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Nogara In Festival

nogara, festival della letteratura, associazione l.o.gi.ca

Questo (lungo) finesettimana a Nogara torna il Festival della Letteratura organizzato dall’Associazione L.O.Gi.C.A.

Come al solito, i ragazzi di Logica hanno fatto un magnifico lavoro, riunendo in quattro giorni un sacco di eventi interessanti, un po’ per tutte le età: dal destino della carta all’anima della Grecia, passando per la poesia e i romanzi storici… 

Ci sono anch’io, domenica pomeriggio alle 17.00, a Palazzo Maggi, a bagolare di ebook, cartaceo&digitale, sviluppi e prospettive…

Ma consultate tutto il ricco programma, che potete scaricare in PDF qui: FDL13_PROGRAMMA PDF.pdf.

Ci vediamo a Nogara!

Digitalia · libri, libri e libri · Vitarelle e Rotelle

Letture Miste Assortite

Dunque, vediamo un po’. Questo è un post di segnalazioni varie.

bride of the  swamp god, davide mana, com'è facile scrivere difficile, alessandro forlani, the circle reviewCominciamo con Bride of the Swamp God, di Davide Mana – avventurosissima novella storico/fantastica, in cui si fa conoscenza con l’incauta ma tosta principessa egizia Amunet e l’energico centurione romano Sesto Cornelio Aculeo. Stregoneria, tradimenti, mappe del tesoro, ingenui disertori, precettori greci, un sacco di tentacoli, coccodrilli… c’è proprio tutto in questa che promette di essere la prima in una serie di storie. E speriamo davvero in un seguito, perché vicenda, atmosfera e personaggi sono di quelli che catturano al primo colpo.

bride of the  swamp god, davide mana, com'è facile scrivere difficile, alessandro forlani, the circle review

 

Poi passiamo a Com’è facile scrivere difficile, il prontuario di scrittura creativa di Alessandro Forlani. Alessandro sa di che cosa parla, e lo fa con garbo, intelligenza e ironia. Strutture, dialoghi, personaggi, punto di vista… il prontuario è svelto, puntuale e, cosa fondamentale, gradevolissimo a leggersi. Che siate neofiti della penna, narratori veterani o lettori curiosi, non perdete l’occasione di leggere Messer Forlani talking shop.

 

CircleRevIII.JPGE chiudiamo con il terzo numero di The Circle Review, la rivista letteraria de Il Circolo delle Arti, diretta e curata da Lorenzo V. (@arteletteratura). Questo numero è ricchissimo e vario, pieno zeppo di narrativa, poesia, teatro e saggi. Io ci sono con le prime pagine de Lo Specchio Convesso e con un piccolo divertissement marloviano* – e vi segnalo anche Operazione Manuzio, un’avventura inedita del Cristoforo Marlowe (non quel Marlowe) di Lucius Etruscus.


Col che, direi, avete di che leggere per tutto il finesettimana – o almeno per metà.

Infine, una comunicazioncella di servizio: mi si dice che commentare su SEdS è diventato ancora più complicato di quanto fosse – per non dire impossibile. Ne ho fatto esperienza a mia volta, e sto cercando di risolvere la magagna, ma ancora non approdo a nulla. Costernata e seccatissima, posso solo chiedervi di avere pazienza e, per il momento, di inviare domande, commenti, rants e tutto quanto via mail a laclarina@gmail.com. Si spera di ripristinare i commenti q.p.

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* Non inorridire troppo, Cily: te l’avevo detto che il gioco a volte è irresistibile…

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Piratesche Bizzarrie

mistero shakespeare,ebook,google analytics,facebook,emuleVi racconto una faccenda che mi lascia un nonnulla perplessa. Poi magari qualcuno interpreta e mi spiega.

Allora, vi ricordate di Mistero Shakespeare, l’e-saggio di Lucius Etruscus sulla questione del Vero Autore? MS è uscito il 29 di maggio, e un paio di giorni più tardi ne abbiamo parlato qui.

Il 3 di giugno, sulla base di Google Analytics, Lucius costatava che, nonostante il suo lancio e il mio, la pagina poteva contare soltanto ventiquattro visite – e solo un sesto dei visitatori aveva scaricato l’ebook.

Numeri piccini picciò, e non particolarmente incoraggianti, vero?

Ebbene, martedì 18, all’indomani della presentazione di un nuovo romanzo shakespeariano, Lucius ha lanciato MS anche su Thriller Magazine…

Splash!

Almeno in parte: nella giornata di martedì sul sito sono piovute 80 visite, e addirittura 458 visualizzazioni e sei condivisioni della pagina FaceBook in proposito. Dopodiché solo in 24 hanno cliccato il link per la pagina da cui si scarica l’ebook, e di questi 24 solo 5 hanno scaricato per davvero…

Ok, forse dopo tutto non c’è tutto questo interesse per la saggistica shakespeariana. Nemmeno se è breve e gradevole. Nemmeno se è gratuita. O forse proprio perché è gratuita? mistero shakespeare,ebook,google analytics,facebook,emule

E si potrebbe pensare di farsene una ragione se non si confrontassero i dati dello stesso ebook su eMule. 

Attenti bene, siore e siori: pare che, prima del secondo lancio su Thriller Magazine, ovvero nello stesso lasso di tempo in cui è stato scaricato 4 (quattro!) volte per vie legittime e legali, Mistero Shakespeare sia stato piratato in ben 29 e-copie. E no, nemmeno questo è un numero epico, ma è sette volte la quantità di acquisizioni legittime.

Eppure è lo stesso ebook, parimenti gratuito… Posso confessare di non capire del tutto?

Dato il periodo, mi vien da ipotizzare maturandi disperati, gente che non legge e-riviste specializzate o blog, ma cerca last minute comfort per la tesina d’Inglese – in una versione 2.0 di Stalky, Beetle & M’Turk che si presentano all’esame con il libro di Delia Bacon. L’ipotesi ha il suo fascino, ma è sempre possibile che mi lasci trascinare da Kipling.

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E quindi davvero non so. Cerco lumi. Sbaglio nel credere che la pirateria consista nel procurarsi gratis ciò che si dovrebbe pagare per avere? E allora come si spiega quel che è accaduto al pur gratuito Mistero Shakespeare?


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Nel caso ve lo siate chiesto, questa stravagante abbondanza d’illustrazioni non del tutto rilevanti si deve più che altro al fatto che non mi piacciono alla follia le storie di pirati, e quindi magari non mi capiterà più l’occasione per queste cose di N.C. Wyeth…

 

 

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L’Eleganza Del Libro (Elettronico)

Tre anni fa, quando ho comprato il mio Kindle (pittikins, come passa il tempo!), sul sito di Amazon.com c’era una pagina in cui si diceva che Kindle poteva non profumare di carta, ma riproduceva esattamente la caratteristica più elegante del libro cartaceo: la capacità di scomparire. Nel momento in cui ci si immerge nella lettura, il supporto scompare, e ciò che conta è la storia che si sta leggendo. Sto citando a memoria, e probabilmente sono imprecisa, ma il sugo del discorso era quello.

Ricordo di avere pensato, a una prima lettura, che l’idea fosse ben trovata, ma ero ancora un pochino scettica sulla capacità di scomparire di un arnese che sembrava, a tutti gli effetti, un piccolo frigorifero.

Qualche tempo più tardi, dopo avere letto il mio primo libro su Kindle, ho dovuto ammettere che Amazon non millantava affatto. Nel giro di qualche capitolo, schiacciare un bottone per procedere era diventato naturale come voltare una pagina: Kindle scompariva con la stessa quieta efficienza di un libro di carta.

Più di recente, dopo avere fatto esperienza di odoratori di libri che mi considerano una specie d’iconoclasta perché leggo libri elettronici, mi è venuto il dubbio che con quel discorso Amazon stesse mettendo le mani avanti, facendo notare come, andando al sodo, il Kindle non fosse poi così diverso dal libro.

Adesso quella strategia di marketing sembra essere stata abbandonata, sacrificata alla battaglia con Apple, al touch screen a colori e all’incombere degli enhancements. La priorità di Kindle non è più quella di scomparire…

Peccato, mi vien da dire.

Ma, non so se ci abbiate badato, di recente qualcun altro ha ripreso l’idea della capacità di scomparire e l’ha sviluppata in forma più narrativa.

Avrete senz’altro visto la pubblicità di Kobo…

Rieccoci qui, visto? Non che cosa è Kobo, ma chi.

Perché Kobo non è un lettore. Kobo è i personaggi, le storie e i libri che ami. Che i libri siano da leggere dove e quando il lettore vuole è quasi un afterthought: la cosa importante è che Kobo scompare talmente bene da diventare il personaggio, la storia, il libro.

O meglio, un’abbondanza di personaggi, storie e libri da portarsi comodamente in tasca. Avrai, O Lettore, tutti i libri che vuoi, sempre con te – e non temere che l’arnese su cui li leggerai frapponga una distanza. Comincia a leggere, e ti dimenticherai che ci sia.

Si direbbe che le cose non siano cambiate poi troppo in tre anni, e che ci siano ancora due modi per commercializzare un e-reader: puntare sulla differenza tra lettura tradizionale e lettura elettronica, oppure sulla mancanza di differenze sostanziali. E si direbbe che Kobo, almeno per ora, si rivolga a quel pubblico che da un e-reader vuole, tutto sommato, la stessa cosa che vuole dal libro cartaceo: leggere.

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Crowdfunding In Italia

Abbiamo parlato di crowdfunding in varie occasioni – per esempio qui – e in particolare di Kickstarter, piattaforma americana per la raccolta di fondi per progetti creativi…

E ci siamo fatti domande sulla praticabilità di un sistema del genere in Italia, e abbiamo sospirato un po’ sul fatto che, comunque, non fosse possibile avviare un progetto su Kickstarter senza essere americani o Inglesi – o quanto meno avere base negli Stati Uniti o nel Regno Unito.

Ebbene, oggi volevo mostrarvi che sospiravamo a vuoto: l’equivalente italiano esiste – e a quanto pare non da ieri.

Produzioni Dal Basso esiste dal 2005 e ha funzionato per qualche centinaio di progetti – ok, un paio di centinaia. Forse in sette anni non sono molti e, a giudicare dal fatto che al momento i progetti attivi sono trecento e rotti, la percentuale di successi non deve essere (o almeno non deve essere stata sempre) elevatissima.

Ma tant’è, questa è l’Italia, dove in linea di massima si sta a guardare se va avanti qualcun altro, e quindi immagino che il risultato sia da considerare interessante così com’è. 

Probabilmente è per questo che la durata della raccolta fondi è ben più lunga di quella prevista dall’omologo americano, cui mi pare che per il resto PDB somigli abbastanza. Leggermente diverso è il sistema dei rewards, ovvero premi, gratificazioni o comunque vogliamo chiamarli. Su PDB sono del tutto facoltativi e, da quel che ho potuto vedere, non utilizzatissimi.

Mi viene da chiedermi se sia del tutto saggio. Voglio dire, Finanziare un progetto per la gloria può essere piacevole, ma forse una menzione in un elenco di contributori, una fotografia backstage, o una copia del libro farebbero sentire il potenziale finanziatore più coinvolto? A parte tutto, la gente di Kickstarter riporta un tasso di successo maggiore per i progetti che offrono rewards interessanti, e in qualche modo questo mi sembra un meccanismo che funziona su qualunque lato degli oceani.

But never mind, il punto è che il crowdfunding esiste anche alle nostre latitudini e in apparenza, col giusto genere di progetto e di passaparola, può funzionare. È un’idea consolante, in qualche modo.

E già che ci siamo, vi segnalo anche il progetto attraverso cui ho scoperto PDB.

35° Piano è un testo teatrale di Francesco Olivieri che Teatro In Rivolta intende portare in scena con la regia di Lucia Falco. Testo di attualità e regia sperimentale, si direbbe. Leggete e fatevi un’idea, e magari contribuite. L’idea di finanziare del teatro indipendente raccogliendo piccole quote è intelligente e coraggiosa – e se funzionasse, se fosse davvero praticabile, potrebbe aprire la strada a un sacco di produzioni, piccole e meno piccole, che non trovano spazio nei circuiti tradizionali.

Di sicuro non nuocerebbe al panorama generale.

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Librinnovando – Il Giorno Dopo

Il Lunedì Dopo, in realtà, but never mind.

Grazie all’ottima diretta streaming di RAILetteratura sono riuscita a seguire più o meno integralmente tre sessioni – destreggiandomi tra inciampi miei, non dello streaming.

E temo di essermene venuta via un po’ meno ottimista di quanto in genere mi capiti con Librinnovando…

O almeno credo.

Perché, a parte tutto, i numeri sono sconfortanti – e badate: lo sono a monte della questione del digitale. Non sono riuscita a prendere tutti gli appunti che avrei voluto, e quindi sarò cauta nel citare cifre, ma considerate che il 69% degli Statunitensi possiede una tessera della biblioteca, e la metà di questa percentuale fa uso dei servizi digitali. In Italia gli utenti di biblioteca sono il 30% dei Trentini/Altoatesini, e stiamo parlando di una percentuale regionale pressoché tripla rispetto al malinconico 11.7% nazionale… Di servizi digitali non parliamo nemmeno – anche perché nella maggior parte dei casi i servizi digitali ancora non ci sono.

Le biblioteche si stanno ancora chiedendo che fare di se stesse in fatto di digitale – il che è del tutto comprensibile, e a maggior ragione in questi tempi di vacche scheletriche. E credo che esitino sulla soglia, perché considerando questi numeri, e quelli del mercato digitale italiano, il problema deve sembrare remoto e paralizzante al tempo stesso. Da fuori si ha l’impressione che cogitino febbrilmente: se lo facciamo, per chi lo facciamo? Se non lo facciamo, che ne sarà di noi? 

In un intervento molto bello e stimolante*, Virginia Gentilini di Bibliotecari Non Bibliofili ha indicato una possibile via nell’apertura alle culture partecipative – ma con un caveat riguardo alle Piazze del Sapere** di Antonella Agnoli: se piazze devono essere, ricordiamoci che la piazza è anche il luogo degli scontri e degli autodafè. C’è poco di edulcorato, nell’idea di piazza. La piazza è turbolenta, non necessariamente ragionevole – e ancor meno controllabile.

E qui Gentilini ha citato il caso della pagina FaceBook di Sala Borsa, dirottata con una certa brutalità dalla Piazza, e sfuggita al controllo dei suoi creatori – come in un film di fantascienza, isn’t it? O, a ben pensarci, come in qualsiasi storia di folla che oltrepassa con gaio abbandono gl’intenti per i quali è stata sollecitata. Un’altra di quelle cose che nessun numero di secoli o millenni sembra in grado di cambiare…

Quello che cambia, invece, è la distribuzione dei ruoli. E questo è un terremoto che non coinvolge soltanto le biblioteche: scrittori, editori, giornalisti, dice Gentilini, tutti accomunati dallo stesso terrore da disintermediazione. Le culture partecipative significano, tra l’altro, una serie di sconfinamenti, magari fluidi nello specifico, ma costanti in generale, tra utenti e produttori di conoscenza. La posizione di editori, giornalisti, critici, bibliotecari e librai è assai meno verticale di quanto fosse, e lo diventa sempre meno – perché, quali che siano i tempi di marcia della digitalizzazione nell’editoria e nei servizi, il cambiamento nella lettura è tutta un’altra storia.

È molto possibile che si tratti più di riarticolazione dei ruoli che di disintermediazione propriamente detta, come ha suggerito Effe, ma il nervosismo e l’incertezza ci sono. Evidenti, per esempio, nell’appassionato, orgoglioso intervento con cui Alberto Galla, presidente dell’Associazione Librai Italiani, ha rivendicato il ruolo, l’unicità e i meriti delle buone, vecchie librerie tradizionali. E non sto dicendo che Galla non abbia ragione***, ma nella sua veemenza si sentiva echeggiare proprio quello smarrimento**** di fronte al rimescolamento dei ruoli. E forse non a torto, perché lo confesso: sono una lettrice abbastanza digitalizzata, ma anche per quel che riguarda il cartaceo, dovessero contare su di me le librerie tradizionali starebbero fresche. E davvero, non è per malvagità: considerando la scelta limitata e le bizantinerie distributive delle librerie italiane e le possibilità sconfinate degli acquisti in rete, potete davvero biasimarmi?

Ma d’altra parte, non è come se questa riarticolazione non toccasse anche le librerie digitali.

Matteo Scurati di BookRepublic, ad esempio, parlava di sverticalizzazione delle gerarchie, di partecipazione dei lettori ai contenuti – dimostrando come il discorso sulle culture partecipative non si applichi soltanto alle biblioteche…

E insieme a Scurati, anche Giuseppe Spezzano di Bookolico e Stefano Tura di Kobobooks Italia ponevano l’accento sul social reading, pilastro di questa rottura di confini. Il ruolo del lettore è sempre più attivo, e tante volte si sovrappone a quello intermedio del bookblogger – e allora ecco che chi vende libri si preoccupa di canalizzare, leggere, ospitare questa attività. In genre proponendo “un nuovo modello di social reading,” frase che abbiamo sentito più volte nel corso della giornata. Lo abbiamo sentito da Barbara Sgarzi di Zazie (nato come costola di BookRepublic), e poi di nuovo da Scurati, da Spezzano, da Tura… tutti propongono un Nuovo Modello.

Vedi Zazie, dove i libri letti si elencano, si commentano, si discutono, si consigliano, e poi si catalogano non solo per genere, ma anche per mood e per condizioni di lettura – compreso, presto, “in compagnia del mio gatto” – da indicare con apposite iconcine colorate. Gamification, è così che si chiama, e a quanto pare attrae e diverte i lettori sociali. E però devo confessarlo: quando Tura ha parlato di Reading Life, l’ambiente di social reading di Kobo, e della possibilità di monitorare le proprie abitudini di lettura – per esempio il numero di pagine per sessione di lettura, non ho potuto non levare un sopracciglio. Voglio davvero sapere quante pagine leggo per sessione di lettura? Personalmente, solo se devo leggere qualcosa di molto lungo e molto noioso prima del tale o tal’altro esame, ma dubito che me ne importi molto in altre circostanze. E voglio davvero sapere che cosa leggo nelle varie ore del giorno? O vincere dei premi (no idea what) perché ho iniziato un libro nuovo, o letto durante la notte, o…Voglio davvero gamificare le mie letture?

Ma mi rendo conto che forse non faccio testo: in fondo, uno dei motivi per cui, pur essendo attratta da luoghi di social reading come aNobii, Goodreads e Zazie, non riesco ad affezionarmici davvero, è che il tempo passato a elencare, condividere e discutere libri è, alas, tempo sottratto alla lettura. Figurarsi la gamification… Ma appunto, è molto probabile che non faccia testo.

Epperò, for once, me ne vengo via da Librinnovando un nonnulla dubbiosa su questo panorama in cui i lettori non sono poi tantissimi (e di quei non tantissimi, pochi vanno in biblioteca), molti addetti hanno la sensazione di danzare su crinali molto stretti e la lettura si gamifica…

Visto da qui, il futuro è nebuloso. Stiamo a vedere.

 

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* Potete leggere il suo post qui.

** Che non posso sentir nominare senza pensare a Robespierre e al culto dell’Essere Supremo. My bad, surely, but still.

*** Ogni tanto lo dico, ma lasciatemelo ripetere: non c’è limite all’affetto e al rimpianto con cui ricordo certe meravigliose librerie pavesi e i loro ancor più meravigliosi librai… Oh, gente del Delfino, della CLU, del Parnaso, se per caso siete tra i miei lettori, sappiate che mi avete resa molto felice nei miei anni universitari.

**** Va meglio così? Perché quando Effe gli ha riferito l’impressione che avevo cinguettato, Galla ha negato qualsiasi terrore…

 

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Librinnovando ’12 – Il Futuro Dell’Editoria

librinnovando, milano, palazzo reale, ebook, editoria digitaleCribbio… quest’anno proprio non ce la faccio ad andare a Milano per Librinnovando

E credetemi, mi secca proprio tanto, perché è sempre un’ottima occasione per tastare il polso del dibattito sull’evoluzione dell’editoria. Come andiamo a digitale? Come si comportano gli editori tradizionali? Che ne sarà delle biblioteche? Come sono cambiati, stanno cambiando, possono cambiare, non sanno come cambiare libri, editori, lettori, scrittori, lettura, biblioteche, insegnamento…?

A volte si ha la sensazione il dibattito in Italia arranchi un pochino, che ci sia troppa gente arroccata sul profumo della carta… Ebbene, quelli di Librinnovando lavorano per tenere la discussione viva e per disincagliarla dalle secche – e non è merito da poco.

E dunque lo ripeto, mi spiace maledettamente non esserci, anche perché il programma è davvero promettente…

Però, se siete interessati e impossibilitati come la sottoscritta, c’è sempre la diretta streaming su RaiLetteratura e la possibilità di partecipare via twitter con lo hashtag #librinnovando.

Magari non sarà proprio come esserci, ma…

Buon lavoro, librinnovatori – e ne riparliamo nei prossimi giorni, ok?

blog life · Digitalia · grilloleggente

Quattro Anni!

joseph conrad, lord jim, senza errori di stumpa, quarto anniversarioChi l’avrebbe mai detto? Senza Errori di Stumpa compie quattro anni.

 Con ogni anno che passa mi stupisco un po’ di me stessa – non mi sarei creduta capace di tanta costanza, anche se è vero che, una volta avviata a bagolare di libri, scrittura, storia e teatro, può essere difficile fermarmi…

E quindi, sì: SEdS prospera, i numeri crescono, i lettori passano, rimuginano e qualche volta discutono appassionatamente di quel che passa il convento. È stimolante ed è divertente, e conto di continuare a farlo.

Intanto ci sono quattro metaforiche candeline da spegnere, coriandoli rossi e arancio, vino bianco e torta di pesche e mandorle. Tutto virtuale, temo, tranne il cotillon – che quest’anno è un piccolo chapbook conradiano. joseph conrad, lord jim, senza errori di stumpa, quarto anniversario

Non siete molto stupiti, vero? Non foss’altro che per la bacheca su Pinterest, qualche sospetto di una recrudescenza vi era sorto*…

E dunque ecco a voi A Free And Wandering Tale.pdf

In segno di gratitudine – perché so che ve lo si dice ogni volta che un blog celebra qualcosa, ma è del tutto vero che a fare il blog siete voi, O Lettori.

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* E poi, a mettermi in testa l’idea, ci si è messa anche M.A., nota anche come A.M.C…

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E avete visto il regalo di compleanno di Andrea Camillo su Noluntas?

blog life · Digitalia

K.Lit

k.lit, thiene, festival dei blog letterariDomani e dopodomani debutta a Thiene (VI) K.Lit, il Festival dei Blog Letterari, organizzato dall’associazione culturale Kleure.

Sul sito, K.Lit si definisce così:

k.Lit è una chiave di entrata nel mondo dei blog; la lettera k, infatti, rimanda al termine key, chiave, mentre Lit è la forma abbreviata di literature, letteratura. Ricorda il click del mouse: agile, immediato. Così sono i blog letterari che si specchieranno nei due giorni di luglio a Thiene con migliaia di persone presenti a un festival unico nel suo genere in Europa.

Zygmunt Bauman, nel suo celebre testo Modernità liquida, si chiedeva una decina di anni fa che cosa fosse la modernità e quali fossero gli elementi che la rappresentavano. Da una prospettiva particolare, i blog letterari appartengono alla modernità grazie alle loro dinamiche fluide, e si rapportano con le nuove tecnologie, portando le persone a nuove domande, non solo per quanto concerne il mondo dei libri.

La liquidità dell’epoca contemporanea è unione di arti e conoscenza, k.Lit cercherà di interpretarne lo spirito: fare incontrare blogger, addetti ai lavori, artisti, lettori, cittadini. Gli argomenti affrontati dai relatori diverranno suggestioni e intrattenimento.

Sette location si coloreranno con tavole rotonde, attività artistiche, laboratori e tanti blogger da ogni parte d’Italia (e non solo); prenderanno vita attraverso un linguaggio semplice perché non vi è nulla di più bello che incontrarsi, conoscersi e capirsi: come nei caffè letterari di un tempo, magari con un tocco d’ironia.

Thiene diventerà lo spazio fisico in cui il web prenderà forma reale.

E, sempre dal sito, questa è la filosofia della faccenda:

“Non saranno conferenze, non saranno monologhi, sarà come entrare in un caffè letterario d’un tempo a sbirciare una chiacchierata informale sui temi caldi dell’attualità, intervallati da un turbinio di attività artistiche.

Perché letteratura e attività artistiche sono modi diversi per interpretare un unico concetto chiamato Cultura.”

La premessa è interessante, il programma è ricco…

Se tutto va bene, conto di andare a vedere come funziona.

Intanto, buon viaggio inaugurale, K.Lit!

 
 

 

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Ei Corregge Ogni Difetto – Ogni Vizio Di Lettura…

Siccome, per qualche motivo che non so divinare del tutto, qui a SEdS metà della comunicazione avviene via mail anziché via commenti, mi giunge questa missiva:

Quando ieri hai citato “Per l’Onore di Roccabruna” mi si è mosso un lobo del cervello: possibile che io questa cosa l’abbia letta in gioventù? Allora ho fatto una ricerca su Google, e quello che ho trovato devo proprio dirtelo…

E quello che B. ha trovato sono I Riassunti di Farfadette, una serie di ebook in pdf pubblicati da Simonelli Editore. La filosofia della faccenda è abbastanza semplice – e ricorda da vicino i vecchi Bignami:

Vi sono dei libri fondamentali che dovreste assolutamente conoscere per evitare di fare brutte figure durante una conversazione sul lavoro, in società oppure a scuola e non avete ancora avuto “il tempo di leggere”?
Ecco il “Pronto Intervento” per tappare velocemente le vostre falle culturali, i Riassunti di Farfadette vi offrono per ogni libro, in poche chiare paginette, tutto quello che dovete sapere.

E il pronto intervento, dovete sapere, è vasto e vario. Ho contato circa centoventi titoli di natura notevolmente disparata – but more on that later. In più c’è una decina di raccolte disponibili anche in ePub:

In un unico libro elettronico i Riassunti di 10 opere che si DEVONO assolutamente conoscere.
Nei Riassunti vengono indicati tutti i particolari importanti della trama, si sottolineano le curiosità, si offrono le citazioni delle parole di inizio come di passi significativi delle opere.
Vengono naturalmente fornite le notizie essenziali sugli autori, indicando l’epoca e dove si svolgono le storie narrate oltre alla data di prima pubblicazione e la lingua originale in cui sono state scritte.

Le raccolte sembrano un’idea ragionevole, qualora vi trovaste a dover colmare parecchie lacune – o qualora voleste provvedervi di maggiori possibilità di conversazione, perché il singolo volume costa due euri e novantanove, ma una raccolta vi offre dieci titoli a… cento scudi? Trenta? Venti? No, nessuno si sgomenti: soltanto otto euri e quarantanove.

Siete affascinati quanto lo sono io? E questo non è ancor nulla. Andiamo avanti e leggiamo l’introduzione di un volume singolo – il Mastro Don Gesualdo offerto in omaggio per verificare la qualità del prodotto:

Questa collana di Riassunti in formato elettronico è come un Pronto Intervento per colmare velocemente, in appena 10 pagine per ogni libro, tante “falle” culturali.
Ma non si tratta di dieci paginette buttate là – come spesso capita di trovare anche online – sono veri Riassunti, ovvero pagine che attraverso una scrittura piana, davvero divulgativa, offrono la possibilità di conoscere tutto quello che è essenziale sapere sul libro o sui libri presi in considerazione. Riassunti scritti da Farfadette, uno pseudonimo dietro il quale si nasconde un personaggio che conosce a menadito i libri di cui scrive e che regala sintesi davvero a prova di docenti e dei spiù smaliziati intellettuali. […]

Right. Veri Riassunti – con la maiuscola. Comprate il mio specfico, per poco io ve lo do. Che poi, mi si potrebbe obiettare, è solo una variante sul Bignami, e a volte non c’è nulla di male nel tagliare qualche angolo quando mancano tre giorni all’esame di Letteratura o alla Maturità e proprio non c’è il tempo materiale per leggere tutto quel che si dovrebbe leggere… Vero anche questo – o forse è lievemente riprovevole, ma è una time-honoured practice, e chi sono io per scandalizzarmi, che ho fatto l’esame di Economia Politica con le formule scritte sui rotolini? 

E non so, sarà il tono generale. Sarà il fatto che Farfadette sia…

…lo pseudonimo dietro il quale si nasconde un autentico divulgatore, specialista nelle letterature di tutto il mondo.*

No less. Sarà il principio che i Riassunti siano in vendita come metodo spiccio per autopromuoversi lettori. Perché il volume singolo ammette l’ipotesi Maturando Nervoso – ma le raccolte a prova dei più smaliziati intellettuali?

E comunque supponiamoci Nemorini. Supponiamo di volerci imbastire una cultura letteraria e di avvicinarci al carro dorato in cerca di Tocca e sana. Quali libri potremo fingere di avere letto?

Ebbene, prepariamoci a delle sorprese, perché accanto ad arnesi tutto sommato plausibili come I Fratelli Karamazov, I Buddenbrook o il Don Chisciotte, accanto a gente come O’Neill, Salinger, Yourcenar, Kafka e d’Annunzio, troveremo estremi come la Mirra alfieriana da un lato (che in effetti potremmo non avere gran voglia di leggere, ma chi ci biasimerebbe per questo – a parte il professore di Letteratura che ce l’ha piazzata in programma?) e Il Piccolo Principe dall’altro (siamo seri: quanto tempo e quanti neuroni possono servire per leggerlo integrale?). E poi troveremo faccende più sconcertanti, come Agatha Christie, Ellery Queen e Rex Stout – e anche Liala, for that matter. Ma davvero potremmo voler leggere un giallo in riassunto? E davvero potremmo voler fare sfoggio in conversazione della nostra conoscenza di Un abisso chiamato amore? Ma d’altra parte, troveremo anche la prima stagione dello Star Trek originale riassunta in sedici (16) tomi – che magari, a ben pensarci, può sembrare un modo di far colpo sulla graziosa compagna di scuola trekkie.** E, a mo’ di ciliegina, troveremo anche il titolo che ci ha condotti qui: Per l’onore di Roccabruna, che a dirla tutta è un brutto romanzino per bambine del 1925, hardly il genere di lettura da vantare in conversazione, direi. Ma noi questo non lo sappiamo, giusto? Se siamo venuti in cerca d’aiuto dal Dottor Dulcamara è perché non abbiamo mai letto granché, né abbiamo molta intenzione di farlo.

E quindi, dopo avere inalato – say – la Raccolta n° 7, che contiene Irving, Kafka e Bassani, Mailer, Ellery Queen, Liala e Per l’onor di Roccabruna, forse non ci renderemo nemmeno conto di essere diventati un bizzarro tipo di lettore.

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* Però poi si scopre che Farfadette è anche “lo pseudonimo di una nota scrittrice che ha scelto di celarsi dietro questo nome da folletto dei boschi. Italianista, è anche esperta di letterature europee.” Blanket name?

** Può sembrare – ma non lo consiglierei. Forse si possono ingannare gli intellettuali più smaliziati, ma un vero trekkie vi coglierà in castagna appena v’imbrogliate tra Qo’noS e Klinzhai…