e diagnostica un eccesso di zelo.

In pratica, nell’ansia di liberarsi dell’equino pergamide, l’antivirus ha fagocitato anche il file di sistema a cui l’invasore si era appiccicato. Mentre io comincio a iperventilare, e mi prendo a sberle perché è più di un mese che non faccio il maledetto back up, il San Tecnico m’informa che chi vivrà vedrà, e se ne parte, portandosi via l’ordigno.

Il seguito è una lunga trama di stelle avverse, battaglie epocali, esperimenti, attese e mugugni, ma tutto ciò è avvenuto nel campo del San Tecnico. Quello che vi posso dire è che, dopo i primi giorni di disperazione nera (niente Internet, niente posta elettronica, niente di niente), mi sono… come dire? Sono tornata allo stadio di felice, rousseauiana innocenza dei miei primi vent’anni, quando Internet non esisteva e tutti vivevamo felici lo stesso. Ho lavorato su stampe cartacee, ho scritto a mano, ho letto diversi libri seduta in giardino, ho guardato qualche film… E vidi che tutto ciò era cosa buona.

Mi piacerebbe dire che sono anche andata in giro in bicicletta, ma prima che la mia disintossicazione giungesse a quello stadio, il San Tecnico è tornato con il computer risanato.

E adesso? Dopo i primi giorni di riadattamento e recupero, posso dire che ho ridotto le ore di Internet quotidiane. Almeno un po’.

E tuttavia, che posso dire? Mi conosco: vedremo quanto durerà.

 

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Eppur si muove

No, non sono morta.

Ok, al momento ho l’influenza, ma sono viva, vivissima. E tra i miei buoni propositi per il nuovo anno c’è quello di occuparmi di più (molto di più) di questo blog.

Anno nuovo? Ma se siamo quasi a metà febbraio!

I know, I know… Però le buone intenzioni ci sono. Clarina sta per tornare, fidatevi. E’ praticamente già qua.