Poesia · romanzo storico · Storia&storie

I Fantasmi di George Garrett

Ah, dunque, c’è questo Saluto dell’Autore, all’inizio di Entered From The Sun, di George Garrett…Garrett

Qualche anno fa, EftS è stata una di quelle letture inaspettate in vario modo. Scelto perché ha per sottotitolo The Murder of Marlowe, salvo poi scoprire che l’assassinio di Marlowe c’entra poco. O molto, in realtà, ma non nel modo che ci si potrebbe aspettare… In nessun modo che ci si potrebbe aspettare, a dire il vero. Immagino che ci voglia un poeta per rendere un argomento visceralmente fondamentale e, al tempo stesso, alla fin fine irrilevante. Perché Garrett era un poeta, e si sente molto, e lo stile è… difficile da definire. Shall we say caleidoscopico? Sì, diremo proprio così, ed è un’approssimazione buona come un’altra. Iridescente, forse, è un’altra ragionevole possibilità. O una combinazione delle due, forse.

Insomma, per non girarci attorno: EftS, a ben pensarci, è un catalogo di cose che dovrebbero irritarmi nel profondo, eppure l’ho trovato di enorme soddisfazione, con il suo mosaico di punti di vista spesso inafferrabili… Ah well. Diciamo che è un’esperienza di un genere non comune.

Tuttavia, quel che volevo fare oggi, è proporvene un pezzettino – da quel Saluto dell’Autore di cui vi dicevo prima di perdermi a rapsodizzare.

Per non dimenticare, né ora né mai, quella perduta lucentezza, speranza e gloria di quei tempi. E similmente per ricordare, portandola in mente,  l’altra faccia di tutto questo. Il pietroso scontento, la gelida disperazione, l’apocalittica indifferenza.

Abbiate pazienza con me, fantasmi.

E benediteci, tutti e ciascuno – i vostri nuovi amici perduti.

Parlate a me.

Parlate tramite me.

Parlate a noi.

Una perfetta preghiera secolare del romanziere storico – e anche del traduttore, nelle giuste circostanze. Non trovate anche voi?

Shakeloviana

Shakeloviana: Entered From The Sun

41Ms42H990L._SL500_AA300_Su Entered from the Sun, di George Garrett, ho fatto un diario di lettura, quasi quattro anni fa.

E a ben pensarci sono secoli che non posto un diario di lettura… ma non divaghiamo. In realtà in questo bizzarro romanzo non compaiono né Shakespeare né Marlowe, per cui sono stata a lungo incerta se includerlo in Shakeloviana. Alla fine decido di sì, perché è un libro notevolissimo, e perché, sebbene Kit non compaia mai in scena, è un’indagine sulla sua morte a occasionare la storia narrata da Garrett.

O dai suoi narratori – plurale, pluralissimo, perché di narratori ce ne sono a bizzeffe, e non sempre individuabili. Tutto questo libro è un mosaico di esperimenti narrativi, di punti di vista bizzarri, di dialoghi costruiti meravigliosamente, di mezzaloghi, di giochi narrativi, di voci, d’incastri, di personaggi sfaccettatissimi, di ambiguità morali, di reticenze, di menzogne, di fuochi d’artificio linguistici, di scenari dipinti, di false impressioni, di ribaltamenti… il tutto imperniato in apparenza attorno a una singola domanda: chi ha ucciso Kit Marlowe?

Ma s’impiega poco a rendersi conto che in realtà le questioni in gioco sono ben altre…

È un romanzo complesso, intricato, affascinante oltre ogni dire. Una piccola enciclopedia di meccanismi narrativi e di scrittura stilizzata – nonché 101 modi per imbrogliare con grazia il lettore. Letto con lo spirito giusto – ovvero una piena disponibilità a lasciarsi condurre attorno – è una virtuosistica delizia.

Figurarsi se è stato tradotto, e per quanto riguarda l’originale, questa volta devo consigliare (vivamente) la lettura a chi con l’Inglese ha qualche dimestichezza. George Garrett, prima di essere un romanziere era un poeta – e si sente molto.

Il mio diario di lettura, ovvero La Clarina Irreparabilmente Catturata Da Un Libro Che In Teoria Non Dovrebbe Piacerle Nemmeno Un Po’, si trova qui, qui, qui e qui.

A riprova del fatto che la teoria è teoria – e poi c’è la Scrittura con la S maiuscola.