anglomaniac · considerazioni sparse · teatro

Murphy Sulla Via Dell’Isoletta

55327_girl-writing_lg-1C’era una volta un concorso per atti unici – e il concorso si teneva sull’Isoletta.

C’era anche, quella stessa volta, una Clarina che viveva sul Continente – quella cosa che, dicono gli abitanti dell’Isoletta, resta isolata quando c’è nebbia sulla Manica. Tuttavia, pur abitando al di qua della Manica, la Clarina desiderava molto partecipare al concorso in questione, e aveva pronto un piccolo atto unico che le pareva adatto alla bisogna.

A dirla proprio tutta, la Clarina l’atto unico l’aveva pronto da lunga pezza – in teoria fin dall’edizione precedente del concorso isolano, solo che… Ecco, diciamo che talvolta la Clarina tendeva a… er, distrarsi.

Quella volta che c’era, tuttavia, la Clarina si annotò la scadenza ben in grande e ben in anticipo, diede un’ultima lustratina al play e si sentì a posto con la coscienza.

E ci si sentì fino a una decina di giorni dalla scandenza, quando all’improvviso la sua coscienza si risvegliò e cominciò a strillare cose poco lusinghiere sulla Clarina e sulle Poste&Telegrafi…

Perché, vedete, non solo il concorso si teneva sull’Isoletta, ma era anche uno dei non numerosissimi concorsi dell’Isoletta che richiedono di spedire per terra e per mare una o più copie cartacee. Siccome questa crisi di coscienza si teneva a un’ora talmente avanzata da essere tarda persino per la pur nottambula, nottambulissima Clarina, fu soltanto l’indomani che la nostra sciagurata si mise all’opera.

“E che ci vuole?” si disse l’improvvida, mentre sorseggiava il primo tè del mattino. “Stampo le due copie e la lettera con i miei dati, chiudo tutto in una busta e vado a spedire…”44880_guten_press_lg

Ma naturalmente questa è una storia, e tutti sappiamo che cosa succede a questo punto nelle storie, vero? Quando la Clarina avviò la stampante per stampare il suo piccolo play in due copie, la stampante sussultò una e poi due volte, ingoiò un foglio di carta, lo buttò fuori bianco, sospirò, rantolò e cadde in deliquio.

“Oh…” mormorò la Clarina, in moderato corruccio. Spense la stampante, la riaccese, reimpostò la stampa, avviò… E la tecnologia non rispose.

“Stampante non in linea,” fu la risposta della tecnologia. “Controllare che i cavi siano collegati e che la stampante sia accesa.”

Oh!” disse la Clarina, un tantino più corrucciata di prima. Controllò i cavi – che erano collegati. Controllò la stampante – che era accesa. Allora spense e riaccese la stampante, just in case, e poi riprovò.

“Stampante non in linea. Controllare che i cavi siano collegati e che la stampante sia accesa.”

E a questo punto potremmo mettere un altro Oh, ma l’incontrovertibile fatto è che la Clarina usò del linguaggio, rifece tutto daccapo e ottenne per la terza volta lo stesso risultato.

Era il tipo di momento in cui c’è soltanto una cosa da fare, e dunque la Clarina si fece una seconda tazza di tè, e sedette sul pavimento davanti alla stampante, maledicendo tra sé il dannato arnese, e pensando all’Isoletta. Il passo successivo fu di trascorrere un’invereconda quantità di tempo a consultare libretti di istruzioni e guide online a caccia di una soluzione – senza cavare dal buco una di quelle orride bestie a otto zampe che fanno le r-tele.

A questo punto, la mattinata avanzava, l’ultimo momento utile per la spedizione in giornata non era più lontanissimo e, considerando tutto quanto, perdere un’altra giornata, non sembrava la migliore delle idee. La Clarina prese una decisione esecutiva: salvò play e carte varie su una chiavetta (ricordandosi per il rotto della cuffia di inserire i numeri di pagina che di solito si dimentica) e si recò dalla vicina D. a supplicare una stampa. D. la Clarina la conosce dall’infanzia, la sa tanto eccentrica quanto disorganizzata, ed è rassegnata a vedersela capitare a orari disparati, disperata e supplicante stampe. D. ha una stampante professionale ed è una specie di angelo. Senza battere ciglio, nel giro di un minuto e mezzo, stampò il play della Clarina e le carte accessorie in duplice copia, e la mandò via felice.

poCosì la Clarina tornò a casa, imbustò il tutto, controllò tre volte l’indirizzo, si premunì di libro e galoppò all’ufficio postale. Ora, sapete tutti che, per una legge di natura, se non ci si porta da leggere all’ufficio postale si è condannati a dover aspettare, aspettare e aspettare. Se ci si porta da leggeere, può darsi di dover aspettare, aspettare e aspettare – oppure no. Per qualche misteriosa forma di compensazione cosmica, quella volta che c’era fu un’occasione in cui oppure no: in dieci minuti la Clarina sbrigò tutto quanto e tornò a casa al piccolo trotto, lieta nella consapevolezza di avere centrato la spedizione in giornata per un pelo – un pelo molto piccolo.

E a dire il vero, fece talmente presto che sua madre, nel vedersela restituita in sì breve tempo, la accolse con disappunto e al grido di “Oh, non sei riuscita a spedire!”

E invece sì, e il play era già in viaggio verso l’Isoletta, e la Clarina brindò con sua madre alla felice riuscita, e tutti vissero felici e contenti in attesa della long list.

E se, o Lettori, volete trarre qualche utilità da questa storia, la morale è questa: vedete di non ridurvi mai a un passo dalla scadenza – perché è allora che la Legge di Murphy ama colpire. E se le poste&telegrafi possono scioperare, se la tecnologia può fallire, se la neve può cadere, se l’influenza può azzannare, se qualcosa, qualunque cosa può succedere – ebbene, è proprio allora che lo farà.

anglomaniac · considerazioni sparse

Là Fuori

VintagePostOfficeAdOggi post fulmineo, abbiate pazienza, perché la giornata è complicata.

Mentre leggete sto peregrinando per uffici postali e/o (più probabilmente) corrieri, cercando la maniera di spedire un atto unico verso l’Isoletta.

In tempi brevi, considerata la scadenza incombente.

E no, questa volta non mi sono lasciata sfuggire particolari rilevanti – o almeno non credo. È che proprio ho scoperto l’altro giorno l’esistenza di questo concorso per atti unici brevi, per cui, a parte tutto il resto, sono reduce  da una cinquantina d’ore di frenetica revisione e levigatura.

E adesso il risultato si manda Là Fuori, o almeno ci si prova – anche perché agli organizzatori del concorso in questione pare bello accettare soltanto materiale cartaceo… niente posta elettronica, il che va benissimo sull’Isoletta, dove le reali poste funzionano egregiamente, ma dal mio punto di vista complica un tantino la vita.

Oh well, fa nulla. È parte dell’avventura.

E domani si ricomincia con un’altra cosa da mandare altrove, sempre Là Fuori. E poi un’altra. RM

Perché quando ho fatto elenchi di buoni propositi per l’anno nuovo, ho l’impressione di averne dimenticato uno. O forse lo possiamo considerare un buon proposito di fine gennaio, ma fa lo stesso: il fatto si è che ho deciso di mandare Là Fuori spesso e in abbondanza, quest’anno.

E in realtà è una decisione che ho già preso altre volte – senza poi metterla particolarmente in atto… Ma diciamo che ci riprovo, ecco.

Vi farò sapere. Intanto, wish me luck.

scribblemania

PBN

O magari PBS – in cui S sta per serale – perché è inverecondamente presto per un bollettino notturno, vero?

Ad ogni modo, era solo per dire che XYZ è praticamente a posto.

Io no, io non sono a posto, io ho cominciato con la tonsillite* e adesso ho anche la tosse. Ogni volta che apro bocca, tossisco – e ogni volta che tossisco suona come un raglio. Hence, niente scuola oggi e domani, e domani niente Dickens–

Mi sa che il bollettino è deragliato un nonnulla. Tutto quel che volevo dire è che XYZ è quasi a posto.

Ecco tutto.

E adesso, for once & for a wonder, vado a dormire presto e magari finisco A Sea Of Troubles.

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* Sì, prima che lo chiediate: non ho l’età, ma d’altra parte, unlike most people, ho ancora tutte le mie tonsille. A me, quando ero piccina, hanno levato le adenoidi. Se sia stata una mossa deliberata o se abbiano solo sbagliato mira, non lo so. Per cui soffro di tonsilliti, e ne soffro spesso.