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La Trasvolata – PBN

Sì, è un Piccolo Bollettino Notturno – sotto nuovo nome, per distinguerlo dai Piccoli Bollettini Notturni relativi al play.

È da quando ho cominciato a strologare su questo progetto – una settimana di scrittura riservata a un romanzo nuovo – che ci penso in termini di Trasvolata, per cui bear with me.

Detto ciò, oggi è stata una buona giornata: una scena prevista, una scena imprevista ma soddisfacente, una transizione (o almeno parte di essa) per un totale di 4201 parole.

E per di più, quella che stamattina sembrava un’irrisolvibile complicazione di strade di posta e cavalli a nolo si è risolta in un’occasione per un po’ di conflitto interpersonale, tanto per mettere in luce tensioni e ordini di precedenza a Scadbury Manor. 

L’avere poi scoperto che a) se di Scadbury non rimane quasi nulla, si può però ragionevolmente pensare che somigliasse a Hightham Mote – che invece è ancora integro da vedersi – e b) Scadbury è ritenuto generico posto di fantasmi senza storie particolari è tutta glassa sulla torta.

Come dicevasi al § 3, una buona giornata.

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Piccolo Bollettino Diurno

Rieccoci.

Stavolta è un romanzo. Ho deciso di concedermi una settimana di scrittura, e stavolta è un romanzo. Una storia di fantasmi – elisabettiani, tanto per cambiare.

L’obiettivo per la settimana è finire il Primo Atto, più o meno 25000 parole.

E per oggi, a dire il vero, siamo già un po’ indietro sul ruolino: 2901 parole…

Però c’è il fatto che sono due scene intere, e quindi forse il primo atto sarà qualcosa meno del previsto, almeno in questa stesura.

E poi ci sono tutti gli impicci dell’iniziare… Voce, ritmo, colore. So quello che voglio fare, ma devo ancora trovare le mie gambe.

Insomma, stiamo a vedere. Intanto il protagonista è entrato in scena ed è già in guai di tutto rispetto e, se credeva di averne già abbastanza, ci si sono messe anche le bizzarrie soprannaturali.

E questo non è ancora niente… *cue ominous music*

anglomaniac · gente che scrive · scribblemania

Sette Maestri Sette

Questa faccenda va girando di blog in blog quasi come un meme – ovvero quella cosa che vado ripetendo di non fare e poi invece ci ricasco sempre.

Ma il fatto è che, quando si comincia a parlare di maestri ideali, scrittori sulle cui opere ci siamo formati… come può una ragazza resistere?

A dire il vero, Ferruccio Gianola ha cominciato parlando di scrittori preferiti, ma poi Alex Girola e Davide Mana hanno aggiunto alla faccenda questo taglio vagamente jedi, e allora eccoci qui.

E siccome vedo che a numeri funziona alla ciascuno-per-sé, qui andiamo per sette, in un ordine vagamente cronologico – non tanto di lettura, quanto di consapevole apprenticeship

I. G. B. Shaw. Perché quando avevo dodici anni e mi chiedevano “che cosa vuoi fare da grande?” io rispondevo “la commediografa”. E rispondevo così solo perché allora studiavo francese e non sapevo che esistesse la parola playwright, che mi piace tanto di più – ma non divaghiamo. Volevo tanto, ma in quella maniera informe, you know. Non era che non ci provassi, ma non avevo troppo idea. Poi, nell’estate dei miei quattordici anni, entra in scena Shaw, nella forma delle Quattro Commedie Gradevoli, edizione Anni Sessanta, BUR con la copertina rigida – di mia madre. Folgorazione. In particolare Cesare e Cleopatra e L’Uomo del Destino. Teatro a sfondo storico – proprio quello che volevo fare. E la costruzione dei dialoghi, e l’uso delle fonti, e il tratteggio dell’ambientazione storica, e il funzionamento teatrale…

II. Joseph Conrad. In un sacco di modi. La profondità cui si poteva spingere l’indagine psicologica. Le possibilità infinite dei punti di vista. La possibilità di raccontare una storia attraverso l’accumulo di prospettive. La cesellatura di un personaggio centrale. I dubbi e le domande senza risposta. L’intensità. E poi l’uso della lingua – e di una lingua appresa. È in buona parte per via di Conrad che scrivo in Inglese.

III. Patrick Rambaud. Rambaud non se lo ricorda più nessuno, credo. A un certo punto ha letto nella corrispondenza di Stendhal di un romanzo mai scritto. Allora ha preso l’ambientazione (una battaglia napoleonica), ha preso Stendhal in persona, ha preso una manciata di personaggi storici e ne ha cavato un bel romanzo. Nulla d’immortale, solo una buona storia ben raccontata, fedele alle fonti e romanzesca quanto bastava. All’epoca in cui mi trastullavo con l’idea di scrivere romanzi storici ed ero paralizzata dall’incertezza dei confini tra fonti e immaginazione, Monsieur Rambaud è stato piuttosto fondamentale.

IV. R. L. Stevenson. Ah, i narratori di Stevenson, inaffidabili anche quando sembra che non lo siano, sottilmente minati nella loro attendibilità, irragionevoli, opinionated, a volte nemmeno terribilmente intelligenti… O Lettore, a te il delizioso mestiere di trarre conclusioni. E poi Alan Breck e l’Appin Murder – un personaggio minorissimo e un processo celebre ripresi, rivoltati come guanti, dipinti a colori irresistibili e avventurosi là dove in origine si trattava di un figuro losco e di una vicenda cruda e grigia. Ah, saper indurre il lettore a voler credere a me – persino quando sa benissimo di non poterlo fare…

V. Rodney Bolt. Quando uno scrittore mi fa entrare da una porta saggistico-divulgativa con qualche pretesa, poi mi fa sospettare che si tratti di una parodia accademica, e infine mi scodella in pieno romanzo, quando fa tutto ciò con grazia, sottigliezza e intelligenza, quando mi conduce pei prati in questa maniera e non mi irrita nemmeno un po’, tutto quel che voglio è imparare a barare così a mia volta.

VI. Josephine Tey. Anche lei scriveva teatro in una maniera che mi piace molto, ma non è questo il punto. Il punto è La Figlia del Tempo, che è una riflessione sulla storia, il modo in cui si costruiscono, mantengono e smantellano le leggende nere e un sacco di questioni che mi stanno a cuore – ed è scritto nella forma di un giallo originalissimo, popolato di personaggi ben fatti che parlano in dialoghi scintillanti. Tecnica impeccabile, idee, spirito – e soprattuto il modo di raccontare le storie.

VII. Jeffrey Hatcher. Ci voleva qualcuno che mi scrollasse fuori dalla maniera di Shaw, ed è stato Hatcher, che scrive un teatro d’ambientazione storica vivido, spigoloso e pieno di ritmo, appeso a un cambiamento epocale per rendere tutto più irreparabile, thank you very much.

E poi sono sempre la solita che si dà dei numeri e non riesce a tenerli neppure per sbaglio, per cui lasciate che aggiunga ancora Emily Dickinson. E no, non scrivo poesia, ma la densità e iridescenza del linguaggio… non si può scrivere prosa in questo modo, ma il principio mi piace proprio tanto.

E voi? Chi sono i vostri mentori di carta?

editing · elizabethana · scribblemania · teatro

Piccolo Bollettino Notturno

Un po’ più presto del solito.

Upstart Crow, la scena di oggi, l’avevo in buona parte sistemata come assignment per il corso di Karl Iglesias – il che è un bene, perché la giornata è stata, come previsto, impossibile*.

Qualche ora di lavoro post coenam mi ha condotta a un punto soddisfacente. È ancora troppo lunga, ma alas mi ci ritrovo affezionata.

Robert Greene è divertente da scrivere…

Prima di sfrondare vorrei sentirla letta, perché sulla carta sembra tutta necessaria. Ma in tutta probabilità sono io che non vedo le lungaggini per miopia da giornata e da malguidato affetto. Mi piace pensare che sarei capace di sentirle, le lungaggini…

Oh well – per stasera basta così, grazie. Domani non promette molto meglio, ma ho anche una specie di turno di guardia, potentially graveyard watch, in cui potrei riuscire a lavorare un po’ sull’ultima scena del I Atto.

O magari vedere se, col vantaggio di qualche ora di sonno, riesco a potare Robert Greene.

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* E mi piacerebbe vantarmi di avere eroicamente resistito alla tentazione di cominciare a leggere Foe, recapitato in tarda mattinata – ma ad essere sinceri è mancato il tempo materiale di cedere alle tentazioni, per cui…

elizabethana · scribblemania · teatro

Piccolo Bollettino Notturno

Sistemato la scena di oggi (Different Stages) e, già che c’ero, anche un pezzetto della successiva (Once In The Service).

Scene corte, but still.

Adesso Will è del tutto a disagio, ha l’impressione che non riuscirà mai a sfondare, ha assistito a un alterco che non ha capito e forse comincia a detestare la persona che più ammira al mondo.

E siamo a metà del Primo Atto.

E ho finito il corso con Karl Iglesias (UCLA): interessante, utile – e il teacher ha detto cose lusinghiere dei miei esercizi.

Sono ragionevolmente soddisfatta di me stessa, stasera…

angurie · scribblemania · teatro

Piccolo Bollettino Notturno

Buona parte della giornata se n’è andata in preparativi per la cena di compleanno a sorpresa di mia madre – così sono riuscita solo a trascrivere la scena e a fare qualche aggiustamento minore.

Intenderei ridurla di circa un quarto e rendere più taglienti diverse battute di Kit. Domani, però, perché sono le due e mezza. Il che vuol dire, tecnicamente, oggi…

Oh, never mind.