libri, libri e libri

Neither A Borrower Nor A Lender Be

libri, prestiti, prestare libri, lettureNon so più in quale puntata di Downton Abbey (bellissima serie, a proposito: l’avete vista?), il conte di Grantham informa il neoassunto autista irlandese con aspirazioni intellettuali che può prendere a prestito i libri che vuole dalla biblioteca, a patto di segnare tutto sull’apposito registro.

Mi par di capire che le cose con l’autista sfuggiranno un tantino al controllo di Lord Grantham, ma il principio di tenere un registro dei prestiti mi sembra molto, molto, molto saggio. Quante volte mi sono ripromessa di fare altrettanto? Innumerevoli. L’ho mai fatto? No – e ne ho pagato le conseguenze, alas.

Forse sarà bene che cominci col dire che a mia volta non sono del tutto senza biasimo. Ho ancora il Baudolino prestatomi dal mio avvocato l’estate scorsa – e non ne ho ancora letto una pagina; sto avanzando con criminale lentezza attraverso un’intera borsa di prestiti da parte di P. – ne ho restituita una parte man mano che leggevo, ma il bulk è ancora qui e comincio a sentirmi una bestiolina); ho ritrovato una grammatica tedesca che non deve essere mia, ma non ho idea di chi me l’abbia prestata: o Prestatore Anonimo e Paziente, se leggi qui, batti un colpo e riavrai la tua grammatica. E, se ti consola, sappi che il karma funziona e son punita.

Una volta, quand’ero una piccola ginnasiale ingenua, prestai Ivanhoe a un compagno di classe che, a differenza della sottoscritta, studiava Inglese. Ci ero affezionata – a parte tutto, era il libro su cui, a dodici anni, avevo tentato il mio primo esperimento di riduzione teatrale*. Non l’ho mai più rivisto. Immagino che il mio compagno di scuola l’abbia perso, perché nel corso degli anni di Liceo glielo richiesi più di una volta, senza esito alcuno. E per di più non doveva essergli servito a granché per l’interrogazione: all’epoca non lo sapevo, ma si trattava di una versione abbreviata e ridotta, circa un quinto rispetto al librone scottiano.

A volte invece c’è il lieto fine. Ero in III Liceo quando, durante una lezione di matematica, ricevetti un bigliettino che diceva così: Cara Chiara, se per caso ti chiedevi dove fossero finite le tue Ultime Lettere di Jacopo Ortis, sappi che le avevo io. So che ti ho detto di no quando me l’hai chiesto, ma ero davvero convinta. Invece le avevo: le ha trovate ieri mio padre riordinando la libreria. Adesso le ho dimentcate a casa, ma domani te le porto. S. Nonostante le premesse poco incoraggianti, riebbi davvero il mio libro – che avevo dato per perso – e, come Miss Prism nel vedersi restituire la borsa da viaggio, fui molto soddisfatta di riaverlo.

Poi c’è la gente che ti chiede in prestito “un libro per il viaggio”. Pericoloso. In questa maniera, un amico dei miei lasciò in un albergo siciliano la mia copia de L’Amico Ritrovato di Uhlman. Me lo ricomprò in una traduzione diversa e che mi piace meno, ma come si fa? Dopodiché dovevamo essere recidivi entrambi: un paio d’anni più tardi, il signore in questione tornò in Sicilia e di nuovo mi chiese di prestargli “un libro per il viaggio.” Per qualche motivo, gli permisi di portare via con sé una raccolta di drammi di Schiller. Indovinate un po’? Anche Schiller rimase in Sicilia, e per di più il prestatario disse di averlo trovato una lettura noiosissima. A titolo di scuse ebbi una scatola di caramelle – poi ricomprai i singoli drammi uno per uno. Il Don Carlos è di seconda mano, un’edizioncina bigia della BUR con un ex libris che lo dichiara scampato a non so più quale alluvione del Ticino.

Questi, devo ammetterlo, sono casi in cui un registro dei prestiti non sarebbe stato di nessun aiuto: so benissimo chi è il colpevole (e la seconda volta ammetto concorso di colpa…). Ben diversa è la faccenda di una delle mie numerose edizioni di Lord Jim, che prestai e dimenticai di avere prestato. Quando mi accorsi della sua mancanza, non ricordavo più chi avessi cercato di evangelizzare… Passarono sei o sette anni e poi una sera, ospite a cena, mi ritrovai a scorrere i titoli nella libreria della padrona di casa, fino a imbattermi in una copia di Lord Jim che aveva qualcosa di famigliare. In un altro momento à la Miss Prism, aprii, rigirai e sfogliai, riconoscendo qua una macchia di limonata, là le mie iniziali incise sulla chiusura… Fu nel bel mezzo di questa agnizione che la padrona di casa piombò su di me. “Quello lì? Non ti fai idea di che libro palloso sia. Non l’ho mica comprato io, me l’hanno prestato, non so più chi. Ho letto due pagine e poi non…” E a questo punto una scintillina di riconoscimento cominciò a balenarle in fondo alle pupille.** “Te l’ho. Prestato. Io,” dissi con un’ombra di gelo. “È. Mio. Lo. Cerco. Da. Anni.” Ammetterete che un registro dei prestiti avrebbe risparmiato patemi e imbarazzi a tutti quanti.

Fu in seguito a questo incidente che mia nonna mi regalò un bellissimo timbro a secco che permette d’imprimere le mie iniziali in alto a destra sul risguardo. L’idea era ottima, peccato che l’abbia messa in pratica solo in parte. Il fatto è che non mi sono mai saputa indurre a timbrare sistematicamente a secco varie migliaia di volumi… Non più di quanto mi sia saputa indurre ad avviare un registro dei prestiti.

E dunque? Non c’è soluzione per la gente non sistematica? Non saprei. Il mio metodo è quello di essermi fatta più selettiva nei prestiti. Mi piace molto prestare libri, ma se ve ne presto è perché ho piena fiducia in voi***. Per contro, ho smesso di chiedere in prestito**** e accetto i prestiti offerti solo in caso di buona confidenza. Chi lo sa – magari aveva ragione Polonio… and all the same, guardate che fine hanno fatto lui e i suoi figli!

E voi? Siete peggiori come prestatori o prestatari? Avete mai distrutto relazioni pluridecennali over a book? Tenete un registro? Avete ideato metodi alternativi? Non prestate per principio? Raccontate, raccontate…

 

________________________________________

* Ssssì, lo so… Una volta o l’altra ne parleremo.

** No, non eravamo in buoni rapporti. Nemmeno prima dell’incidente LJ. Ripensandoci, non so nemmeno troppo bene perché le avessi prestato il libro. Non era nemmeno una gran lettrice – citava sempre solo Via col Vento e Verdi Colline d’Africa. Li citava solo per titolo. Non sono affatto certa che avesse mai letto altro in vita sua. Non sono affatto certa che avesse letto per intero nemmeno quelli. No, che non porto rancore. Come vi salta in mente una domanda simile?

*** Ciò che mi fa venire in mente: O Tu, cui ho prestato una raccolta di novelle di Stephen Crane in lingua originale (you know who you are), le hai ancora, per caso?

**** Definitivamente, dopo la volta in cui, alla persona che mi cantava con insistenza le lodi di The Woman in Black, dissi “Be’, vuol dire me lo presterai.” Risposta: “No.” Levar di sopracciglia e domanda successiva: “Sei di quelle sagge persone che non prestano mai libri?” Risposta: “No.” Er…

6 pensieri riguardo “Neither A Borrower Nor A Lender Be

  1. Il tema dei prestiti scomparsi nel nulla torna spesso anche sul mio blog… e nella mia esistenza.

    In campo librario, la ferita più profonda è certamente la prima edizione Nord di Elric di Melniboné, di Mike Moorcock, che prestai a un collega d’università al primo anno e quello cambiò corso, università e città in capo a un mese… mai più visto. Il volume faceva parte di una coppia, entrambe prime edizioni, che avevo braccato per quasi cinque anni, e che insieme valevano una piccola fortuna. Ora ho la coppia Vol. 1 Ristampa/Vol. 2 Prima edizione – valore monetario dell’accoppiata, ovviamente, nullo.
    Poi vediamo… all’ultimo controllo, credo mi manchino qualcosa come un’ottantina di libri, prestati e mai rivisti, su un arco di vent’anni… gran parte opere eminentemente rimpiazzabili (anzi, good riddance in parecchi casi), ma alcune bruciano, più per la fiducia tradita che per la perdita.

    Stesso discorso vale per i dischi… ho disseminato vinili e cd in lungo e in largo per queste terre. E forse meglio non vederli più che vederseli tornare macchiati di smalto per unghie… non la copertina, eh, proprio il disco! (è successo… no, no ci frequentiamo più, io e la signora)

    In piemontese si dice “Chi a presta a perd la cresta” (non credo sia necessario tradurre).
    La saggezza popolare non si smentisce.

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  2. Delizioso questo post.
    Io mi dichiaro colpevole senza possibilità di redenzione. Ho tenuto “Cent’anni di solitudine”, che un mio amico mi aveva prestato, per 3 anni. E devo restituire in libro a un mia amica: ce l’ho da sei mesi. Una volta, all’età di 16 anni, ho dimenticato di avere un libro della biblioteca: 6 mesi dopo mi è arrivata una lettera. L’ho restituito e mi hanno invitato a “non farmi più rivedere”. Per fortuna poi hanno dimenticato la mia faccia e io non ho ripetuto più l’errore.

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  3. Conoscendo la mia pessima memoria ho provato ad organizzare la mia piccola biblioteca numerandola e registrandola dapprima in ordine alfabetico (ma non avendo allora il computer mi risultò alquanto seccante riscrivere tutte le volte l’elenco ad ogni nuovo acquisto che mi accingevo a compiere) e poi annotando in fondo al registro gli ultimi acquisti. il tutto finalizzato a registrare i vari prestiti.
    Risultato:
    1) il fatto che tu abbia scritto a chi hai prestato non è garanzia di ricevuta di ritorno perchè la controparte può sempre affermare che non è vero che gliel’hai prestato.. (… è capitato)
    2) il fatto che tu abbia un registro non è garanzia che tu sempre annoti quando presti (lo scrivo dopo perchè ora non ho tempo).(… è capitato)
    3) Il fatto che tu abbia fatto un registro perchè altrimenti ti scordi dei prestiti,non è garanzia del ricordarti dove hai messo il registro ).(… è capitato)
    Per cui anch’io mi affido molto alle sensazioni e affido i miei beni solo a persone per le quali vale la pena di scordarsi il prestito. Nel senso: se un libro non ritorna a me, so che comuque è affidato ad una persona che lo tratterà come me, almeno credo e spero. In altri casi invece, quando un libro mi piace davvero tanto da desiderare di prestarlo a molti, pratico l’abbandono. (in stazione, in un bar, in luoghi affollati dove spero che possa funzionare il tam tam di qualche curioso che raccoglie e veicola e me ne prendo una nuova copia per me;-) Provare per credere ).(… è capitato) dà molte soddisfazioni quando senti per caso ad una trasmissione radiofonica parlare di chi per caso ha incontrato un libro che tu hai amato, su un treno!

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  4. Comperare i libri a “quintali” non mi è mai interessato ne piaciuto. Credo che il libro da comperare vada soppesato, misurato, annusato e solo al termine di una attenta valutazione acquistato. Di ciò perchè dovrei privarmi per darlo in prestito? Le altre cose a te care le dai in prestito, senza sapere come e se ritorneranno? La domanda che si pone di conseguenza è : “ma se il prestito te lo chiede una persona cara come fai a rifiutare?” Nulla è più bello che regalare un libro, segno di comunanza d’intenti e di valutazioni culturali che trovano sponde feconde su cui appoggiarsi e svilupparsi. Regalo libri ma non mi separo dai miei, anche se ne possiedo più copie fra loro simili.
    Non voglio libri in prestito, sanno di cosa non tua, non ti ci puoi affezionare, non puoi lasciarli un segnalibro per sempre, come simbolo di aver condiviso momenti di lettura e di felicità.

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  5. Di dischi e libri me ne sono spariti vari. Al momento sono alle prese con i delicati negoziati di restituzione di due libri universitari prestati tre anni fa. Purtroppo la pars borrowens è meno incline della pars lendens a concludere le trattative.
    Ma anch’io sono colpevole di aver trasformato un prestito in un furto; è successo con un’edizione Einaudi dell’Orlando Furioso. Potrei restituirla quando voglio, ma è passato così tanto tempo che ogni giorno aggiunto all’attesa (probabilmente ignara) è infamia che mi getto addosso. E allora cuncto.

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  6. Io non presto mai libri. Period.
    In compenso regalo tonnellate di libri ogni anno.

    Attualmente sono stata forzata a prestare due opere di Plauto (vincoli familiari-morali mi hanno obbligato) e soffro atrocemente ogni giorno. Ho segnato sul calendario il giorno in cui dovrò chiamare per rivendicare ciò che mi si deve. Fortunatamente quel giorno è vicino.

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