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Echi Nel Vento

bosco_vecchioQueste giornate ventose – e, a dire il vero, tutte le giornate ventose – mi riportano in mente Il Segreto Del Bosco Vecchio, il mio primo Buzzati, letto ormai alcuni decenni fa, e conosciuto fin da prima di leggerlo.

Il fatto è che mio padre, buzzatiano convinto, non poteva sentir levare il vento senza chiedermi: Evaristo o Matteo? Come i due venti di Buzzati, il volubile e pericoloso Matteo ed Evaristo, pusillanime e meschinello. E poi c’era il vento transoceanico, che quando non è impegnato a transoceanare vive in un’enorme grotta con un lago sul fondo.

E c’erano gli animali parlanti – prima tra tutti la gazza.

E c’erano i geni degli alberi – sorta di elfi silvani, uno dei quali, per poter meglio badare alla sua gente, s’impiega come ispettore forestale. E anche questa gente verde e silenziosa sconfinava occasionalmente dal libro nel mondo che mio padre immaginava per me: mi portava in bicicletta lungo gli argini del fiume – dei fiumi, perché qui ne abbiamo quantomeno due – e ogni tanto indicava tra i pioppi. “Hai visto? Oh, si è nascosto – ma c’era un genio degli alberi!” Oppure in montagna, quando incontravamo i Forestali, mi sussurrava “Quello alto sulla sinistra…”

Così quando lessi il libro per davvero, il mondo della storia era estremamente familiare. Restava da incontrare la gente che popolava quel mondo: l’orfano Benvenuto e il Colonnello Procolo* più che altro. E restava da scoprire che ci sono finali tristi e finali tristi, e che la storia era amarognola e malinconica all’estremo. Era buzzatiana – solo che non lo sapevo ancora. Potrei sbagliarmi – sono passati più o meno trent’anni – ma non ho ricordo di una singola scena soleggiata, nel Segreto. O se c’era, probabilmente è significativo che, se ripenso all’una o all’altra scena del libro, io le immagini tutte in una luce bigia e acquigginosa.

Così a tre decenni di distanza è questa bigitudine che mi resta in mente, e un odore di foglie bagnate. Ed echi ogni volta che vedo un icneumone, una gazza o un forestale. E non poter vedere abbattere un albero.**  E non poter sentir levare il vento senza risentire la voce di mio padre: “Evaristo o Matteo?”

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* E non cominciamo nemmeno con il film, volete? Paolo Villaggio nei panni del Colonnello, for heaven’s sake! Non so dire che speranze avessi in proposito – ma per modeste che fossero, oh l’orribile delusione.

** Il che, considerando il lavoro che ho fatto per sette anni…

 

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A Volte Buzzati Interferisce

000012055579.jpgOggi tagliano la tuia.

La tuia ha più di ottant’anni – l’aveva piantata il mio bisnonno – ed è alta una ventina di metri. Non è uno di quegli alberi con cui fai conversazione, è lì e basta, di sentinella accanto a un cancello, altissima e diritta. L’estate scorsa la stupida Tess ci si è arrampicata fino a metà e ci è rimasta per un giorno e una notte, salvo poi balzare giù come se niente fosse. Dopo che avevamo fatto venire i VVFF con l’autogru. Ultimamente la tuia non sta molto bene: ha la punta secca, cosa che – mi dicono – non preannuncia nulla di buono. Se crolla per il verso sbagliato, la tuia ci abbatte la casa dei custodi. Se crolla per il verso meno sbagliato, ci butta giù un garage. Oppure, con un minimo d’impegno, può anche centrare i fili elettrici.

Così oggi tagliano la tuia.

Da qui sento le motoseghe al lavoro, e i tonfi dei pezzi di tronco che cadono, ed è strano, considerando il lavoro che facevo prima, che ci siano pochi rumori che odio come una motosega che morde il legno.

E so anche che è stupido piangere per un albero, e che è diventato davvero pericoloso lasciarla su, e che ad ogni colpo di vento cade qualche ramo. E che pianteremo subito un’altra tuia. Lo so benissimo, grazie.

Però…

Avete letto Il Segreto del Bosco Vecchio, di Buzzati? Non parlo del film (chiunque abbia avuto l’idea di scritturare Villaggio per il ruolo del Colonnello Procolo dovrebbe essere sculacciato sulla pubblica piazza, anche se è Olmi in persona!!), ma della novella.

Ecco, stamattina mi pare che il Genio della tuia debba essere seduto qui sulla poltrona alle mie spalle, e che, se mi azzardassi a voltarmi, mi guarderebbe con aria di rimprovero. E mi pare anche che il venticello che soffia fuori non possa essere Matteo – troppo timido: dev’essere Evaristo.

Altro tonfo, più sordo: fra cinque minuti, della tuia non sarà rimasto più niente. Sono passati un po’ di anni dall’ultima rilettura, e non mi ricordo che cosa succede al Genio quando l’albero viene tagliato. C’è una scena, questo sì, con il Genio seduto sconsolatamente sul tronco abbattuto, e tutti i suoi simili attorno. Dopo di questo non mi ricordo. Forse il Genio svanisce e basta.

Ecco, hanno finito. Fuori c’è un meraviglioso profumo di ginepro.

Ed è stupido, proprio stupido, lacrimare così sulla combinazione di un libro e di un albero, vero? Stupido oltre ogni misura.