Somnium Hannibalis

Stasera

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Prima di stasera ci dovrebbero stare altre due prove, una filata e una tecnica (anche perché la musica non è ancora completamente a posto); l’Uomo delle Luci deve montare un impianto di proporzioni epiche; gente di due associazioni diverse deve montare due gazebo in posizioni non ancora ben chiarite; gente del Comune deve disporre le sedie e dare un secondo colpo di disinfestazione antizanzare; bisogna sperimentare l’accensione del fuoco nei bracieri; alle 6 e alle 7 ci sono le due visite guidate al Manufatto – durante le quali non si potrà provare in senso stretto; alle 8 un’altra associazione ancora cucina il risotto alla pilota; non appena l’aere principia a scurirsi bisogna fare i puntamenti alla velocità del fulmine…
… Dopodiché si va in scena. Sarà una lunga giornata.
Somnium Hannibalis

Il Gran Giorno

Oggi è il gran giorno. Mancano dodici ore – minuto più, minuto meno.

Sto iperventilando.

Voglio emigrare – voglio emigrare a Tuvalu, o qualche altro posto senza teatri. Ieri alla generale (o era la tecnica? Ma se era la tecnica, quando facciamo la generale? E se era la generale, quando facciamo la tecnica?) è successo di tutto. Questo dovrebbe essere incoraggiante, in un certo senso. Voglio dire, da che mondo è mondo, una prova generale infelice conduce a una prima stratosferica, giusto?

Speriamo.

Nel frattempo posso dire che alcune scene, che ho visto oggi per la prima volta con le luci a posto, sembravano altrettanti quadri spagnoli. E questo è bene. La musica non mi piace alla follia, ma fa lo stesso: ho constatato che non interessa troppo a nessuno se a me piace o no la musica… Il telo per le proiezioni è stato un salvataggio dell’ultimo minuto – o meglio, lo sarà domani, quando sarà stato sistemato definitivamente. Stasera ne è crollato metà, ma sono dettagli.

La cosa più pittoresca e allarmante, però, è che ho raccattato per strada una parte. Oh, una particina, sia chiaro: cinque battute rimaste scoperte per un forfait medico-famigliare dell’ultimo minuto. “Tanto tu la sai a memoria, no?”

Come dicevo, sto iperventilando.

Più tardi, all’ora in cui la gente normale va a pranzo, io me ne vado a teatro, e la regista mi passa al tritacarne nel tentativo di farmi sembrare parte dello spettacolo, anziché una pezza.

Pensatemi, stasera. Pensatemi dietro le quinte in trepida attesa; pensatemi mentre mi mangio le unghie tra una fila di lance e un tavolino empire; pensatemi inopinatamente in scena con addosso un costume in prestito, nella scena con le luci di taglio che sembra rubata a El Greco; pensatemi con lo stomaco pieno di farfalle e poi – si spera – pensatemi in proscenio, all’esterno della riga, a raccogliere gli applausi insieme agli Histriones.

E questa, Signori, – tanto per parafrasare Annibale – sarà una notte felice.

Somnium Hannibalis

Mentre Non Guardavo

Primo incontro post-pasquale con gli Histriones e, mentre non guardavo, qualcosa deve essere successo.

Mancava un po’ di gente, così ci siamo concentrati su alcune scene tra Antioco e Annibale, più qualche passaggio di folla. I cosiddetti passaggi di folla sono cose complicate – non fatemi spiegare – e in continua evoluzione, ma le scene… oh le scene! L’ultima volta che le ho viste in prova erano ancora ad uno stato molto spigoloso, e ieri sera miracolo! Correvano una dopo l’altra, lisce e appuntite al tempo stesso, piene di ritmo, di personalità, d’intenzione.

Ossignore, mi emoziono solo a pensarci.

Naturalmente non siamo pronti, e ci mancherebbe: manca un mese e mezzo al debutto… sarebbe teatralmente indecoroso essere pronti adesso. Ma resta il fatto che, mentre ero distratta, Somnium Hannibalis – A Play ha assunto tutto un nuovo, non del tutto inatteso, ma assolutamente entusiasmante grado di vita.

L’attore che interpreta Annibale mi ha raccontato che aveva preso l’abitudine di alzarsi un’ora prima al mattino per studiare la parte e lavorarci sopra prima di andare in ufficio. Poi ha dovuto smettere, perché – dice – ci si immedesimava talmente che poi per tutta la giornata lavorativa si sorprendeva a pensare alla battaglia di Canne anziché alle condizioni che doveva trattare.

Ecco, anche questo mi emoziona non poco: ho scritto qualcosa – ho scritto qualcuno che cattura ed entusiasma un altro essere umano, tanto da fargli dimenticare occupazioni e preoccupazioni quotidiane. Tanto da fargli dire che Annibale gli resterà.

Il secondo miglior complimento che si possa fare a uno scrittore è dirgli “ho letto il tuo libro tutto d’un fiato.” Il migliore in assoluto, però, quello che ciascuno di noi sogna di sentirsi dire, è: “leggere il tuo libro mi ha segnato in qualche modo duraturo.” Forse è presto per dirlo, ma credo proprio che ieri sera mi sia successo.

Stanotte sono andata a dormire felice.

scrittura · Somnium Hannibalis

Origami

mask01.jpgTra una presentazione e l’altra, ieri sera sono riuscita ad assistere alle prove degli Histriones. Non è pronto, si capisce, ma è assolutamente elettrizzante vedere come tutto comincia a prendere forma. Le parole, le intenzioni, i significati, per gradi tutto diventa tridimensionale. E’ come guardare qualcuno di veramente bravo che piega un origami.

Lentamente, molto lentamente, una piega dopo l’altra. Siamo allo stadio in cui ancora non s’intuisce la forma definitiva, ma si formano delle ombre su quella che prima era una superficie piana, e le linee cominciano a gonfiarsi in curve.

E’ fantastico.

C’è qualcosa di straordinariamente appagante nel vedere un gruppo di persone che sperimenta con le mie parole, le mie battute e i miei personaggi. Mi è capitato ancora, ma ogni volta è una sorpresa. Una panacea per quei momenti di frustrazione in cui si vorrebbe tanto poter dare più di una forma alle proprie idee… voglio dire: è un tormento non saper disegnare, o comporre musica, o scolpire, ma devo ammettere che il teatro (il processo di elaborazione del testo, la fabbricazione dell’origami, più ancora della rana di carta finita) è una notevole, notevole consolazione.

Oh, e devo modificare tre battute. No, non c’è fretta: stanotte va benissimo. O anche domattina presto.

grillopensante · pennivendolerie · Somnium Hannibalis

Didattica – Teatro 0-0

L’ennesima richiesta richiesta di modifiche al testo da parte degli Histriones è degenerata in weekend (lungo) di massiccia riscrittura. Confesso di avere dormito assai poco, da giovedì a questa parte.

E’ andata a finire che ci eravamo lasciati con una pièce funzionale, molto didattica e rigorosamente cronologica, e la notte scorsa alle quattro meno venti ho spedito alla compagnia un testo alquanto modificato: niente più elefanti, niente più Alpi, niente più Capua, niente più Taranto, niente più veterani numidi e colonne d’oro… Il tutto asciugato a una domanda (perché Annibale non ha preso Roma dopo la battaglia di Canne?) e a una risposta che non è storica, ma è poetica.

Stasera, alle prove, sono arrivata in ritardo apposta, e ho trovato gli Histriones schierati attorno al tavolo, che rimuginavano sul testo nuovo e, palesemente, nutrivano propositi omicidi. Be’, la regista no: la regista è entusiasta. Dice che adesso è teatro. Il committente (sì, c’è un committente) non è felice. Dice che sarà anche teatro, ma non è più un’esperienza didattica. Gli attori sono divisi: per lo più preferiscono la stesura nuova, ma mi odiano un pochino perché credevano di dover studiare qualche modifica, non un testo nuovo…

Ora, io so benissimo che il committente ha ragione. Il progetto contemplava fin dal principio una fruizione scolastica, e quindi richiedeva una narrazione della storia di Annibale che fosse cronologica e di facile comprensione. Lo so bene, e lo sapevo anche mentre scrivevo la mia nuova stesura. Lo sapevo al punto che, negli intervalli ho anche preparato le modifiche che mi erano state richieste sulla versione vecchia.

Diciamocelo: la stesura nuova è stata una piccola follia, fatta perché è più bella, perché è come l’avrei voluta dall’inizio. E fatta anche per dimostrare che non era colpa mia se la versione originaria suonava come una versione dal Latino. Se in quaranta minuti devo comprimere una dozzina di scene cum voce narrante, è ovvio che non posso ambire a vette di profondità e scavo psicologico, ma non mi sentivo molto creduta. E allora ho fatto questa cosa con meno scene, meno gente, meno proiezioni alle spalle, meno orpelli in generale, e più Annibale.

Ora non so come andrà a finire: ci siamo lasciati discutendo, e il committente deve interpellare altra gente coinvolta nel progetto, e comunque c’è sempre la versione modificata. Però… Suono molto perfida se dico che sono contenta di avere scritto la nuova stesura, di avere gettato nel panico la compagnia e il committente? Forse non se ne farà nulla, ma ho visto molte occhiate concupiscenti piovere sulla mia stesura scritta di notte. Quella non didattica, quella teatrale. Quella bella.