anglomaniac · Londra

Dodici Cose Storico/Letterarie Da Fare A Londra

Piccadilly Circus, West End, London. Vintage LNER Travel posterQuesto post è assolutamente nonsense, ed esce dritto dritto da una conversazione domenicale con gente che condivide le mie stesse ossessioni londinesi. Al momento del dessert (e del malvasia) pareva a tutti noi che sarebbe una deliziosa occupazione accompagnare piccoli e selezionati gruppi di viaggiatori alla scoperta della Londra Letteraria. E Storica*. Al momento del caffè (e del nocino) stavamo già buttando giù programmi…

Ed ecco dunque a voi dodici inconsuete attrazioni londinesi, accuratamente selezionate dai cataloghi della Literary London Touring Company** e presentate in ordine sparso:

1) Una tazza di tè a Paternoster Row, dove Charlotte e Emily Brontë soggiornarono sulla via del Belgio e, giacché si è in zona, quattro passi attorno a St. Paul, dove Shakespeare e Marlowe compravano i loro libri alle bancarelle degli stampatori. Certo, ai loro tempi la cattedrale era molto diversa, ma… LondonTemple

2) Cortilini quadrati, tigli rachitici e porte di studi legali al Temple, sulle tracce dei personaggi del Martin Chuzzlewit di Dickens, e anche di qualche fantasma traslocatore. Di domenica, magnifico coro nella Chiesa Rotonda dei Templari. (Metropolitana: Circle Line o District Line. Scendere a Temple)

3) Il tragitto della Signora Dalloway: da Westminster, attraverso St.James Park (dove si può fare un picnic su una panchina, e gettare pezzetti di sandwich a 56 tipi differenti di anatre), per Piccadilly, fino a Bond Street, e poi di ritorno per St.James (quartiere, non parco), di nuovo a Westminster.

The Map Room in the Churchill Museum and Cabin...

4) le Cabinet War Rooms, praticamente sotto Whitehall: l’incredibile quartier generale sotterraneo da cui Churchill dirigeva lo sforzo bellico durante il London Blitz.

5) Pranzo alla Fitzroy Tavern, in Charlotte Street, per sedersi allo stesso tavolo a cui hanno mangiato (o bevuto) George Orwell, G.B. Shaw e Dylan Thomas. Oppure alla Spaniard’s Inn, a Hampstead, dove pranzarono Stevenson, Byron, Mary Shelley, Constable, vari personaggi del Circolo Pickwick e un gruppo di facinorosi durante i Gordon Riots.

6) Il Dickens Museum, zeppo di manoscritti originali, quadri e cimeli, compreso lo studio di Dickens.London Pollock

7) L’ex Mercato delle Mele a Covent Garden, per via di Eliza Dolittle, e per una visita al negozio di Pollock, con i meravigliosi toy theatres vittoriani. E se si è trovato un biglietto, la favolosa Opera House è proprio dall’altro lato della piazza.

8) La National Portrait Gallery, dove nessuno va mai, e che invece è affascinante, perché consente di vedere in faccia Jane Austen, Riccardo III, Kipling, Rupert Brooke, Michael Faraday, Dickens, Lawrence d’Arabia, Shakespeare e un’infinità di altra gente.

9)Kew Gardens, i magnifici giardini botanici, da visitare con l’omonimo racconto di Virginia Woolf sotto il braccio.

LondonSouthwark10) Una giornata elisabettiana a Southwark – sull’altra sponda del Tamigi – cominciando con una visita al Globe e al ritrovato Rose Playhouse, per poi pranzare a Borough Market e tornare al Globe nel primo pomeriggio per lo spettacolo. Questa è da farsi nella bella stagione – oppure si può sostituire lo spettacolo al Globe con uno a lume di candela all’adiacente Sam Wanamaker Playhouse.

11) Poet’s Corner nell’Abbazia di Westminster, dove sono sepolti Chaucer, Ben Jonson, Kipling, Browning, Thomas Hardy e Laurence Olivier. Ma d’altra parte, tutta l’Abbazia è un’antologia di pietra della storia inglese, oltre che della letteratura.london-docklands-34

12) Il Museum of London, che racconta la storia della città in modo vivido, ricco e vario – e offre una quantità di iniziative: conferenze, concerti, ricostruzioni, teatro, mostre temporanee… ce n’è davvero per tutti i gusti.

Ecco qui. Qualcuna è un po’ fuori dai sentieri battuti, qualcuna è bizzarra, tutte sono state sperimentate personalmente (anche più di una volta). Have a nice time in London!

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* Come dice Michael Fairbanks in Mary Poppins, questo ce l’ho messo io.

** No, ovviamente non esiste. Peccato. Chissà, magari un giorno…

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Fuoco Alle Polveri

Poco più di quattrocento anni orsono, come ieri, per la precisione attorno a mezzanotte, una pattuglia di guardie era impegnata a perlustrare i sotterranei della Camera dei Lord, a Westminster.

C’era una lettera anonima che parlava di cospirazioni, di cattolici, di gesuiti… E Giacomo VI e I, figlio di una regina cattolica decollata e re protestante di un’Inghilterra inquieta, non era tipo da prendere alla leggera una cosa del genere.

gunpowder plot, guy fawkes, bonfire night, v for vendetta, alan moore, john miltonE si direbbe che non avesse tutti i torti, perché nei sotterranei i soldati trovarono un uomo a guardia di trentasei barili di polvere da sparo.

L’uomo era Guy Fawkes, un ex soldato cattolico, cospiratore e aspirante regicida, e i trentasei barili erano tutt’altro che uno scherzo. Se Fawkes li avesse fatti esplodere, l’intero palazzo sarebbe crollato, seppellendo tutti al suo interno…

Fawkes fu comprensibilmente arrestato, e i suoi compagni tentarono di fuggire, ma non andarono lontano. Ci fu una battaglia vera e propria tra soldati e mancati regicidi, e alla fine solo in sette sopravvissero per raggiungere Fawkes davanti a una corte e poi sul patibolo. Impiccati e squartati.

C’era mancato proprio poco e, nello spirito degli scampati pericoli, il 5 di novembre divenne un giorno di celebrazioni, scampanamenti, gratitudine, sollievo e… fuochi.

Per diversi secoli gli Inglesi – at Home e nelle colonie – hanno commemorato con falò e fuochi d’artificio il fallito regicidio, e bruciato pupazzi con le fattezze di Guy Fawkes cantando ditties di questo genere:

Don’t you Remember,gunpowder plot, guy fawkes, bonfire night, v for vendetta, alan moore, john milton
The Fifth of November,
‘Twas Gunpowder Treason Day,
I let off my gun,
And made’em all run.
And Stole all their Bonfire away.

Poi negli ultimi decenni la tradizione ha cominciato a declinare, scoraggiata più o meno attivamente da una generale scarsa simpatia per i falò incontrollati, i roghi in effigie, l’esuberanza pirotecnica nelle strade, le risse e il sentimento anticattolico – tutto assai poco politically correct. D’altra parte, già da parecchio tempo i due ultimi elementi non erano più necessariamente connessi: certuni Isolani mi raccontavano di faide falò/falò, con furti di legna*, inseguimenti e dispetti vari, che duravano attraverso le decadi…

Per cui dubito alquanto che, di questi tempi, i fuochi d’artificio della Bonfire Night esplodano in uno spirito terribilmente anticattolico – tanto più che in letteratura e nella cultura popolare c’è tutto in filone di simpatia nei confronti di Guy Fawkes.

Si parte da un Milton diciassettenne, si passa per il romanziere vittoriano William Harrison Ainsworth, per i teatrini di carta di Pollock e per un certo numero di Penny Dreadfuls, e si finisce con l’arrivare ad Alan Moore e al suo V – e sempre Fawkes appare come una brava persona, un interessante ribelle, un eroe d’azione, un esempio di lotta al regime…

Per cui, se intendete far saltare in aria un parlamento (con o senza sovrano in dotazione), non state a preoccuparvi troppo della vostra fama postuma. Che abbiate successo o meno, non è del tutto improbabile che, col passare dei secoli, vi ritroviate un certo numero di simpatizzatori, romanzi, film, teatrini di carta, gente che indossa la vostra maschera nelle strade e, nel mondo anglosassone, persino una Gunpowder Plot Society

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* E non c’entra la berserker fury che secondo Carlyle era tipica dell’animo britannico. Queste cose succedono dalle mie parti con i falò della Vecchia attorno all’Epifania. Lo spettacolo di sonnacchiosi villaggi rivali che si rubano, sabotano e incendiano preventivamente le pire nella più vikinga delle maniere non manca mai di sconcertarmi un pochino…