musica · Poesia · teatro

Gus, il Gatto del Teatro

CatsPerché qui oggi siamo d’umor teatrale.

Che novità, eh?

Ma tant’è – e allora perché non Asparagus “Gus” the Theatre Cat da… be’, originariamente da Old Possum’s Book of Practical Cats, di T.S. Eliot, poi musicato da Andrew Lloyd Webber.

Qui a cantarlo sono Susan Tanner e nientemeno che Sir John Mills:

E non so che farci, adoro il vecchio gatto che si crogiola nelle sue glorie passate (Frorefrorfiddle, il Mostro della Brughiera…) e si lagna delle produzioni moderne (che sì, sì, non hanno niente che non va – ma vogliamo mettere?) e dei giovani gatti di teatro (che si credono in gamba perché sanno saltare dentro un cerchio)…

E poi ho un debole per i gatti soriani, e poi è da ieri mattina che ho in mente questa canzone e seguito a canticchiarla, e quindi ecco qui.

E buona domenica.

musica

Puccini vs. Lloyd-Webber

Sono lievemente seccata perché la produzione è un po’ così, e l’audio decisamente amatoriale, ma non trovo nulla di meglio. Però volevo postare ancora un pezzo di Cats. Un pezzo che, oltretutto, forse ha una storia curiosa. Per cominciare, ascoltate, e notate l’incantevole parodia pucciniana (“Sono qui” intorno a 3.18, e poi “In Una Tepida Notte” a 5.15).

Ora, la poesia di Eliot è lunghissima, e non ho cuore di mettermi a tradurla tutta… Short version: Growltiger è un gatto pirata, terrore del Tamigi (e di un certo numero di Oceani), massacratore seriale di canarini e bandicoots, nemico giurato dei gatti siamesi. In una tepida notte d’estate, mentre il gattaccio è distratto dalle grazie della pessima soggetta Lady Griddlebone, i Siamesi arrivano a bordo di giunche e sampan, e si prendono la loro rivincita. Solo contro tutti, Growltiger si difende fino in fondo, ma fa una brutta fine, per la gioia e il sollievo di tutti i gatti asiatici e gli onesti naviganti.

A quanto pare, questa versione è pochissimo rappresentata. Spesso, In Una Tepida Notte è sostituita con la (molto meno bella) Ballata di Billy McCaw. Se davvero sia a causa dei rapporti non proprio idilliaci tra Lloyd-Webber e chiunque detenga i diritti della musica di Puccini, non lo so. C’è stata senz’altro una causa per plagio, ma ho sempre creduto che riguardasse Music of the Night e La Fanciulla del West, e comunque è stata chiusa anni fa, patteggiando un lauto risarcimento… Ad ogni modo, qui davvero non si può parlare di plagio. E’ vero che “Sono qui” (3.18) sembra proprio preso pari pari dalla Tosca (e il costume di Griddlebone in questa produzione non può essere casuale), ma l’insieme è decisamente una parodia dell’opera italiana, con più di un riferimento a Madama Butterfly e Turandot. A maggior ragione, è un peccato che non la si senta quasi mai. D’altra parte, nella maggior parte dei casi, Growltiger’s Last Stand viene omessa del tutto, e sostituita con The Awefulle Battle, per cui non credo che il problema sia davvero Puccini vs. Lloyd-Webber.

Buona domenica a tutti!

lostintranslation · musica · Poesia

Cats!

Ieri sera sono andata a vedere la versione italiana di Cats

Ero piena di prevenzioni nei confronti della traduzione, e invece non è affatto male. La musica di Lloyd-Webber, sempre entusiasmante, dal vivo lo è ancora di più ; le coreografie di Ezralow sono piene di energia, la scena un po’ affollata ma non male, e la Compagnia della Rancia lavora con passione e ad alto livello. Questa versione italiana sopprime The Awefull Battle (peccato…), ma in compenso ripristina Growltiger (tradotto – bene – in Gattigre) in una bellissima scena di ombre cinesi.

Non è che la produzione non abbia difetti, e il più macroscopico sono i brutti costumi dall’aria goffa e miserella: a parte tutto il resto, non c’è pericolo che i pur bravissimi ballerini/cantanti possano muoversi in modo convincentemente felino indossando delle specie di tute di peluche… Il secondo problema sarebbe l’interprete di Bustopher Jones (tradotto – maluccio – in Ciccio Gourmet), decisamente il punto debole della compagnia. Tuttavia, magari era raffreddato o in cattiva serata, per cui sospendiamo il giudizio. Invece è di sicuro una deliberata scelta di regia quella di mostrare i gatti tra l’indifferente e l’amichevole nei confronti di Grizabella fin dall’inizio, anziché ostili per la maggior parte del tempo. Confesso che la cosa mi ha infastidita: sarà più carino, ma toglie mordente alla trama, e contraddice, se non il testo, lo spirito delle poesie di Eliot, i cui gatti sono tutto fuorché carini.

Quando la Disney volle trarre un cartone animato da Old Possum’s Book of Practical Cats, la vedova del poeta si oppose recisamente: i Practical Cats non erano nati per essere teneri e graziosi. Quando fu la volta del musical, la stessa signora chiese a Lloyd-Webber e Trevor Nunn di non farne dei micetti.

Fu accontentata: in effetti, il fascino dei Jellicles consiste nella loro combinazione di grazia e ferocia, di riti tribali e di beffe ai “padroni”. I Jellicles sono cordiali col pasciuto e prospero Bustopher, comprensivi con Gus e le sue glorie passate, ma ostili a Grizabella, che ha lasciato la tribù per vedere il mondo. Quando torna, vecchia e malata, la ex glamour cat è accolta a soffi e graffi, e i gatti adulti non permettono ai gattini di avvicinarsi a lei. Il suo ritorno in seno alla tribù e la sua morte (la versione italiana è ancora più esplicita, traducendo the Heavyside Layer con “Il Dolce Aldilà”) sono il culmine della trama. La versione italiana stempera tutto questo: la prima volta, Grizabella viene più o meno ignorata, e la seconda tutti i gatti le si strusciano amichevolmente attorno… Ce n’era davvero bisogno?

considerazioni sparse

Gatti II

Piccola appendice a Gatti, ispirata dalla mia amica Lina Morselli, con la quale, una volta o l’altra, mi piacerebbe fare una lettura congiunta di felinerie assortite.

1) Gatto: animale che in tempi remoti è stato una divinità, e non se n’è mai dimenticato del tutto.

1.b) I gatti non si sono accorti di non essere più dei, più di quanto gl’Inglesi si siano accorti di non avere più un Impero.

2) Gatto: animale che si trova sempre dal lato sbagliato della porta.

3) Gatto: creatura molto obliqua – ti consente di crederti il padrone di casa, a patto che tu ti mostri occasionalmente consapevole che non è affatto così.

4) Gatto: creatura che vede al buio, ha tre nomi, raggiunge acuti astronomici e c’era quando i Faraoni commissionarono la Sfinge (a sentire T.S. Eliot)

5) Gatto: animale che ti permette il brivido di tenere una tigre in casa, con conseguenze un po’ (ma solo un po’) meno cruente.

6) Gatto: animale molto, molto, molto più malizioso di quanto possa mai esserlo un cane (a sentire la mia mamma).

7) Gatto: animale cui le intenzioni altrui interessano molto relativamente.

8) Gatto: maestro sopraffino di ricatto morale, ritirata sull’Aventino, espressione supplichevole, dispetto mirato, gratificazione imprevista ed altre tecniche di manipolazione del prossimo, particolarmente il prossimo a due zampe.

9) Gatto: creatura ineffabilmente determinata – se lo cacci dalla poltrona quarantasei volte, torna a salirci una quarantasettesima.

10) Gatto: animale con un serio talento per il disastro su larga scala.

E si potrebbe andare avanti a lungo. Invece giusto perché, some more Solange:

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 E… Cats!!