E non è come se oggi avessi scritto…
Diavolo, diavolo, diavolo.
Ma a voi, certi giorni, non farebbe comodo un secondo set di testa e mani?
Diavolo.
il Blog di Chiara Prezzavento
E non è come se oggi avessi scritto…
Diavolo, diavolo, diavolo.
Ma a voi, certi giorni, non farebbe comodo un secondo set di testa e mani?
Diavolo.
Sembrava che ci fosse un piccolo inghippo, e invece l’abbiamo saltato in corsa.
Ed è possibile che nel saltare l’inghippo io abbia usato il Sonetto 43 in maniera eterodossa, ma ha senso teatralmente, e dunque va bene.
In questo senso, forse ne avevamo già parlato, il teatro è come il diritto internazionale consuetudinario: ciò che funziona è buono.
Il Chi È Chi si sta risolvendo quasi da solo…
Quasi.
Quindi ormai questa bacheca su Pinterest è più affollata di quanto sia strettamente necessario.
E tuttavia sapere che cosa sono i personaggi, e non chi, ha il suo genere di fascino. Ma d’altra parte, you know, parliamo di teatro, e di una situazione in cui c’è tutto il margine di manovra che si vuole: per una volta, efficacia batte rigore storico senza nemmeno pensarci troppo…
O quasi.
Perché voglio dire, in realtà, dovendo scegliere tra due soluzioni parimenti efficaci, quale miglior criterio della plausibilità storica?
E se state pensando che ci sono ricascata, è possibile che non abbiate tutti i torti.
Oh well. Magari ne riparleremo.
Visto, qui a sinistra?
Il contaparole nuovo, quello rosso?
Teatro – tanto per cambiare. Ve l’avevo detto che ho intenzione di concentrarmi sul teatro fino alla fine dell’anno?
Ecco. Per ora ci sono qualche centinaio di parole e un Who’s Who più intricato del previsto su una lavagna di sughero – ma abbiamo iniziato e tutto va bene.
Wish me luck. Vi terrò informati.
Rieccomi. Sono tornata.
Non sono abbronzata per nulla perché, a parte otto km di nordic walking al dì, la mia settimana di mare l’ho passata a scrivere sotto l’uno o l’altro portico dell’albergo…
E in effetti ho scritto.
– Ho finito la prima stesura di Acqua Salata & Inchiostro – cui a questo punto potrei anche cominciare a strologare un titolo definitivo.
– Ho buttato giù un paio di cose brevi in vista di altrettanti concorsi cui mi piacerebbe partecipare, Oltretinozza.
– Ho, in quello che posso solo qualificare come un momento di felice follia, messo insieme in un giorno e mezzo una cosa della cui destinazione non ho ancora bene idea. Potrebbe essere un quarto di un play in due o tre atti – oppure potrebbe essere metà di un atterello unico. Dipende. Vedremo. E per il momento è in Inglese.
– Ho fatto alcuni seri progressi con la terza stesura di Mercutio (titolo provvisorio), quell’altro play di cui forse avevamo parlato…
– Ho scritto quasi quattromila parole di fantasmi. In un giorno. Una scena quasi completa, un pezzo di un’altra e un diluvio di appunti dettagliati per una serie di scene a venire.
E sono giunta a una conclusione.
Non una conclusione che mi piaccia terribilmente, badate bene – ma nondimeno una conclusione.
E la conclusione si è che a volte viene il momento di smettere di ostinarsi.
Perché non c’è niente da fare: per quanto mi piaccia in concetto, questa storia non funziona.
Il funzionamento dell’Oltretomba scricchiola, la trama si è malinconicamente allascata al centro, dopo cinquantamila parole la voce narrante ha ancora la flessibilità di una traversina ferroviaria – e onestamente non vedo come potrebbe essere altrimenti, visto come le cinquantamila parole in questione sono state scritte a bocconi e spizzichi. Per di più, voglio e non voglio dare un punto di vista a un altro personaggio e comincio ad essere un po’ stanca del ristrettissimo schema di colori che mi sono data per la maggior parte della storia.
E se non bastasse, ho riletto un po’, sabato pomeriggio, e che devo dire? Le parti che mi piacciono di più sono quelle in cui K., il mio protagonista, è vivo. E non so, ma per una storia di fantasmi non mi sembra promettentissimo, vero?
A parte tutto il resto, non credo che sia un caso se, dopo la prima felice writing week in cui sono arrivata fino alla morte del protagonista, questo romanzo ha portato la mia capacità di procrastinare a nuove vette di raffinatezza.
E così ho deciso di metterli da parte, i miei fantasmi.
Indefinitamente.
E non è detto che questo significhi “per sempre”. Non è detto che prima o poi non la riprenda in mano, questa storia, perché l’ho detto: mi piace davvero tanto. Ha tutto per piacermi. Dovrebbe essere perfetta per me. Solo che ho l’impressione di girare in tondo senza arrivare da nessuna parte, e nel frattempo ci sono parecchie cose (per lo più teatro) che dovrei e/o vorrei scrivere, ma finiscono sempre rimandate perché prima devo finire i fantasmi – e questo, ne converrete, non è una buona cosa.
Per cui credo proprio che fino alla fine dell’anno mi dedicherò seriamente al teatro. Se nel frattempo mi verranno in mente idee, possibilità, folgorazioni o altri uzzoli ectoplasmatici, li annoterò nel file apposito, per lasciarli a fare talea.
E poi si vedrà.
E sono davvero tutt’altro che contenta di questo sviluppo, ma forse – forse – sono un pochino sollevata.
Eccomi qui, dopo tutto…
Compaio rapidamente – vi direi di fare conto che questo post sia in alfabeto Morse, se non fosse che non si usa più…
But never mind: ricompaio rapidamente per rendervi partecipi del fatto che martedì ho finito la prima stesura di Acqua Salata & Inchiostro.
E sì, sono andata oltre i limiti che mi ero prefissata, e il conto provvisorio è di 7761 parole.
Potrei dire che queste cose succedono, che me l’aspettavo abbastanza – potrei dire molte cose, ma limiterò a dire che non è un guaio particolarmente grave.
Per il resto, tutto va bene, il tempo è bello, il vento di mare è delizioso, ho a disposizione non uno, ma due bellissimi porticati bianchi e blu per scrivere e stamattina mi rimetto al lavoro sui fantasmi.
Credo.
E adesso torno a scomparire dal radar.
Post a parte, ci risentiamo il 16.
E ci avviamo alla fine…
E l’acqua e l’inchiostro luccicano e scintillano in molteplici maniere.
E risvolti impensati fioriscono – e si rivelano perfetti.
E sarei quasi tentata di allungare ulteriormente…
Ma non, non, non lo faccio.
Credo.
Sì.
Nel senso di no.
No non lo faccio, non no non credo.
Torno a scrivere, eh?
♫
Ho appena deciso che il play che per il momento chiamiamo Inchiostro&AcquaSalata (henceforward I&AS), sarà più lungo del previsto.
C’è spazio – ed è un bene, perché continua a germogliare in una direzione inattesa e mezza… E poi, e poi.
L’idea di farne la metà di un dittico comincia a sembrarmi meno attraente. Mi sa tanto che finirà, se proprio, con l’essere due terzi di un dittico. Cinque ottavi di un dittico.
O qualcosa del genere.
E così ho aggiornato il contaparole e adesso torno al lavoro.
Clarina Che Scrive = Clarina Felice
Più lieta di suo, più facile da sopportare per gli altri… Ormai dovrei saperlo.
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E, già che ci siamo, avete visto che Alessandro Forlani, questo mietitore di allori professionista, ha vinto il Premio Stella Doppia?
L’avete visto il nuovo contaparole qui a sinistra? Quello blu?
Ecco.
E siamo nella felice fase in cui le voci – ah, le voci – prendono forma, colore e consistenza.
Ecco.
E adesso vado a scrivere.