scrittura · teatro · Utter Serendipity

Segni del Destino

Ieri sera ho ricevuto in regalo un segno del destino.

Un regalo di compleanno – poi ci si sono messi in mezzo il virus, l’Africa e cose così – composto di due parti: il numero di Topolino uscito tre giorni dopo la mia nascita (perché P. è il tipo di persona che ha questi pensieri deliziosi e whimsical) e poi… il segno del destino.

E il segno del destino è una versione a fumetti di Lord Jim. Opera di Fabio e Stelio Fenzi, supplemento a il Giornalino del 4 agosto del 1993.

Sapevo dell’esistenza di questa cosa e ne ero curiosissima – ma non ero mai riuscita a procurarmene una copia fino a ieri sera, quando P. me l’ha messa tra le mani a titolo, come dicevasi, di regalo di compleanno. E naturalmente poi ieri sera l’ho divorato, e ho finalmente placato la mia curiosità. Nonostante le mie radicate perplessità sul fatto che LJ sia in alcun modo una lettura da fanciulli, devo ammettere che Fabio Fenzi ha fatto un discreto lavoro nel semplificare e smussare la storia senza snaturarla completamente*. Persino il finale… Well, se nella vostra infanzia siete stati lettori de Il Giornalino, saprete anche voi di una certa tendenza a edulcorare il finale negli adattamenti dei classici.** Oddly enough, al desolatissimo finale di LJ Fenzi aggiunge dosi di zucchero radicali ma, tutto sommato, ridotte .

Quindi alla fin fine posso dire che, pur non approvando l’operazione editoriale in sé, inorridisco solo in parte al modo in cui è stata realizzata.

E tutto ciò è molto bello e istruttivo, o Clarina, mi par quasi di sentirvi mugugnare a questo punto, ma non vagare per i prati. Ci hai promesso un segno del destino: in che modo la versione a fumetti di LJ è un segno del destino?

Giusto – il segno del destino. Ebbene, il fatto si è i tempi dell’arrivo sono di una serendipitudine perfetta oltre ogni dire. Proprio qualche giorno fa ho cominciato a dirmi che è tempo di rileggere LJ – perché non lo rileggo da secoli, e perché è ora di rimettere mano all’idea di un adattamento.

Un adattamento, sì. Idea già accarezzata secoli orsono, quando ero una matricoletta alle prime*** armi in fatto di scrittura teatrale e adattamenti. Per cui l’idea all’epoca era dissennatissima, considerando le complessità molteplici e stratificate del testo… E infatti cominciai piena di sacro fuoco – ma mi fermai presto.

Adesso, però…

Adesso è passato un quarto di secolo. Ho scritto molto, in questi anni, adattato molto, studiato e praticato, letto e riletto, pensato… Ogni tanto l’idea tornava a galla, e io la contemplavo un pochino e poi la spingevo di nuovo sotto il pelo dell’acqua. Non ancora. Non ancora.

Fino a qualche giorno fa, quando è riemersa più lucida e compatta. Pronta, forse? E forse sono pronta anche io? E ho cominciato a strologare e buttar giù qualche appunto, e a chiedermi se ho davvero il coraggio di riprovare. Perché a parte il mio legame*** con questo particolare romanzo, c’è il fatto che questa non è una faccenda discussa con un regista e destinata con certezza a uno specifico palcoscenico, e non ho idea se se ne potrà mai fare qualcosa, e a dire il vero non so nemmeno in che lingua farlo, e voglio davvero impelagarmi in una faccenda del genere? E…? E…? E…?

Per cui capite che quando ieri sera P.  mi ha messo in mano il suo regalo… Oh, magari non subitissimo, al di là della sorpresa e della soddisfazione. Ma più tardi, mentre guidavo verso casa nel silenzio della campagna estiva, ho avuto la mia piccola epifania: un segno del destino!

E se volete, si può aggiungere questo: agosto del Novantatre. A poche settimane di distanza dal mio primo malguidato, acerbissimo tentativo di adattamento. Scritto a mano su una vecchia agenda, ascoltando per qualche motivo la Crown of India Suite di Elgar, rannicchiata alla scrivania della mia stanza di collegio a Pavia… E levate pure il sopracciglio, se volete – ma quando suonava la campana della cena mi ritrovavo con le spalle indolenzite dall’intensità del lavoro.

E poi nulla – un piccolo naufragio, perché allora non conoscevo il mestiere. Ma adesso sì. E ci sono persino i segni del destino. Per cui…

Vi saprò dire. Intanto grazie, P. Grazie davvero.

___________________________________________

* A dire il vero non so immaginare le reazioni di un implume interamente digiuno di Conrad. Forse potrei procurarmene uno e sperimentare? O rischierei di bruciarmi un potenziale futuro lettore adulto per LJ? Difficile decisione…

** Magari di questo tipo di politica editoriale discuteremo un’altra volta.

*** Yes, well – anche di questo parleremo, prima o poi.

**** E sì – per i miei standard questo è un post altamente sentimentale. Ecco.

 

 

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