Storia&storie

La Chiusura dei Teatri

Il 28 di gennaio 1593, in seguito al preoccupante aumento dei casi di peste a Londra e dintorni, il Privy Council, il consiglio privato della Regina, inviò una lettera alle autorità cittadine, ordinando la chiusura dei teatri fra molte altre cose.

“Riteniamo conveniente,” scrivevano i ministri di Elisabetta, “che ogni genere d’incontro e pubblica riunione per il teatro, i combattimenti degli orsi, le bocce e altri simili affollamenti sportivi siano proibiti.”

Il Consiglio ingiungeva al Lord Sindaco, alle corporazioni e alle parrocchie di pubblicare la misura per proclamazione, e di esercitare speciale vigilanza nei luoghi deputati all’esercizio di simili passatempi. Per chi avesse violato l’ordine, si disponevano l’arresto e la prigione…

A parte il sistema di applicazione… suona familiare? Quattrocentoventisette anni più tardi, sembra proprio che ci risiamo. Le autorità prendono precauzioni – forse non necessariamente le più sensate, ma quelle con cui sperano di contenere il diffondersi di un contagio sulla cui dinamica nessuno è poi troppo sicuro; i teatri si svuotano; la gente si procura i sacchetti di erbe medicinali da tenere davanti a naso e bocca; i barcaioli del Tamigi protestano per il mancato profitto; si isolano i focolai; si compilano liste di contagio e di decessi; si diffida di chi viene da fuori…

Col che non voglio minimamente apparentare il “nostro” virus alla peste bubbonica, e naturalmente sono passati quattro secoli e moneta, la conoscenza scientifica, le comunicazioni, la società sono enormemente cambiate – eppure certe cose…

Non finisco mai di restare affascinata dal modo in cui, per quanto tempo passi, certe cose non cambiano mai troppo.

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(E già che ci siamo, una comunicazioncella di servizio: anche al Teatrino d’Arco le rappresentazioni sono sospese fino a nuovo ordine)

 

 

 

2 risposte a "La Chiusura dei Teatri"

  1. Ciao Chiara come giustamente evidenzi il Coronavirus non è neppure lontanamente paragonabile alla peste, ma la discordanza sulla gravità della situazione che emerge dalle varie fonti è larga.
    La popolazione non sa come regolarsi. Si passa facilmente da un estremo all’altro: scaffali svuotati in alcuni supermercati milanesi, o per contro, pazienti in visita (con sintomi respiratori generici) che rifiutano di indossare la mascherina o di strofinare le mani con il gel antibatterico prima di entrare negli ambulatori, nonostante venga richiesto dal personale sanitario.
    Considerando l’elevata contagiosità del virus (non gravità attenzione, specifico contagiosità) e la sua trasmissibilità elettiva che avviene per via aerea, evitare grandi assembramenti in locali chiusi, poco areati come aule scolastiche, cinema o teatri può essere una norma cautelativa efficace per ridurre il rischio del propagarsi del contagio.

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    1. Ciao, Benedetta!
      Sì, vero? Ci sono estremi da ogni parte – da un lato la semiapocalisse, dall’altro si minimizza pervicacemente, e trovo che ci sia un po’ d’isterismo da entrambe le parti.
      Ma anche questo non è nulla di nuovo, se andiamo a vedere. Forse l’umanità continua a reagire negli stessi modo proprio a quello che dici tu: l’incertezza. Ciascuno cerca sicurezze a modo proprio, immagino…
      Per cui è bello leggere le parole pacate di una persona del settore quale sei tu. Thanks!

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