teatro

Horror Tales II – Il Ritorno

E siccome le notti si allungano, Halloween si avvicina e il Velo si assottiglia, noi (ri)proponiamo una serata di storie spaventose, buio e terrori misti assortiti.

Immaginate di svegliarvi… e non svegliarvi affatto – o meglio, voi siete svegli, ma il vostro corpo no, e la famiglia ne trae le peggiori conclusioni…

E immaginate di far da istitutrice a una bambinetta solitaria, con un padre alcolizzato, l’Enciclopedia Britannica e una fantasia morbosa a tenerle compagnia.

E immaginate anche di essere chiusi in manicomio – ancora per una settimana, un’ultima settimana e poi la libertà… ammesso che ci arriviate vivi!

Perché alla fin fine – oggidì come nella Francia tardottocentesca e nell’America degli anni Quaranta – la cosa più spaventosa è la stessa: nessuno che ascolti!

Quindi… lasciate che vi spaventiamo! Vi aspettiamo in Teatrino mercoledì sera. L’ingresso è gratuito e non si prenota: arrivate per tempo!

Lunedì del D'Arco · teatro

Dentro le Fiabe al D’Arco: La Vecchia Scorticata

VecchiaTornano i Lunedì, stasera. Torniamo a esplorare le fiabe, a raccontarle e a usarle come finestre per sbirciare dentro la psiche umana…

Questa settimana tocca a Gian Battista Basile, raccontatore secentesco, collezionista di storie nel suo Cunto de li Cunti, con un gusto per il grottesco, il misterioso, il pittoresco… D’altronde, è di barocco che parliamo – e di barocco napoletano per di più.

Marina Alberini ha scelto La Vecchia Scorticata, storia di amori attraverso una porta o nel buio, d’inganni e di artifici, d’invidia punita – fino al magico colpo di scena…  perché qui forse non è tanto la virtù a trionfare quanto la furbizia e il caso, ma di certo il “vizio” è punito con ferocia barocca e irridente…

24Ne avranno di cose da dire, dopo, gli amici di Libera Freudiana Associazione!

Ci vediamo a teatro questa sera – e la raccomandazione è sempre la stessa: arrivate con buon anticipo, o rischiate di non trovare posto!

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Also: i posti per Canto di Natale vanno a ruba… se volete vederlo (e io ve lo consiglio), affrettatevi a prenotare! La biglietteria è aperta nei giorni feriali, dal mercoledì al sabato, dalle ore 17:00 alle ore 18:30. In questi orari si prenota per telefono (o via fax) allo 0376 325363; in alternativa si prenota per posta elettronica a questo indirizzo: biglietteria@teatro-campogallian.it

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Campogalliani 18/19: la Stagione

Ed eccoci qui, ci siamo quasi. Tra una settimana o giù di lì il Teatrino d’Arco riaprirà i battenti per trasformarsi, come ha detto la nostra presidente Francesca Campogalliani, in trincee, castelli, stradine londinesi, boschi misteriosi- e ogni genere di altro magico, triste, magnifico o buffo luogo…

Il teatro non è una macchina del tempo: è una macchina dell’irrealtà, che crea fette di mondi – veri per il tempo che passa e finge di passare tra un sipario e l’altro.

E per i suoi settantadue anni, la Campogalliani ne esplora in abbondanza, di questi mondi: un sacco d’Inghilterre diverse, a ben pensarci – alcune delle quali non esistono più o non son mai esistite – due Americhe, due guerre, la mente umana, e i luoghi senza tempo dell’immaginazione…

Campo1819

Che ne dite? Vi sembra un viaggio interessante? Vi punge l’uzzolo di unirvi a noi? Ne avete abbondanza di occasioni.

Come vedete, ci sono storie che tornano e storie nuove – e tra queste vado particolarmente orgogliosa di Canto di Natale… ne riparleremo.

Per ora vi ricordo che la biglietteria è aperta nei giorni feriali, dal mercoledì al sabato, dalle ore 17:00 alle ore 18:30. In questi orari si prenota per telefono (o via fax) allo 0376 325363; in alternativa si prenota per posta elettronica a questo indirizzo: biglietteria@teatro-campogallian.it

Vi aspettiamo a teatro!

 

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Fantasmi e Spiriti

E ci siamo: venerdì 7 aprile debutta al Teatrino d’Arco il nuovo Fantasma di Canterville dell’Accademia Campogalliani*.

Il Fantasma Tormentato che si aggira per l’Antica Magione nella Campagna Inglese è un classico tra i classici, giusto? Ma che succede quando lo spettro, con le sue catene rugginose e macchie di sangue, si scontra con l’indomito (e più che un pochino stolido) positivismo americano?

Venite a scoprire che cosa ne pensa Oscar Wilde – adattato e tradotto per le scene dalla vostra affezionatissima:

CantGhost

Le date sono il 7, 8, 9, 21, 22 e 23 di aprile – un breve giro di repliche – ma Sir Simon, l’irrepressibile famiglia Otis e lo staff molto gotico di Canterville Chase torneranno quest’estate al Parco delle Bertone e poi di nuovo nella stagione 2017-2018.

Prenotazioni dal mercoledì al sabato, tra le 17 e le 18.30, al numero 0376 325363, oppure via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogallian.it.

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IMG-20170318-WA0001Oh – e per restare in tema di spiriti, questa sera c’è Inchiostro & Vino.

“I popoli del Mediterraneo cominciarono a uscire dalla barbarie con la coltivazione dell’ulivo e della vite,” diceva Tucidide – e diceva molto sul serio. Basta vedere quanto e come scrive di vino Omero. E basta pensare che Roma consumava 180 milioni di litri di vino l’anno – senza contare gli schiavi…

Ne parliamo questa sera all’Enoteca di Porto Catena.

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* Cui, tra l’altro, vanno i complimenti per il recentissimo Premio Maschera d’Oro a Vicenza…

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Delitto e Castigo

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Immagini c/o Teatro Campogalliani

Dostoevskij a teatro? Quegli enormi, intricati romanzi fatti per lo più d’interiorità tormentata?  Sembra un’idea da far tremare i polsi, nevvero?

Ebbene, sono vagamente (e piacevolmente) stupita di scoprire che in Italia esistono ben due versioni teatrali di Delitto e Castigo, nientemeno. E su una delle due, quella di Glauco Mauri, è caduta la scelta di Maria Grazia Bettini, regista e direttore artistico dell’Accademia Campogalliani, per l’apertura della stagione regolare nel settantesimo anniversario della compagnia.

Scelta audace – per la difficoltà del testo e perché, diciamolo, non è facile portarsi in giro Dostoevskij. Ma Grazia era affascinata dall’attualità di certi temi – un certo superomismo alla russa, l’idea che qualche forma di superiorità intrinseca giustifichi il crimine… – e dalla natura teatrale del rapporto tra il protagonista Raskol’nikov e il Giudice Porfirij, fatto di dialoghi, silenzi, menzogne e reti tese. E così ha scommesso sull’autore “difficile”, sulla riduzione di Mauri, sulle sue idee, sui suoi attori… E ha vinto. ASI

Questo Delitto e Castigo è uno spettacolo teso, denso, asciutto, pieno di ritmo e di tensione. Raskol’nikov e il Giudice si girano attorno, si studiano, si attirano allo scoperto, si tendono trappole a vicenda – ma è chiaro fin da subito che Porfirij sa esattamente dov’è diretto, mentre Raskol’nikov annaspa nel suo stesso buio, spaventato e delirante, aggrappato alle sue teorie ma inconsciamente bisognoso di essere scoperto, perso tra un’arroganza maldestra e il disgusto per la meschinità di tutto.

È una partita a scacchi ineguale, in cui uno dei giocatori si sfilaccia – mente e nervi – scena dopo scena.

CatturaE gli interpreti sono superlativi. Diego Fusari è tutto scatti, terrori, impeti, controllo che sfugge, con una gradualità, una finezza e una profondità meravigliose. E Adolfo Vaini disegna alla perfezione l’umanità amara e lucida del giudice, e l’apparenza di bonomia non perde mai il suo filo malinconico. Menzione d’onore anche ad Alessandra Mattioli, Sonja dolente e luminosa.

Questi tre e pochi altri bravi Daniele Pizzoli, Michele Romualdi e Andrea Frignani) Maria Grazia Bettini muove con raffinata sobrietà nel riquadro grigio di muri cadenti e porte polverose, che le belle luci di Giorgio Codognola trasformano di volta in volta in stanzette d’affitto, stazioni di polizia, strade notturne e luoghi della mente… Il meccanismo è perfetto, la tensione non cala mai un attimo, e due ore volano in questa esplorazione delle regioni cupe dell’animo umano. Uno spettacolo magnifico.

(Delitto e Castigo resta in cartellone al Teatrino d’Arco fino al 18 dicembre).

 

 

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Campogalliani70 – Intervista a Francesca Campogalliani (parte II)

MrsHE rieccoci con Francesca Campogalliani, proprio ieri sera deliziosa Signora Higgins nella ripresa al Teatro Sociale del fortunatissimo Pigmalione diretto da Grazia Bettini.  Abbiamo parlato della nascita e dell’evoluzione dell’Accademia, e di una felicissima carriera iniziata come regalo di maturità, sotto minaccia materna d’interruzione alla prima bocciatura universitaria – bocciatura che non venne mai, per fortuna. Ma questa madre che non minacciava a vuoto mi ha incuriosita…

La sua mamma non era coinvolta nelle attività dell’Accademia?

Assolutamente no. Mia mamma aveva due lauree in materie scientifiche ed era del tutto estranea al mondo dell’arte. I miei hanno avuto una vita bellissima, per loro stessa ammissione, anche perché non sono mai entrati troppo l’uno nel lavoro dell’altro. In casa c’erano ruoli molto definiti: mia mamma era un’organizzatrice perfetta, e mio padre non sapeva niente della vita pratica, e sono andati  benissimo così. Lui ha potuto svolgere il suo lavoro a un metro da terra perché mia mamma glielo ha permesso. Non si è mai fatto una valigia, non ha mai prenotato un aereo – e come stessero le cose si è visto fin dal primo appuntamento, quando è andato a prendere mia madre nella farmacia sbagliata. Da parte sua, mia mamma lo ha seguito nelle sue attività, ma per lo più non distingueva un baritono da un tenore.  In casa si è sempre detto che in due facevano una persona completa.

E chissà se una complementarità di caratteri ben assortiti non sia anche uno dei segreti della vostra ottima e lunga riuscita. Se non sbaglio, settant’anni fanno di voi la più longeva compagnia amatoriale d’Italia: che cosa è cambiato in questi decenni, e cosa è rimasto immutato?

Sono rimasti i principi secondo i quali l’Accademia è stata fondata. Nessuno di noi viene remunerato in alcun modo. Se uno di noi occupa un posto regolare paga il suo biglietto. C’è una grande correttezza reciproca su cui nessuno ha mai discusso. Non è cambiato l’impegno, e non è cambiata la passione… Quel che è cambiato è che tutto è diventato più intenso e impegnativo. La qualità è sempre quella, ma un tempo – prima che questo teatrino fosse un teatrino – una commedia si faceva una volta o due al Sociale, poi si andava una volta a Pesaro, a Montecarlo, a Vichy – e tutto finiva. Non c’era la stagione che si è andata consolidando e allungando nel tempo, e c’era per lo più un regista unico, Aldo Signoretti. Adesso, con due registi e numerosi attori, possiamo diversificare i cast e fare tre o quattro titoli nuovi ogni stagione – e naturalmente insieme all’impegno si sono moltiplicate le necessità organizzative e di comunicazione. La sostanza non è cambiata – ma i modi sì. Gli ideali della fondazione sono rimasti intatti – e non è cosa da poco.

Prima accennava al teatrino. Come ci siete arrivati?about_2

Nei primi anni Cinquanta la marchesa d’Arco ha ceduto questa, che era la scuderia. Il pavimento era tutto a livello del palcoscenico, e noi l’abbiamo presa in carico come sala prove. Poi pian piano, a nostre spese, abbiamo fatto scavare il pavimento e aggiunto le sedie, abbiamo acquisito i camerini, i servizi, la parte di sopra e, dopo varie fasi a seconda delle necessità e del gusto, nei primi anni Settanta era già tutto più o meno come lo si vede adesso. E tengo a dire che l’abbiamo sempre tenuto perfettamente a norma – un impegno non da poco. Noi troviamo che abbia un calore e un’atmosfera particolari. C’è un rapporto speciale tra palco e platea, qui. Addirittura, quando siamo in un teatro grande il pubblico ci sembra così lontano…

Posso dire che vale anche dal punto di vista del pubblico: venendo qui molto spesso mi sono abituata a quel calore tra palco e platea di cui parla – e ne sento la mancanza in teatri più grandi. E credo di non essere la sola: tutta Mantova ha un rapporto speciale con la Campogalliani.

st_014_05Ogni anno vengono qui più di quattromila spettatori. Un discreto numero, perché qui i posti sono 64, e quindi significa tante serate a platea piena. D’altra parte, la Campogalliani è stata parte del tessuto culturale cittadino in modo continuativo fin dal ’46 – anche perché a suo tempo ha raccolto in sé le filodrammatiche che c’erano prima della guerra. Il contatto con la vita culturale cittadina c’è sempre stato. Le istituzioni non si sono sempre occupate di noi, devo dire. Ma c’è di buono che questo ci ha resi liberi, ci ha dato facoltà di fare qui quello che volevamo e vogliamo – nella scelta dei testi, dei tempi, della programmazione… in tutto. Però abbiamo collaborato con il comune e con tante associazioni – non soltanto in questo anno così particolare – e l’abbiamo sempre fatto con piacere. Io ho una grande nostalgia della collaborazione davvero esemplare con l’Accademia Virgiliana, durante la presidenza del professor Zamboni. Oltretutto c’erano degli intenti comuni, un senso di servizio fatto alla città che non sempre si trova. Giorgio parlava della necessità di unire le forze per creare di più. Noi non avremmo mai fatto D’Annunzio, se non fosse stato per lui – e forse avevamo qualche dubbio in partenza, ma fin dalla prima prova il testo ci ha sedotto. E il pubblico ha risposto davvero molto. E poi c’è stato Bibi e il Re degli Elefanti, e Di Uomini e Poeti… Secondo me Giorgio Zamboni vedeva lontano, e chissà con che cosa avremmo continuato. Un bell’esempio di collaborazione tra istituzioni – ammesso che noi possiamo considerarci un’istituzione.

Senza dubbio un’istituzione di fatto, come minimo…

Sì, direi che con la Campogalliani Mantova ha un bell’esempio di quello che possono la passione, la volontà, la cultura teatrale in mano a persone che veramente sanno ricreare e diffondere gli onori del palcoscenico. Abbiamo sempre perseguito un’opera di diffusione culturale, e il pubblico di Mantova e provincia ha sempre riconosciuto il nostro impegno. Questo è fondamentale, perché il pubblico per noi è l’altra metà del cielo, e ci ha sempre, ma proprio sempre gratificati e seguiti – e non è cosa da poco. Credo che un po’ ce lo siamo meritato. Lo dico senza falsa modestia, perché la falsa modestia è un peccato quasi capitale. Ci siamo fatti un nome e un seguito – e qui si sperimenta una vita particolare, sembra di vivere due volte.

E con questo abbiamo finito. Grazie, Francesca, e buon lavoro nell’intensissima stagione, nelle celebrazioni del settantennale e negli eventi di Mantova Capitale. A prestissimo. E la settimana prossima tocca a Maria Grazia Bettini.

posti · Somnium Hannibalis · teatro

Un Regno per Scenario – ovvero, lo Spirito dei Luoghi

 

2PTeresianaParlavamo qualche tempo fa del potere degli oggetti di scena, vero?

Ebbene, Il Testamento di Virgilio alla Teresiana, sabato pomeriggio, mi ha ricordato con una certa energia che il potere dei luoghi non è affatto da meno. E questa volta non sto pensando ai luoghi ricreati dallo scenografo – quella è un’altra faccenda. No, ho in mente i luoghi in cui si recita.

I teatri prima di tutto, s’intende. I teatri sono luoghi deputati a contenere rappresentazioni, pensati e costruiti per essere funzionali a quella specifica attività – e fin qui siamo tutti d’accordo. Poi ci si può dividere sul fatto che alcuni teatri siano più teatri di altri, o quanto meno su quali lo siano di più. A volte è una questione di antica tradizione, a volte invece di atmosfera, consuetudine, pubblico, chimica – o magari di quelle cose che ci sono in cielo e in terra, più che in tutta la filosofia. E immagino anche che per lo più sia una questione molto soggettiva.

Per dire, adoro la Scala, Covent Garden, L’Opera di Roma e quella di Vienna e, contro ogni aspettativa, l’Arcimboldi, mentre l’Opera di Torino e quella di Firenze mi lasciano freddina, e detesto di cuore l’Opernhaus di Zurigo – nonostante ci abbia visto un magnifico Onegin. Ricordo con affetto il New Theatre di Cardiff e il Noël Coward a Londra, e al Romano di Verona sono ambientati alcuni tra i miei più meravigliosi e miliari ricordi teatrali.3750945359

Posso soltanto immaginare che funzioni come, in piccolo, funziona per me con tre teatri di Mantova e Provincia: il Bibiena è bellissimo a vedersi, in teoria una cornice perfetta per quasi tutto – ma non posso  e non ho mai potuto fare a meno di trovarlo un pochino freddo. Il Teatro all’Antica di Sabbioneta è un altro posto incredibile – ma ho due ricordi soltanto: un recital di lirica con un pubblico distratto e disattento, e un mio son-et-lumière con nessuno in platea se non genitori, zii, coniugi, figli e gente che ci eravamo portati da casa. Il posto era magnifico, ma ci sentivamo attorno la Sonnetscompleta indifferenza degli indigeni… Not nice. E poi invece il minuscolo Teatrino d’Arco, ricavato nelle scuderie di un palazzo, strettino e intimo, ha qualcosa-qualcosa. Sarà che palco e platea si guardano negli occhi sarà che è la sede di una storica compagnia e ne ha assorbito lo spirito… Potreste sospettare che io sia di parte, ma credo di non essere l’unica mantovana a sentire la differenza di temperatura teatrale e ideale tra il d’Arco e il Bibiena…Hannibal

E poi ci sono i posti fuori. Quelli che non sono, tecnicamente parlando, teatri – ma sono così perfetti, così ideali. Si fondono con il testo e con l’interpretazione, aggiungono colore e personalità… Ho avuto fortuna, e me ne sono capitati diversi. La Sala Teresiana, l’altra sera, con i suoi scaffali altissimi pieni di tomi antichi, la galleria, i globi del XVII secolo, le teche e i banchi… perfetto per questa storia di ciò che resta  scritto, e ciò che resta otherwise. E Shakespeare in Words nell’Esedra – che non solo è bella ma, essendo rinascimentale e classicheggiante, calza come un guanto alla Roma di Shakespeare. E, qualche anno fa, il Somnium Hannibalis alla Rotonda di San Lorenzo, che non ha richiami storico-ideali con il testo, ma è una cornice di bellezza straordinaria. E molti anni fa, un angolo di cortile in un collegio pavese, con una pergola d’uva e una porticina dalla ringhiera di ferro battuto, che sembrava fatta apposta per l’Uomo del Destino di Shaw…

13912691_10205166157872777_3639161210640259264_nPoi ci sono state le cose non fatte – più di tutto un certo cortile rinascimentale illuminato di taglio a luce ramata, con un palcoscenico per metà smontato. Se avessi potuto scegliere, se fosse stato sicuro, se tante cose – è lì che avrei voluto il mio Somnium. E  ci sono le cose che vorrei fare. Ormai amici e famigliari hanno imparato a riconoscere il luccichio matto che mi compare negli occhi alla vista di un posto, un cortile, uno scalone, una piazza, una facciata, una sala, un tratto di mura che secondo me…

“Sì, sì – teatro. Che meraviglia sarebbe farci qualcosa,” sospirano – e portano pazienza, perché sono rassegnati all’idea che è così che si diventa: si vedono storie e teatro dappertutto.

 

teatro · virgilitudini

Sbirciatina Virgiliana

E siccome sabato si avvicina – e con sabato Il Testamento di Virgilio – lasciatemi recuperare qualche immagine del debutto al Bibiena, back in the day, quando si chiamava ancora Di Uomini e Poeti.

Vario (Diego Fusari) e Clito (Andrea Flora)
Vario (Diego Fusari) e Clito (Andrea Flora)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Ombre
Le Ombre

 

 

 

 

 

 

 

 

Creusa (Rossella Avanzi), Lavinia (Valentina Durantini) e Amata (Francesca Campogalliani)
Creusa (Rossella Avanzi), Lavinia (Valentina Durantini) e Amata (Francesca Campogalliani)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vario e le Ombre
Vario e le Ombre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amata e Virgilio (Adolfo Vaini)
Amata e Virgilio (Adolfo Vaini)

 

 

 

 

 

 

 

 

Quasi tutti
Quasi tutti

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi un po’ di prove, ieri sera, fotografate da Maria Grazia Bettini

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E per finire, la bellissima sala della Biblioteca Teresiana in cui si terrà la rappresentazione:

Teresiana

 

 

 

 

 

 

 

 

Nice, isn’t it? E se tutto questo vi facesse pungere vaghezza di venire a vederci, vi ricordo che lo spettacolo è gratuito, ma i posti sono limitati, ed è prudente prenotare al numero 0376 338450.

Vi aspetto in biblioteca?

Storia&storie

Fantasmi Mantovani, all’Appello!

Italiano: Due fantasmi rappresentati nella lor...E quindi stasera c’è Agnese e Nulla Più… vi ricordate, vero?

“L’unico fantama ufficiale di Mantova,” dicevamo. Eppure…

Forse sarebbe il caso di dire l’unico fantasma Gonzaga – perché non è possibile immaginare una città che abbia un solo, singolo, solitario, unico fantasma. Ed è possibile che da queste parti abbiamo un’immaginazione pigra o una scarsa propensione alla paura – ma andiamo! Stiamo parlando di un posto dalla lunghissima e ricchissima storia:  possibile che in tutti questi secoli e secoli e secoli abbia prodotto solo una storia di fantasmi?

Ebbene, mi rifiuto di crederci.

Dite la verità: chi di noi non ha fatto esperienza di una di quelle serate tra amici in cui, per un motivo o per l’altro, la conversazione cade sulle storie di fantasmi – e c’è sempre qualcuno il cui cognato ha una zia acquisita che abitava in una casa antica, e ogni anno, in una certa data, a mezzanotte… eccetera?

È capitato a tutti. Così, off the top of my head, posso contare almeno sei persone, nel mio giro di amicizie, con una storia di fantasmi da raccontare.

Ed è vero che nessuno di loro abita in città – ma sono certa che lo stesso vale entro le (ormai metaforiche) mura di Mantova.

E allora, che ne direste se facessimo una specie di censimento dei fantasmi mantovani?

Se conoscete qualche storia del genere, per esperienza diretta, per averla sentita da amici, famigliari o conoscenti, vi va di raccontarla qui sotto nei commenti? Spettri, larve, fantasmi, spiriti, voci e cose così.  E in teoria sarei curiosa dei fantasmi di città – ma non limitiamoci. Solo, per favore, chi chiedo di specificare nel commento se la vostra è una storia cittadina o di provincia…

Sarà interessante, che ne dite?

E intanto, questa sera, vi aspetto al Teatrino D’Arco.

Storia&storie · teatro

I Lunedì del D’Arco

E come ogni autunno, tornano da questa sera i Lunedì del D’Arco – il ciclo di incontri teatrali offerti dall’Accademia Campogalliani.

Quest’anno il tema è…

FantasmiLetteratura, teatro, cinema, leggende, musical… non è una sorpresa, immagino, scoprire che in materia c’è davvero di tutto. E l’Accademia Campogalliani, per sei lunedì da qui al 30 di novembre, offrirà un ricco assaggio di fantasmi in tutte le salse.

Si parte questa sera, con un adattamento dell’incantevole Fantasma di Canterville, un po’ favola e un po’ parodia gotica. Che cosa succede quando il terribile Sir Simon de Canterville, feroce fantasma elisabettiano, si trova di fronte all’allegro ed efficiente scetticismo di una famiglia americana? Sarà una dura battaglia tra il senso del dramma del defunto nobiluomo e i ricostituenti e detersivi d’Oltreoceano – per non parlare di una coppia di pestiferi gemelli. Ma è di Oscar Wilde che stiamo parlando: nessuna storia è mai quel che sembra, e la parodia è sempre a due tagli…

Poi, di lunedì in lunedì, si proseguirà con fantasmi dell’opera, fantasmi a teatro, fantasmi italiani, fantasmi al cinema e, per concludere, un fantasma mantovano.

Ecco il programma:

ProgrLunedì15

E ci sono anch’io, sapete? Il fantasma mantovano è opera mia: Agnese – e Nulla Più, atto unico commissionato appositamente per i Lunedì. Ne riparleremo prima della fine di novembre.

Intanto, qui potete scaricare il programma completo in pdf, completo di informazioni su ciascuno spettacolo. E questa sera, se siete in quel di Mantova, ci vediamo al D’Arco con il Fantasma di Canterville.