Conoscevo una ragazza irlandese che, quando era giù di morale o moderatamente brilla, faceva una specie di gioco con questa canzone: per ogni tipo di morte bisognava a turno citare un personaggio storico o letterario pertinente: tipo who by fire… Giovanna d’Arco; who by water… Shelley; who in the sunshine… e questo era il tipo di punto in cui si accendevano dispute furibonde, perché di sicuro Riccardo III è morto in pieno giorno, ma chi può dire se sulla battaglia di Bosworth splendesse il sole?
Ieri sera sono andata a vedere la versione italiana di Cats.
Ero piena di prevenzioni nei confronti della traduzione, e invece non è affatto male. La musica di Lloyd-Webber, sempre entusiasmante, dal vivo lo è ancora di più ; le coreografie di Ezralow sono piene di energia, la scena un po’ affollata ma non male, e la Compagnia della Rancia lavora con passione e ad alto livello. Questa versione italiana sopprime The Awefull Battle (peccato…), ma in compenso ripristina Growltiger (tradotto – bene – in Gattigre) in una bellissima scena di ombre cinesi.
Non è che la produzione non abbia difetti, e il più macroscopico sono i brutti costumi dall’aria goffa e miserella: a parte tutto il resto, non c’è pericolo che i pur bravissimi ballerini/cantanti possano muoversi in modo convincentemente felino indossando delle specie di tute di peluche… Il secondo problema sarebbe l’interprete di Bustopher Jones (tradotto – maluccio – in Ciccio Gourmet), decisamente il punto debole della compagnia. Tuttavia, magari era raffreddato o in cattiva serata, per cui sospendiamo il giudizio. Invece è di sicuro una deliberata scelta di regia quella di mostrare i gatti tra l’indifferente e l’amichevole nei confronti di Grizabella fin dall’inizio, anziché ostili per la maggior parte del tempo. Confesso che la cosa mi ha infastidita: sarà più carino, ma toglie mordente alla trama, e contraddice, se non il testo, lo spirito delle poesie di Eliot, i cui gatti sono tutto fuorché carini.
Quando la Disney volle trarre un cartone animato da Old Possum’s Book of Practical Cats, la vedova del poeta si oppose recisamente: i Practical Cats non erano nati per essere teneri e graziosi. Quando fu la volta del musical, la stessa signora chiese a Lloyd-Webber e Trevor Nunn di non farne dei micetti.
Fu accontentata: in effetti, il fascino dei Jellicles consiste nella loro combinazione di grazia e ferocia, di riti tribali e di beffe ai “padroni”. I Jellicles sono cordiali col pasciuto e prospero Bustopher, comprensivi con Gus e le sue glorie passate, ma ostili a Grizabella, che ha lasciato la tribù per vedere il mondo. Quando torna, vecchia e malata, la ex glamour cat è accolta a soffi e graffi, e i gatti adulti non permettono ai gattini di avvicinarsi a lei. Il suo ritorno in seno alla tribù e la sua morte (la versione italiana è ancora più esplicita, traducendo the Heavyside Layer con “Il Dolce Aldilà”) sono il culmine della trama. La versione italiana stempera tutto questo: la prima volta, Grizabella viene più o meno ignorata, e la seconda tutti i gatti le si strusciano amichevolmente attorno… Ce n’era davvero bisogno?
Moon River, wider than a mile, I’m crossing you in style some day. Oh, dream maker, you heart breaker, wherever you’re going I’m going your way. Two drifters off to see the world. There’s such a lot of world to see. We’re after the same rainbow’s end– waiting ‘round the bend, my huckleberry friend, Moon River and me.
(Fiume della Luna, largo un miglio e più/ uno di questi giorni ti attraverso in grande stile./ Fabbrica-sogni, spezza-cuori,/ dovunque tu vada, vengo anch’io./ Due vagabondi a zonzo per il mondo./C’è tanto di quel mondo da vedere./Andiamo a caccia dello stesso arcobaleno -/ quello che appena oltre la curva aspetta il mio amico monello,/ il Fiume della Luna e me.)
(Parole di Johnny Mercer, musica di Henry Mancini)
Oggi, in occasione del centenario della morte, l’Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti dedica al compositore napoletano Giuseppe Martucci una giornata al Teatro Bibiena di Mantova. Convegno oggi pomeriggio, iniziando all 17.00, e concerto alle 21.00, tutto in omaggio all’autore della Canzone dei Ricordi, l’unico ciclo di lieder del panorama musicale italiano.
Ho smarrito il mio invito con programma, e quindi non sono in grado di essere terribilmente precisa, ma quello che posso dire con certezza è che, durante il convegno, Francesca Campogalliani, dell’Accademia Teatrale Campogalliani, leggerà “I Ricordi della Canzone”, novella martucciana di Chiara Prezzavento. Essì, credevate che fosse un post informativo, e invece è spudorata autopromozione…
Per redimermi, almeno parzialmente, qui c’è un sito dedicato a Giuseppe Martucci, IL compositore sinfonico del secondo Ottocento italiano (vale a dire, l’unico a non scrivere nemmeno un’opera…)
Adesso mi piacerebbe inserire un video di musica martucciana, ma YouTube non me lo consente: tutti i pezzi di Canzone che ci sono (la scelta è fra Mirella Freni e Violeta Urmana) portano la dicitura “incorporamento disattivato su richiesta dell’utente”. Vuol dire che dovrete andarli a cercare qui.