scribblemania · Vitarelle e Rotelle

La Clarina Di Buridano

55327_girl-writing_lg-1Se c’è qualcosa che tutti i manuali, tutti gli articoli, tutti gli insegnanti di scrittura raccomandano di non fare, è editare mentre si scrive la prima stesura.

Finite la prima stesura, dicono tutti. Non state a disperarvi sulle minuzie a questo stadio. Poi tanto tornerete a lavorarci, a sistemare, a rifinire, ad aggiustare tutto quello che non va… Adesso buttate giù la storia. Non interrompete il flusso, sfruttate la forza propulsiva – e se vi manca qualcosa, se avete incertezze, dubbi, imperfezioni, girateci attorno. Segnatele, e lasciatele dove sono: ci tornerete.

E la cosa ha un suo perché, sapete?

A parte tutto il resto, flusso o non flusso, sapere che la prima stesura non deve essere perfetta è molto liberatorio, e un ottimo modo abbattere la mortalità infantile dei romanzi. Perché diciamo la verità: quante volte si comincia una storia e poi si traffica sui primi capitoli fino a perdere interesse o a scoraggiarsi? E quante volte invece si lavora di cesello e poi, a tre quarti dalla fine, ci si rende conto che dell’infanzia del protagonista non c’interessa un bottone, e i primi sei capitoli si possono tranquillamente cassare? E c’è anche da dire che, quando la necessità di modifiche drastiche si presenta, si è molto più riluttanti a farle quando riguardano qualcosa che si è – o si crede di avere – già levigato con ogni cura. Una prima stesura rough and tumble, onestamente, la si tagliuzza, decapita e stravolge con ogni disinvoltura.

E quindi sì: l’idea di non editare mentre si scrive, di finire la prima stesura e poi si vedrà, ha senso in tutta una serie di modi.

E nondimeno…tumblr_m0hyaviUSk1r1fzbqo1_500

Nondimeno la sto ignorando bellamente. Magari non ci avete fatto caso – non credo che passiate il tempo a sorvegliare il mio contaparole – ma, di fatto, il contaparole è fermo da quasi una settimana. E sapete perché? Perché ho editato quello che credevo essere un capitolo, e invece sono i primi due e l’inizio del terzo. E l’ho editato in due maniere diverse, ciascuna con una sua serie di modalità narrative, tra cui non mi so decidere. E per di più, alla classica domanda “ci sono parti della storia, più avanti, che starebbero meglio narrate in uno dei due modi?” la scoraggiante risposta è, per una volta, “E come no? Per l’uno e per l’altro…”

Eh.

Credevo che vedendole in parallelo, entrambe scritte, scegliere sarebbe stato più facile – e invece no. Mi piacciono tutte e due, damnit, ma non è solo questo. È che ciascuna ha un suo notevole vantaggio narrativo che è incompatibile con l’altra. E ho cercato di combinarle insieme, sapete – il che farebbe quasi una terza versione, se non mi fossi fermata appena mi sono accorta che non funzionava.

E quindi adesso ho due capitoli e un pezzettino – in due versioni, e due LS che ci danno un’occhiata per dirmi che cosa ne pare loro. E ieri sera una dei due mi ha annunciato che ancora non sa per certo, ma ha l’impressione che le piacciano entrambe.

“Non sono sicura di saper scegliere,” mi ha detto.  “È difficile.”

Sapesse…

Be', senza il teschio, magari - ma ci siamo capiti.
Be’, senza il teschio, magari – ma ci siamo capiti.

Morale? E non lo so. Non riesco a continuare senza avere preso una decisione in proposito – né, mi pare, sarebbe terribilmente sensato farlo.  Sono poco oltre un decimo della prima stesura: vale davvero la pena di rischiare di scrivere tutto il resto in una modalità sbagliata?

E quindi prendo appunti, strologo scene e collegamenti, provo dialoghi ad alta voce, ricerco colori araldici, opere perdute, transazioni commerciali e altre minuzie – e aspetto. Aspetto che i LS si pronuncino in maniera utile. Aspetto che la notte porti consiglio. Aspetto che mi cada in testa un’illuminazione… Non lo so, che cosa aspetto. Forse aspetto solo di prendermi per esasperazione e sfinimento, ricominciare a scrivere, finire la prima stesura e al diavolo – sperando che in qualche modo il problema si risolva da solo.

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