grillopensante · romanzo storico

Una Persona Seduta A Scrivere

Jeffrey Sweet offre un sacco di buone ragioni per il fatto che un romanziere difficilmente possa essere un buon protagonista teatrale.

Lo scrittore è, teatralmente parlando, un personaggio statico e passivo, perché il suo mestiere è quello di osservare, elaborare, starsene seduto a scrivere e, nel complesso fare tutto quel che fa d’interessante all’interno della propria testa.

A meno che non uccida qualcuno – o che non risolva delitti* – ma questo è un altro discorso. Nella sua qualità di scrittore, in scena non funziona granché.

Per quanto ciò mi spiaccia in linea di principio, devo ammettere che tutto questo vale anche per i romanzi. Bisogna essere davvero molto in gamba per rendere drammaticamente interessante la scrittura di un libro. Fare della stesura di un romanzo una trama significa avventuarsi su terreno pericoloso, perché una persona seduta a scrivere è… be’, una persona seduta a scrivere. Non precisamente materiale narrativo.

E questo è il motivo per cui, benché ci siano molti libri che hanno scrittori per protagonisti, sono rari quelli in cui la scrittura in sé costituisce la trama principale. Mi viene in mente New Grub Street, in cui parecchi capitoli sono dedicati al più tormentoso attacco di Blocco dello Scrittore che si possa immaginare – tragico addirittura, visto che alla fine Edwin ci lascia persino le penne. È una storia molto triste, ma appunto per renderla pregnante Gissing ha sentito la necessità di farne una faccenda di vita e di morte in senso stretto.

In questo ristretto panorama, i personaggi che scrivono romanzi storici si contano sulle dita di una mano. Un paio di volte. Così, off the top of my head, mi vengono in mente solo due casi, e devo confessare che nessuno dei due mi riempie di gioia.

Uno è Il Manoscritto di Shakespeare, di Domenico Seminerio. Sia chiaro, il libro in sé è tutt’altro che male, ma… Dunque: uno scrittore siciliano si ritrova tra le mani dei documenti cinquecenteschi, il cui succo sembra essere che Shakespeare era in realtà siciliano a sua volta. Scettico fin dapprincipio, il protagonista-narratore si vede commissionare una trattazione romanzesca del materiale** – e qui cominciano i guai. Perché il Nostro, che è un insegnante di lettere in un Liceo, si mette all’opera praticamente senza ulteriori ricerche e armato solamente di qualche libro di storia dell’arte per avere un’idea di abbigliamento e mobilio. Così equipaggiato, dopo varie settimane di lavoro, produce un romanzo storico. Feu! Feu! Feu!

L’altro – e se possibile peggiore – caso è La Storia dell’Assedio di Lisbona, di Saramago. Qui abbiamo uno stimato correttore di bozze che, in un momento di stravaganza, aggiunge un “non” a un saggio di storia medievale, stravolgendo il significato del testo. La casa editrice, invece di richiamarlo, gli commissiona una bella ucronia basata sul suo colpo di testa, ovvero l’ipotesi che, nel 1147, i Crociati si rifiutino di aiutare il Re del Portogallo a riconquistare Lisbona. E anche qui il Nostro si mette all’opera senza nessuna particolare ricerca, viene mostrato mentre s’interroga su come entrare nella mente di gente del Dodicesimo Secolo, poi mentre scrive una scena in cui un armigero e una lavandaia s’incontrano al fiume e, nel giro di non troppo tempo, lo vediamo consegnare un romanzo storico che rende tutti molto felici.

Ecco. In entrambi i casi, confesso di avere letto con estrema irritazione. So che in parte questa irritazione è irragionevole, so che mesi e mesi (o anni) di ricerche e letture non sono nulla che si possa raccontare in un romanzo, so che le complessità di due lunghe stesure non costituiscono buona materia narrativa… Sì, grazie: sono ben consapevole di tutto ciò.

Tuttavia, vedere quello che so essere un processo complicato, affascinante, lungo e occasionalmente tormentoso – nonché un mestiere di precisione, pazienza, curiosità, immaginazione e finezza – ridotto a una rapida compilazione con mezzi di fortuna e motivazione casuale mi irrita nel profondo. Anche perché, diciamocelo: sarebbe stato così difficile dare al professore una laurea in Inglese, o almeno un interesse particolare per il teatro elisabettiano o qualche altro argomento inerente? O fornire il correttore di bozze di un interesse pregresso per la storia medievale? Era proprio necessario implicare che qualsiasi individuo di buona cultura, con o senza esperienza precedente in fatto di narrativa, privo persino di interesse specifico per il genere, possa produrre un romanzo storico pubblicabile in qualche settimana, senza uno straccio di ricerca e senz’altro motivo che una richiesta altrui?

Se leggeste in un romanzo che un orologiaio, da un giorno all’altro e con la minima provocazione, si mette a produrre gioielli, e che imbrocca risultati di qualità professionale al primo colpo – nonostante la mancanza di un briciolo preparazione specifica o di esperienza? O che, dal giorno alla notte, senza addestramento Jedi e senza nemmeno la scusa di un’urgenza improcrastinabile e vitale, un fonditore di campane comincia a forgiare cannoni che funzionano? La considerereste una grossolana e approssimativa improbabilità, giusto?

Appunto.

__________________________________________

* Per fare due esempi che non sono teatrali, ma televisivi, c’importerebbe molto di Castle se, invece di investigare insieme alla sua bella detective, se ne stesse chiuso in casa a scrivere e nient’altro? O anche se, invece di partecipare alla risoluzione dei casi, si limitasse a osservare, quiet and unobtrusive? Se così fosse, la serie si chiamerebbe “Beckett”.

** Stratagemma che, ne abbiamo parlato, è quasi un topos a sé nei paraggi narrativi di qualsiasi teoria controversa o downright balenga.

3 pensieri riguardo “Una Persona Seduta A Scrivere

  1. Sono estremamente di parte in questo mio giudizio, visto che sto per parlare del mio libro preferito in assoluto. La zia Julia e lo scribacchino di M. Vargas Llosa.
    Pedro Camacho è uno scrittore torrenziale e straordinario, scrive radionovele tragiche e pietose per nonne e ragazzine. È decisamente tra i personaggi letterari che preferisco, e la sua storia di fecondità e pazzia è davvero indimenticabile (raccontata per altro con altissima maestria tramite un meraviglioso espediente narrativo).
    Insomma, anche gli scrittori hanno il loro posto nel mondo, se figli di bravi scrittori.

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  2. Penso al sempre consigliatissimo – meglio se in originale – “Natura Morta con Picchio”/”Still Life with Woodpecker”, che racconta una storia mirabolante (una storia d’amore ambientata in un pacchetto di Camel), usando il framing device dell’autore che parla con il lettore, spiegandogli quali siano i problemi della scrittura… i _suoi_ personali problemi con la scrittura…

    “I sense that the novel of my dreams is in the Remington SL3 – although it writes much faster than I can spell.
    […]
    This baby (the Remington SL3 typewriter) speaks electric Shakespeare at the slightest provocation and will rap out a page and a half if you just look at it hard.”

    Sorvolo invece su questo atteggiamento alla “Anche Tu Romanziere!” che pervade una certa letteratura – metti uno strumento di scrittura in mano a _chiunque_, e ti produrrà (con le dovute sofferenze) qualsiasi tipo di testo, in qualsiasi formato.
    Mai lette quelle cose della Allende in cui (sospiro)”le storie fluivano direttamente dalla mia mente sulal pagina”(sospiro)?
    Certo, come no.

    Tra l’altro, sono normalmente gli autori presunti “colti”, che ci si buttano a corpo morto, nella teoria dell’Estro Creativo for Dummies. I vecchi pennivendoli che si facevano pagare cinque centesimi a parola erano molto chiari sul fatto che si trattava di sedersi e scrivere, e spesso era molto difficile.

    “There is a similarity between juggling and composing on the typewriter. The trick is, when you spill something, make it look like a part of the act.”

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  3. Evidentemente non è impossibile: è solo difficile. Bisogna essere bravi e originali e padroni di quel che si fa, e… ding! ding! la mia To Read List si è appena allungata di nuovo.

    Confesso che, dopo un traumatico baratto di lettura in cui pagai Lord Jim con both La Casa Degli Spiriti ed Eva Luna Racconta, non ho mai più toccato un libro della Allende nemmeno con un palo da barca. Quel che Davide cita non mi fa cambiar proposito. 🙂

    Oh, e “The trick is, when you spill something, make it look like a part of the act” si applica anche al teatro – non ne sono mai stata acutamente consapevole come ieri sera.

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