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La Guardia Bianca

Mikhail Belaya-Sibir-Bulgakova_articleimageDici “Bulgakov”, e tutti pensano a Il Maestro e Margherita. Oppure Cuore di Cane o, semmai, Uova Fatali.

La Guardia Bianca è un’altra questione. La Guardia Bianca è un primo romanzo e, come tutti i primi romanzi, è un po’ una faccenda a sé. Niente allegorie grottesche, niente satira feroce, qui: immaginatevi un quadro di famiglia che sembra preso da un primo atto di Chekov, ma visto attraverso una lente deformante. I tre giovani fratelli Mihail_Bulgakov__Belaya_gvardiyaTurbin, il medico militare Aleksej, la bella Elena e l’adolescente Nikol’ka, hanno appena perduto la madre. È il 1918, e Kiev è scossa dalla Rivoluzione. All’improvviso, il vecchio mondo che Elena e i suoi fratelli conoscevano si sfalda scaglia a scaglia. I Turbin, figli della buona borghesia intellettuale, con il loro salotto pieno di libri e i loro amici ufficiali*, guardano la rivoluzione con sospetto e con timore. E mentre Kiev, presa tra i Bianchi, i Rossi e i Tedeschi, vacilla nell’incertezza e nell’anarchia, Aleksej e Nikol’ka si arruolano nella Guardia Bianca…

Ebbene sì, un romanzo sui Russi Bianchi. Gli sconfitti. I nemici della rivoluzione. Non capitava tutti i giorni, e non andò del tutto diritta: la prima pubblicazione a puntate (nel 1925) fu bruscamente sospesa per la chiusura del periodico da parte delle autorità. La cosa sorprendente è che a Bulgakov, con i Turbinssuoi eroi (anti-eroi, se vogliamo) controrivoluzionari, non sia capitato niente di peggio** che un divieto d’espatrio durato tutta la vita. In compenso, l’adattamento teatrale chiamato I Giorni dei Turbin ebbe un successo sesquipedale: rimase in cartellone per un migliaio scarso di repliche tra il 1926 e il 1941. Pare che Stalin ammirasse enormemente I Giorni dei Turbin. Ora, io non so se davvero l’abbia visto almeno venti volte, commuovendosi come un bambino – ma così vuole la tradizione. Gli piaceva talmente tanto che, pur non consentendo a Bulgakov di espatriare come avrebbe voluto, gli concesse una certa quantità di protezione, e lo insediò al Teatro delle Arti di Mosca. Verrebbe da pensare che tanto successo (e tanto in alto) dovesse Turbins5riabilitare il romanzo, vero? E invece no: rimase bandito e non fu più pubblicato fino al 1966, nei tardi anni di Kruscev. Va’ a sapere…

Indipendentemente da questo, La Guardia Bianca è meravigliosamente scritto, con personaggi ben caratterizzati (impossibile non affezionarsi ai tre fratelli e al loro legame), una robusta dose di fatalismo slavo, un mondo che crolla, e una collezione di magnifiche descrizioni***. Epico e lirico e triste e molto umano al tempo stesso. Da leggersi ascoltando il Çaikovskij tardo. E non sarà facile – tanto meno perché potrei sbagliarmi, ma non credo che ne esistano traduzioni italiane né inglesi, ma quanto mi piacerebbe vedere I Giorni dei Turbin a teatro…

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* La casa dei Turbin riproduce esattamente la casa della famiglia Bulgakov.

** Vedi alla voce Pasternak, per esempio.

*** Bella, ma proprio bella, traduzione di Ettore lo Gatto per Einaudi.

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cinema

Ivan il Terribile Nottetempo

0071ppSapete quando ci si fa un’ultima tazza di tè nottetempo, e mentre la si sorseggia si accende la televisione in cerca di un telegiornale… E invece, su una rete locale, ci s’imbatte in qualcosa. Qualcosa di fuori dal comune.

Bianco e nero, luci drammatiche, scene stilizzate, composizione singolarissima, fotografia strabiliante.  Ora elegantissima, ora inquietante, ora grottesca, ogni inquadratura è un’illustrazione.

Che sia qualcosa di russo è evidente, e la musica ha tutta l’aria di essere Prokofjev – e a dire il vero il tutto mi ricorda tanto Eisentein pur non essendo decisamente Aleksander Nevskij… filmes_5779_Ivan01

Un quarto di minuto – e la notizia del ritorno dello Zar Ivan a Mosca squaderna una corte di Polonia raffigurata come una scacchiera: ah, Ivan il Terribile, allora.

Ivan il Terribile, vedete, è un film che ad Eisenstein commissionò stalin in persona – di cui lo zar in questione era l’idolo e modello. Yes, well… Va detto che quel “terribile” è una traduzione un po’ così, e l’equivalente russo suona più come “potente”, “magnifico” o “grande”, ma resta il fatto che Ivan non è il personaggio più raccomdandabile della storia russa…

Ivan_Groznyj_posterAd ogni modo, Eisenstein partì in quarta, con il fido Prokofjev al seguito, con l’idea di scrivere e confezionare non un film, ma tre. La prima parte, che narra l’infanzia e adolescenza di Ivan, uscì con rimarchevole successo nel 1944. Il giovane e coraggioso Ivan combatte lo strapotere dei boiardi e si fa incoronare con l’appoggio del popolo… E fin qui, tutto bene.

La seconda parte, though… be’, nella seconda parte troviamo un Ivan adulto, feroce e più che un po’ paranoico Figura potente – ma Stalin non apprezzò. Dopo avere assistito a una blindatissima anteprima, vietò la distribuzione del film e bloccò il progetto. La lavorazione della terza parte fu interrotta nel 1946, e un paio di anni più tardi, alla morte di Eisenstein, il poco materiale che c’era fu confiscato. Esiste ancora? E chi lo sa… kadr-17a

Solo dopo la morte di Stalin, a disgelo avviato, Kruschev autorizzò l’uscita della seconda parte – ed è in quella che io mi sono imbattuta nottetempo.

E vi dirò: non sono certa di andare pazza per i dialoghi di Eisenstein – o almeno per la traduzione. Un tono più che un po’ arcaico giova alla storia e si sposa bene con l’insieme – ma la retorica… eh. Bisogna anche ricordarsi quando e in che circostanze tutto ciò sia stato scritto – e bisogna concedere il beneficio del dubbio all’originale russo. Detto ciò, questo film è visivamente una meraviglia, con le ombre dense, le scene opprimenti e irreali, la recitazione stilizzata, i gesti, i simboli, la musica, le sequenze a colori, la fotografia…

Non dico che sia la tazza di tè di tutti e ciascuno – anzi, probabilmente è quel genere di cosa che si adora o si detesta.  Myself, sono decisamente colpita. Se ne avete occasione, date un’occhiata: di sicuro è qualcosa d’inconsueto.