Natale

Il Pericolo Felino

thesmalltree16E non so se abbiamo mai discusso di gatti a Natale – ma è decisamente una considerazione. A casa mia, per dire, di alberi se ne fanno due: uno piccoletto in studio, con gli ornamenti fatti a mano ogni anno, e uno alto due metri e mezzo, con i ninnoli di vetro di famiglia, religiosamente conservati in scatole imbottite di paglietta e avvolti individualmente nella carta soffice…

Ecco, ci fu volta in cui l’allora minuscolo Udrotti polverizzò tre simonscat.pngornamenti di vetro Anni Quaranta – tre in un colpo solo. Se volete avere un’idea del metodo, ammirate il Gatto di Simon all’opera qui, sul sito di The Guardian.

Un trauma, credete. E dopo di allora si è sempre cercato di mantenere cat-free le stanze in cui ci sono gli alberi. Ma poi in realtà Udrotti è cresciuto, ed è diventato chiaro che gli arnesetti luccicanti non sono un interesse dignitoso per un gatto adulto. Tess, per fortuna, non ha mai mostrato propensioni albericide…

E poi, poco più di un anno fa, è arrivata l’irrepressibile Prunella – cui il concetto di cat-free area proprio non penetra nelle pur agili meningi, e che è piena di ogni genere di vivi interessi… Per dire, il piccolo presepio di mia madre, che un tempo stazionava pacificamente sulla cassapanca, si è dovuto trasferire sul camino, perché a Pru pareva particolarmente bello giocare con a) il muschio; b) le pecorelle; c) la cometa.

pru2E non è come se la piccola sciagurata non fosse capace di arrivare sul caminetto, ma il percorso verticale è un pochino più complesso, e si riesce a intercettarla. Il che impone un certo grado di attenzione continua quando la creaturina è attorno e sveglia… Il veterinario dice che si calmerà con l’età. Che devo dire? Speriamo.

Meanwhile, devo ammettere che gli alberi non hanno ancora subito attacchi. L’Ineffabile Pru guarda pensierosamente le lucette, e una volta è anche balzata sulla base di uno dei due – ma è stata fermata al volo, e comunque non ci sono state vittime.

Continuerà così? Chi può dirlo? Per ora, tutto quel che possiamo fare è una politica di contenimento, minimizzando le tentazioni (as in: occasioni di contatto ravvicinato con gli alberi) in attesa che la teoria del veterinario trovi conferma nei fatti.

Tess, va detto, seguita nella sua combinazione di buone maniere e pigrizia – e gli alberi li lascia in pace.

E voi, o Lettori? Avete bestiole ragionevoli? O cani che abbaiano all’albero, gatti che si acciambellano nel presepio, conigli che rosicchiano i fili delle lucette…?

Do tell, mentre aspettiamo la Vigilia.

Natale · Shakespeare Year · teatro

Shakespeare in Words – & i Ninnoli di Vetro

ShakespeareMoonChristmasQuando ci hanno proposto di aggiungere qualcosa di natalizio in coda a Shakespeare in Words, all’inizio siamo rimasti lievemente perplessi.

In realtà, con Hic Sunt Histriones, abbiamo un paio di piccole cose stagionali – atti unici miniature, letture, combinazioncelle di mimo e narrazione… you know, quel genere di cose. Ma che andassero anche solo vagamente bene con SiW? Questo è un altro discorso.

O almeno sembrava – perché in realtà…

Oh, d’accordo: se volete, posso anche ammettere un tocco di serendipità nel modo in cui la scelta è caduta sui Ninnoli. Ottima serendipità, però – perché se le nostre shakespearianitudini sono tutte incentrate sul potere della parola, a ben pensarci, non è come se i Ninnoli si occupassero davvero d’altro.

È una storia piccolina, tanto che quasi non è una storia affatto – non fosse per quello che la piccola Martina impara lungo la strada. E quel che impara è una questione sì di oggettini di vetro tramandati, e delle storie, delle parole che li accompagnano. Il che, a ben pensarci, era già perfettamente chiaro fin dal giorno di dicembre in cui la mia amica F. arrotolò la sua copia dei Ninnoli e la appese all’albero di Natale.

Storie, parole… lasciate che citi da SiW: noi siamo quel che diciamo, e quel che si dice di noi – e lo siamo a lungo. Le parole di Shakespeare durano i secoli e si spargono dovunque. Le parole famigliari restano dove sono e scendono lungo le generazioni – ma in fondo, il meccanismo non è sempre lo stesso?

Venite a vederlo in opera:

LocSiWQuistellosmall

Natale

Natale per Iscritto – Parte II

large_a-christmas-carolE poi ci sono le storie completamente natalizie. In genere si tratta di racconti e, nella maggioranza dei casi, di uno tra due schemi collaudati, mututati dalle fiabe: a) qualcuno di malvagio/duro/egoista riceve dimostrazione/prova/spavento e si converte/redime/convince/riscatta/raddolcisce giusto in tempo per Natale; oppure b) qualcuno di innocente e buono viene a trovarsi (o si trova già) nei guai ma poi tutto si risolve, in genere nel corso della notte di Natale. Qualche volta si può anche avere una combinazione di a) e b).

Suona familiare? Potete giurarci: da Canto di Natale alle innumerevoli commedie americane dicembrine, gli autori non fanno altro che combinare una tra le più vecchie e collaudate strutture narrative con questo elemento dall’irresistibile appeal, il Natale. Aggiungete vischio, porporina, l’occasionale intervento superno e il fattore L (come lucciconi), perché non è che gli autori di racconti siano al di sopra di un po’ di ricatto.

Così si può cominciare con il tenero e lievemente oleografico I doni dei Magi, di O. Henry, il cui piccolo conflitto (due giovani sposi squattrinati che non possono permettersi il regalo perfetto per l’amato bene) si risolve in una celebrazione stagionale della generosità dell’amore.gift-magi-o-henry-hardcover-cover-art

Nella più perfetta tradizione del tipo a) s’inserisce il Racconto di Natale di Dino Buzzati, il cui pregio maggiore, secondo me, risiede nell’atmosfera sospesa e misteriosa, a partire da quel meraviglioso palazzo arcivescovile, “tetro e ogivale”, “stillante salnitro dalle pareti”.

Guido Gozzano ha tentato di non essere convenzionale nel piccolo Il dono di Natale, affidando il ruolo di strumento dell’intervento superno a un giovane ladro dal cuore d’oro (e dall’infanzia infelice). Viene da chiedersi se i due orfanelli “beneficati” non finiranno nei pasticci per tutti quei giocattoli rubati proprio nel negozio accanto, ma non stiamo a cercar peli nell’uovo, giusto? È Natale, dopo tutto… Come pure è Natale in Natale a Ceylon, una delle lettere dalla Cuna del Mondo, in cui il narratore/viaggiatore cerca di non struggersi troppo nella lussureggiante calura cingalese – finché non lo colgono a tradimento le campane della cappella cristiana all’altro capo della valle, e allora come cambierebbe tutte le meravigliose orchidee del suo giardino in prestito per un ramo d’agrifoglio e la neve di Casa, all’altro capo del mondo!

Siamo singolarmente allegri quest’oggi, vero? Ma c’è di peggio. Essendo i Russi il gaio popolo che sono, Checov scardina lo schema per offrirci il desolato Attorno a Natale (solo traduzione inglese, sorry): due anziani genitori analfabeti fanno scrivere una lettera per la figlia sposata di cui non hanno notizie da anni. Nonostante uno scrivano pubblico disonesto e un marito brutale, la figlia segregata riceve la lettera, ma non ci sarà risposta. Non c’è redenzione, non c’è lieto fine, non c’è intervento divino, non ci sono ladruncoli di buon cuore: solo una buona dose di pessimismo slavo e la crudeltà del destino.

matchgirl3Natalizia ma tutt’altro che allegra è anche la Piccola Fiammifferaia – che in teoria appartiene alla categoria b), con la povera orfanella cui capita proprio di tutto, senza che nulla si rislova per il meglio… A meno di voler considerare un lieto fine il meraviglioso albero di Natale che appare nella luce dell’ultimo fiammifero e la nonna defunta che viene a recuperare la defungenda bambina… Be’, immagino che a suo modo sia un lieto fine, con il fattore L a livelli himalayani.

Per proseguire con una nota meno cupa, parliamo di omicidi, volete? Ad Agatha Christie non dispiaceva ambientare qualche storia nel periodo natalizio, ogni tanto. Così al volo me ne vengono in mente almeno due: Il Natale di Poirot, in cui il vecchio capofamiglia avaro e dispotico non ha il tempo di ravvedersi per Natale, visto che viene assassinato. E poi c’è The adventure of the Christmas pudding, un racconto breve di cui non ricordo il titolo tradotto, in cui Poirot viene invitato in una casa di campagna per indagare su una faccenda di rubini rubati e pasticci avvelenati*. Mi ha sempre divertita il fatto che l’intrusione di un investigatore belga nel Natale altrui fosse giustificata con il desiderio dello straniero di vedere “un vero Natale inglese”.

Poi ci sono piccole bizzarrie fiabesche, come lo Schiaccianoci – nella versione tedesca di Hoffmann e in quella francese di Dumas – che secondo me funziona per due terzi. Non so che farci: trovo incantevoli l’attesa, i giocattoli nell’armadio, l’albero di Natale, la festa, il padrino Drosselmayer, i regali meravigliosi, l’incidente con lo Schiaccianoci, il Re dei Topi, la battaglia notturna… Poi si può dire che la storia finisce, perché tutto il viaggio nel regno fatato… mah. Non c’è più nessuna tensione, nessuna attesa, nessun mistero. Ma pazienza – la prima parte è deliziosa. DickensTree2

E finisco con qualcosa che, a rigor di termini, un racconto non è. Dickens scrisse altre cose natalizie oltre ad A Christmas Carol – o quanto meno le scrisse per Natale. Non tutte sono ambientate per Natale, ma A Christmas Tree lo è. Però non è un racconto. È un bozzetto, sono ricordi… Più di tutto, il ricordo dolceamaro di tutti i Natali passati, che nell’immaginazione dello scrittore prende la forma di un abete capovolto che germoglia dal soffitto della sua stanza per fargli compagnia la notte di Natale.

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* Qui il pudding si fa in casa, ogni anno. Senza veleno. Di solito è molto buono – e nessuno dei miei ospiti è mai morto mangiandone…

 

libri, libri e libri · Natale

Natale per Iscritto I

ChristmasbooksNatale – tema irresistibile su cui scrittori e sceneggiatori ci si buttano a pesce. Bisogna ammettere che è un device narrativo ottimo perché, oltre ad essere una circostanza di cui il lettore ha sicuramente esperienza, offre un’ambientazione pittoresca, possibilità di conflitto quasi infinite, ogni genere d’interpretazione… E si presta ad essere il tema unico di un racconto o di una poesia, oppure un episodio in un romanzo.

In questa seconda guisa, può venire usato a fini di caratterizzazione (come si comporterà a Natale il personaggio che abbiamo già visto all’opera in altre circostanze?), per creare incidenti (dalla cena con i parenti mal sopportati all’omicidio, a dire il vero), per sottolineare un momento lieto (aggettivo non casuale: quanti libri finiscono per Natale?) oppure per offrire un contrasto drammatico (tutte quelle carole natalizie e lucette dorate, e al Nostro capita di tutto!)… Non c’è quasi limite a quello che un romanziere può fare con un 25 dicembre. Qualche esempio?LittleWomen

Riderete, ma il primo Natale che mi viene in mente è quello che apre Piccole Donne, di Lousa May Alcott. Il libro comincia proprio con le quattro sorelle March intente ai loro preparativi natalizi: papà è lontano in guerra, i soldi sono pochini, ma questo non impedisce loro di essere allegre e sagge fanciulle. Incontriamo Meg, Jo, Beth e Amy mentre organizzano una recita per i loro amici e discutono su come spendere la mancetta della vecchia zia bisbetica, e la Alcott ci presenta le sue protagoniste con il mezzo un po’ ovvio ma efficace di far scegliere a ciascuna il suo regalo: la bella Meg vuole un cappellino nuovo, Jo, l’intellettuale di famiglia, un libro; la timida Beth sogna della musica per pianoforte, mentre Amy, artista in boccio, sceglie dei colori. Poi finiranno col comprare dei regali per la mamma, invece che per sé, mostrandoci che brave e generose ragazzine siano. E il giorno di Natale… altre piccole rinunce in arrivo, ma niente paura: la generosità è il premio di se stessa, e poi ci sono anche premi più tangibili: ecco esposti personaggi principali, temi e ambientazione. Il II capitolo di Piccole Donne è qui*. Non a caso il romanzo finirà con un altro Natale, completo di nuovi amici, bei regali, riconciliazioni famigliari e, meraviglia delle meraviglie, il ritorno del padre!

OrangeUn Natale molto ma molto meno lieto è quello che vediamo alla fine del II Capitolo di Ragazzo Nero, il romanzo autobiografico di Richard Wright. Il giovanissimo protagonista, un bambino di colore nel Missisippi degli Anni Dieci del secolo scorso, riceve come regalo di Natale un’arancia, e passa la giornata cercando di farla durare il più a lungo possibile. La annusa a lungo, la succhia pian piano, poi mordicchia la buccia pezzetto per pezzetto. Richard si è già presentato: irrequieto, sensibile, sveglio, sognatore. L’arancia di Natale diventa il simbolo di un’infanzia povera e priva di prospettive, e anche dei sogni da coltivare, da assaporare prima che finiscano. Il giorno di Natale di Wright è come un fascio di luce di taglio: riesce solo a mettere ancora più in rilievo le ombre pesanti che circondano il piccolo Richard e minacciano di soffocarlo.marcovaldo_N

Poco allegro, pur se più leggero, è il Natale di Marcovaldo, di Italo Calvino, che mette alla berlina con amarezza garbata il lato consumistico delle festività, la corsa al regalo aziendale, l’assuefazione a quella che dovrebbe essere la meraviglia del Natale, la bontà liofilizzata a cura dei programmi ministeriali… leggete qui la motivazione offerta dai figli di Marcovaldo per la necessità di “fare dei regali a un bambino povero”. Si sorride, ma si sorride storto. A due righe dall’inizio, prim’ancora che gli zampognari entrino in scena, si vede già che il Natale per Calvino è un canale in più per l’ingenuo e rassegnato buonsenso del suo protagonista.

PoggioIMperialeE adesso un’autrice italiana che pochissimi conoscono. Emi Mascagni, la figlia del compositore, pubblicò un certo numero di novelle e romanzi per fanciulle, tra cui il delizioso Compagne di Collegio. Premessa: pressoché inutile cercarlo, visto che l’unica edizione (per quanto ne so), Garzanti 1941, non è più in commercio da secoli. Qualche eroica biblioteca ne ha una copia, io ne ho una copia malridotta che era stata regalata a mia nonna, e confesso di non averne mai viste altre in giro. Detto ciò, CdC racconta l’ultimo anno di Emi nell’esclusivo collegio di Poggio Imperiale, a Firenze. Stiamo parlando di prima della Prima Guerra, quando si entrava in collegio a sei anni e se ne usciva a diciassette, e ci si stava per tutto l’anno tranne le vacanze estive, compreso il Natale. Il capitolo “Dicembre” arriva quasi a metà del libro, fa la cronaca dei preparativi di questa cittadella tutta femminile: bambine, maestre e direttrici, comprese le ragazze dell’ultimo anno, quelle che si apprestano a trascorrere il loro ultimo Natale in collegio. Qui siamo nello spirito più classico: la recita di Natale, la neve, il presepio, i pacchi di dolci, i piccoli regali tra amiche, la messa cantata e, a riscattare il quadretto che altrimenti sarebbe un nonnulla oleografico, una specie di nostalgia in prospettiva. La consapevolezza amarognola della fine della fanciullezza, di qualcosa che scompare per non tornare mai più. Emi narratrice presta a Emi diciassettenne non solo gli occhi di chi guarda per l’ultima volta, ma uno sguardo adulto e pieno di nostalgia. Nella scena più dolce, è il Vecchio Natale (una sorta di spirito semi-dickensiano legato al Collegio) a passare per le camerate e a contemplare malinconicamente le ragazze che se ne andranno per non ritornare. Emi Mascagni si serve del Natale per portare in zona-lucciconi il tema di fondo del suo libro: una malinconia che si fa strada nella spensieratezza dell’adolescenza, un senso di fuga, di irreparabilità, di fine…

Emi Mascagni è una ricattatrice morale. E anche Louisa Alcott lo è. Ma lo è anche Dickens, e in fondo anche Richard Wright. Calvino non lo è, più che altro perché si fa gioco del ricatto morale natalizio invece di praticarlo ai danni del lettore. Si potrebbe dire che, nei romanzi, il Natale offra il destro per una ricca e fiorente attività ricattatoria, che funziona tanto meglio perché è basata su uno specifico presupposto: a Natale (o a proposito del Natale) siamo tutti felici di essere ricattati.

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* La traduzione è così così, e nemmeno accuratissima. Il peggio però è l’irritante midi di sottofondo: da leggersi con l’audio basso o, meglio ancora, spento. (Vale anche per Calvino).

 

Natale · teatro

Natalizietà Miste

Di solito, qui su SEdS, la stagione natalizia comincia con Santa Lucia… Quest’anno siamo in anticipo di un paio di giorni per un motivo – o meglio, un invito per sabato 13 dicembre.

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Nell’ambito del Dicembre Ostigliese, Voci Sotto l’Albero è una serata di musica e teatro in vista del Natale, una di quelle cose che un tempo si definivano “per grandi e piccini”. C’è anche, lo vedete in fondo, Hic Sunt Histriones – che, con la regia della bravissima Gabriella Chiodarelli, rappresenta due piccole cose mie.

I Ninnoli di Vetro, Carola di Natale a Due Voci, è una piccola e (si spera) poetica faccenda di alberi di Natale, tradizioni, memoria, radici e infanzia…

– È a forma di violino, vedi?  Attenta, è di vetro sottilissimo…

– Ma è rotto… l’hai comprato già così?

– Sì, perché nessuno lo voleva, e prima o poi l’avrebbero gettato via.

E un albero di Natale è il protagonista assente anche in Christmas Joy, un atto unico miniature in cui un padre e due figlie cominciano a rimettere insieme i cocci di una felicità spezzata.

– Ma non è giusto! Che Natale è senza l’albero?

– Il primo Natale senza mamma. Papà…

– Papà è sempre arrabbiato, papà mi sgrida se canto, papà non vuole che tu faccia i biscotti, papà non è venuto al concerto della scuola… che cosa crede? Che non siamo già abbastanza tristi? O che cancellare il Natale farà tornare mamma?

I Ninnoli e Christmas Joy sono le due prime parti di quello che è destinato a diventare un piccolo trittico natalizio – ancora non so troppo bene in che lingua. Il terzo pezzo, Yes, Virginia, è un altro atto unico miniature, e per il momento esiste solo in Inglese… staremo a vedere che cosa farne.

Nel frattempo, se siete da queste parti e se vi va, vi aspetto a Ostiglia, al Teatro Monicelli, sabato 13 dicembre alle nove meno un quarto.

Natale

Sei Natalizietà Miste Assortite

carols-of-christmasNon finisco mai di stupirmi di fronte al modo in cui a dicembre un sacco di gente arriva a SEdS cercando agrifogli, musica, idee per i regali, tradizioni e natalizietà miste assortite…

Granted, a me il Natale piace proprio tanto, in una maniera dickensiana, e non è come se non ci postassi su – e questo potrebbe spiegare ragionevolmente il bizzarro fenomeno… Sia come sia, ho pensato di riunire in un unico post i rimuginamenti decembrini più popolari e qualcuno che popolare lo è un po’ meno, a giudicare dalle statistiche, ma a me piace lo stesso.

Andiamo a cominciar, volete?

1. Per prima cosa, la ricercatissima piccola guida al regalo ideale per lo scrittore… In realtà spigolando su e giù per il blog se ne trova più d’una, ma diciamo di sceglierne una e due.

2. il Natale in letteratura sembra essere un altro argomento molto amato. Di nuovo due post: uno sugli episodi natalizi all’interno di libri che parlano d’altro, e uno sulle storie di natura natalizia.

3. L’agrifoglio. Dicembre sembra risvegliare infinite curiosità in proposito – e allora agrifoglio sia, seppur più in storie, leggende e tradizioni che in botanica.

4. E Dickens non poteva mancare, giusto? Dopo tutto è l’uomo che ha creato il Natale come lo festeggiamo… E il fatto che talvolta sia disposta ad essere cinica su Canto di Natale, non m’impedisce di considerare un sito in proposito come un regalo perfetto.

5. Mi si dice ogni tanto che tutto qui assume un colore leggermente anglosassone – e può darsi che chi me lo dice non abbia proprio tutti i torti, considerando cose come le eccentriche tradizioni natalizie del Galles o la storia di Virgie O’Hanlon

6. E infine, musica – e in particolare la mia prediletta Carola delle Campane, con parole e spartito per i cori avventurosi che volessero cimentarcisi. Ma c’è anche La Gelida Notte, poesiola che ogni Vigilia – e soltanto per la Vigilia – ripetevo con la mia adorata nonna. Sospetto che abbia anche della musica, ma non la conosco. Se qualcuno avesse idee in proposito, sarei molto grata…

Ed ecco qui. Mezza dozzina, come promesso. Un caveat: quasi tutti questi post contengono più di un link… io spero che siano ancora tutti attivi, ma tra il tempo trascorso e la migrazione, non posso giurare che sia così. Se qualcosa non funziona segnalatemelo, volete?

 

grillopensante · libri, libri e libri · Natale

Volevo Regalarti Un Libro, Ma…

natale, regali, libri, casetta di pan di zenzeroBuon Santo Stefano, cari Lettori. Passato bene il Natale?

Trovati libri sotto l’albero?

Io solo un paio: il cartaceo Musica Lontana di Emanuele Trevi, che m’incuriosisce molto, e il digitale A Plague Of Lies di Judith Rock, terzo volume di una serie di gialli storici che adoro, ambientati nella Parigi del Seicento.

Ebbene sì, soltanto due libri.

E sia chiaro: ho ricevuto regali splendidi – uno specchio di famiglia, un braccialetto di giada cinese, una penna con le mie iniziali incise, American Song Book di Mina e la più adorabile casetta di pan di zenzero che si possa immaginare – e due libri due, di cui uno su richiesta e l’altro pescato dalla mia wish list.

E pensandoci appena un po’, ho dovuto costatare che non sono del tutto sorpresa: la proporzione di libri tra i regali che ricevo è andata scendendo, e ormai sono lontani i tempi in cui un libro era la prima e logica risposta alla domanda “Che cosa regaliamo alla Clarina?” Sarei tentata di sentirmi orfanella&bistrattata, se non fosse per cose come i commenti a questo post, in cui cui vari avidi lettori si lamentavano di analoghe carestie librarie, il fatto che io stessa tendo a regalare pochi libri, e le numerose giustificazioni non richieste ricevute nel corso degli anni. natale, regali, libri, casetta di pan di zenzero

Giustificazioni che, dopo l’inizio che dà il titolo al post, si ramificano a ricadere più o meno sotto ZZ categorie:

I. …Hai letto tutto, tu. Come si fa a regalarti un libro?

II. …Hai dei gusti così imposs… er, singolari in fatto di letture che accontentarti sembra difficile.*

III. …Tu leggi sempre in Inglese…

IV. …I libri te li compri da sola in continuazione.

V. …Adesso che leggi in digitale, non so più come regalarti libri.

A parte i problemi di ordine tecnologico, riconosco che quando si considera il rapporto tra lettore e libro, così personale e unico, diventa difficile fare regali. Non si sa mai che reazione si innesca: ci si potrebbe trovare ad aver regalato un pomeriggio di fuga dalla realtà, l’equivalente di un matrimonio cattolico o un odio viscerale… è una grossa responsabilità, un rischio, uno scoprirsi, quasi un impegno. Si può voler essere molto sicuri, prima di lanciarsi. È molto più facile indagare preventivamente in maniera più o meno obliqua**, ricorrere alla wish list, oppure regalare qualcos’altro.

O forse mi sbaglio… Voi che ne dite? Che libri avete trovato sotto l’albero? Che libri avete regalato?

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* Talora corredato da: E lo so che hai una wish list, ma non so come usarla/volevo farti una sorpresa/l’idea non mi piace. Posso rassicurare gli scettici? In fondo, una wish list è solo la versione adulta della letterina per Santa Lucia.

** In my experience, la soluzione preferita dalle anziane parenti di sesso femminile.

musica · Natale

Caroling Caroling

Oh, lo sapete come vanno le cose a Senza Errori di Stumpa in questi giorni , vero?

E allora, ecco Nat King Cole che canta Caroling Caroling, carola americana Anni Cinquanta, insieme al Columbia Choir:

Caroling, caroling, now we go
Christmas bells are ringing
Caroling, caroling through the snow
Christmas bells are ringing

Joyous voices sweet and clear
Sing the sad of heart to cheer
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing

Caroling, caroling through the town
Christmas bells are ringing
Caroling, caroling up and down
Christmas bells are ringing
Mark ye well the song we sing
Gladsome tidings now we bring
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing!

Caroling, caroling, near and far
Christmas bells are ringing
Following, following yonder star
Christmas bells are ringing
Sing we all this happy morn
“Lo, the King of heav’n is born!”
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing

Buona domenica e buona antivigilia a tutti.