anglomaniac · Londra · posti

Sette Cose Londinesi

There’s no place like London… si canta in Sweeney Todd – e lasciate che ve lo dica: sono d’accordo. Lo sono nel modo in cui il giovane Anthony intende la faccenda, e non alla maniera del diabolico barbiere eponimo – ma forse non c’era tutto questo bisogno di spiegarlo, vero?

Di ritorno da tre giorni e mezzo a Londra, e ancora un po’ stordita dal vortice metropolitano, credo che me la caverò con una piccola lista di spunti, suggerimenti, scoperte, riscoperte, momenti memorabili in ordine sparso.

Andiamo a cominciar:

  1. Trovarsi sull’Isoletta proprio mentre si recidevano gli ormeggi con l’Unione Europea. Non che si sia visto molto in fatto di proteste o festeggiamenti – ma tanti Londinesi così afflitti per la Bexit, così ansiosi di farlo sapere. Il cassiere nel bookshop e la guida alla mostra sui tessuti antichi…  Scoprono di avere a che fare con dei continentali, e devono – proprio devono spiegare che loro avevano votato contro, che è un giorno buio, che non doveva succedere…
  2. Tre musical in tre giorni: la meraviglia, la perfezione, la musica, le interpretazioni stellari, le continue sorprese… Si torna bambini, si guarda incantati ad occhi tondi e bocca aperta. 
  3. La casa-museo dell’architetto e collezionista Sir John Soane a Lincoln Inn’s Fields, colma fino al soffitto (nel più letterale dei sensi) di collezioni d’arte e antichità. Un vero e proprio tuffo in un certo aspetto dell’età georgiana – quella dei collezionisti, degli artisti, dei professionisti-gentiluomini, dei classicisti appassionati, in ascesa social-professionale dopo essere stati grand-touristi low-cost in gioventù.
  4. Cream tea a Covent Garden: scones, clotted cream, marmellata di fragole, buona compagnia e musica dal vivo nella piazzetta…
  5. La mostra dei costumi al National Theatre. Non solo una certa quantità di magnifici costumi teatrali – ma anche strumenti di lavoro, appunti, schizzi, modellini, e frammenti di interviste a designers, sarti e guardarobieri che raccontano un appassionato lavoro creativo, pieno di fantasia e di tecnica superlativa.
  6. Simpson’s in the Strand, il ristorante che vanta il miglior roast-beef del mondo. Ora, non so se questo sia proprio vero – ma di sicuro era delizioso persino per una carnivora riluttante come me. E comunque il posto, arredato come un gentlemen’s club, tutto legni scuri, divanetti di pelle impunturata, legni scuri, argenti, quadri e stampe, ovattato, elegante, con un servizio attentissimo e discreto, è un’esperienza di per sé.
  7. Il capodanno cinese, con i coloratissimi leoni danzanti nelle hall degli alberghi e Soho illuminata da infinite ghirlande di lanterne rosse… e certa gente di vostra conoscenza che, camminando a naso in su, inciampa in una predellina di legno criminalmente abbandonata in mezzo al passaggio, prende il volo e atterra sul marciapiedi come un’anatra abbattuta. Yes, well. Also, una certa quantità di cinesi provvisti di mascherina, a ricordarci che non tutto è a posto.

Perché sì – mentre noi eravamo in giro per teatri e negozi, per musei e ristoranti, in buona e allegra compagnia, impegnati a bagolare di teatro, storia e carattere nazionale britannico, mentre ridevamo, ammiravamo e facevamo scoperte, tutt’attorno le cose succedevano. Uno strappo storico, un’epidemia, un attentato a Stratham… tutto insieme, tutto… .

Un singolare viaggio, non trovate? E una prova in più che davvero, nel bene e nel male, there’s no place like London.

musica · teatro

It Is A Far, Far Better Thing…

Oh be’, a titolo di congedo da A Tale Of Two Cities

And yes, Sara, there is a musical…

It is a far, far better thing that I do than I have ever done. It is a far, far better rest than I go to than I have ever known.

E lo so che è così gonfio, così ottocentesco e melodrammatico*… ma che posso farci? Mi ci commuovo sempre un pochino.

E buona domenica.

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* Non questo. Il libro. Sì, ok, anche questo è gonfietto la sua parte – ma intendo il romanzo.

musica · teatro

Les Misérables

E così venerdì sera sono andata a vedere Les Misérables che, qualora non lo sapeste è la versione cinematografica del musical, e non del romanzo.

Mi ero posta ansiose domande su traduzione e doppiaggio – e invece sbagliavo: nulla di cantato è stato tradotto, a tutto beneficio dell’insieme. Oddìo, sottotitoli per sottotitoli, ho l’impressione che avrebbero potuto omettere di tradurre e doppiare anche i (non frequentissimi) parlati – e l’insieme se ne sarebbe giovato ancor di più, ma accontentiamoci così.

La povera R., che mi sono trascinata dietro, ha finto di non conoscermi quando, a film finito, ho lasciato la sala canterellando One Day More sulla musica dei titoli di coda. Poi però abbiamo incontrato A. (la bravissima Giovanna d’Arco di Bibi & il Re degli Elefanti), che ha detto di avere cantato sottovoce per tutto il film… R. si è un pochino consolata col costatare che, se non altro, c’è altra gente che soffre dei miei stessi esantemi.

E a questo punto, posso forse non mettervi a parte? Ovviamente no. E siccome non trovo il brano rilevante del film, ecco a voi One Day More, nella versione in concerto per il decimo anniversario della produzione londinese:

A titolo di curiosità, qui Jean Valjean è Colm Wilkinson, che nel film interpreta il Vescovo di Digne.

E buona domenica.

musica · teatro

A (Musical) Tale Of Two Cities

Ci sono alcune affidabili certezze nella vita – e una è che, prima o poi, qualcuno ricaverà un musical da… oh well, praticamente da qualsiasi cosa.

Per esempio questo – la versione musicale di A Tale Of Two Cities:

Echi di Les Misérables? Possibile, possibile – ma fa nulla. Quest’anno va così e siamo molto dickensiani.

E buona domenica a tutti.

musica · teatro

I Wanna Be A Show-Stopper…

L’ho già detto che mi piace tanto Baryshnikov? Che posso dire, è uno di quegli artisti eclettici…

A riprova, eccolo a Broadway con Liza Minnelli (che a sua volta non mi dispiace neanche un po’):

And what about you? You’ve got a wish too?

I most certainly do! I wanna be… Dunno about how-stopping songs and dances – I’m a modest and retiring kind of girl: writing the season-stopping show with all the show-stopping scenes would do very nicely, thank you Liza…

Er… d’accordo. Come non detto. Non badate a me.

E buona domenica.

cinema · musica

Put On Your Sunday Clothes

Adoro i vecchi musical americani, con quell’aria ingenua e colorata, con quell’atmosfera da Il Mondo Come Dovrebbe Essere, con i guai risolti a suon di musica e passo di danza, con il sipario che si chiude sempre su un gaio numero di ensemble, con quelle canzoni che ti risollevano il morale anche se non vuoi…

Tutti sappiamo benissimo che la vita non è così, ma ogni tanto, per un’oretta o giù di lì, è bello far finta di pensare che tutto si possa risolvere con gli abiti della festa e una gitarella in treno!

Buona domenica a tutti!

musica

Puccini vs. Lloyd-Webber

Sono lievemente seccata perché la produzione è un po’ così, e l’audio decisamente amatoriale, ma non trovo nulla di meglio. Però volevo postare ancora un pezzo di Cats. Un pezzo che, oltretutto, forse ha una storia curiosa. Per cominciare, ascoltate, e notate l’incantevole parodia pucciniana (“Sono qui” intorno a 3.18, e poi “In Una Tepida Notte” a 5.15).

Ora, la poesia di Eliot è lunghissima, e non ho cuore di mettermi a tradurla tutta… Short version: Growltiger è un gatto pirata, terrore del Tamigi (e di un certo numero di Oceani), massacratore seriale di canarini e bandicoots, nemico giurato dei gatti siamesi. In una tepida notte d’estate, mentre il gattaccio è distratto dalle grazie della pessima soggetta Lady Griddlebone, i Siamesi arrivano a bordo di giunche e sampan, e si prendono la loro rivincita. Solo contro tutti, Growltiger si difende fino in fondo, ma fa una brutta fine, per la gioia e il sollievo di tutti i gatti asiatici e gli onesti naviganti.

A quanto pare, questa versione è pochissimo rappresentata. Spesso, In Una Tepida Notte è sostituita con la (molto meno bella) Ballata di Billy McCaw. Se davvero sia a causa dei rapporti non proprio idilliaci tra Lloyd-Webber e chiunque detenga i diritti della musica di Puccini, non lo so. C’è stata senz’altro una causa per plagio, ma ho sempre creduto che riguardasse Music of the Night e La Fanciulla del West, e comunque è stata chiusa anni fa, patteggiando un lauto risarcimento… Ad ogni modo, qui davvero non si può parlare di plagio. E’ vero che “Sono qui” (3.18) sembra proprio preso pari pari dalla Tosca (e il costume di Griddlebone in questa produzione non può essere casuale), ma l’insieme è decisamente una parodia dell’opera italiana, con più di un riferimento a Madama Butterfly e Turandot. A maggior ragione, è un peccato che non la si senta quasi mai. D’altra parte, nella maggior parte dei casi, Growltiger’s Last Stand viene omessa del tutto, e sostituita con The Awefulle Battle, per cui non credo che il problema sia davvero Puccini vs. Lloyd-Webber.

Buona domenica a tutti!

musica

Les Misérables

Oggi cambiamo musical, pur restando sempre in ambito di ispirazione letteraria.

I Miserabili è stato tra le letture predilette della mia adolescenza (anche se devo confessare di avere saltato a pié pari la digressione sull’argot parigino, e di avere skimmed over quella sulle fognature…), e questo è stato il primo musical che ho visto a Londra. La seconda volta che l’ho visto, ero in compagnia di un’amica che, davanti al botteghino, essendo stanchissima, mi ha chiesto dubbiosamente: “Ma dura molto più di un’ora e mezza?” “Noooo,” ho mentito io, che volevo proprio rivederlo. E’ andata a finire che si è addormentata durante lo spettacolo, per risvegliarsi nella scena della battaglia, al suono della fucilata che uccide Gavroche. Ha dato uno strillo tale, che tutto il teatro è scoppiato a ridere nonostante il momento tragico!

Io fingevo di non esserci.