romanzo storico · scribblemania

Piccolo Bollettino Estremamente Soddisfatto

Rejoice with me! Ho finito la prima stesura di Road to Murder!

Poco fa, con un paio di giorni di anticipo sul ruolino… dopo tutto, checché me ne paresse la settimana scorsa, mi sono data una mossa e sono giunta a conclusione. Tra parentesi, è per questo che oggi non ho postato sul serio e vi tocca soltanto questo PBES. E naturalmente tra qualche giorno si ricomincia con una seria campagna di revisioni – ma intanto… well, a dire il vero non scrivo mai la fatidica paroletta in fondo alle prime stesure – ma, se lo facessi, poco fa avrei potuto scriverla.

Ecco.

Volevo mettervi a parte.

Vado a festeggiare… non so con cosa di preciso (i famosi biscotti al cioccolato?) – ma vado a festeggiare.

Come dicevasi all’inizio: gioite con me!

 

scribblemania

Dirittura di (non) arrivo

Ed ecco che ci risiamo.

No, dico: immaginate di essere a sei settimi di una prima stesura. Penultimo capitolo. Pieno climax. ormai ci siamo quasi, il protagonista ha capito tutto e sta facendo le corse nel tentativo di fermare l’imminente disastro, intanto – e poi risolvere il problema. Poi un capitolo di azione discendente, in cui si annodano gli ultimi nodi e si predispongono cose per il futuro, e poi la fatidica paroletta di tre (o quattro) lettere.

Fine della prima stesura – and glory be.

Solo che non ci siete ancora arrivati. Ma è talmente vicino che lo vedete a portata di mano. Qualche giorno di sforzo concentrato e ci siete. E, siccome a questo punto sapete precisamente dove state andando (nel senso che non solo ne avete una buona idea, ma ormai è tutto predisposto – salvo sorprese maiuscole), che può mai volerci?

Ecco. Avete immaginato tutto questo? E allora ve lo chiedo: che cosa fate a questo punto?

Uno sprint finale, giusto? Serrate il trotto, come un cavallo che annusa di essere prossimo a casa. Vi ci mettete di buzzo buono e finite la benedetta prima stesura prima che si può. E fate così perché siete gente sensata e ragionevole, e ormai manca talmente poco, ed è tutto in discesa… È così che fate, giusto?

Bravi. Io no.

Io, per qualche motivo che non mi so spiegare, quando sono a questa confortevole distanza dalla fine, invece di serrare il passo, rallento. Scrivo di meno, procrastino, rimando, perdo un sacco di tempo a strologare il susseguirsi delle magioni nobiliari lungo il fiume sulla Agas Map, cerco immagini della livrea reale nel 1581, faccio torte, controllo di non avere chiamato troppa gente “Richard”, vado a fare passeggiate domenicali lungo il fiume…

E mentre faccio tutto ciò mi sento in colpa, ogni singolo istante, perché so benissimo che, se solo facessi un po’ sul serio, potrei tranquillamente finire la prima stesura entro settembre. E finire le prime stesure è cosa bella e buona, giusto?

E allora, ditemi voi: perchè diavolo non lo faccio?

“Perché non vuoi separarti dalla tua storia e dalle tue creature?” chiede R.

Ed è una graziosa idea un po’ sentimentale – ma non credo proprio che il punto sia quello, soprattutto perché alla fine della prima stesura non ci si separa da niente e da nessuno. Poi vengono le revisioni, l’editing e tutto quanto… Prima che mi debba separare da Tom e compagnia, farò in tempo a non poterne più di loro.

E quindi? Quindi… who knows? E sono più che un po’ seccata con me stessa…

E intendiamoci: non è orribilmente grave – solo irritante oltre ogni dire. Però è davvero un’irritazione di cui farei a meno.

Idee in proposito, o Lettori? Consigli? Suggerimenti? Parole sagge? Biscotti al cioccolato? Anche voi fate così? O siete di quelli che finiscono gli ultimi capitoli in un unico galoppo scintillante? Do tell!

scribblemania

La Storia Riluttante

deadlinewrtOggi sono un nonnulla di fretta…

C’è una scadenza che incombe, e mi sono ridotta più all’ultimo minuto del solito. Avevo il bando fin dalla fine di marzo, e il termine scade il 20 – quindi diciamo la verità: è stato più o meno criminale mettermi a scrivere sul serio venerdì e finire la prima stesura dieci minuti fa.

Conosco gente che architetta, imbastisce & tira a lucido ottime storie in una manciatella d’ore con elegante nonchalance – ma non appartengo alla categoria. E sia ben chiaro: non appartengo nemmeno alle solenni coorti di Coloro Che Aspettano La Musa – dininguardi! Di regola, sono in grado di mettere insieme una storia secondo necessità e con una ragionevole quantità di strologamenti – e per di più ho taccuini interi di idee che vogliono essere scritte.

Ma questa volta… no.

procrastination-cloudsQuesta volta ho cominciato mesi fa con l’impressione di avere solo l’imbarazzo della scelta; poi ho deciso per l’ennesima faccenda elisabettiana – e dapprincipio mi sembrava anche promettente. Ci ho lavorato un po’, ho letto, pianificato, iniziato ad abbozzare – e mi sono accorta che, più ci lavoravo, meno mi convinceva. Oh well, mi sono detta, che sarà mai? C’è tutto il tempo… Il che era ancora del tutto vero alla fine di maggio, e non mi sono preoccupata nemmeno un po’.

Solo che dopo maggio è venuto giugno, e dopo giugno è iniziato luglio,  ed è diventato spaventosamente chiaro che non era uno dei casi consueti di procrastinazione tattica: non solo seguitavo a non scrivere – ma, ogni volta che provavo a mettermici sul serio (e succedeva spesso), era come se mi si aprisse un airbag tra le meningi, occupando a vuoto tutto lo spazio generalmente riservato all’elucubrazione di storie.

Frustrante e terrificante in parti uguali.

WritingE intanto i giorni passavano… finché la settimana scorsa, su consiglio di gente più saggia e più produttiva di me (namely Davide Mana, over at Karavansara), ho preso una giornata intera da dedicare al problema. Poi interissima non è stata – ma una certo numero di ore di solitudine, concentrazione, tazze di tè, freewriting e strologamenti per iscritto hanno portato a un’idea tanto bellina quanto praticabile. O meglio: a sviluppi tanto bellini quanto praticabili di un’idea che fino a quel momento era rimasta a poltrire pigramente.

Dopodiché, per qualche insondabile motivo, mi sono sentita a posto con la coscienza, e sono rimasta a contemplare la mia idea bellina&praticabile come se fosse un problema risolto… Finché venerdì mi sono svegliata di botto e ho cominciato a scrivere a singulti e strattoni, tra una visita dal veterinario e un servizio di maschera a Palazzo d’Arco, tra l’arrivo di un’opsite e il falegname da seguire…

E sì, dieci minuti fa ho concluso la prima stesura. È leggermente troppo lunga, e ho una lista di modifiche e necessità varie lunga una pagina, e c’è ancora parecchio da fare prima di venerdì – ma insomma, la prima stesura è presente all’appello, ed è già qualcosa.

Adesso sarà bene che torni al lavoro, però. Vi farò sapere.

scribblemania · teatro

Piccolo Bollettino Vittorioso

writingbynightDa cantarsi sull’aria di Han Rubato il Duomo di Milano:

Ho finito stanotte alle tre
Una prima stesura!*

Perché il fatto si è che, quatta quatta, sto scrivendo un play nuovo… Lo sto scrivendo on spec, come usa dirsi a ovest della Manica, ovvero senza sapere troppo che farne – a parte farlo leggere speranzosamente a un paio di persone… Ma l’idea mi piace e, in un modo o nell’altro, mi ronzava in mente da un po’ di tempo. E, conoscendomi, l’avevo inserita tra le buone intenzioni di quest’anno.

E avevo anche cominciato a lavorarci, un po’ vagamente: letture e riletture di documentazione, ricerche qua e là, pagine di appunti sul taccuino, qualche esperimento di struttura… sennonché poi, tra una cosa e l’altra, si era fatto novembre e del play propriamente detto non esisteva altro che un abbozzo di tentativo di esperimento della prima scena del primo atto…

Ed è stato allora che ho deciso: volevo una prima stesura entro la fine dell’anno. Eccetto… dicembre. Voi riuscite a scrivere a dicembre, o Lettori? Io ben poco, tra preparativi natalizi e tutto quanto. Così non restava che abbracciare il principio transoceanico del National Novel Writing Month – una prima stesura entro novembre! – e applicarla a qualcosa che romanzo non è. Sicuramente, se c’è gente che butta giù cinquantamila parole in un mese, io potevo raggiungere quota nove o diecimila, giusto?

curtainE così mi ci sono messa di buona lena… O almeno di ragionevole lena – e la notte scorsa, alle tre, ho spento le luci sul finale del secondo atto. Sipario. Fine. Novemila parole e monetina: una prima stesura.

Vittoria vittoria.

È incompletissimissima, si capisce, piena di orli grezzi, punti interrogativi, particolari da ricercare, voci traballanti e parentesi che dicono [DUE/TRE BATTUTE A SCENDERE] oppure [DISCUTONO ACIDAMENTE DELLE BARRICATE]… Va rimpolpata di un terzo, aggiustata, scossa in forma, passata al Teatro Immaginario e, se tutto va bene, a workshop. E a quel punto poi andrà tirata a lucido. C’è ancora un sacco di lavoro, in realtà – ma intanto la prima stesura è completa e non ne sono troppo terribilmente insoddisfatta.

Per ora, sipario. Se ne riparla a gennaio.

____________________________________

* Il che coincide molto opportunamente con l’inizio, questa sera, del mio corso di scrittura teatrale all’Accademia Campogalliani… Se l’avessi programmato apposta, non sarebbe riuscito altrettanto bene.

romanzo storico · scribblemania

V for Victory

the-end-The-EndE così ce l’ho fatta, dopo tutto.

La notte scorsa, intorno alle tre, ho finito la mia prima stesura – and glory be.

Centoquattordicimilaquattrocentonovantacinque parole.

Insomma, è possibile che abbia barato un pochino – appena un pochino, nel senso che il penultimo capitolo è un nonnulla frettoloso, e l’ultimo per ora è una collezione di scene e domande tenute insieme con il refe.

E il finale… be’, il finale magari non ha ancora quella che si chiama una forma precisa.

E ho un taccuino pieno di cose da aggiungere.

E mentre scrivevoscrivevoscrivevo in questi giorni un diluvio di possibilità, The_End_Bookdeviazioni, piccole folgorazioni e sviluppi inattesi si è accampato sui gradini e non accenna a disperdersi…

Ma vi dirò una cosa – anzi, ve ne dirò due.

Prima cosa: tutto questo è per luglio. Per adesso ho finito, e le buone intenzioni sono di lasciare Ned a riposo per un mese e, se tutto va bene, riprenderlo in mano a luglio con occhi relativamente nuovi per la revisione. Dico “se tutto va bene” perché mi conosco, e ho un passato infelice in fatto di buone intenzioni… Ma d’altra parte ho un sacco di libri da leggere e varie altre cose da scrivere, e devo farmi perdonare gli ultimi cinque mesi da amici e famiglia, e non cominciamo nemmeno a parlare del lavoro. Sarà un giugno intenso anzichenò, anche senza Ned.

TheEndSeconda cosa: questo ultimo sprint di scrittura mi mancherà. Fra ieri e sabato ho scritto ottomila parole e spiccioli, che per me sono una quantità notevole. Le ho scritte con più impeto che cura, e non ho dubbi che la revisione sarà interessante nella più blanda delle ipotesi. Ma il continuo germogliare di idee su idee e possibilità su possibilità, e il senso di movimento, e lo scorrere di tutto quanto verso il sipario è stato… heady.  A scrivere sempre a questo ritmo, si butterebbero giù prime stesure in un mese… Abbozzi di prime stesure, quanto meno. E sì, sarebbe bello, e me lo dico tutte le volte, ma poi… Mah.

Ma non importa poi troppo. Non adesso, almeno. Non fino al prossimo romanzo.

Adesso viene un mese di normalità o giù di lì. E nordic walking. E giri in città. E cene con gli amici. E cose così. E magari qualche ora di sonno in più.  E ho tanto idea che sarà luglio prima che me ne accorga.

E poi la revisione…

Ma intanto ho finito – e quanto mi piacciono i sipari che si chiudono!

 

scribblemania

È un Sipario Quello che Vedo Davanti a Me?

there-clipart-clip-art-almostE il romanzo, o Clarina?

Ultimamente ho trascurato i piccoli bollettini, ma non mi sono fermata. Anzi, forse avrete notato – e se non lo avete notato ve lo dico adesso – che ho passato le previste novantamila parole.

Il che non è una grossa sorpresa. Le prime stesure sono prime stesure, e i romanzi in particolare hanno questa maniera di germogliare in maniera incontrollata. È tutto un germogliare di scene impreviste, personaggi che si prendono delle libertà, medici della peste in libera uscita… Ma davvero: è normale.  O abbastanza normale perché non mi agiti. Il momento di potare  verrà con la revisione.

E allora probabilmente sì che mi agiterò – ma quello è un altro discorso. Ne parleremo più avanti, quando avrò finito la prima stesura. Per ora – siccome mi si dice che sia saggio agitarsi per una cosa alla volta – mi agito per questo:

Questa settimana intendo, voglio, devo, m’impongo di finire la dannata prima stesura.

Perché sì, per un sacco di ragioni, perché è la scadenza che mi ero data originariamente, perché all’orizzonte potrebbe – potrebbeLeaping_Frog_by_lady_flissesserci una scadenza meno artificiale, seppure più teorica, perché voglio finire. E quindi chiamiamolo un ultimo balzo, volete?

Il che comporterà una settimana un nonnulla intensa.  Mi mancano ancora un sacco di scene – e su alcune ho le idee più chiare che su altre – e non sono sicura che non germogli qualcosa d’altro di collaterale nel frattempo, per cui non so di preciso quante altre parole mi possa aspettare prima del sipario. E no, niente sipario, in realtà – all’epoca non usava – ma a questo proposito c’è anche la questioncella del finale… Il finale c’è, ma è ancora un nonnulla irrisolto.

E nel frattempo, non è come se il lavoro fosse magicamente svanito…

E quindi?

E quindi il piano per la settimana è questo: scrittura matta e disperatissima e lavorolavorolavoro, poco sonno, niente distrazioni.

Vi terrò aggiornati.

 

scribblemania

Writing Day: Considerazioni

writerE insomma, seppur con un paio di giorni di ritardo sulle intenzioni iniziali, ci sono riuscita. Ieri ho scritto per un giorno intero, da mane a sera.

Well, no – in realtà non è stato proprio così, perché la mattinata ha presentato qualche… er, complicazione. Che bisogna dire? La Dura Realtà è irriducibile – ma per fortuna poi ci sono gli amici che, con colpi di genio e perseveranza sovrumana, risolvono i guai. Per cui, consideriamolo un successo, un minuto trionfo della volontà umana* sulla Dura Realtà, e andiamo avanti.

Considerazione I. Il risultato evidente si è che, nel corso della giornata, ho raddoppiato il wordcount abituale. Non un ritmo forsennato – sono certa che riuscirei a fare di più, e magari sarà così nei prossimi WD, ma anche solo in termini nient’altro che numerici, il risultato è stato quanto mai soddisfacente.

Considerazione II. Quasi completamente offline per la giornata e con l’obiettivo di scriverescriverescrivere e nient’altro, ho procrastinato molto meno. Quasi per nulla, in realtà – il che ha contribuito non poco alla riuscita dell’esperimento. Poi si vede che questa nuova saggezza non era qui per restare, perché mentre scrivo questo post mi distraggo con ridicola facilità e procrastino terribilmente. È stata un breve visita…

Considerazione III. Benché non abbia nulla contro lo scrivere a bocconi e spizzichi – e indeed lo trovi una capacità necessaria per la sopravvivenza – devo ammettere che fare altrimenti funziona meglio in termini di ritmo. Non è come se prima non l’avessi saputo, ma ieri l’ho costatato di nuovo: non solo il ritmo cresce scrivendo continuativamente, ma si prende un abbrivo e poi non lo si perde. Tutti abbiamo fatto esperienza di qualcosa che per ora, mentre penso a una definizione migliore, chiameremo inerzia scrittoria: si scrive, si smette di scrivere – e, nel momento in cui si chiude il file e si spengono il computer e la luce, la perfetta battuta di dialogo, la perfetta mossa della scena d’azione o il perfetto particolare descrittivo si presentano all’appello, e bussano e strillano per essere annotati.** Ecco, maggiore è l’abbrivo, maggiore è questa inerzia. Vi fermate per farvi una tazza di te, e scene intere si sviluppano tra le vostre orecchie. Rispondete alla porta, e il dialogo va avanti. Vi disponete a dormire, e la trama ha un’improvvisa crescita fungina… È come se all’immaginazione piacesse di più lavorare in modo continuativo. E questo funziona a livello strategico, oltre che tattico – e ne segue che…

Considerazione IV. In realtà un giorno non è granché. Non sto a dirvi che, se un singolo giorno funziona così, figurarsi una settimana o un mese, o… Lo sapevamo già, grazie. Sapevamo già che, a poter mantenere questi ritmi, si potrebbe mettere insieme una prima stesura in un mese, un mese e mezzo… Eh. Sarebbe mai possibile persuadere la Dura Realtà a farsi un pochino da parte per un mese alla volta? E se mai lo fosse, sarei capace di sostenere questo ritmo per un mese alla volta? Mi piace pensare di sì, una volta acquisiti il ritmo e l’abbrivo che si diceva*** – ma poi mi vedo stamattina e… hm.

Considerazione V e ultima. All else apart, al momento per i mesi di scrittura non c’è tempo e, a voler vedere, nemmeno per le settimane. Forse una settimana nel corso dell’estate cercherò di metterla assieme,**** ma non è questo il punto. Il punto è che, mentre aspetto questa occorrenza equinoziale che potrebbe benissimo non arrivare, posso avere un WD alla settimana. È qualcosa, e ho tutta l’intenzione di averlo.

E adesso sarà meglio che torni al lavoro, anziché restarmene qui a dirmi quanto sono stata bravina a non procrastinare ieri, giusto?

_____________________________

* Grazie, F.!

** Ed è cosa saggia dare loro retta.

*** So, per averlo fatto, di saperlo sostenere con soddisfazione e produttività per dieci giorni – ma è stato altrove, e internet… no, ok, non era affatto morta. Solo meno a portata di mano.

**** I know, lo dico tutti gli anni – e poi.

scribblemania

Cogitazioni ed Esperimenti

50k-likesSì, sì – cinquantamila, in effetti.

Ma è evidente che il periodo pasquale, così come quello natalizio, non giova straordinariamente alla scrittura. C’è di buono che Ned si ritrova nei guai. In alcuni si è cacciato da solo, in altri… be’, diciamo che ci si è ritrovato senza saper troppo come.

Anyway, sto pensando.

Sto pensando di introdurre una variazione al mio ruolino di scrittura – che al momento consiste nello scrivere quando riesco – in mezzo a /attorno a /a scapito di/ contemporaneamente a tutto il resto. E tutto sommato riesce a funzionare abbastanza. Potrebbe funzionare molto meglio, e c’è sempre il serio problema della procrastinazione – ma, ripeto: funziona abbastanza.

Abbastanzina.

E tuttavia, mi domando, se ogni settimana ci fosse un Writing Day?

Non nel senso di scrivere solo un giorno alla settimana – scampi&liberi. Quello che intendo è continuare a scrivere quando riesco – in mezzo a /attorno a/ a scapito di /contemporaneamente a tutto il resto – e in più dedicare un giorno alla settimana alla scrittura.

Scrivere e nient’altro per un giorno intero, da mane a sera. Una volta la settimana. Writing

Non è tantissimo, e di sicuro non sarebbe abbastanza se fosse un giorno isolato – ma l’idea non è quella. L’idea è una specie di accelerazione settimanale, un giorno di concentrazione continuativa, niente internet, scarsi contatti con il resto dell’umanità, tè a fiumi e scritturascritturascrittura. Un tempo così si facevano le settimane. Al presente non sembra terribilmente possibile, ma un giorno è relativamente semplice a farsi, giusto?

L’idea mi attira molto, e quanto meno intendo sperimentarla. Bisognerà organizzare un po’ le cose, sistemare “tutto il resto” attorno… La famiglia sembra disponibile in proposito – a patto, sembra, che mi ritiri in una stanza dove quasi nessuno passa mai, il che è molto più ragionevole di quanto possa sembrare.

Sono quasi tentata di fare un primo esperimento… domani stesso? Perché no, dopo tutto? Se oggi sistemo, sposto e anticipo il dovuto, perché no, indeed?

Vi farò sapere come sarà andata.

 

blog life · scribblemania

Chiusa Fuori

K.J. Longfellow
K.J. Longfellow

Ieri. Per tutto il giorno.

Furore tremendo.

Per cui, se siete passati di qui e non avete trovato il post, that’s why.

E adesso due righe al volo per dirvi che. mentre ero chiusa fuori, ho passato quota quarantacinquemila: tecnicamente, il giro di boa della prima stesura. Ho scollinato, per così dire… E forse in cima c’è persino quel che dovrebbe esserci.

Oh well. Torno a scrivere.

scribblemania

Piccolo Bollettino In Corsa

NnovelQuarantamilatrecentocinquantaquattro parole al momento…

E no: non è affatto un buon ritmo. Però è un ritmo di qualche tipo.

Credevo che, giunta a questo punto sarei stata a metà della stesura – ma non ci sono. Ho dovuto allargare un pochino. Non è necessariamente un male, sia chiaro. E forse bisognerà cambiare Lord Sindaco? Sarebbe un peccato, ma non è del tutto impossibile.

E intanto, Quarantamilatrecentocinquantaquattro.