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Alas, Poor Mercutio…

Spoilers Ahead: finali rivelati e cose del genere. Lettore avvertito – con quel che segue.

Mercutio'sDeath.jpgChi è il vostro personaggio preferito in Romeo e Giulietta? Se, come la Clarina, avete un debole per Mercuzio, sappiate che siamo in buona e numerosa compagnia. Il poeta John Dryden scrisse nel 1672: “Shakespeare aveva profuso tutta la sua abilità nel creare il suo Mercuzio, e diceva che, al terzo atto, era questione di ucciderlo o esserne ucciso.” Non abbiamo idea di quanto sia plausibile o spuria l’affermazione riportata, ma stando a Dryden, Mercuzio aveva un tantino preso la mano al suo autore, che lo aveva eliminato per l’equilibrio della tragedia e il bene di Romeo. Siamo sinceri: Romeo sospira, Romeo lamenta, Romeo mormora teneri nonnulla alla ragazzina del suo cuore – e appare generalmente stupido ogni volta che il suo amico è nei paraggi. Mercuzio fa battute ciniche, capisce la politica di Verona, duella verbalmente e alla spada, discetta di linguistica e di fate. E quando le cose si mettono male, Romeo non trova di meglio che mettersi di mezzo, dando a Tebaldo il destro di ferire a morte Mercuzio. Oh certo, la morte di Mercuzio è un punto cardine, segna la promozione di R&G da commedia a tragedia, e scuote Romeo dalla sua estasi amorosa, mostrandogli come funziona il rapporto di causa ed effetto e spingendolo a uccidere Tebaldo. Non si può negare che la faccenda copra una serie di valide ed oggettive funzioni narrative. E però… Bisogna considerare che Mercuzio è largamente una creazione di Shakespeare: nelle fonti è poco più che un nome, e non ha nulla a che fare con Tebaldo, che riesce benissimo a farsi spacciare da solo. Shakespeare lo prende e gli dà una personalità ben definita e attraente – forse persino più attraente di quella del coprotagonista eponimo. Perché Romeo, pur scritto con tutta la finezza, è creato come un Primo Amoroso da commedia italiana, standard fare, mentre Mercuzio, volatile, attaccabrighe, sognatore, irriverente e filatore di parole, è un perfetto poeta elisabettiano. Diciamo, addirittura, il tipo di poeta elisabettiano che Shakespeare avrebbe tanto voluto essere? Salvo poi assassinarlo al terz’atto. Ora, se Dryden ha torto o troppa fantasia, va bene lo stesso: quando Mercuzio muore, tutti siamo abbastanza affascinati da/affezionati a lui per simpatizzare con l’ira funesta e vindice di Romeo. Ma se Dryden ha ragione, allora Shakespeare si è accorto che Mercuzio stava rubando la scena a Romeo e lo ha dovuto eliminare, perché non sta bene che un comprimario sia sempre più brillante, più attraente e più affascinante del protagonista. Se dovessi pronunciarmi, però, azzarderei una combinazione delle due motivazioni: da un lato, è vero che Mercuzio ruba tutte le scene in cui compare, e dall’altro, la morte dell’amico, meglio se cum sensi di colpa, è una motivazione vecchia come le colline* e sempre efficace: perché non prendere due piccioni con una fava?

Gli scrittori sono gente fatta così, d’altra parte. Non si butta mai via l’occasione di far pittorescamente morire qualcuno, e se quel qualcuno poi intralcia il lieto fine o occupa più luce di quella che gli spetta, lo si può considerare storia passata. È il caso del povero Lord Evandale in Old Mortality, di Sir Walter Scott. Old Mortality è una storiellona secentesca** con un giovane protagonista di nome Henry Morton, leader fittizio e riluttante di una sollevazione presbiteriana. Naturalmente Henry è innamorato di una nobile fanciulla di famiglia molto, molto cattolica, e il suo rivale per il cuore della bionda Edith è il cavalier cattolico Lord Evandale. Solo che Lord Evandale non ha trent’anni più di Edith, non è spregevole, cinico o malvagio: è un bravo, leale, coraggioso ragazzo, un buon comandante e un ammirevole avversario, con debolezze molto umane e le migliori intenzioni. Mrs. Oliphant, romanziera e critica letteraria contemporanea di Scott, racconta che le ragazze che leggevano il romanzo tendevano a dividere le loro simpatie tra Morton ed Evandale, e non c’è da sorprendersi. Quando alla fine ritroviamo Edith findanzata a Lord Evandale, è difficile dispiacersi troppo: Scott ha fatto un buon lavoro con lui, lo ha reso quasi più simpatico di Henry. Ma naturalmente non può finire così: nell’ultimo capitolo, Henry rientra dall’esilio appena prima del matrimonio… e se pensate che sarebbe meschino da parte sua interferire nell’imminente imene, never fear, ci pensa Sir Walter! Lord Evandale riesce a farsi sparare da un malvagio capitato apposta per l’occasione, e muore tra le braccia di Edith e Morton, non prima di averli ricongiunti. Si capisce, tutti sono molto, molto addolorati – e tuttavia, come diceva la mia guida russa a Mosca, molto dispiacie, sì, ma insomma, così è la viiiiiita.

Insomma, non si può interferire con il lieto fine e, siccome Lord Evandale non era malvagio, stappargli la sposa per restituirla a Morton sarebbe RupertVSRassendyll.jpgparso brutto. Meglio sparargli, no?

Un caso un po’ diverso è quello di Rupert von Hentzau, l’affascinante malvagio de Il Prigioniero di Zenda, nonché del seguito di cui è addirittura villain eponimo. Ecco, Rupert mi sembra un caso eclatante di personaggio  felicemente sfuggito di mano all’autore. Sono certa che Hope si sia accorto del deragliamento e abbia deciso di lasciar andare il treno per la sua strada: Rupert e la Ruritania sono le due maggiori attrattive della storia, e sarebbe stato suicida potarne una. D’altro canto, stile a parte, Hope non era uno scrittore del tutto convenzionale: aveva creato un genere, e all’interno del suo genere era molto rigoroso. Dopo aver fatto predicare*** i suoi protagonisti di onore e lealtà per due volumi, non aveva la minima intenzione di ricompensare le loro deroghe alle regole. Defunto il vero Re, non sarebbe affatto inglese da parte di Rudolf Rassendyll godersi la corona e la moglie di un altro uomo, e così (mentre i suoi fidi amici mitteleuropei cercano di convincerlo a restare per il bene della Ruritania), il nostro gentiluomo britannico la prende nelle costole. Però non sarebbe stato bello nemmeno che fossero i malvagi a trionfare, e quindi a questo punto Rupert è morto già da un capitolo o due, ucciso più o meno in duello da Rassendyll. Nonostante abbia barato (peccato imperdonabile) Rupert esce di scena in una maniera che oscilla tra il semitragico e l’eroico. Smiling to the end, he never bent his proud head, eccetera eccetera. Persino il Fritz narrante, guardando il giovane cugino di Rupert che singhiozza disperato sul cadavere, si commuove alquanto, e ritiene di doverci informare che, even in death, he [Rupert] was the handsomest fellow in Ruritania.**** Insomma, per ragioni di simmetria e di morale, l’affascinante, bellissimo, allegramente immorale Rupert andava proprio fatto fuori, e non poteva che essere in duello. Ma che peccato, ha l’aria di dirci Hope. E non è un caso che la morte di Rassendyll sia opera postuma di Rupert, tramite leale servitore in cerca di vendetta per la morte del suo adorato padrone.

Morale, ci sono comprimari, antagonisti o malvagi che sfuggono di penna, germogliano a loro piacere e rubano la scena al supposto protagonista. Presto o tardi, se non si vuole che scappino via con tutta la storia, vanno eliminati. Mercuzio muore perché fa ombra a Romeo, Lord Evandale muore per permettere a Morton di sposare Edith, e Rupert muore perché muore Rassendyll – con qualche chagrin dei rispettivi autori, si direbbe. In un certo senso, è un’altra versione di Muore Giovane Chi È Caro Al Suo Creatore. Se fossi un comprimario, un antagonista o un villain, cercherei di non catturare troppo la simpatia di chi mi scrive…

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* Achille e Patroclo, anyone?

** Per i melomani, I Puritani di Bellini è ispirata a questo romanzo, passando però per il dramma francese Tètes Rondes Et Cavaliers, di Ancelot e Saintine. Il dramma non lo conosco, ma nell’opera ho sempre simpatizzato per il povero Riccardo, la cui unica colpa in definitiva è quella di essere un baritono – e il baritono, si sa, deve sempre farsi da parte per il tenore, e considerarsi fortunato se è ancora vivo al calare del sipario.

*** Predicare pittorescamente, never fear.

**** Ssssì, e non è solo Fritz. Si può dire che in due volumi non ci sia personaggio, uomo o donna, che non abbia a thing per Rupert, in qualche grado.

8 pensieri riguardo “Alas, Poor Mercutio…

  1. Sia Mercuzio che Rupert cascano nella meccanica del sidecick – il comprimario che può permettersi di dire le cose ciniche e poco eroiche che l’eroe, essendo l’eroe, non può dire.
    Ragion per cui, essendo l’eroe di solito abbastanza noioso (per quanto Russendyl ci si impegni abbastanza, ad essere un allegro cialtrone), il comprimario cinicamente realista di solito ne esce meglio.

    Sul deragliamento del lavoro di Hope, offro tuttavia un “mah!” – non mi sento di escludere che, vista l’aura di allegra cialtronaggine soffusa per tutta l’opera (solo la principessa Flavia è monolitica nella sua algida perfezione), il buon Hope non avesse un intento più satirico e anti-vittoriano di quanto non sia scritto sull’etichetta.
    Chissà…

    Però questo post mi fa venire in mente una cosa, e ne chiacchiererò mercoledì.
    Così, tanto per fare da controcanto.

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  2. Ma chi? Rudolf More-British-Than-British Rassendyll? Talvolta ho l’impressione che, when it comes to Zenda, tu e io abbiamo letto libri diversi… 🙂 Ho sempre trovato che la spensierata scapestratezza di Rudolf fosse per lo più confinata ai lamenti di sua cognata e a pochi capitoli iniziali – poi comincia the ascent to half-saintliness e, a mio timido avviso, perde smalto. Poi stiamo parlando della Ruritania, che è popolata di gente come Il Fido Colonnello, Il Fratellastro Scontento Con Velleità d’Usurpazione, l’Avventuriera Francese eccetera e quindi qualche secondo intento (anti-vittoriano? genre in-joke?) non si può escludere affatto.
    E tuttavia il deragliamento resta la mia teoria centrale in proposito.

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  3. (io credo che noi due si percepisca in maniera diversa il tono di voce del narratore di Zenda… un giorno dovremo discuterne)

    Comunque, Rudolf si ingessa progressivamente, è vero, ma io l’ho sempre vista come una sorta di inevitabile (e sgradita) perdita di opzioni – anche il più flessibile degli individui tende a frenare in presenza della Responsabilità.
    È lì che il personaggio di Rupert si mette a fare il gioco del satanasso – in fondo, nel suo ruolo di gregario, gode di libertà che i protagonisti non hanno.
    Rupert capisce Rudolf (ed il velleitario usurpatore), meglio di quanto essi stessi si capiscano.

    Poi, certo, è la Ruritania, è il Continente, è la sfera Mitteleuropea… non può che essere un circo equestre, per i sani sudditi dell’Impero…
    La Ruritania impone ruoli da operetta ai propri cittadini, ed ai propri visitatori non abbastanza agili nello schivare la trappola.
    Ma resta un’operetta.
    Un aspetto lieve, e vagamente risqué, c’è sempre.

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  4. Ne discuteremo senza dubbio, anche se a ben vedere è possibile – just – che non stiamo sostenendo posizioni troppo diverse, visto che “Rupert capisce Rudolf (ed il velleitario usurpatore), meglio di quanto essi stessi si capiscano.” Rupert è quello che capisce come funzionano i Gentiluomini Britannici e i Fratellastri Scontenti – che poi se ne serva per manipolare riprovevolmente tutti e ciascuno è un’altra faccenda. Dopo tutto è pur sempre il vilain…

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  5. Rupert è un altro cliché tipico di una certa letteratura (con la quale ho una vaga dimestichezza) – l’uomo che vede le cose come sono, non come dovrebbero essere.
    E che ne parla incessantemente 😉
    Ciò non significa che non sia un gentiluomo – semplicemente considera gran parte delle pastoie che vincolano le azioni dei gentiluomini delle vuote convenzioni.
    Curiosamente, col nuovo secolo, diventerà spesso o uno stretto associato dell’eroe, o l’eroe stesso (sia The Spider che The Shadow derivano da questo modello di partenza).

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  6. Sì, be’, L’Uomo Che Vede Le Cose Come Sono è il tipo di ruolo che richiede un po’ di pubblico, sennò non c’è un gran gusto…

    Mi documenterò su The Shadow (uno che si chiama The Spider, sono certa che mi capisci, non posso nemmeno provare a digitarlo in Google).

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