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Dal Lato Sbagliato Della Coperta

Vi ricordate quando parlavamo delle potenzialità narrative degli orfani? Be’, c’è un’altra categoria di personaggi altrettanto dotati in fatto di conflitto originario, ma di solito più complicati: i figli illegittimi.

Possono essere anche orfani, o credersi orfani – e poi scoprirsi provvisti di uno o più genitori, oppure non sanno chi sono, o lo sanno e si risentono… C’è tutta una fenomenologia, ma una cosa è costante: sono malaggiustati. Degli outsider tormentati dal rancore, dal senso d’ingiustizia, dallo stigma sociale… Conflitto a palate!

E non è detto che siano teneri e simpatici come gli orfani – almeno non in tutte le epoche.

EdmundIn età elisabettiana, per dire mica tanto. Prendiamo un autore a caso – Shakespeare.* Per un intelligente, saggio ed energico Faulconbridge, abbiamo l’invidioso e manipolatore Don John in Molto Rumor per Nulla, l’intrigante, rancoroso Edmund in Re Lear, e Calibano della Tempesta, che è proprio un mostro. E in linea generale, nel teatro elisabettiano e giacobita, l’illegittimità tende ad essere sinonimo di cattivo carattere, sregolatezza e morale periclitante nella migliore delle ipotesi, con punte di malvagità pura e semplice.

Ma a questo punto, stiamo parlando di bastardi di sangue reale o molto nobile, giovanotti a un invalicabile passo da un titolo o da una corona, pieni di risentimento e di ambizioni frustrate…

Bisogna aspettare il Settecento di Fielding, per trovare un Tom Jones, trovatello e commoner, illegittimo, ma di buon cuore e principi fondamentalmente sani, al contrario del legittimissimo fratello adottivo, che è un ipocrita di tre cotte. Inutile dire che all’epoca l’idea risultò piuttosto scandalosa – ma la romanticizzazione un po’ risquée dell’illegittimità era dietro l’angolo.

Non ancora in Jane Austen – o non proprio, se consideriamo che l’Emma eponima si considera molto longanime nell’incoraggiare la povera Harriet, di dubbia nascita, ad aspirare a un buon matrimonio… Il fatto è però che le idee di Emma in proposito si rivelano malguidate. In realtà Harriet rimane “improponibile” per un gentiluomo, e alla fine troverà “il suo posto” sposando un contadino ricco.

L’idea che persino l’ombra dello scandalo basti a rovinare una donna e le sue prospettive matrimoniali è ancora in pieno fulgore nei tardi anni Trenta dell’Ottocento, quando la Rose Maylie di Oliver Twist, pur essendo uno di quei miracoli di perfezione femminile che solo Dickens, non può sposare il gentiluomo Harry, perché la sua nascita è dubbia. E sia chiaro, la zia di Harry ha cresciuto Rose e la adora – solo che non si fa. Ci vorrà l’orgia di agnizioni del finale per far trionfare l’amore entro i confini della proprietà sociale.

Andrà meglio, in Casa Desolata, a Esther Summerson, che pur illegittima ha ben due uomini ansiosi di sposarla, e può godere di un lieto fine. Non a caso, tuttavia, il lieto fine arriverà soltanto dopo che entrambi i suoi discutibili e adulteri genitori saranno morti. Un prezzo da pagare c’è sempre… Antony

E la romanticizzazione che si diceva? Be’, tende a riguardare per lo più i personaggi maschili. Come l’Antony di Dumas Père (che di figli illegittimi ne sapeva qualcosina), cupo eroe byroneggiante, reietto dalle reazioni un tantino incontrollate – ma lo si deve capire: fuori dalla società, fuori dalle convenzioni… Non a caso, Dumas Fils, esemplare di prole illegittima, scriverà a sua volta un dramma intitolato Le Fils Naturel – ma con una visione meno romantica, e una decisa rivendicazione dei diritti dei figli naturali.

Victor Hugo nel 1828 mette nella sua Marion Delorme un altro di questi giovanotti illegittimi e fiammeggianti: Didier è di quei primi amorosi e grandiloquenti con vocazione al martirio (proprio e altrui). Una trentina d’anni dopo, con il dramma di Fantine e Cosette nei Miserabili, Hugo mostrerà di saper dipingere l’illegittimità in colori meno melodrammatici e più dolorosi. E se, di nuovo, Didier-il-romantico è un uomo, e Cosette-la-rovinata è una donna, è anche vero che l’irregolarità di Cosette viene ingoiata intera dal pur rigido Monsieur Gillenormand prima quando l’alternativa è perdere di nuovo Marius, e poi quando la fanciulla si rivela ereditiera.

Alla fine dell’Ottocento, l’illegittimità di Billy Budd non è il tema centrale della novella omonima, però di sicuro è la circostanza originaria che dà a Billy la sua sconcertante (e alla fin fine letale) combinazione di fascino e candore.

Ma ci vorrà il Novecento perché la narrativa esplori davvero la situazione dei figli illegittimi dell’uno e dell’altro sesso – gente con una situazione non solo socialmente insanabile, ma psicologicamente distruttiva. Pensiamo allo Zenon Ligres di Marguerite Yourcenar, a perenne caccia di qualcosa che lo affranchi o compensi. O al Razumov di Conrad, così fatalmente ansioso di essere accettato dal padre naturale e dal suo ambiente. O il Michael del desolato The Gardener, insicuro nonostante l’affetto con cui è stato cresciuto dalla zia. O, con un taglio più leggero per genere, ma non per esito, il Meurig di Ellis Peters, più fedele dei parenti legittimi al maniero e al nome che non può ereditare. Il Jean/Kack Dunois di Shaw, il grande amico di Santa Giovanna, lo troviamo un caso senza complicazioni, perfettamente aggiustato nel suo ruolo – ma stiamo parlando di un personaggio piuttosto minore, un simpatico sidekick di sangue reale, cui non si possono dare tormenti privati che distraggano il pubblico dalla Pulzella: l’illegittimità di Dunois è puramente storica e incidentale, e possiamo considerarla irrilevante. Se davvero vogliamo qualcuno cui vada relativamente bene, c’è l’André-Louis Moreau del sabatiniano Scaramouche, che colla sua illegittimità viene a patti nelle turbolenze livellatrici della Rivoluzione – salvato probabilmente, come ci viene quasi promesso fin dalla prima riga del romanzo – dal suo sense of humour…

imagesMa può anche darsi che André-Louis sia solo più fortunato in fatto di contesto, e più abile a nascondere il suo disagio. In generale, se gli orfani hanno conflitto in abbondanza, i figli illegittimi  – almeno fino alla prima metà del Novecento – ne hanno ancora di più, meno risolvibile, dalle conseguenze più amare e più inestirpabili. Per loro, alla situazione dolorosa e alle difficoltà economiche, si aggiungono problemi d’identità negata e sradicamento – combinati con un rifiuto sociale, più o meno esplicito, che chiude la maggior parte delle strade. Non è un caso se il tema ritorna così spesso in letteratura, e se gli esemplari della specie che godono di lieto fine si contano sulle dita di ben poche mani.

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* Dite la verità: vi aspettavate Marlowe, vero? E invece no…

2 pensieri riguardo “Dal Lato Sbagliato Della Coperta

  1. Considerando l’attuale backlash che stanno subendo gli orfanelli (e soprattutto le orfanelle), specie in casa Disney, forse è giunto il momento di puntare sugli illegittimi.
    Ed è curioso che in una società che dovrebbe aver superato certe faccende feudali, questa idea di carattere e destino legati al sangue (per cui essenzialmente ci si aspetta che la vita dell’individuo sia dominata da come, quando, perché e con chi si sono accoppiati i genitori), rimanga un elemento così potente.
    Perché ancora oggi i bastardi sono un potente soggetto di narrativa.

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  2. Anche nella narrativa di ambientazione contemporanea? Sarei tentata di stupirmi un pochino, ma in realtà non so: per quanto non ci sia più lo stigma sociale, la gente sradicata e complessata e magari risentita rimane sempre molto narrabile…

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