scrittura · Somnium Hannibalis · teorie

Il Questionario di Proust

Proust.jpgIl Questionario di Proust era un gioco di società in voga nei salotti del XIX Secolo, una specie di antenato dei test della personalità fatti per divertimento. Proust non l’ha inventato, lo ha solo reso celebre partecipando al gioco: qui ci sono le sue risposte, complete di riproduzione del foglio su cui le scrisse.

Perché lo tiro in ballo? Perché i casi, quando si crea un personaggio, sono in genere due: a) c’è una prima, meravigliosa fase di ebollizione in cui il nostro personaggio prende vita quasi da sé… poi bisogna strutturare tutto quello che è germogliato in un insieme coerente (almeno dal punto di vista dell’universo della finzione); oppure b) serve un personaggio che svolga una certa funzione ma, a parte la funzione, non se ne sa granché… solo che le funzioni pure e semplici non somigliano molto a della gente verosimile.

In entrambi i casi, per mettere ordine o per costruire, ci sono metodi peggiori di un questionario. Ci sono delle domande; si danno delle risposte; ci si chiede che cosa si sa del personaggio; si aggiunge/specula/teorizza/deduce quello che non si sa. E’ più facile restare coerenti davanti a una bella serie di domande scritte.

Ora, esistono centinaia di “schede personaggio” di varia provenienza, da quelle con decine di voci a quelle che si concentrano su pochi tratti salienti; da quelle puramente psicologiche a quelle che sembrano un formulario per la carta d’identità; da quelle asettiche a quelle in cui bisogna rispondere con la voce del personaggio… Tra l’altro, ogni insegnante di scrittura creativa ha la sua. Qualche volta ne posterò qualcuna, ma non è difficile trovarne su e giù per la rete.

Confesso di non averne una preferita: la mia prima scelta tende ad essere quella di Lajos Egri, perché è molto completa, ma quasi mai mi fermo lì: il più delle volte ne faccio un buon numero, più diverse che sia possibile, in modo che coprano aspetti diversi, sollecitino risultati differenti. E il Questionario di Proust tende ad essere utile: ci si cala nei panni del personaggio e via… Non è davvero esauriente e di certo non basta da solo (a meno che non lo si utilizzi per un personaggio secondario), ma costringe a pensare con la testa del personaggio, il che è sempre un esercizio utile. Lo si può anche tenere per i giorni di pioggia, quando si è bloccati: invece di incaponirsi davanti alla pagina vuota, invece di scagliare maledizioni seriali allo schermo bianco, si tira fuori il Q di P e ci si dà dentro. Nella migliore delle ipotesi si farà qualche scoperta utile (you never know the ways your subconscious mind will chose to tell you something), nella peggiore ci si sarà distratti per mezz’oretta dal ginepraio, ed è già qualcosa.annibale.jpg

A titolo d’esempio, voilà il mio Annibale alle prese con il Questionario:

Il tratto principale del mio carattere
L’intensità, la volontà feroce e inarrestabile. Ho perseguito ciò che volevo, sempre, al di là di ogni ragionevolezza e del mio stesso bene, e ho trascinato con me un esercito e una città interi.

La qualità che desidero in un uomo.
L’intelligenza: non ho pazienza per gli stupidi, non sopporto di averne attorno. A un uomo intelligente, d’altro canto, posso perdonare molti difetti.

La qualità che preferisco in una donna.
La comprensione. E poi la misura, il controllo: temo gli eccessi sentimentali più della punta di una spada.

Quel che apprezzo di più nei miei amici
La lealtà e l’intelligenza.

Il mio principale difetto.
La facilità alla collera e all’umor tetro. Il terrore di perdere il mio talento che a volte mi paralizza.

La mia occupazione preferita. 
Ideare una battaglia. Plasmare il terreno, la luce, gli uomini, la paura, le passioni, la tracotanza e il ferro in una vittoria perfetta.

Il mio sogno di felicità.
Non perdo tempo a sognare la felicità. Assaporo la gioia violenta del trionfo quando posso, la rimpiango quando non posso averla, ma non è un fine in sé. E amo l’intensità dei grandi sogni, il respiro delle imprese che occupano una vita intera.

Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia:
La sconfitta. O la vittoria: che sarebbe di me, chi sarei, se non avessi una guerra, un nemico, un sogno da inseguire?

Quel che vorrei essere.
Nessun altro che me stesso.

Il paese dove vorrei vivere.
La Cartagine felice della mia infanzia, forse. Ma nemmeno questo è vero: ho vagato troppo, in avanzata, in trionfo e in fuga, per sapere ancora dove vorrei vivere.

Il colore che preferisco.
Il colore cangiante e chiaro che ha il cuore delle fiamme.

Il fiore che amo.
I gigli d’acqua, come quelli che mia moglie portava nei capelli.

L’uccello che preferisco
Il falco: vigile, sanguinario e fedele.

I miei autori preferiti in prosa.
Ogni storico che sappia leggere l’animo di quelli di cui scrive.

I miei poeti preferiti.
L’Omero dell’Odissea.

I miei eroi nella finzione.
Ulisse, intelligente prima di ogni altra cosa.

Le mie eroine preferite nella finzione.
Non ne ho.

I miei compositori preferiti.
[talvolta capita che qualche domanda non si applichi a qualche tipo di personaggio…]

I miei pittori preferiti.
[…e allora si passa oltre, naturalmente]

I miei eroi nella vita reale.
Il Grande Alessandro e Pirro

Le mie eroine nella storia.
Elissa, la figlia del Re di Tiro, sulla cui nave i miei avi raggiunsero la costa che sarebbe diventata Cartagine.

I miei nomi preferiti.
I nomi ci sono cari a seconda di coloro che li portano. A mio figlio avevo dato quello di mio padre.

Quel che detesto più di tutto.
La stupidità.

I personaggi storici che disprezzo di più.
I Diadochi, che si contendevano brandelli d’impero mentre Alessandro moriva. E certi consoli romani come Longo e Varrone, se mai passeranno alla storia. E Filippo V di Macedonia… Temo di avere imparato a disprezzare la mediocrità, e a discernerla in molti, troppi uomini passati e presenti.

L’impresa militare che ammiro di più.
Le conquiste di Alessandro, le campagne di Pirro. Forse dovrei ammirare anche Scipione, che mi sconfisse.

La riforma che apprezzo di più.
Quella con cui volli attaccare gli speculatori di guerra a Cartagine, anche se mi costò l’esilio.

Il dono di natura che vorrei avere.
Tra i molti doni che ho avuto, mi è mancata la capacità di amare.

Come vorrei morire.
In battaglia.

Stato attuale del mio animo.
[questa domanda ci conduce a una questione interessante: quando? Ovviamente, l’Annibale venticinquenne all’inizio delle sue imprese risponderebbe ben diversamente dal vecchio Annibale esule in Siria. Ma questo si applica anche a diverse altre domande, in realtà… A volte è interessante fare il questionario più di una volta, immaginando che il personaggio risponda in varie fasi della sua vita, e studiare i cambiamenti. Per il momento, supporremo che a rispondere sia Annibale esule in Siria] L’amarezza, il risentimento, il rimpianto delle grandi cose che non ho potuto compiere.

Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Non sono un uomo indulgente. Né con me stesso, né con gli altri.

Il mio motto: Persevero sempre.

pennivendolerie

Alti e Bassi

Cronache di vita da autore.

Cominciamo con gli alti, ma alti himalayani.

All’Accademia Virgiliana è andato tutto meravigliosamente bene.

A dire il vero, quando sono entrata in Accademia e ho incrociato sul portone Zichichi che andava a tenere la sua conferenza su Galileo al Teatro Bibiena (portone accanto, per i non Mantovani), mi è caduto un po’ lo stomaco nelle scarpe. E anche quando alle cinque la sala non era piena nemmeno per metà. E vogliamo parlare di quando ho abbattuto il cavalletto della telecamera? O di quando è arrivata la Matta delle Conferenze? Costei è una signora dai capelli rossi che s’intrufola a tutti gli eventi culturali della città, purché abbiano un rinfresco alla fine. In genere si limita a far man bassa di pasticcini e vol-au-vent, ma nelle brutte giornate è capace d’inveire contro il malcapitato di turno con un’energia notevole. Una volta (presentazione dello Specchio alla UTE) mi è capitato di essere oggetto delle sue gentili attenzioni: non un’esperienza che si desideri ripetere. Quando è arrivata furibonda e mugugnando che la sicurezza del Bibiena non le aveva consentito di entrare da Zichichi, lo stomaco mi è sceso ancora un po’ di più, diciamo nel gommino dei tacchi alti…
Poi però la sala si è riempita come un uovo, e questo era molto incoraggiante. Csì abbiamo cominciato, rinunciando a metà del quarto d’ora accademico. Il Professor Zamboni, Presidente dell’Accademia Virgiliana, ha detto cose molto belle (forse più di quanto io meritassi…) di me e dei miei libri, e non si è trattenuto dal punzecchiarmi con “la speranza che presto o tardi Chiara si abbandoni al cuore e non solo all’intelletto”.
Poi il relatore, Professor Mario Artioli, Accademico, poeta e critico letterario, ha detto alcune cose belle e acute dei miei libri precedenti e di Annibale, e a questo punto sarebbe stata ora di mostrare il book trailer e le mie accuratamente preparate mappe delle battaglie, se il vetusto PC dell?Accademia non avesse deciso, lì e allora, di entrare in sciopero. Panico, segretarie che arrivano in corsa, battutine per tentar di alleggerire il momento, sguardi terrorizzati al relatore… “Passiamo oltre?”
Quando si è accorto che stava per essere bypassato, il pc ha avuto un sussulto d’orgoglio ed è tornato in vita. Morale: ho mostrato tutto quanto, ho parlato, ho spiegato che persona eccezionale fosse Annibale, di quel genere di eccezionalità che attraversa i secoli.
Poi il Prof. Artioli ha ripreso la parola, parlando in modo molto lusinghiero dello stile, del linguaggio, dei personaggi, della trama del libro, facendomi arrossire più di una volta, e abbiamo concluso alternandoci alla lettura di alcuni brani.
Applausi torrenziali, abbracci, strette di mano, dediche, fiori, qualcuno mi ha messo in mano un bicchiere di vino, complimenti, baci, e ieri mattina un pezzo sulla Gazzetta di Mantova. Voglio dire: non capita tutti i giorni di essere citata sulla stampa nello stesso articolo in cui si parla di Zichichi…
Seguiranno foto quanto prima.
Tutt’altra musica a Belgioioso, alas, e qui veniamo ai bassi. Ma bassi abissali.
Sono arrivata al castello a mezzogiorno e ho vagato per la fiera semideserta fino alle 6, quando alla mia presentazione si è presentato un totale di 7 persone, di cui:
– n° 3 parenti (mamma + 2 zii)
– n° 1 cliente con moglie = 2
– n° 2 sconosciuti, che avrei potuto baciare in fronte…
E’ vero, tutti dicono di non avere mai visto la Fiera di Belgioioso così vuota, c’è la crisi, è un anno particolare, l’editoria arranca… Tuttavia non posso fare a meno di chiedermi se un po’ di pubblicità in più non potesse migliorare la situazione. Non so, anche solo un cartello informativo fuori dalla sala? O presso lo stand del mio editore? Perché vi assicuro, quando si ha davanti una platea tanto scarna, la sola definizione che viene in mente è “disastro”…
My agent has more than some ‘splaining to do.
Poi, però si pensa alla favolosa faccenda di venerdì, ci si ricorda che una volta Franz Liszt si è trovato così pochi spettatori a una pomeridiana che dopo il concerto li ha invitati tutti a prendere il tè in una pasticceria, si riacquista un po’ di sense of humour e si spera nel futuro…
Come dice il mio saggio zio pasticciere: non tutte le ciambelle vengono col buco.

pennivendolerie

Altra Presentazione

Sì, lo so: due volte in due giorni… che ci posso fare?

Un’altra presentazione di Somnium Hannibalis, questa volta al Castello di Belgioioso, nel quadro di Parole nel Tempo, l’ormai ventennale fiera-mercato della piccola editoria, nella cornice meravigliosa di uno dei più bei castelli del Pavese.

Sabato 26 Settembre 2009 – ore 18,00

Castello di Belgioioso – Area 2 – 1° Piano

Presentazione del romanzo

SOMNIUM HANNIBALIS

 L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue

di Chiara Prezzavento

(Robin Edizioni, 2009)

Interverranno con l’autrice: Natascia Pane, Agenzia Letteraria Contrappunto, e Alberto Asero, editor.

considerazioni sparse

Fino alle orecchie

Avvicinandosi il momento di archiviare l’estate, ho fatto un po’ di conti sulla parte di 2009 che mi rimane, e questa è la mia lista di Cose da Fare:

– 3 prime stesure da revisionare (comprendenti: un romanzo da 120000 parole, uno da 82000 che dovrà contarne 90000 prima della fine, e una lunga novella da 42000 e rotti. Per un totale che fluttua attorno alle 250000 parole. Tuuuuuutte da revisionare).

– 2 commissioni: una per una novella e una per un atto unico, entrambe da consegnare a novembre.

– la promozione di Somnium Hannibalis, con almeno quattro presentazioni prima di Natale.

– una lista di libri da leggere (e/o studiare) lunga come il mio braccio.

– la lettura dei Promessi Sposi alla UTE, che è uno sforzo collaborativo, ma c’è.

– 2 racconti in corso che meriterebbero proprio di essere finiti, perché non sono male, if I say so myself

– E non è come se il lavoro fosse magicamente sparito. Proprio no.

Lo confesso: ci sono momenti in cui mi sento un nonnulla sopraffatta. Ne riparliamo il 31 dicembre.

pennivendolerie

Booktrailer

Lo confesso: sono quello che si dice “informatically challenged”. Amici e parenti mi chiamano affettuosamente (e con ragione) “la tecnoidiota”.

E nondimeno, nel corso di una settimana di strologamenti e lavorii, ho prodotto questo:

 

Ne vado indecorosamente orgogliosa, ne vado.

pennivendolerie

Parallelepipedo

Parallelepipedo di carta – 19.5×11.5×1.5 – in varie tonalità di azzurro. Satinato, non lucido. Profumo “di carta nuova e inchiostro tipografico”.

Lo giro e rigiro, persa in contemplazione (mi s’informa che non ho un’aria terribilmente acuta, al momento), e mi piace tutto, ma proprio tutto: i colori del Goya rielaborato in copertina, i caratteri, l’impaginazione, la fotografia nella bandella della IV di copertina (il che è tutto dire: non mi piace mai come vengo in fotografia…), le proporzioni del tutto…

Oh, beatitudine.

Potrei sbagliarmi, ma mi pare proprio che fosse Annie François a sogghignare con garbo della gente (lei per prima) che va in estasi davanti ai parallelepipedi di carta.

Ebbene, la sensazione è che se adesso questo specifico parallelepipedo di carta mi chiedesse di sposarlo, potrei anche accettare.

pennivendolerie

Varo

Oggi è il giorno del varo. Dopo lunghi ponzamenti e molte traversie, ecco finalmente pronto…

(attimo per il lancio della bottiglia di champagne… crash!)

www.somniumhannibalis.com ovvero il sito del mio nuovo romanzo. Per ora ci sono notizie, link, immagini, curiosità storiche e la possibilità di leggere l’incipit.

E intanto, a titolo di assaggio, dalla Quarta di Copertina:

“Il luogo è Apamea, l’anno il 191 avanti Cristo.

Annibale Barca vive da esule alla corte seleucide, avvolto in un alone di leggenda, dubbio e amarezza.

Il Re di Siria, Antioco III il Grande, sconfitto in una sconsiderata campagna contro Roma, si rivolge proprio al vecchio generale che aveva predetto inascoltato il disastro, e per tutto un pomeriggio e una notte d’estate lo interroga impietosamente sui suoi sogni pericolosi, sulla vittoria e sulla sconfitta.

In cerca di ragioni per la sua disfatta, il Re troverà invece una storia fiammeggiante e tormentosa, senza respiro, colma di sangue, di battaglie, di sogni e di solitudine, una storia sulla guerra, il destino, la paura e il prezzo che si paga per la gloria.”