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Libri Sotto l’Albero ’14

MattonellaAvete passato un buon Natale, o Lettori? Ricevuto bei regali?

Io sì.

Una bellissima sciarpa, una scatola d’argento – e naturalmente i libri.

Il Caso dei Libri Scomparsi, di  Ian Sansom, giallo librario – o bibliowhodunit, vedete voi. C’è questo giovane bibliotecario che arriva in Irlanda per un posto di lavoro – e scopre che non solo la biblioteca è circolante nella più stretta delle accezioni, ma ha anche una certa tendenza a… sparire. Gli ho dato appena una scorsa, ma sono già molto felice che il volume sia parte di una serie.

Storia di Quirina, di una Talpa e di un Orto di Montagna, di Ernesto Ferrero. Di Ferrero adoro i romanzi storici, e per di più ho un’incoercibile simpatia per le talpe. Questo librino piccolo piccolo dovrebbe essere la perfezione.

The Sultan’s Organ, di Thomas Dallam, curato da John Mole*. Nel 1599 il giovane organaro londinese Thomas Dallam parte per Costantinopoli per accompagnare e consegnare il dono di Elisabetta I al Gran Turco: uno stupefacente organo automatico che lui stesso ha costruito  e – si spera – saprà rimontare, nonché suonare, per il potentissimo e misterioso Sultano Mehmet III. Il diario del suo viaggio è un incantevole spaccato del Mediterraneo e Vicino Oriente visti da un Elisabettiano intelligente e curioso.

The Festival of Nine Lessons and Carols, un bellissimo libro illustrato che segue passo per passo l’equivalente anglicano della messa di mezzanotte – così come la si celebra nella cappella del King’s College, a Cambridge. Il fatto che ci sia un CD con carole e servizio aggiunge alla meraviglia. 2aea921d5919381c75a432ab5631b230

Bonnie Dundee, di Rosemary Sutcliff. Vista la mia recente scoperta della signora e dei suoi romanzi, e vista la mia simpatia per Claverhouse, c’è stato chi ha pensato (con ragione) che questo titolo potesse fare al caso mio…

E poi… be’, strettamente parlando non sono libri – ma come non citare i regali della famiglia? Li vedete nelle illustrazioni del post. Credo che non siano in tantissimi a ricevere una mattonella di pastafrolla decorata a tempa shakelovian-natalizio…** “E la mangiamo oggi?” mi si è chiesto il giorno di Natale. Nemmeno per idea, naturalmente. Non la si mangia affatto – né per Natale, né mai. E che dire della maglietta che recita “MARLOWE – it’s an Elizabethan Thing”? Non ho ancora capito se la famiglia indulga alle mie ossessioncelle o stia celebrando così la fine dell’Anno Shakeloviano…

Anyway, Babbo Natale è stato bravo con me. E voi? Che avete trovato sotto l’albero?

E, come mi si dice usi dire nel Trentino, buona fine e buon principio, o Lettori.

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* Ha ha ha! No, non l’ho fatto apposta. Si chiama proprio così.

** Peccato che in pasticceria si siano lasciati sfuggire un’acca…

cinema · Natale

(Breve) Canto Di Natale

old-scrooge-posterAh, gli anni Dieci del Novecento, infanzia del cinema muto – quando i film duravano una decina di minuti, eppure, nella maggior parte dei casi, riuscivano a raccontare storie dannatamente complesse con ragionevole efficacia.

Immaginate di riassumere in meno di un quarto d’ora, che so, Shakespeare – senz’altro che immagini e qualche cartello… Oppure Dickens – come in questo piccolo A Christmas Carol americano, datato 1910, che riesce ad essere fedele e stringato allo stesso tempo. Certo, il fatto di raccontare una storia molto conosciuta era di grande aiuto, perché c’erano un sacco di cose che si potevano, so to say, telegrafare con la certezza che il pubblico capisse.

Ad ogni modo, per essere quello che è, non è affatto una cattiva versione – né certo l’ultima, ma nemmeno la prima.

Già nel 1901 ci avevano provato, ancora più in piccolo, gli Inglesi, con i cinque minuti cinque di Scrooge – or Marley’s Ghost. Magari a noi sembra leggermente buffo, ma per l’epoca fu un trionfo narrativo e tecnico.

E non potevamo lasciar finire l’anno senza almeno un po’ di Canto di Natale, vi pare?

Buona domenica.

musica · Natale

Alla Corte di Venceslao

good-king-wenceslasBuon Santo Stefano!

Siete seduti accanto al fuoco a sorseggiare una tazza di tè dopo l’altra, e a leggere i libri che vi ha portato Babbo Natale? Magari con un gatto sulle ginocchia?

O state giocando a Machiavelli con amici e famiglia?

O vi state preparando per andare a pattinare sul ghiaccio?

Ad ogni modo, forse potete trovare una ventina di minuti per questa singolare versione della Carola del Buon Re Venceslao – che il Mormon Tabernacle Choir ha organizzato come un piccolo musical – con tanto di nevicata in scena.

musica · Natale

Suonate, Squillate!

BellsÈ la Vigilia, o Lettori.

A Day of Days, per me. Pare che fin da bambinetta sia stata sempre un tipo da vigilie… Oh well, magari ne parleremo, una volta o l’altra.

Intanto, come da tradizione, ecco una versione della mia prediletta Carola delle Campane, cantata da un coro di voci bianche piuttosto spettacolare – in più di un senso.

E mi viene in mente che non vi ho mai messi a parte del testo. Ecco qui:

Hark! how the bells
Sweet silver bells
All seem to say,
“Throw cares away.”
Christmas is here
Bringing good cheer
To young and old
Meek and the bold

 Ding, dong, ding, dong
That is their song
With joyful ring
All caroling
One seems to hear
Words of good cheer
From ev’rywhere
Filling the air

Oh how they pound,
Raising the sound,
O’er hill and dale,
Telling their tale,
Gaily they ring
While people sing
Songs of good cheer
Christmas is here

Merry, merry, merry, merry Christmas
Merry, merry, merry, merry Christmas

On, on they send
On without end
Their joyful tone
To ev’ry home

Ding, dong, ding, dong!

Niente di speciale – ma l’insieme rende così bene l’idea delle campane che squillano nella notte gelida…

Felice Vigilia, o Lettori!

 

 

Shakeloviana

Shakeloviana: L’Inferno E La Terra

H&EAvevo detto che vi avrei tenuti aggiornati su The Stratford Man, giusto?

Ebbene, già da diverse settimane ho finito l’ultimo volume, Hell and Earth – solo che non c’è mai stata l’occasione di postarci su. E adesso eccoci.  L’ho letto, dicevo, e… hm. Per carità, non ha nulla che non vada. Concetto, personaggi, scrittura e caratterizzazione restano quel che erano: una gioia. Il mio problema, semmai, è con la trama.

La trama, alas, non è più così fluida e tesa. Non è nemmeno che scricchioli – in realtà non lo fa, e se non arriva a combaciare con Whiskey and Water, scopro che non m’importa poi troppo. È che comincia a girarsi un po’ attorno. C’è qualche ripetitività, qualche insistenza… Honestly, quante volte devono salvarsi a vicenda Kit e Will? Quante volte devono essere disposti a sacrificare la vita l’uno per l’altro? E soprattutto il complesso del martire di Kit comincia a farsi un tantino più pronunciato di quanto potrebbe.

E poi sia chiaro: è pieno di bellissime scene. Kit e la sua viola nel bosco gelido e ostile. L’irreale galoppata tra i mondi del climax. Ogni volta che entra in scena Sir Robert Cecil. L’uscita dalla Torre (con corvo). Il dialogo con l’angelo nell’oubliette. Mastro Troll…

È un peccato che l’intero sia un po’ meno della somma dei suoi componenti – ma resta una gradevole lettura e, nell’insieme dei due volumi, un ottimo fantasy storico. Tanto che vi dirò: francamente, se prima o poi arrivasse un altro volume, non ne sarei soverchiamente dispiaciuta. Come dicevo: il posto c’è, perché tra questo finale e l’inizio di W&W è chiaro che manca qualcosa.

Stiamo a vedere.

E insomma, ecco fatto. Se vi venisse voglia di leggere, Hell and Earth si trova su Amazon

E questo era, credo, l’ultimo appuntamento di Shakeloviana. Tireremo le somme lunedì prossimo – e poi avremo finito del tutto.

musica · Natale

Risuonino Oggi ♫

Personent_hodieCaspita… avete notato che è già il 21 di dicembre?

Oh well – qui noi proseguiamo con la stagione delle carole…

Oggi Personent Hodie, singolare carola medieval-cinquentesca-finnico-germanico-boema – qui nell’arrangiamento di John Rutter, eseguito dai Cambridge Singers.

E sì, è una cosa lievemente bizzarra, se vogliamo – ma non vi suggerisce l’idea di gente che se ne va nella neve* indossando mantelli col cappuccio e brandendo torce e rami di agrifoglio?**

A me sì…

E buona domenica di dicembre.

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* No, non comincio nemmeno – lasciatemelo dire questa volta, e poi per quest’anno la pianto: Oh, Come Vorrei Un Po’ Di Neve Per Natale…

** E, come tutti gli anni, è ricominciato l’e-pellegrinaggio perinatalizio al vecchio post sull’agrifoglio.

grilloleggente · romanzo storico

E Niente Condiscendenza

FCTNon ricordo più se l’ho detto qui o su Scribblings – ma quest’anno Santa Lucia mi ha portato, oltre a una tazza/elefante, un ninnolo per l’albero e un paio di deliziose londinesità, due romanzi di Rosemary Sutcliff – che sarà pure un’autrice per bambini, ma mi si dice essere molto il mio genere.

E in effetti, un’autrice di romanzi storici d’ambientazione inglese, dichiaratamente ispirata da Kipling…

E poi, se non bastasse, c’è questo articolo in cui Sally Hawkins del Sunday Times racconta di come un romanzo della Sutcliff abbia cambiato la sua vita. Da ragazzina, la Hawkins lesse Eagle of the Ninth, e ne rimase folgorata, innamorandosi della storia e della narrativa storica, e lasciandole un’impressione così forte da influenzare, molti anni dopo, le sue scelte in fatto di studi.

A volte succede. Da bambini ci imbattiamo in un libro, qualcosa che non solo ci piace, ma è destinato a tornare ancora e ancora, più o meno consapevolmente, nelle nostre scelte, nelle nostre impressioni… E questo sarebbe un altro discorso, se non fosse che, apparentemente, Ms. Sutcliff aveva dato alla piccola Sally anche qualcosa d’altro: un principio di senso di prospettiva storica, con la sua fedeltà alle fonti e la sua scarsa inclinazione ai compromessi.

Non so a voi, ma a me piace pensare a un romanzo per bambini capace di lasciare in una bambina un senso del Vallo di Adriano come ultimo confine della Romanitas, nella romanzesca forma di una soglia su tutto ciò che è ignoto e pericoloso. E sì, c’è lo spirito di Kipling che aleggia qui, con i suoi due centurioni che invecchiano difendendo le Colonne d’Ercole mentre il loro mondo crolla… FCS

È parte di quello che la Hawkins chiama mancanza di condiscendenza: una narrativa storica per fanciulli che – invece di sbattere ripetutamente in testa ai fanciulli qualche messaggio moderno travestito in costume – sotto i colori dell’avventura lascia intravedere le iridescenze, i declini, gli incontri tra civiltà destinate a mescolarsi… Un senso di correnti profonde che non farebbe male cominciare a intuire da giovani.

E poi il linguaggio. Dice la Hawkins che non c’è nulla di predigerito e simplificato nel linguaggio della Sutcliff. Lo stile non è più lineare di quanto debba essere, e ci sono parole “difficili”, sì – e allora? I dizionari e internet servono per questo. I bambini  sono curiosi per natura – o dovrebbero esserlo. Una lettura che richieda qualche sforzo, a patto di essere sostenuta da una narrazione coinvolgente, non li ucciderà. Anzi, sarà uno stimolo ad apprendere.

E quindi sì. Dato tutto questo, credo proprio che mi metterò a leggere romanzi storici per fanciulli. Questi romanzi storici per fanciulli, quanto meno – con tanti ringraziamenti a Santa Lucia.

Vi farò sapere.