Spigolando nella rete · teatro

Compleat Female Stage Beauty

Si parlava del play di Hatcher, vero?

Ebbene, eccone qui una fetta – che tra l’altro comprende proprio lo scambio di battute di cui si parlava – in una produzione del 2008 alla Circuit Playhouse di Memphis:

Posso dichiararmi divertita dal fatto che il linguaggio è purgato rispetto alla mia edizione inglese di Dramatists Play Service? A quanto pare, nel traversare la Tinozza, tit (tetta) è diventato breast (seno), le imprecazioni si sono ingentilite e via dicendo…

Oh well. Buona domenica – Caronte permettendo.

blog life · Digitalia

K.Lit

k.lit, thiene, festival dei blog letterariDomani e dopodomani debutta a Thiene (VI) K.Lit, il Festival dei Blog Letterari, organizzato dall’associazione culturale Kleure.

Sul sito, K.Lit si definisce così:

k.Lit è una chiave di entrata nel mondo dei blog; la lettera k, infatti, rimanda al termine key, chiave, mentre Lit è la forma abbreviata di literature, letteratura. Ricorda il click del mouse: agile, immediato. Così sono i blog letterari che si specchieranno nei due giorni di luglio a Thiene con migliaia di persone presenti a un festival unico nel suo genere in Europa.

Zygmunt Bauman, nel suo celebre testo Modernità liquida, si chiedeva una decina di anni fa che cosa fosse la modernità e quali fossero gli elementi che la rappresentavano. Da una prospettiva particolare, i blog letterari appartengono alla modernità grazie alle loro dinamiche fluide, e si rapportano con le nuove tecnologie, portando le persone a nuove domande, non solo per quanto concerne il mondo dei libri.

La liquidità dell’epoca contemporanea è unione di arti e conoscenza, k.Lit cercherà di interpretarne lo spirito: fare incontrare blogger, addetti ai lavori, artisti, lettori, cittadini. Gli argomenti affrontati dai relatori diverranno suggestioni e intrattenimento.

Sette location si coloreranno con tavole rotonde, attività artistiche, laboratori e tanti blogger da ogni parte d’Italia (e non solo); prenderanno vita attraverso un linguaggio semplice perché non vi è nulla di più bello che incontrarsi, conoscersi e capirsi: come nei caffè letterari di un tempo, magari con un tocco d’ironia.

Thiene diventerà lo spazio fisico in cui il web prenderà forma reale.

E, sempre dal sito, questa è la filosofia della faccenda:

“Non saranno conferenze, non saranno monologhi, sarà come entrare in un caffè letterario d’un tempo a sbirciare una chiacchierata informale sui temi caldi dell’attualità, intervallati da un turbinio di attività artistiche.

Perché letteratura e attività artistiche sono modi diversi per interpretare un unico concetto chiamato Cultura.”

La premessa è interessante, il programma è ricco…

Se tutto va bene, conto di andare a vedere come funziona.

Intanto, buon viaggio inaugurale, K.Lit!

 
 

 

posti · Spigolando nella rete · tecnologia

Grand Tour (Virtuale)

Anche voi siete inchiodati a casa dal lavoro? Oppure esiliati sulla costa adriatica*? O altrimenti impossibilitati a preparare un bagaglio piccolo piccolo e saltare sul primo treno – o aereo – o altro simpatico mezzo di locomozione?

Vi capisco, sapete. Stessa barca.

Però questo non significa che non possiamo proprio fare nulla che somigli almeno un po’ a un viaggio – benedetta sia la Rete.

Per esempio, parliamo di musei. Non ce n’è quasi uno che non abbia il suo tour virtuale.

Cominciamo con una città a caso – diciamo Londra.

E diciamo di cominciare dalla National Gallery, con questo tour che vi consente di visitare 18 sale e il loro contenuto in notevole dettaglio. E se poi nelle diciotto sale non trovaste i vostri prediletti, c’è sempre la vastissima collezione online.

E intanto che siamo a Londra, dovete solo uscire in Trafalgar Square, girare a sinistra e attorno all’edificio per trovare la National Portrait Gallery, dove c’è modo di vedere in faccia una quantità di personaggi: sovrani, artisti, soldati, avventurieri, scienziati… sono (quasi) tutti lì. La collezione è vasta e  navigabile secondo una varietà di criteri. Per esempio, potete cercare gli autoritratti di pittrici, oppure i ritratti di Rupert Brooke o Joseph Conrad, o il ritratto di Riccardo III che ispirò a Josephine Tey The Daughter of Time

E non vogliamo parlare del British Museum? Gli Online Tours consentono di esplorare per conto proprio una discreta fetta delle collezioni – per cultura, per singolo oggetto o per tema. Per dire, the history of writing, anyone?

Qualcosa del genere potete fare anche con le National Galleries of Scotland, che potete esplorare per artista o per soggetto, oppure seguendo i percorsi tematici proposti dal sito. Le riproduzioni, benché non enormi, sono ottime. Provate a dare un’occhiata al ritratto di Stevenson dipinto da Girolamo Nerli.

E adesso basta Regno Unito- o quasi – e facciamo un rapido salto a Madrid per una visita al Prado. Si può con Google Earth, che offre riproduzioni di grandi dimensioni e altissima risoluzione (“Vi potete avvicinare abbastanza da osservare la singola pennellata o la craquelure della finitura…”. Tutt’altro che male sono anche le riproduzioni cui si può accedere dal sito del museo, ma la navigazione è un po’ macchinosa: a meno che non mi sia sfuggito qualcosa, è necessario cercare per singola opera o autore – e tuttavia ne vale del tutto la pena. 

Poi ci sono punti di accesso che consentono di visitare un certo numero di musei e collezioni, come i meravigliosi Google Art Project ed Europeana – due tra i miei posti virtuali preferiti.

Se non avete ancora sperimentato Google Art Project, fateci una capatina. Scegliete fra 155 musei e collezioni di tutto il mondo, ammirate le magnifiche riproduzioni in ogni minutissimo dettaglio, riunite i vostri prediletti nella vostra galleria personale – vi avverto: è uno di quei posti in cui si rimane catturati per ore e ore, rimbalzando dalla Tate Modern** al Getty Museum, dal Pergamon Museum di Berlino, all’Hermitage ai Musei Capitolini…

E un altro straordinario non-posto in cui passare ore è Europeana, una miniera di immagini, documenti, oggetti, video e audio provenienti da un’incredibile quantità di collezioni sparse per tutta l’Europa. Potete smarrirvi tra mostre e ricerche, oppure potete scatenarvi in una caccia al tesoro. Poi quest’autunno ci tornerete in cerca di documentazione per il vostro romanzo/articolo/saggio/dissertazione/esame, ma adesso ci andiamo in vacanza, perbacco.

E dunque accendiamo il ventilatore, procuriamoci un ghiacciolo alla menta e godiamoci il Grand Tour.

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* “Due mesi a Cattolica, si rende conto?  Due mesi. A Cattolica. Due. Mesi. A. Cattolica. È la morte civile…” (cit.)

** Ve l’avevo detto che non avevamo ancora finito del tutto con l’Isoletta…

elizabethana · teatro

Elizabeth – The Last Dance

Magari è solo una mia impressione, ma mi pare che da un po’ di tempo non parliamo di cose elisabettiane…

Riprenderemo, ma intanto guardate Elizabeth – The Last Dance, una di quelle straordinarie cose a mezza strada tra danza e teatro di Lindsay Kemp. Qui c’è il trailer:

E qui le riprese fatte durante il tour giapponese nel 2008:

E buona domenica.

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And, on an entirely unrelated note, Happy Birthday, L.!

blog life · Vitarelle e Rotelle

Una Domanda Al Volo

question mark, sondaggioOggi – che è sabato e non sarebbe giornata di post – facciamo una cosa appena inconsueta, se non vi secca.

O quanto meno, inconsueta per Senza Errori di Stumpa.

Il fatto è che, parlandone attorno, sono stata colta da un dubbio che mi rode, e allora ho deciso di chiedere lumi a voi, O Lettori. 

Piccolo sondaggio estemporaneo: trovate che i post di SEdS siano troppo lunghi?

E grata in anticipo per risposte, pareri, suggerimenti e desiderata, auguro a tutti un lieto ultimo sabato di giugno.

grilloleggente · libri, libri e libri

Non Negoziabile

Qualche giorno fa leggo questo post di Marta Manfioletti a proposito de L’inconfondibile tristezza della torta al limone, di Aimee Bender. Ho fiducia nel giudizio di Marta e la sua non-recensione mi attira parecchio, e l’idea del libro (l’esistenza di individui capaci di “sentire” in un dolce o in un arrosto lo stato d’animo di chi li ha cucinati) mi piace molto.

Così apro Amazon nell’intento di procurarmi l’ebook e, per abitudine, butto un’occhiata alle recensioni .

E quello che scopro sgonfia un nonnulla il mio entusiasmo. Le recensioni positive concordano tutte con Marta sulla delicatezza e originalità della storia, mentre le (non poche) recensioni negative sono costanti nell’elencare una collezione di doléances: una trama inconsistente e prona a partire per dubbie tangenti, personaggi poco sviluppati, un finale che non risolve nulla e una generale bizzarria a costante rischio di scadere nel gratuito. Più la mancanza di segni grafici per i dialoghi e costruzioni grammaticali, di nuovo, bizzarre.

Si fosse trattato di lamentele isolate, probabilmente non mi sarei lasciata impressionare, ma sono costanti e diffuse. E mi hanno dato da pensare, perché almeno un paio ricadono nell’elenco delle mie Irrinunciabilità, vale a dire faccende in assenza delle quali non riesco a considerare  una storia una storia.

Non parlo di irritazioni generiche – categoria in cui potrei infilare vezzi stilistici come i dialoghi “non segnati” e la grammatica fanciullesca. Non amo alla follia questo genere di quirks, ma sono aperta alle possibilità: avanti, raccontami una storia. Vuoi farlo senza virgolette e con una grammatica tutta tua? Ok, proviamoci. Vediamo se funziona, se mi ci fai sentire una voce, se crei un passo, se mi manipoli tanto bene da farmi dimenticare che lo stai facendo…

E non parlo nemmeno di peccati più gravi, come i finali laschi. È ovvio che preferisco un bel finale soddisfacente, teso e significativo, ma mi sono scoperta un margine di tolleranza largo come il Rio delle Amazzoni, se il resto del libro mi è piaciuto davvero. Magari mi rendono un tantino idrofoba i finali dei primi volumi delle qualcosalogie, quelli che non fingono nemmeno di offrire un’ombra di conclusione e appendono il lettore senza complimenti alla costa hardback del volume successivo – ma è un difetto che pur irritante, da solo non basta a farmi cancellare la qualcosalogia dalla ToReadList.

Un po’ peggio è la questione dei personaggi caratterizzati approssimativamente. In un mondo ideale, tutti i personaggi dovrebbero essere complessi, tridimensionali, pieni di ombre e capaci di evoluzione e di imprevedibilità… poi in realtà ci sono casi in cui il genere o la funzione richiedono figure facilmente individuabili, gente che faccia quel che deve fare e da cui sapere che cosa aspettarsi. Quindi anche qui, seppur con molta più cautela, ammetto la possibilità di eccezioni.

Anche in fatto di bizzarria I’m of two minds. Se parliamo di nonsense, per me non è mai troppo. Se parliamo di realismo magico (coperta molto ampia), dipende assai. Tutto dipende da quanto l’autore sa essere coerente all’interno della sua bizzarria… E temo che a questo punto un peccato capitale abbia l’aria di trasparire dalle recensioni della Torta al limone: una certa dose di gratuità e incoerenza. E invece proprio una salda logica interna è una delle mie Irrinunciabilità. Posso ingoiare intere molte eccentricità, a patto che siano coerenti tra di loro. Che non siano gratuite o puramente decorative. Che lavorino in una direzione – fosse pure quella di farmi credere che non ci sia nessuna direzione particolare.

Anche se poi una direzione ci dev’essere – e qui giungiamo all’Irrinunciabilità n° 2. Perché, come ognun sa, sono ossessionata dalla fabula. Non solo le storie mi piacciono con un arco provvisto di inizio, mezzo e fine, in cui le cose succedono, gli equilibri cambiano e i personaggi imparano la lezione, o pagano il prezzo per non averla saputa imparare – ma non sono del tutto capace di considerare storie gli arnesi che non contengono questa serie di elementi. Narrow-minded of me, può darsi, ma tant’è. E Marta stessa, pur nel suo entusiasmo, parla della Torta al limone in termini di “pacatssimo ritmo degli eventi” e di “libro in cui non sembra succedere niente”. Hm… 

Il fatto è che devo, devo, devo avere l’impressione che l’autore sappia quello che sta facendo – e forse questa, più che una Irrinunciabilità distinta, è la terrina color ocra in cui tutte (tranne una) sono contenute. Perché è ovvio che sono disposta a sospendere la mia incredulità tanto in alto quanto è possibile, ed è ovvio che sono più che disposta a lasciarmi condurre attorno – se non lo fossi, non leggerei romanzi – ma, per quanti principi infranga, per quante stranezze inanelli, per quante delle mie allergie solletichi, un autore può tenermi a bordo finché mi dà l’impressione di farlo deliberatamente. Nel momento in cui mi pare che non abbia controllo e discernimento di quel che fa, voglio scendere subito, thank you very much.

Col che è possibile che siamo passati oltre la Torta al limone – magari Aimee Bender fa tutto tanto deliberatamente quanto è possibile e non ci si sente  mai in balia della vaghezza narrativa. E di sicuro – non foss’altro che per impossibilità di genere – non è colpevole agli effetti della Quarta Irrinunciabilità. Sapete già di che si tratta, perché ne parlo con ricorrenza ossessiva: l’anacronismo psicologico, ovvero personaggio nominalmente d’altri secoli che pensa, agisce, sente e giudica come un contemporaneo. È una patologia che conosce i suoi estremi nella Sindrome della Bambinaia Francese: i Buoni sono tutti anacronismi psicologici, incompresi, osteggiati e perseguitati dagli stupidi, malvagi e retrivi personaggi coerenti con la mentalità period. E qui davvero non c’è salvezza: delitto capitale quando è involontario, piucchecapitale se è praticato deliberatamente.

Nondimeno, come dicevo, ho fiducia nel giudizio di Marta, per cui l’ebook l’ho comprato lo stesso e lo leggerò – e magari avrò modo di ricredermi, nonostante le recensioni su Amazon – perché in fatto di letture il livello di non-negoziabilità è personalissimo.

Qual è il vostro, per esempio? Su che cosa non sapete transigere in fatto di letture? Per quali libri avete fatto eccezioni di cui non vi credevate capaci? E cosa vi ha spinto a farle?

considerazioni sparse · meme

Undici Di Tutto

Nick del blog Nocturnia mi coinvolge in questo meme… lo sapete, vero, che sono sempre un po’ riluttante a bloggare per meme? Non perché non li trovi divertenti, ma perché non sono terribilmente certa che al lettore di SEdS, che passa di qui in cerca di libritudini assortite, interessino troppo i miei rimuginamenti personali. Per cui tento di resistere alla tentazione – e fin qui ho resistito, con un paio di eccezioni giustificate dal fatto che in un caso si trattava di ossessioni di scrittura e nell’altro di personaggi letterari.

Stavolta la faccenda è un pochino meno pertinente, anche se cercheremo di tenerla entro i binari per quanto si può, ed è anche complicata – in tre fasi più passaggio del testimone. E il fatto è che è anche tanto graziosa, e non resisto…

Per cui, senz’altri indugi, andiamo a cominciar.

La cosa funziona così:

Scrivere 11 cose su di sé;
Rispondere alle 11 domande del taggatore;
Scrivere 11 domande per i taggandi;
Taggare 11 blogger.

Quindi, prima undicina: Cose Su Di Me

1) Non distinguo troppo bene la destra dalla sinistra. Mi si dice che dipende dal mancinismo corretto forcibly in prima elementare. Sarà – ma adesso sono piuttosto ambidestra e devo portare un anello sulla mano sinistra per sapere se sto camminando sul mio marciapiedi o se devo cedere il passo. Tengo a chiarire però che distinguo molto bene il sedile del passeggero da una portiera, per cui alla guida non sono pericolosa. Tranne in Inghilterra – ma questa è un’altra storia.

2) Una volta ho portato a casa da Londra un bonsai nello zaino. Ho telefonato alla British Airways prima per assicurarmi che non ci fossero obiezioni e poi, quando sono arrivata ai controlli, la signorina dei bagagli ha aperto lo zaino e ha dato uno squittio deliziato: “Hey, this lady has a tiny tree in her rucksack!” Un attimo dopo, c’era una piccola folla di addetti e passeggeri occupati a entusiasmarsi per il tiny tree. Che, tra parentesi, si chiamava Lemuel…

3) E questo mi porta a dire che dò nomi ta tutto quanto, in particolare la tecnologia. Nomi tendenzialmente letterari. Il mio primo lettore CD portatile si chiamava Captain Brassbound come un personaggio di Shaw. La mia automobile si chiama Bat (short for Batrace, trattandosi di una Ka verde – però quando mi irrita va anche sotto il nome di Kaa). Il vetusto e non silenziosissimo condizionatore si chiama Belfagor. Una successione di telefoni cordless ha portato i nomi di diavoli danteschi. Il computer fisso attuale si chiama L’Innominatino-cum-Steno. Il netbook si chiama The Beastie. E così via.

4) E, parlando di tecnologia, mi secca maledettamente che non ci sia più la Google bar per Firefox. Probabilmente c’è modo di girarci attorno, ma non ho ancora avuto il tempo di strologarci, e per ora mi limito a snocciolare imprecazioni elisabettiane ogni volta che ci bado.

5) Ma tornando invece a parlare di aeroporti, si vede che ho l’aria da terrorista: non mi è mai successo di arrivare in Inghilterra (o in Scozia, o in Galles, se è per questo) senza che il personale isolano sentisse di dovermi perquisire personalmente. Ripeto: si vede che sembro pericolosa.

6) Ancora aeroporti: una volta, nel corso di un viaggio allucinante per disguidi, ritardi e improbabilità aeree, mi sono trovata nel bel mezzo di un allarme bomba all’aeroporto di Bruxelles. Non è stato divertente.

7) A quattordici anni sono caduta da cavallo incrinandomi un polso – solo che al pronto soccorso hanno deciso che non era nulla di rilevante. Ci ho guadagnato un barometro personale, visto che quasi un quarto di secolo più tardi il mio polso segna l’avvicinarsi del maltempo con discreta precisione.

8) Per sette anni ho commerciato legnami per l’edilizia. Diciamo che è stata un’esperienza molto istruttiva da tutta una varietà di punti di vista – non escluso quello antropologico. Per qualche motivo, la gente si siede in ufficio (avevo un ufficio molto vecchia maniera – con tanto di ritratti degli avi alle pareti…) e racconta la propria vita alla sconosciuta del magazzino di legnami. Mentre calcolavo luci e portate ho raccolto storie che voi umani…

9) Un tempo ogni tanto partivo da Verona alle dieci di sera con il pullman delle badanti, arrivavo a Vienna in tarda mattinata, la sera andavo all’opera e poi tornavo a casa con il primo treno del mattino. Oppure partivo per Roma o per Zurigo nel primissimo pomeriggio, arrivavo in tempo per andare all’opera e poi tornavo con il treno della notte. E andavo direttamente dalla stazione al lavoro. Ah, mais j’étais jeune alors

10) Quando avevo otto anni, per un annetto mio padre mi diede lezioni di Ebraico antico. Poi smettemmo e cominciai a studiare pianoforte – per il quale ero interamente negata. Peccato. Per l’Ebraico, non per il pianoforte.

11) Voglio scrivere radiodrammi. Sono affascinata dai radiodrammi. C’è qualcosa in queste voci disincarnate, in questi rumori ed effetti che dipingono un palcoscenico inesistente – qualcosa che mi attira oltre ogni dire. Un giorno, presto o tardi, scriverò un radiodramma. E ditemi se non suono come Grisù: farò il pompière! Un giorno io farò il pompière!…

And so far, so good. O almeno spero. Vi siete annoiati a morte? Adesso cambiamo gioco: le domande di Nick.

1) Si avvicina un (o una tua) ex che hai amato profondamente, però lui (o lei) ti ha lasciato per un altra persona. Adesso dice che vuole tornare con te.Tu come ti regoli?
Mai capitato, per cui lasciatemi sperare che saprei sfoggiare un sorrisetto tra l’amarognolo e il feralmente comprensivo e mormorare “There was a time for this…”

2) Un editore vuole pubblicare il tuo libro fumettosaggio però a pagamento. Cosa gli rispondi?
No. Uh, aspetti: No, grazie. È così che si dice, vero?

3)Dovendo scegliere: amore o soldi?
Suona molto brutto se dico soldi? È perché si ha questa impressione che l’amore senza un soldo frani  facilmente a valle, e allora ritrovarsi senza amore & senza soldi sarebbe una beffa sesquipedale.

4) Il tuo animale preferito e quello che più odi o che ti fa più paura e perchè.
Mi piacciono tanto gli elefanti, e la colpa è da attribuirsi in buona parte a Kipling e a Toomai of the Elephants. “Barraò, my Lords!” Invece nutro un invincibile, paralizzante ribrezzo per i R, le bestie con 8 zampe che fanno le r-tele, di cui non so nemmeno indurmi a scrivere il nome per intero. E in realtà, tutto quello che ha da 6 a 8 zampe ed è più grosso di una mosca, a tutti gli effetti pratici è più grosso di me.

5) La poesia o il libro che più ti hanno fatto odiare durante gli anni della scuola?
L’Eneide, I believe. Mai sopportato Enea – modello di perfezione, abbandonatore seriale di donne innamorate, stuoino degli dei, succube del fato, sottrattore di fidanzate altrui, vincitore per intervento divino plurimo e ineluttabilità congenita. Epperò non solo dovevo leggere, commentare, analizzare, tradurre e imparare a memoria vasti brani del suo poema – dovevo anche apprezzare le sue molteplici virtù perché era cosa buona e giusta. Furore Tremendo.

6)Cartaceo o eBook?
Entrambi, grazie. E in abbondanza, grazie. No, niente panna sopra, grazie.

7)Un film che rivederesti in continuazione.
Due, in realtà: Cyrano di Rappeneau, fedele al testo, raffinato, bello a vedersi, fotografato divinamente, recitato ancora meglio, moody quanto basta. E poi Shakespeare in Love, perché è un adorabile giocattolo shakespeariano e perché la sceneggiatura di Tom Stoppard è tanto, tanto, tanto vicina alla mia idea di metaletteraria perfezione.

8) La volta che hai pensato “Questa roba l’ avrei fatta meglio io!”
Qualche volta capita. Romanzi storici, per lo più.

9) La cosa che per prima ti colpisce di più in un uomo o in una donna (secondo le vostre inclinazioni: E non state a rispondere la sensibilità o l’inteligenza che tanto non vi crede nessuno!)
La voce prima di tutto. Timbro, colore, uso, vezzi, accenti e inflessioni. Poi, nell’ordine, Occhi, statura, sorriso e mani.

10) Cosa non vi piace della città dove vivete.
Ah, Mantova, Mantova, bella addormentata…

11) Rifareste un altro meme?
Dico sempre di no, ma poi…

E adesso cerchiamo di predicare almeno tanto male quanto si razzola, e induciamo in tentazione un po’ di altra gente. Per prima cosa, è la mia volta di far domande:

1) A che cosa proprio non sapete resistere?

2) Macchina del tempo: dove? Quando? Chi? Che cosa? Perché?

3) No, non siete inclini all’omicidio – però siete fortemente tentati quando…?

4) “Facciamo che il salotto era X, io ero Y e tu eri Z…” Chi giocavate ad essere, da bambini?

5) Il concerto della vita?

6) Il vostro fenomeno atmosferico prediletto – quello che, quando vi alzate e aprite la finestra, vi rende già felici sulla fiducia?

7) Il finale letterario (o cinematografico, o teatrale) con cui proprio non sapete riconciliarvi?

8) …E a un certo punto vi siete resi conto che eravate “dentro” un libro. Quale? Come?

9) Dal questionario di Proust: se non foste voi, chi vorreste essere?

10) Che cosa non avete mai fatto e vorreste tanto fare?

11) Finale in crescendo, à la Faust di Goethe: il momento cui avreste voluto dire “Sei bello, fermati…”?

E per finire, le mie undici vittime designate – in nessun ordine particolare:

1) Alessandro Forlani

2) Davide Mana

3) Marta Manfioletti

4) Mattia Nicchio

5) Marta Traverso

6) Alex Girola

7) Ferruccio Gianola

8) Andrea Camillo

9) Marco Freccero

10) Rossana Rotolo

11) Irene Gualtieri

e 12), che blog non ha, ma ci sono i commenti: Andrea F. (ex Renzo!)

Che poi, se non siete in lista e le domande vi solleticano, siete più che benvenuti. Qui nei commenti o sul vostro blog…

 

 

considerazioni sparse · Genius Loci

Dell’Immaginario Mantovano

A Cuneo hanno le streghe masche, sul Rosengarten hanno Re Laurino e i suoi, a San Candido hanno lo Stambecco Bianco, sul Tagliamento hanno le Anguane, altrove hanno fate, folletti, gnomi, draghi, incubi diavoli e babau..

Noi no.

Noi a Mantova siam gente di pianura, placida e difficile agli spaventi. Noi quella gente di dubbia esistenza che va attorno di notte facendo incantesimi e dispetti proprio non ce l’abbiamo.

Quando, una trentina d’anni fa, Stefano Scansani e Mario Setti si son messi a censire le creature leggendarie delle nostre valli* hanno raccolto una popolazione striminzitella tra il bizzarro e il campestremente prosaico.

Noi, per dire, abbiamo il Pidrüs (Chiavicus Verrarae Sylvestralis), che è più o meno un grosso maiale grigio incapace di marcia indietro o di visione laterale. Non fa molto più che dormire al riparo, ma guai ad arrivargli da dietro: se si accorge di voi e non ha modo di fuggire, userà con insospettabile efficacia gli speroni che porta sui talloni…

Oppure abbiamo il Galpédar (Gallus Petri Boriosus), gallo a quattro zampe di natura tanto tronfia quanto pusillanime, con una passione per le sagre di paese.

C’è poi il Marturèl (Martes Furba Deficiens), mustelide razziatore di pollai, creatura di varia e imprevedibile stupidità – di cui non si capisce troppo la funzione, vista la diffusione dei suoi cugini veri, le martore, da cui non differisce in nulla…

In compenso il Busatèl (Creatinus Ustaeprivus Fortis) è un “mirabile incrocio tra cavallo, asina, macaca delle Colonne d’Ercole e cane da pagliaio**”. E dal mirabile incrocio esce una bestia eccezionalmente fastidiosa, in perenne schizofrenica oscillazione tra un feroce istinto protettivo di femmina e prole e inspiegabili attacchi di wanderlust, a speciale danno dei campi di granturco.

L’imprevedibilità sembra essere, d’altra parte, il tratto più frequente delle bestie immaginarie mantovane, visto che del Dormalora (Profictator Omnis Velox) nulla sembra sapersi, se non che nulla di preciso se ne sa, e quindi alla fin fine vattelapesca. A mezza strada tra un lattonzolo e un grosso sorcio, il Dormalora dorme all’ombra – o forse no, essendo com’è “il compendio delle contraddizioni: pare affamato e invece è satollo, pare dormire e invece veglia, pare affabile e invece odia, pare malato e invece è sanissimo… A tal punto ognun direbbe che pare un Dormalora e invece non lo è e, nel contempo, pare non essere un Dormalora e invece lo è.”**

Tutto sommato, il Simsòn (Cimex Odorosus Orripilans) è intellettualmente riposante: almeno si sa che cosa aspettarsi da un insetto grosso, malvagio, puteolente oltre ogni dire e intento ad essere tanto dannoso e irritante quanto si può esserlo…

E profumata non è nemmeno la Bosma (Sus Scrofa Letamica), un altro suino immaginario che, se non altro è una bestia cautelativa. Orrida, repellente e subdola, la Bosma infesta letamai, buche per i liquami e pozzi neri – e vi trascina gli incauti che si avvicinano troppo, specie se gl’incauti sono gente non troppo ben lavata.

Quindi almeno la Bosma sappiamo a cosa serve – il che non è sempre il caso con la nostra popolazione immaginaria. Ecco mentre altrove hanno fate, folletti, stambecchi e diavoli, noi c’immaginiamo bestie di scarsissimo fascino e ancor più ridotto acume***, che non fanno alcunché di soprannaturale e solo di rado tengono i bambini lontani dai letamai…

Gente placida, noi Mantovani, e dal sonno indisturbato.

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* Sì, non fate come il mio babbo friulano, per favore: a Mantova abbiamo valli. Davvero.

** Così assicura il Bestiario Podiense, sui cui ci basiamo per la descrizione di tutte le bestie immaginarie citate nel post.

*** Non faticherete a immaginare che dare a qualcuno del pidrùs, del galpédar, del marturèl o del Dormalora non è precisamente un complimento…

musica

Summertime ’12

Ed ecco che arriva la prima domenica d’estate, in cui per immemorabile tradizione SEdS va in cerca di versioni di Summertime. Quest’anno è la volta di Chet Atkins & Jerry Reed:

E no, in realtà non lo so se sia davvero una tradizione – e di sicuro non può essere granché immemorabile. Ma sapete una cosa? Da quest’anno è una tradizione SEdSiana, e col tempo e con la paglia diventerà immemorabile.

Buona domenica e buona estate.

grilloleggente · libri, libri e libri · Vitarelle e Rotelle

Il Figlio Del Fattore

Una decina di anni fa, dopo avere letto il primo volume della mia inedita trilogia sulle guerre di Vandea, P. mi fece una lunga e dettagliata disamina del tomo, nel bene e nel male. “Oh,” mi disse a un certo punto, “e non sai quanto mi è dispiaciuto per il figlio del fattore.”

 Se aveva voluto basirmi, c’era riuscita. Il romanzo sfiora le duecentocinquantamila parole e l’elenco dei suoi personaggi somiglia all’anagrafe di un piccolo comune. Francamente, pur avendo finito di scrivere il tutto da pochi mesi, non mi ricordavo nemmeno io chi fosse il figlio del fattore, e che cosa gli succedesse per far dispiacere P. Presumibilmente ci lasciava le penne, dato il tipo di storia e di ambientazione, ma non ne ero per niente sicura, e lo dissi.

 P. scrollò le spalle. Non sapeva che cosa farci se ero un essere senza cuore che creava gente e la mandava al macello senza nemmeno ricordarsene: a lei il figlio del fattore piaceva, e aveva anche versato una lacrimuccia o due sulla sua sorte.

 “Non si può negare che tu l’abbia letto approfonditamente,” dissi, e la cosa finì lì. Tuttavia, ogni tanto ancora mi chiedo che cosa avesse il figlio del fattore per imprimersi così nella mente di P., che ancora si ricorda di lui.

 E d’altra parte, chi ero io per protestare, considerando la collezione di personaggi minori – minorissimi a cui mi capita di affezionarmi al di là delle intenzioni dell’autore? Non posso nemmeno dire che siano casi isolati: lo faccio tutto il tempo, tanto da poter individuare alcune categorie del fenomeno:

 1) Felice Cammeo: ne Il Discepolo del Diavolo, di George Bernard Shaw, il Maggiore Swindon (credo che ne abbiamo parlato di recente) è quel che si dice un bit-parter. Credo che abbia una ventina di battute, nessuna delle quali troppo notevole. Swindon è un magistrato militare coscienzioso e non brillantissimo, che cerca di restare inglesemente inglese mentre le colonie delle Indie Occidentali gli crollano attorno. Non è importante, non è nemmeno molto simpatico, ma è così ben caratterizzato che è difficile non dispiacersi un pochino per lui mentre gli altri personaggi fanno dello spirito ai suoi danni e su tutto quello che per lui è sacrosanto. Pennellata minore e ben riuscita.

 2) Sidekick Sottoutilizzato: ho difficoltà a identificarmi con i protagonisti senza macchia e senza paura, che ci posso fare? Non ricordo chi fosse l’autore delle Avventure di Robin Hood che ho letto da ragazzina, ma l’allegro brigante era così longanime, saggio, pio, nobile e retto che lo Sceriffo di Nottingham non aveva tutti i torti nel volerlo eliminare. In compenso c’era Guglielmo il Rosso, SIC dai tratti promettenti, intelligente ma avventato, leale ma riluttante a morire impiccato. Poteva essere più complesso del suo capo, ma no: l’autore era così intento a cantare le lodi del buon Robin che Guglielmo era relegato a praticamente nulla… Venticinque anni dopo, la faccenda mi rode ancora.

 3) What’s In A Name: questa non mi aspetto che la prendiate come una prova di salute mentale, ma tant’è. Credo di essermi già dilungata sul fascino che i nomi esercitano su di me, e a volte un nome che mi piace è sufficiente a farmi sviluppare una predilezione per un personaggio. È il caso (non ridete!) di Jean de Satigny ne La Casa Degli Spiriti. Ero molto decisa a simpatizzare con lui per l’ottimo e profondo motivo che si chiamava Jean, capite? Va detto che questo è un caso estremo, perché non c’era un’anima che mi piacesse in tutto il libro, e perché la predilezione era singolarmente ingiustificata.

 4) Questione Di Tema: ne La Pazzia di Re Giorgio, di Alan Bennet, il giovane Greville è l’unico tra gli scudieri reali a mostrare compassione per il vecchio re malato e, di conseguenza, è l’unico che viene licenziato a guarigione avvenuta, perché non c’è nulla di grave come avere pietà dei re. LPdRG è una faccenda popolata di personaggi scritti divinamente, ma l’idea che la gratitudine dei re funzioni in modo diverso da quella dei comuni mortali e la lealtà mal ricompensata sono temi che mi affascinano, hence la mia perdurante predilezione per il povero Greville.

 5) Carne Da Cannone: è vero che sono passati più di vent’anni, ma di tutta la multilogia di Shannara mi ricordo vividamente solo un capitano della guardia elfica che cadeva da un ponte (per non ricomparire più) all’inizio di non so più quale volume. Dite che sia molto grave? Forse Brooks lo aveva caratterizzato un pochino troppo, visto che era così spendibile… Ripensandoci, ricordo anche di essermi lamentata in proposito con la compagna di banco che mi aveva prestato il libro, ottenendone in cambio uno scrollar di spalle e un levar di sopracciglia simili ai miei di fronte a P. e al suo figlio del fattore.

6) Carne Da Cannone II (o The Early Victim): la situazione non è sempre infelice come al n° 5. In Se Morisse Mio Marito di Agatha Christie, Donald Ross è un giovane attore scozzese, abbastanza sveglio da notare cose che non dovrebbe notare – mettendo in pericolo l’assassino. Si capisce che non vive abbastanza a lungo per mettere Poirot a parte dei suoi dubbi, ma fa in tempo ad allertarlo sul fatto che qualcosa non va. È solo un bit parter in mezzo a una congerie di ottimi personaggi, ma resta il fatto che, tecnicamente, è lui a capire tutto – la prende nelle costole. È concesso simpatizzare, non credete?

 Esperienze simili, anyone? Altre categorie da suggerire? E, già che ci siamo, P., dimmi la verità: in quale categoria piazzi il figlio del fattore?