cinema · Storia&storie · teatro

Caccia alle Orfanelle

Orphans_of_the_Storm-241716294-largeSono a caccia.

Non un libro, questa volta – o almeno non in senso stretto, perché stiamo parlando di una sceneggiatura. Quella di Orphans of the Storm, film muto diretto da D.W. Griffith nel 1921, con entrambe le sorelle Gish. È una storiellona di affetto fraterno, ingiustizia, amore, fanatismo e crudeltà sullo sfondo della Rivoluzione Francese… Melodramma allo stato puro – se non fosse per una certa qual tendenza del regista alla predicazione. Ad ogni modo, il film è visivamente molto bello, e la vicendona è attraente, alla sua gonfia e purpurea maniera.

Ciò detto, dal mio punto di vista il fascino maggiore di questa storia sta nelle fonti.

Griffith, pescò prima di tutto un dramma francese celeberrimo – Les Deux Orphélines di Adolphe d’Ennery ed Eugène Cormon, e la sua Orphansaltrettanto celebre traduzione inglese, The Two Orphans. La storia è quella di due sorelle adottive, arrivate a parigi per cercare una cura alla cecità di una delle due. Dopodiché, nella migliore tradizione di queste cose, le due fanciulle restano separate – una preda di un marchese lussurioso&malvagio, l’altra sfruttata da una megera che la spedisce a mendicare… Ma vogliamo che due angeliche e bellissime fanciulle non trovino un cavaliere senza macchia e senza paura? Ci pensano da un lato un bell’aristocratico di sani principi e dall’altro un povero arrotino zoppo di buon cuore – e naturalmente alla fin fine si aggiusta tutto, con tanto di agnizione per cui le due sorelle proprio sorelle non sono, ma finiranno cugine acquisite. Din don dan.

Come vi dicevo, questa cosa piaceva enormemente. Innumeri spettatori, di qua e di là dall’Oceano, si erano commossi sulle lacrimevoli avventure di Henriette e Louise, e quando Griffith arrivò a interessarsene, il dramma era già stato trasformato in un romanzo, un’opera e non in uno, ma in sei film muti uno dietro l’altro.

No, davvero: sei film. Millenovecentosei e Sette, due volte nel Millenovecentodieci, e poi Millenovecentoundici e Millenovecentoquindici. Ve l’ho detto che la storia piaceva?*

OrphansofthestormEbbene, Griffith arrivava tardi, in apparenza… Ma, essendo Griffith, fece qualcosa a cui nessuno aveva pensato prima. Una volta acquisiti (faticosamente) i diritti del dramma, lo trascinò di qualche anno in avanti – dal 1784 al 1789 e dintorni – certo pensando che , arrivando a Parigi alla vigilia della Rivoluzione, Henriette e Louise potessero avere molte più occasioni per mettersi nei guai.

E in effetti, in questa versione Henriette si trova ad avere a che fare niente meno che con Danton (rivoluzionario buono) e Robespierre (rivoluzionario cattivo), e finisce processata in compagnia del suo aristocratico innamorato e finirebbero entrambi sulla ghigliottina, se non fosse per un salvataggio dell’ultimo minuto molto à la Griffith… Ma non tutto viene dalle Due Orfanelle. Ci sono di mezzo almeno altri quattro drammi, un romanzo (Le Due Città di Dickens) e, secondo me, un libretto d’opera – perché il Danton di Griffith, con il suo tentativo di salvataggio e la perorazione in tribunale, somiglia al Carlo Gérard dell’Andrea Chenier. Orphans_of_the_Storm_(1921)_-_L_Gish_&_Schildkraut

Insomma, ammettetelo: è una favolosa insalata di fonti – e vi dirò che è piuttosto divertente anche solo riconoscere la provenienza dei singoli incidenti o personaggi… Al momento sto cercando di raccogliere tutto quel che posso. Le Due Città non hanno bisogno di rilattura, e in fatto di drammi sono a buon punto, grazie al Project Gutenberg e a Internet Archive.

Quel che mi manca è il passaggio intermedio, l’anello di congiunzione tra la parola scritta e lo schermo: la sceneggiatura – ed è di questo che sono a caccia. Ancora non ho le idee ben chiare su quanto sarà difficile. Qualche ricerca preliminare non ha condotto a nulla. Farò ancora qualche tentativo, e poi inizierò a seccare i contatti Oltreoceano… Stiamo a vedere, ma ho qualche fiducia. E intanto, anyway, ho una caccia al tesoro in corso – ed è già bello di per sé.

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* E non pensate che fosse finita lì. Post Griffith, tra America, Francia, Spagna, Italia e Egitto, tra film e telefilm, le orfanelle titolari torneranno sullo schermo nel 1933, 1942, 1944, 1947, 1949, 1950, 1954, 1961, 1965, 1976 e 1971. Poi basta. Uno o due di questi in Italia vanno sotto il nome de Le Due Orfanelle – e non lo so per certo, ma credo che siano della varietà senza Rivoluzione. C’è anche una parodia – credo – con Totò.

 

cinema · teatro

Mini Richard

1Qui sotto trovate tre minutini di una versione muta del Riccardo III, datata 1908. E nei tre minutini c’è tutta la scena della seduzione di Lady Anne, con abbondante cornice. Quella scena che, anche quando ce l’hanno a disposizione in tutta la sua originaria lunghezza, causa tanti mal di testa ai registi moderni. Perché, diciamocelo: il voltafaccia di Anne Neville da furia vendicatrice a possibilista è un nonnulla brusco…

Ebbene, qui ci sbrighiamo in un paio di minuti in tutto. Ma d’altra parte, possiamo considerarla una scena lunga, visto che il film intero dura una dozzina di minuti…

Quindi, sì: tutto il Riccardo III in dodici o quattordici minuti – e senza parole se non quelle dei cartelli. È ovvio che molte cose andassero sfrondate, semplificate e telegrafate.

Eppure… Well, date un’occhiata:

Visto? Compresso al massimo, e un filino crudo nella caratterizzazione – ma non gli si può negare una sua vivida efficacia. E non è l’unico del suo genere, sapete?

Ne parleremo. Intanto, buona domenica.

(Oh, e apprezzate la figurina Liebig lì sopra, per favore…)

cinema · Natale

(Breve) Canto Di Natale

old-scrooge-posterAh, gli anni Dieci del Novecento, infanzia del cinema muto – quando i film duravano una decina di minuti, eppure, nella maggior parte dei casi, riuscivano a raccontare storie dannatamente complesse con ragionevole efficacia.

Immaginate di riassumere in meno di un quarto d’ora, che so, Shakespeare – senz’altro che immagini e qualche cartello… Oppure Dickens – come in questo piccolo A Christmas Carol americano, datato 1910, che riesce ad essere fedele e stringato allo stesso tempo. Certo, il fatto di raccontare una storia molto conosciuta era di grande aiuto, perché c’erano un sacco di cose che si potevano, so to say, telegrafare con la certezza che il pubblico capisse.

Ad ogni modo, per essere quello che è, non è affatto una cattiva versione – né certo l’ultima, ma nemmeno la prima.

Già nel 1901 ci avevano provato, ancora più in piccolo, gli Inglesi, con i cinque minuti cinque di Scrooge – or Marley’s Ghost. Magari a noi sembra leggermente buffo, ma per l’epoca fu un trionfo narrativo e tecnico.

E non potevamo lasciar finire l’anno senza almeno un po’ di Canto di Natale, vi pare?

Buona domenica.

cinema

Risalendo La Corrente

UpstreamOh, d’accordo – non è nemmeno un minuto, ma è qualcosa e, come diceva la mia saggia nonna, niente è niente, e qualcosa è qualcosa.

Upstream è un film muto del 1927, diretto da John Ford. È una storia di teatranti ambientata in una pensione per teatranti, ha per protagonisti un attore shakespeariano e la bella assistente di un lanciatore di coltelli, e fino a qualche anno fa lo si considerava perduto… Poi, nel 2009, una copia è saltata fuori – in Nuova Zelanda, of all places…

Ad ogni modo, finalmente si riesce a vederne almeno un pezzettino. Questo qui:

Ho fiducia nel fatto che prima o poi…

Intanto, buona domenica.

cinema · Ossessioni

Vagamente Schiller

97495.300E così, approfittando di una serata solitaria, ho finalmente guardato Carlos und Elisabeth, film muto del 1924 – produzione tedesca con dialoghi, almeno nella mia versione, in un Francese singolarmente legnoso.

Già dal titolo ero indotta ad aspettarmi uno sfrondamento della storia a beneficio dell’intrigo amoroso – ma in realtà non è solo questa virata sentimentale a rendere piuttosto vaga la parentela con il dramma schilleriano. Si comincia con un prologo-antefatto in cui un giovane e arrogante Don Filippo costringe all’abdicazione un Carlo V dall’aria superannuata, detronizzandolo nella più fisica e letterale delle maniere, e poi abbraccia i metodi dell’Inquisizione quando un eretico che voleva graziare gli si rivolta contro – il tutto sotto lo sguardo inorridito del figlioletto.

Poi si balza avanti di una quindicina d’anni, nel corso dei quali Filippo invecchia prodigiosamente, e Carletto cresce fino a diventare un Conrad Veidt allucinato e preso fino all’ossessione dell’Elisabeth eponima. Poi si sa come procede: pur ricambiando Carlos, la povera Elisabeth viene data in moglie a Filippo che ha il doppio dei suoi anni e gli dà – a sette mesi dal matrimonio – una figlia.

“Miracle!” esulta con disarmante candore Filippo, cui pure Carlos ha già abbondantemente confessato di amare la matrigna… Ci ha guadagnato l’esilio, è vero, ma ci vorranno altri due atti prima che a Filippo venga voglia di porsi qualche domanda in fatto di paternità…

E se vi par di ricordare che in Schiller (e in Verdi, se è per questo) metà del ginepraio consistesse nei disperati tentativi di tenere Filippo all’oscuro, nella lealtà eroica della regina, e nei sospetti tormentosi di Filippo… be’, qui no. bp1598

Ma d’altra parte non è la sola differenza: l’Inquisitore non diventerà onnipresente fin verso la fine. E Ana Mendoza, principessa di Eboli, non è affatto l’amante di Filippo, ma una fanciulla gioiosa e vagamente tomboyish – finché non ci si mette il mostro dagli occhi verdi. Rodrigo di Posa scivola a personaggio di contorno, molto più sensato che in Schiller, ma anche tanto meno complesso.

Ed è proprio questo il problema di fondo della sceneggiatura di Ludwig Fulda. O almeno credo che sia di Fulda, cui è accreditata soltanto la scrittura del prologo, ma qualcuno deve pur essere intervenuto per potare le caratterizzazioni tra l’ingenuo e l’intricato di Schiller, lasciando altrettante figurine di cartone – qualcuna salvata dall’interpretazione, qualcuna meno.

L’Inquisitore e il consigliere Don Perez sono puramente e quadratamente malvagi. L’Elisabeth di Dagny Servaes, privata del rigore morale originario, rimane graziosa, eminentemente tentabile e deliquescente. Aud Egede-Nissen, senza i dilemmi della donna perduta, fa quel che può con la trasformazione da gaia ragazza innamorata a furia gelosa. Anche William Dieterle fa quel che può, ma gliene rimane davvero poco: anziché annegare disastrosamente tra l’amicizia per Carlos e la lealtà verso Filippo, tra la devozione alla causa e gli intrighi di corte, tra l’idealismo e la manipolazione, il suo Posa può solo assumere un’aria nobile e morire in maniera pittoresca. Eugen Klöpfer si ritrova per le mani un Filippo più da Alfieri che da Schiller, un tiranno crudele e (non a torto) sospettoso, dagli scarsissimi scrupoli morali e dalle reazioni incontrollate. Magari l’idea è che la follia scorra in famiglia a monte di Carletto, e potrebbe anche starci, ma dimentichiamoci l’Atlante tormentato e solitario di Schiller/Verdi, che si scioglie (con esiti disastrosi) soltanto per quel figlio immaginario che è Rodrigo di Posa. Questo Filippo qui trova un certo gigionesco gusto nella sua crudeltà, è a sua volta ossessionato da Elisabeth e uccide di persona Posa. Riece a funzionare perché Klöpfer sa quello che fa – ma non è, non è e non è il Filippo di Schiller. E infine abbiamo un Carlos senza qualità, scritto soltanto per pigolare “Ma io amo Elisabeth” a proposito e a sproposito – tra lo sgradevole e l’irrilevante, se non fosse per l’intensità sbilenca, spigolosa e più che un po’ folle dell’interpretazione di Veidt.

carlos1Alla fine fine, l’insieme è superiore alla somma delle parti, in una sua filmutesca maniera: la stilizzazione appena off-kilter di scene e costumi, le luci di taglio, il trucco pesante, l’intensità stilizzata e sopra le righe della recitazione, la musica densa e, soprattutto, Conrad Veidt che riesce ad essere ipnotico qualsiasi cosa faccia.

Vorrei che Fulda e Oswald non avessero sfrondato personaggi e storia fino allo stravolgimento per farne soltanto una storia d’amore. Vorrei non essere stata costretta a passare metà del tempo a mugugnare sulla scrittura. Sono molto contenta di non avere coinvolto nessuno nella visione – perché obiettivamente richiedeva parecchia dedizione alla causa del film muto, e anche a quella del Don Carlos… Epperò non posso davvero dire che non mi sia piaciuto. Mi irrita com’è scritto, ma è bello a vedersi e sentirsi.

E credo che chiuderò sospirandolo per l’ennesima volta: oh, come voglio fare un film muto per gioco…

 

 

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The (Silent) Call Of Cthulhu – Parte III

Ed essendosi venerdì, rieccoci per l’ultima parte di Behind the Scenes of Cthulhu.

Avevamo lasciato Sean e i suoi in alto mare – in più di un senso, ma lontano lontano cominciava a intravvedersi la fine delle riprese…

Fin Che La Barca Va (18 dicembre)
Riciclando elementi dal set dell’Alert e da un paio di produzioni teatrali, abbiamo costruito la chiglia dell’Alert per la sequenza in cui i marinai in fuga si avvicinano con la barca a remi e si arrampicano a bordo.  Era la prima volta che giravamo una scena con una barca a remi e l’effetto acqua. Ci sono voluti ingegno, un enorme carrello da barca, un sacco di stoffa, un sacco di ventilatori, un sacco di gente e qualche manciata di porporina, ma alla fine l’illusione ha funzionato alla meraviglia – anche se i nostri attori hanno notato che la combinazione di porporina e grossi ventilatori tende a rendere la respirazione… scintillante.

Poi abbiamo levato di mezzo la chiglia e preparato rapidamente la barca per le scene di voga in mare aperto. È stata una giornata dura – una di quelle giornate in cui bisogna imparare a fare del proprio meglio senza le risorse che sarebbe tanto bello avere. Però quel che abbiamo girato ha un bell’aspetto, adatto a raccontare una parte cruciale dell’emozionante climax di questa storia.

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyI Sogni Son Desideri (12 gennaio)
Abbiamo ufficialmente finito con le scene girate dal vivo, costruendo e dipingendo con cura i tre set per le sequenze oniriche. Ogni set è stato progettato per inserire i nostri attori nell’infernale geometria architettonica della R’lyeh-incubo usando tecniche ed effetti speciali degli Anni Venti. Abbiamo studiato luci, costumi e trucco per complementare esattamente le R’lyeh create dall’inconscio di Wilcox e dell’Uomo, le riprese sono state preparate con precisione e tutto è andato liscio. Adesso la produzione passa a concentrarsi su musica, miniature e modellini. Nel frattempo, con il 95% del film già girato, i nostri editor sono già al lavoro su un montaggio preliminare.

E Adesso Quanto Manca? (2 marzo)
Er… un po’. Febbraio è stato un mese complicato, e alcuni membri della squadra avevano seri impegni del tipo non-Cthulu, così abbiamo rallentato un po’ il ritmo.  Però la palude in miniatura è quasi pronta per girare, e il mini-Alert è stato messo insieme come si deve e presto sarà pronto a sua volta. Appena saremo pronti per annunciare una data d’uscita, ve lo faremo sapere.

Ritorno Alla Palude (23 marzo)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
Abbiamo festeggiato l’equinozio di primavera con una nuova campagna di riprese. Andrew ha completato una gloriosa palude in miniatura in scala 1/24, più qualche pezzo in scala 1/6 per i primi piani. Aiutandoci con un sacco di nebbia, abbiamo girato un’abbondanza di riprese della nostra palude, e adesso questo bellissimo set in miniatura, che abbiamo impiegato sei settimane a costruire, andrà distrutto per fare posto alle prossime riprese di navi in mare.

L’Orrore del Mare (14 aprile)
Equipaggiati con un cielo artificiale, una riproduzione del Pacifico Meridionale e due modellini straordinariamente dettagliati della Emma e dell’Alert, abbiamo girato le nostre scene di navigazione in miniatura. Il tempo era buono, nessuno si è bagnato e in dieci ore di lavoro siamo riusciti a filmare tutte le riprese che ci servono per alcune cruciali sequenze marittime. Per ora il mini-oceano se ne starà a riposo mentre lavoriamo sulla mini-R’lyeh, ma in seguito combineremo città e oceano  per alcune sequenze – e tutti sapete perché…

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyE Sempre si Gira (24 aprile)
Avanti, sempre avanti – abbiamo girato due brevi scene di transizione:  un esterno dell’Università di St. Louis e l’immancabile scena di “Stivali nel Fango”. Per l’università abbiamo usato un liceo di Los Angeles che risale al 1911. Usando qualche miniatura ben fatta in prospettiva forzata, siamo riusciti a creare un’inquadratura d’ambientazione semplice ed elegante. E poi ci siamo trasferiti in una gola fangosa sopra Glendale, dove abbiamo filmato un primo piano di stivali che marciano nel fango, da montare tra una scena e l’altra di Legrasse e i suoi uomini che arrancano nella palude.

In Trasferta (30 aprile)
Non contenti della miriade di locations disponibili qui nella solatia Los Angeles, e senza badare a spese, i vostri amici della HPLHS hanno spedito per via aerea una troupe a Providence, Rhode Island, per filmare una scena – con tante grazie ad Anthony Penta, che ci ha ospitati. Non vi diremo davanti e dentro quale celebre edificio abbiamo girato, ma quelli tra voi che hanno letto attentamente il racconto di Lovercraft potrebbero riuscire a indovinarlo… Un indizio? È vicino alla Rhode Island School of Design.

In Primo Piano (7 maggio)
A ulteriore riprova del fatto che ci avviciniamo alla fine oggi abbiamo ripreso solo primi piani e transizioni. D’accordo, è roba piccola e non troppo eccitante, in confronto a quel che abbiamo fatto prima, ma sono particolari importanti per la narrazione. E quindi oggi i protagonisti sono stati labbra, dita, ritagli di giornale e un certo bassorilievo del Grande Cthulhu in persona.

Ultimo Atto (2 giugno)
Lo sappiamo, vi abbiamo tenuti sulla corda, ma ne varrà la pena. Ormai ci rimane solo da filmare Cthulhu in persona che galoppa per la nostra fantastica mini-R’lyeh non euclidea. Le riprese in stop-motion tendono ad essere una faccenda lunga, ma speriamo di poter sotterrare la cinepresa per dedicarci a editing e suono entro la fine di giugno.

Occhediamine! (9 luglio)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
“Ehi, com’è che non avete ancora finito?” Credetemi, ci stiamo lavorando. Costruire una mini-R’lyeh in scala non è mestiere da poco, ma crediamo che il risultato catturi la sconvolgente grandiosità del posto. Ad ogni modo, questa settimana facciamo le riprese delle miniature, e presto inizieremo a fotografare il Grande Cthulhu in stop-motion. Siamo grati della vostra pazienza.

Ci Siamo Quasi (2 agosto)
Ok, adesso resta da filmare solo il Grande Cthulhu in persona. Volevamo mostrarvi quanto è fico il pupazzo stop-motion, ma non siamo certi che possiate reggere la vista di un’immagine – però credeteci: è davvero fico. Ha un’armatura d’acciaio con 96 articolazioni, senza contare i tentacoli posizionabili, delle specie di branchie, gli occhi su antenne e gli organi del sogno. In più abbiamo dei grandiosi compositori nuovi, e stiamo editando come degli indemoniati. Speriamo di poter mettere in vendita il DVD all’inizio di ottobre. Davvero.

Conto Alla Rovescia (11 agosto)
I lavori si chiudono con il 20 di agosto – fine delle riprese, fine dell’editing. Il che significa, naturalmente, che per i prossimi nove giorni riprenderemo, comporremo, editeremo e monteremo fino a farci sanguinare le dita…

E Allora? (26 agosto)
Stiamo facendo il lavoro di fino sul sonoro. Stiamo anche preparando un paio d’inquadrature stop-motion per un ritocco. E nel frattempo i compositori scrivono come matti, e adattiamo la musica al film mano a mano. Ci siamo quasi. È questione di pochissimo. Le stelle stanno per raggiungere la giusta congiunzione.

E Le Stelle… (31 agosto)
Strani vapori emanano dalla nostra camera di montaggio… e gli angoli sono tutti di sghembo! La proiezione di prova per la troupe è imminente – non oso dire altro.

È Fatta (6 settembre)
Ebbene sì. Stiamo aggiungendo un paio di ritocchi per il DVD, ma il film è finito e questa settimana va in stampa. I nostri più vivi ringraziamenti vanno al cast, ai tecnici e a tutti i fantastici sostenitori che hanno seguito la produzione di questa folle impresa.

Ci sono voluti quattordici mesi di riprese, ed è stata una grande avventura. Non vediamo l’ora di mostrarvi il risultato – prestissimo.

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyNo, Sul Serio… (14 settembre)
Ok, avevamo finito il film, ma il DVD è stata tutta un’altra faccenda. Abbiamo riempito il disco come un uovo, con The Call of Cthulhu, un divertente making-of, presentazioni, musica alternativa, varie lingue e altre sorprese, l’abbiamo impacchettato per bene – e poi l’abbiamo spedito in fabbrica per la stampa. Dovrebbe essere disponibile su Cthulhu Lives Store attorno al primo di ottobre. E per allora avremo anche un po’ di altra roba interessante…

La Fabbrica della Paura (29 settembre)
Da qualche parte nel New Jersey gli operai di una fabbrica di DVD sono tormentati dagli incubi – e non sanno perché…

Lo Schermo d’Argento (7-9 ottobre)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
Dopo tutto quello che avete letto qui sopra, finalmente siamo riusciti a vedere il film proiettato in un cinema, davanti a un pubblico vero, alla decima edizione dello Annual HP Lovercraft Film Festival di Portland. Meravigliosa esperienza. Il film è stato ricevuto con calore dalla folla, e si è guadagnato due premi Brown Jenkin: premio della giuria per il Miglior Corto e primo premio assoluto del pubblico. Abbiamo passato tre bellissime giornate con colleghi e fan. Non avremmo potuto avere un debutto migliore – nemmeno a scrivercelo. Be’, ecco, magari se Chtulhu si fosse fatto vivo…

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyCthulhu Lives (2006)
Abbiamo avuto una proiezione privata per cast, troupe e amici al Silent Movie Theatre di Hollywood, e dopo di quello il film ha girato per festival e cinema negli Stati Uniti, in Europa e nell’America del Sud. L’eccellente accoglienza da parte di stampa e fan è stata profondamente gratificante. Nel frattempo siamo riusciti a rimettere in ordine quasi tutto il casino che avevamo fatto durante le riprese, e… be’, sì: stiamo lavorando alla sceneggiatura della prossima produzione di HPLHS Motion Pictures.

***

Ed eccoci giunti alla fine… Tra l’altro, TCoC è stato proiettato anche in Italia, alle Giornate del Cinema Muto 2006. Fantastica avventura davvero, eh? Ve l’ho mai detto che mi piacerebbe tanto fare un film muto?

Ok, ricordatevi che il DVD è reperibile qui – e spero che l’incontro con Sean Branney e i suoi vi sia piaciuto. E sapete una cosa? Non è detto, non è detto e non è detto che questa faccenda non abbia qualche seguito…

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The (Silent) Call Of Cthulhu – Parte I

Sapete tutti, perché ogni tanto me ne esco sospirando in proposito, che ho sviluppato una passioncella per i film muti, e periodicamente dò il tormento ad amici e famigliari perché mi assecondino nel mio uzzolo di fare un film muto per gioco.

call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,Ecco, di recente uno dei tormentati (che poi è il Dr. Dee, over at strategie evolutive) mi ha segnalato questo sito, nel quale la HP Lovercraft Historical Society annuncia con giustificato orgoglio il parto di The Call of Cthulhu in versione film muto.

Per capire quanto giustificato, potete guardare il trailer. E naturalmente è qualcosa di molto più complesso e sofisticato di quello che vorrei o potrei mai fare, but still.

E però, lo confesso, non sono proprio lovercraftiana nell’animo, e quello di cui mi sono innamorata è il diario delle riprese in cui il regista Sean Branney racconta quattordici mesi di “tormento ed estasi nel mondo della cinematografia lovercraftiana a basso budget.”

E allora ho fatto qualcosa che ho imparato da quando ho a che fare con gli Americani: ho scritto a Sean Branney, chiedendogli se potevo tradurre e pubblicare a puntate il suo diario sul mio blog. Sean mi ha risposto nel giro di un’ora, dicendosi deliziato del mio interesse, dandomi il permesso e facendomi gli auguri per il mio blog. E mi dispiacerebbe, semmai, aggiungere un link alla pagina su cui si può acquistare il film? E io posto il link molto volentieri, e procedo a presentarvi il primo episodio di…

BEHIND THE SCENES OF CTHULHU, di Sean Branney.

Al Principio (24-25 luglio 2005)

call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,Primo finesettimana di riprese in una deliziosa casa vittoriana a Pasadena – finesettimana complicato, grazie al caldo brutale. C’è di buono che siamo riusciti a usare la casa per quattro locations, e dopo tutto nessuno è svenuto per il caldo. Ah, l’estate californiana. Senza aria condizionata…

Il terzo giorno ci siamo spostati a girare negli Arkham Studios del nostro amico (e regista lovercraftiano a sua volta) Bryan Moore. E una volta lì, tra l’ospitalità di Bryan e l’aria condizionata degli studios, le riprese sono andate molto più piacevolmente.

Oltre lo Studio! (7-8 agosto)

Per il nostro secondo finesettimana di riprese siamo tornati agli Arkham Studios, e poi abbiamo girato in due spiagge pubbliche attorno a Los Angeles. La prima sera abbiamo trasformato due sezioni dello studio nell’ufficio di Legrasse e nel Museo di Sydney.  È fantastico come Dave Robertson, con la sua illuminazione innovativa, sia riuscito a rendere molto diverse le scene girate nella stessa location.

Chi ben comincia è a metà dell’opera – specie quando la nebbia decide di collaborare. Peccato che un attore abbia scordato di portarsi da casa un cappello cruciale – ma la nostra fantastica costumista Laura Brody è riuscita a tagliare un po’ di stoffa dall’orlo dei pantaloni di un altro attore, e cavarne un cappello perfetto per la bisogna – tutto standosene seduta sul sedile posteriore di un’auto parcheggiata sulla spiaggia. Fantastica Laura. Sulla scogliera vicino alla nostra prima spiaggia, abbiamo trovato dei graffiti che non c’erano all’epoca del sopralluogo, e abbiamo dovuto improvvisare. Per fortuna il nostro direttore della fotografia Dave Robertson è praticamente Spider-Man, e arrampicandosi è riuscito a mettere insieme delle inquadrature eccellenti.

Con un po’ di fortuna siamo riusciti a non farci arrestare né sulla scogliera né sulla spiaggia affollata dove ci siamo trasferiti per la seconda parte delle riprese. Polizia, buskers e pescatori ci hanno lasciati in pace per il tempo che serviva a riprendere e tagliare la corda. E poi abbiamo concluso la giornata girando una scena nella camera da letto di un appartamento a Hollywood, grazie alla disponibilità di un altro amico. Una volta di più, siano rese grazie per David, capace di girare mentre se ne sta appeso per aria. Nemmeno stavolta c’era l’aria condizionata, ma eravamo in pochi e la scena era breve – e tutto è andato nel più piacevole dei modi.call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,

I nostri amici del Celtic Arts Center a Studio City ci hanno gentilmente permesso di utilizzare The Snug, il loro pub clandestino, per le scene nella taverna in Nuova Zelanda. Un po’ di illuminazione creativa, e siamo riusciti a catturare l’atmosfera di una taverna di quart’ordine a Wellington.

Se volete produrre un film a basso costo è essenziale convincere gli amici a lasciarvi girare nelle loro locations – e a questo punto avrete notato che noi abbiamo molti amici gentili e call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,disponibili, pronti ad aiutarci con questo film. Per la location successiva dobbiamo ringraziare Joe e Laura di Eros Archives, leader nel campo dell’erotica d’annata. Ebbene sì: abbiamo girato in un magazzino stracolmo di vecchia roba sexy, nel bel mezzo della San Fernando Valley. Grazie a un miracolo della cinematografia e all’incoercibile passione di Andrew Leman per la cancelleria d’annata, la trasformazione da magazzino di erotica a ufficio governativo australiano è stata perfetta.

Quella grossa (14-15 agosto)

Le riprese delle settimane scorse erano in preparazione della grande campagna di metà agosto. Ci servivano riprese di Legrasse e dei suoi uomini nella palude, degli adoratori danzanti e dell’Uomo nella veranda* – e abbiamo deciso che la sequenza della palude andava girata su un set, invece che in esterni. Non è facile trovare una palude in quel di Los Angeles in piena estate, e comunque, in una palude vera sarebbe stato difficile disporre e illuminare le inquadrature di cui avevamo bisogno. Così, dopo qualche ricerca, abbiamo scelto un teatro da interni. Visualiner è questo enorme posto a Culver City, con un teatro, vasti spazi vuoti e un locale per spogliarelli – completo di pali per le spogliarelliste. L’idea era quella di costruire una palude, trasportarla a Visualiner, montarla, girare la sequenza della palude, poi fare la sequenza dei cultisti con il green-screen, filmare le scene della Veranda e, per finire, girare ancora un po’ di inquadrature con il green-screen.call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,

Non è facile costruire una palude da zero, ma con un po’ d’aiuto, un sacco di stoffa, corde e cartapesta, siamo riusciti a mettere in sieme non solo la palude, ma anche dieci grossi alberi. Vista così aveva un’aria mortalmente fasulla, ma con le luci, la nebbia e gli attori, il risultato finale era soddisfacente. Il bello è che è servita solo per un giorno di riprese con i poliziotti e i cultisti, e poi l’abbiamo distrutta e infilata nei cassonetti della spazzatura. 

Quando il green-screen che avremmo dovuto prendere in prestito non si è materializzato, ne abbiamo rapidamente costruito uno con dei fogli di masonite** e vernice chroma-key. E poi la nostra compagnia di cultisti folli,  tutti sporchi di fango e vestiti di pochi stracci (o in qualche caso nemmeno quelli) si è prodotta nell’orrido rituale davanti al green-screen. Era parecchio strambo a vedersi, persino per i nostri standard – ma i nostri attori hanno danzato, ciondolato, incespicato e ululato da professionisti per evocare la loro oscura divinità.

call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,L’indomani abbiamo messo insieme la Veranda e, con l’aiuto di una perfetta luce naturale, abbiamo filmato Matt Foyer nel ruolo de L’Uomo. Abbiamo dedicato mezza giornata alla Veranda, e poi la nostra ciurma di otto marinai ha preso possesso del green-screen per filmare un po’ di inquadrature che poi verranno combinate con il set di R’lyeh in chroma key.

Norvegia (28 agosto)

Dopo aver cercato in lungo e in largo un posto che call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,potessimo trasformare in casa Johansen in Norvegia, ci siamo decisi per i cosiddetti Snow White Cottages a Silver Lake, un quartiere di Los Angeles. Questi appartamenti sembrano progettati per Disneyland, e offrivano quel genere di fascino vecchia maniera all’europea che non è facile trovare da queste parti. Gli attori erano ben contenti del posto, e girare le scene della visita dell’Uomo alla vedova di Johansen è stato rapido e piacevole.

Effetti Speciali (25 settembre)

Abbiamo rimesso in opera la cinepresa per filmare un po’ del materiale di cui abbiamo bisogno per il trailer, che sarà presentato allo HP Lovercraft Film Festival il primo finesettimana di ottobre. Sfruttando un teatro dove è in cartellone un lavoro diretto da Sean, abbiamo preparato quattro diverse inquadrature – tra l’altro quelle del logo dello studio, con il globo e lo zeppelin, e anche R’lyeh che affonda e Cthulhu in persona per il trailer.

Le Paludi Sono Umide (20 ottobre)

call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,Ci siamo messi di buzzo buono per finire tutte le riprese con gli attori. Tra l’altro c’è una scena con Legrasse e i suoi uomini nella camionetta, e la Famiglia Nella Palude che racconta a Legrasse tutte le cose terribili che accadono lì attorno. Dopo parecchie ricerche, abbiamo ottenuto il permesso di prendere in prestito un autentica camionetta del 1919 da un certo dipartimento di polizia… Eravamo pronti per girare quando è arrivata la notizia che il meccanico che stava preparando la camionetta per noi aveva lasciato la marcia inserita – e la camionetta era andata a sbattere contro un albero. A quanto pare la stanno riparando…

Per la scena della Famiglia abbiamo trovato una baracca da palude e ci abbiamo piazzato davanti i nostri nove attori. Avete presente quella canzone che dice “non piove mai in California”? Ecco, erano più o meno sei mesi che non pioveva da queste parti – e indovinate che cosa è successo mentre giravamo davanti alla nostra baracca? Per fortuna solo i tecnici si sono infradiciati da non credere, e nella baracca sono saltati un paio di fusibili, ma le macchine non si sono bagnate, nessuno si è fatto male e nessuno è stato arrestato. Poi ci siamo spostati in un posto caldo e asciutto, e abbiamo concluso la serata girando alcune fantastiche inquadrature dell’Uomo che studia esemplari geologici al museo.

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Fine del primo episodio. Riusciranno Sean e i suoi a recuperare la camionetta del 1910? E R’lyeh? E la Emma? E Cthulhu?

Non perdete il prossimo appassionante episodio di…

BEHIND THE SCENES OF CTHULHU!
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* Sarà poi davvero la sunroom/Sunroom/Sun Room una veranda? Mah… Se invece è una Camera del Sole, o Lovercraftiani, battete un colpo.

** Dunque esiste ancora? In Italia era stata sostituita dalla faesite, e poi era sparita anche quella…