Arte Varia · considerazioni sparse

E Altri Specchi Convessi

massysQuando, in un commento a questo post, Artiglio mi ha fatto scoprire il quadro di Quentin Massys “L’Usuraio e Sua Moglie”, mi è venuta voglia di andarmene a caccia di specchi convessi dipinti.

E così ho scoperto che Van Eyck è solo il capostipite di una lunga, lunga discendenza di pittori di specchi convessi. Considerando quello che era riuscito a fare, non è sorprendente. Le potenzialità stilistiche e simboliche di un arnese del genere ne fanno un elemento molto interessante da inserire in un quadro, la specularità affascina da sempre artisti e bambini, gatti e osservatori casuali alike, e la prospettiva incurvata nella superficie di vetro è quel genere di virtuosismo che non può non attrarre un pittore…-campin

E così avevo pensato di dedicare questo post a una galleriola di specchi convessi attraverso i secoli… poi ho scoperto che qualcuno l’ha già fatto – e molto bene. E allora, perdonate la pigrizia agostana,* credo che vi metterò un link a questo bellissimo ed esauriente post su Didatticarte. All’inizio, in realtà, troverete un po’ di teoria, le sculture riflettenti di Anish Kapoor e qualche anamorfosi e poi, a partire dal nostro Jan Van Eyck, una lunga, magnifica cavalcata attraverso la storia dell’arte, inseguendo gli specchi convessi.

Troverete un sacco di meraviglie. Personalmente ho un debole per gli specchi fiamminghi (Campin!) ma non dico che, se me lo permettessero, non porterei a casa anche cose come lo specchio rotondo di George Lambert o Lo Specchio di Orpen…

FurtenagelE a questo punto ho ben poco da aggiungere, se non questo quadro qui a sinistra: Il Pittore Hans Burgkmair e Sua Moglie Anna, di Lukas Furtenagel – anno 1525.

 

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* In realtà è per modo di dire, perché qui si lavoralavoralavora senza sosta, perché Glasgow incombe, e non sono affatto pronta. Non vi ho detto di Glasgow? Oh, ve ne dirò… Adesso, se volete, potete sospirare: “Oh, povera Clarina…”

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Lo Specchio Convesso

CatturaEra un po’ di tempo che meditavo di aggiungere in cima alla colonna qui a destra un’immagine significativa – qualcosa che avesse a che fare con SEdS, con me, con quel che scrivo…

E finalmente mi sono decisa. Avete visto? È lo specchio convesso del Ritratto Arnolfini, di Jan van Eyck, che si trova alla National Gallery – e che passo a salutare ogni volta che vado a Londra. Non sono ancora del tutto certa che resterà definitivamente dov’è*, ma di sicuro è significativo per me in più di un modo.

E non tutto il ritratto, a dire il vero. Il Ritratto Arnolfini, a voler vedere, è un bel ritratto fiammingo del quindicesimo secolo, con un mercante fiorentino a Bruges e la sua sposa dall’aria un nonnulla pecorina, originale nell’uso della prospettiva, semi-incomprensibile a noi posteri nell’iconografia… Ma nulla di tutto ciò è rilevante al momento.

Quel che conta è lo specchio. Lo vedete lo specchio rotondo con la cornice, sulla parete di fondo, dietro i due coniugi? A prima vista potrebbe sembrare un particolare decorativo – ma diamo un’occhiata da vicino:

The_Arnolfini_Portrait,_détail_(2)

Visto? Lo specchio mostra Arnolfini e signora di spalle, il resto della stanza con un’altra finestra e soprattutto, vestito di azzurro, il pittore che lavora nel vano della porta. E dietro, la vedete la piccola figura in rosso che osserva la scena da dietro la spalla di van Eyck? Ecco – quelli siamo noi. È lo spettatore, trascinato all’interno di questa piccola storia dal gioco di prospettive incrociate nello specchio.

Ebbene, questa piccola immagine dentro un’immagine, questa strizzata d’occhio all’osservatore, questo minuscolo sfondamento della quarta parete, per me simboleggia perfettamente una quantità di cose che si fanno in narrativa e a teatro. Metanarrativa e metateatro, per la precisione – due cose che mi appassionano particolarmente. Storie che parlano di storie, di come si scrivono e si raccontano, di come funzionano, di come arrivano al lettore/spettatore. Storie di gente che scrive e/o recita. Storie di prospettive incrociate e conseguente inafferrabilità della Storia… Alla fin fine è di questo che scrivo più spesso che d’altro. E quando non scrivo, è di questo che mi occupo: le prospettive sovrapposte della traduzione, il modo in cui funzionano (o si possono far funzionare) le storie altrui…

E quindi sì: lo specchio convesso** di Jan van Eyck è, a mio timido avviso, un’immagine estremamente adatta ad essere appesa sulla porta di questo blog.

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* Qui in cima alla colonna a destra, intendo – non alla National. Ho provato a chiedere se mi permettevano di portarlo a casa, ma mi hanno detto di no…

** Sì, il nome mi piace. Ci ho persino intitolato un romanzo. Ne parleremo.