libri, libri e libri · Natale

Libri Sotto L’Albero

regali di natale, libri pop-up, robert sabuda, il mago di oz, judith rock, Va bene, parliamo di regali di Natale. Personalmente ho ricevuto varie cose incantevoli – compreso un globo di neve. Credevo che i globi di neve non mi piacessero, ma in questo Natale pervicacemente soleggiato sto apprezzando molto il fatto di avere una piccola nevicata tutta mia – to be had for the shaking.

Globo a parte, tra le varie cose incantevoli c’è un certo numero di libri: regali di natale, libri pop-up, robert sabuda, il mago di oz, judith rock,

The Rhetoric Of Death, di Judith Rock. Un giallo storico ambientato nella Parigi del Seicento, con un giovane precettore gesuita per protagonista. Ne ho letto una recensione ottima, e l’argomento – un equivalente franco-barocco-tersicoreo delle compagnie teatrali di fanciulli elisabettiane – sembra insolito e promettente al tempo stesso.

regali di natale, libri pop-up, robert sabuda, il mago di oz, judith rock, Il Linguaggio Segreto Dei Fiori, di Vanessa Diffenbaugh. Je connais pas trop, ma sono molto attratta dall’idea di qualcuno che non solo organizza la propria vita intorno a un giardino segreto, ma riesce anche a nascondere il giardino in questione nel bel mezzo di un luogo piuttosto pubblico come Potrero Park, a San Francisco. Il fatto che abbia in mente un viaggio negli Stati Uniti* e che il donatore del libro abbia caldeggiato l’inclusione di Frisco tra le mie tappe può avere qualche rilevanza oppure no.regali di natale, libri pop-up, robert sabuda, il mago di oz, judith rock,

Il Meraviglioso Mago Di Oz, di Frank L. Baum. Ma, con tutto il rispetto che nutro per Baum (e non è poco), la vera meraviglia di questo libro consiste nel fatto che è uno dei capolavori pop-up di Robert Sabuda. un arnese di stupefacente, dettagliatissima, fiabesca bellezza.

Quindi adesso voglio mettermi a collezionar globi di neve e libri pop-up, ma intanto comincio a leggere – avete presente la felice condizione di essere in vacanza e non avere impegni più gravosi che decidere da quale libro cominciare? Ecco.

1 Gennaio 2012 – ETA. Ma in realtà non era finita. Aggiungo alla lista due doni tardivi: Il Barone Rosso – la storia di Manfred von Richofen, di Joachim Castan, e L’Uccello Beffardo, di Gerald Durrel.

E voi? Che libri avete ricevuto per Natale?

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* Considerando che da tutt’altra persona ho ricevuto un delizioso Travel Journal, comincio a pensare che questo viaggio s’abbia proprio da fare, che dite?

musica · Natale · Poesia

Vigilia

Natale mi rende sentimentale – la Vigilia ancor di più. La Vigilia mi rende maudlin. E allora vado a recuperare ricordi d’infanzia e vecchie tradizioni – come questa poesia di Gozzano, che – a parte tutto – rende quel tono di fiaba che la notte della Vigilia aveva in anni più innocenti.

La Notte Santa

(Melologo popolare)

– Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

    Il campanile scocca lentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

    Il campanile scocca lentamente le sette.

– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

    Il campanile scoccalentamente le otto.

– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

    Il campanile scoccalentamente le nove.

– Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

    Il campanile scocca lentamente le dieci.

– Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

    Il campanile scocca le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

    Il campanile scocca La Mezzanotte Santa.

È nato!

    Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane! Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.
È nato!
Alleluja! Alleluja!


E, nella stessa vena, una carola Anni Sessanta – scritta da Noel Regney, un compositore francese espatriato negli Stati Uniti, e da sua moglie Gloria Shayne Baker, che d’abitudine scriveva canzoni rock:

Said the night wind to the little lamb
Do you see what I see
Way up in the sky little lamb
Do you see what I see
A star, a star
Dancing in the night
With a tail as big as a kite
With a tail as big as a kite

Said the little lamb to the shepherd boy
Do you hear what I hear
Ringing through the sky shepherd boy
Do you hear what I hear
A song, a song
High above the tree
With a voice as big as the sea
With a voice as big as the sea

Said the shepherd boy to the mighty king
Do you know what I know
In your palace wall mighty king
Do you know what I know
A child, a child
Shivers in the cold
Let us bring him silver and gold
Let us bring him silver and gold

Said the king to the people everywhere
Listen to what I say
Pray for peace people everywhere
Listen to what I say
The child, the child
Sleeping in the night
He will bring us goodness and light
He will bring us goodness and light

The child, the child
Sleeping in the night
He will bring us goodness and light

Felice Vigilia a tutti!

grilloleggente · libri, libri e libri · Natale

Racconto Di Natale

Ibuzzati, racconto di nataleeri, a una serata di beneficenza a Ostiglia, quattro membri di Hic Sunt Histriones hanno letto uno dei miei pezzi buzzatiani prediletti – il Racconto di Natale.

C’è qualcosa nell’andamento fiabesco, nelle descrizioni del palazzo e della cattedrale, nel Dio che aleggia sui campi, nelle luci di taglio nella nebbia, che mi dà i brividi ogni volta che lo leggo o che lo sento leggere. Tra le altre cose, un dono delle atmosfere: chi altri sarebbe stato capace di fare delle vecchie bisce bianche un elemento perfetto nel quadro di quiete misteriosa e contenta nella notte di Natale in Duomo?

Ma non state a badare ai miei rimuginamenti: leggetelo.

RACCONTO DI NATALE

di Dino Buzzati

Tetro e ogivale è l’antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d’inverno. E l’adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta una vita, e c’è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natale – ci si domanda – lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa?…

Il resto lo trovate qui.

Digitalia · Gl'Insorti di Strada Nuova · self-publishing

Gl’Insorti di Strada Nuova

È con una certa emozione (e con notevole sollievo – se state leggendo qui vuol dire che null’altro è esploso, deragliato, naufragato o altrimenti andato storto, ed era tutt’altro che scontato) che vi presento…

 

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Il mio più serio sforzo in fatto di self-publishing è finalmente disponibile in versione KindleePub e PDF.

Vi ricordo la presentazione su Twitter oggi pomeriggio a partire dalle 17.00. Cercate @laClarina e seguite l’hashtag #stradanuova. Sarò lì a twittare e rispondere.

E a questo punto non posso che invitarvi a scaricare, regalare per Natale, leggere, commentare, spargere la voce, discutere, recensire… Soprattutto, vi sarò grata se vorrete farmi sapere che cosa ne pensate.

Buona lettura!

 


 

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Digitalia · Gl'Insorti di Strada Nuova · self-publishing

Arrivano Gl’Insorti – Per Davvero

CoverPiccola.jpgE finalmente, dopo ogni genere di peripezie, magagne, traversie, odisseuzze, cantonatelle e travasetti di bile, ci siamo.

Domani è il giorno: domani esce Gl’Insorti di Strada Nuova.

L’eBook sarà disponibile da domani mattina in formato PDF, Mobi per Kindle ed ePub – controllate qui o sul sito per scoprire come e dove.

Presentazione su Twitter a partire dalle 17.00 – per partecipare cercate di @laClarina. C’è un bottone apposito nella colonna qui a sinistra, lo vedete?

Intanto potete leggere l’incipit, guardare il trailer e scoprire personaggi e ambientazione. Anche sull’autrice, volendo – ma se siete lettori di SEdS, odds are che sappiate di me quel che c’è da sapere. Però forse qualche piccola sorpresa potete trovarla…

E per ora, lasciate che torni ai miei ultimissimi frenetici preparativi.

Ci vediamo domani!

Poesia

Genetliaco Gozzaniano

guido gozzano, Vi avevo detto che dicembre sarebbe stato un mese di compleanni letterari, vero? Oggi Guido Gozzano compirebbe 128 anni.

Eccovi dunque qualche link gozzaniano – e non è che ce ne sia un’abbondanza enorme…


Qui c’è la pagina gozzaniana di LiberLiber, con un pochino di biografia, le poesie complete, una raccolta di fiabe e il racconto L’Altare del Passato.

Qui ci sono le poesie complete da leggere online – cominciando dai Colloqui.

Qui c’è Paolo Poli che legge L’Amica di Nonna Speranza.

Enfin, essendo questa la settimana che è, ecco la tenera, malinconica, fiabesca Natale:

La pecorina di gesso, 

sulla collina in cartone,

chiede umilmente permesso

ai Magi in adorazione.

Splende come acquamarina

il lago, freddo e un po’ tetro,

chiuso fra la borraccina,

verde illusione di vetro.

Lungi nel tempo, e vicino

nel sogno (pianto e mistero)

c’è accanto a Gesù Bambino,

un bue giallo, un ciuco nero.


E presepi a parte, vale la pena di riscoprire l’amarognolo Guido, con il suo acume di condannato, i suoi rimpianti costruiti in anticipo, i suoi sogni d’idillio campestre – dolci finché restan tali – e la sua scienza quasi proustiana del ricordo.




 

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Cave Avunculum

Ora, non dico che tutti gli zii letterari siano pessimi, perché ci sono anche zii come il Principe di Salina, Zia Ellen (Kipling), Zia Bee (Tey) o il Conte Zio – che simpaticissimo non è, ma di certo è indulgente coi nipoti – però dovete ammettere che quando compare uno zio di carta la tentazione di essere cauti c’è.

C’è perché siamo ammaestrati da gente come Re Claudio, che re di Danimarca ci è diventato assassinando il fratello e non vede l’ora di fare altrettanto con il nipote Amleto. Poi la faccenda è reciproca e, in capo a tre ore di tragedia, i due riusciranno ad assassinarsi indirettamente a vicenda, ma intanto noi groundlings abbiamo capito chi porta il cappello bianco e chi il cappello nero.

Per non parlare poi di Riccardo III, zio usurpatore che spedisce alla Torre i nipoti fanciullini e poi non ordina a Buckingham di mandare un paio di sicari a completare l’opera… verrebbe da chiedersi se John Shakespeare avesse fratelli antipatici – non fosse che si tratta di una combinazione di due fattori: da un lato Shakespeare era ansioso di sposare il punto di vista Tudor/Lancaster, e dall’altra è una verità universalmente riconosciuta che un uomo provvisto di un fratello coronato (e fornito di eredi maschi) dev’essere in cerca di un trono…

Per dire, vi ricordate la Principessa Zaffiro di animesca memoria – quella che era ai ferri corti col perfido zio? O il Principe Caspian delle Cronache di Narnia? Ecco, appunto.

E non c’è nemmeno tutto questo bisogno di una corona in ballo: pensate a Ebenezer Balfour, fratello minore che usurpa patrimonio e titolo e, al ricomparire del nipote dopo diciotto anni, prima tenta di mandarlo a sfracellarsi giù da una scala buia, poi lo fa rapire da un capitano di mare con l’incarico di venderlo schiavo nelle Caroline. E in fondo i Balfour sono soltanto landed gentry con un palazzotto in rovina e un sacco di debiti.

D’altro canto, la gelosia fraterna è un tema molto più  vecchio delle colline, e il trasferimento di ostilità nei confronti della progenie del fratello è estremamente logica. Talmente logica che a volte viene presa e passata al lettore così com’è – come nel caso di Ralph Nickleby, che non ha nessun buon motivo per averla a morte con suo nipote Nicholas, se non il fatto che si tratta del figlio del fratello che non poteva sopportare. Dickens faceva questo genere di cose, e anche lui non scherzava in fatto di zii, considerando Ebenezer Scrooge, cui il gaio e spensierato nipote Fred fa rabbia al solo vederlo, proprio perché è gaio, spensierato e generoso. That is, prima che arrivino Marley e gli Spiriti a far prendere a Scrooge lo spavento della sua vita – ma questa è un’altra faccenda. E considerando anche John Jasper, lo zio di Edwin Drood. Vero, il romanzo è incompiuto e non sappiamo se sia stato proprio Jasper a uccidere Edwin (o, se è per questo, se Edwin sia davvero morto…), ma di sicuro lo zio non è una cara persona.

I prozii sono merce più rara e non sono sicura che contino davvero. L’unico che mi viene in mente al momento è Lantenac di Quatrevingt-Treize, che però ha un buon motivo di ostilità nei confronti del pronipote Gauvain – un motivo che non ha necessariamente a che fare con i vincoli famigliari, considerando il giovane è un ardente rivoluzionario e il vecchio un difensore dell’ancien régime. Certo, a Lantenac secca che il sangue del suo sangue sia diventato sanculotto, ma ce l’ha altrettanto con il semi-estraneo e non imparentato Cimourdain, per cui…

Per contro la prozia March, bisbetica benefattrice delle Piccole Donne, s’inserisce senza scosse nel genere femminile della specie, che è decisamente meno letale. E penso ad esempio alla Zia Dete di Heidi, alla zia Barbary di Esther Summerson in Bleak House o alla zia Polly di Pollyanna, assai men cattive che acide, in genere per zitellaggio e maternità mancata – e a questo può provvedere la tenera eroina – oppure no. Poi ci sono anche le zie veramente malvagie, come la zia Reed, prima tra i molti guai di Jane Eyre, o Lady Minerva Broome che in Cousin Kate, di Georgette Heyer, tenta disperatamente di affibbiare alla nipote eponima e indifesa il proprio figlio bellissimo e squilibrato – ma squilibrato nel senso più omicida del termine. In genere la zia con figli è più pericolosa, perché non ha scrupoli nel detestare/danneggiare/eliminare/sacrificare il nipote a favore della propria prole.

E dite la verità, non è divertente vedere come l’idea abbia attraversato pressoché intatta secoli, generi e generazioni, conservandosi soprattutto nella letteratura per fanciulli? Quanti sono gli orfani letterari affidati a zii dall’insopportabile/rancoroso (i Dursley per Harry Potter) al francamente pericoloso (il conte Olaf per i fratelli Baudelaire), passando per l’indurito grave (Mrs. Timm per Serena Pepper)?

È quasi rassicurante vedere che certe cose non cambiano e che – almeno in parte – si possono conservare queste secolari certezze: quando in un libro compaiono degli zii, può non essere una cattiva idea diffidare.

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Un (e)Romanzo Nella Cappelliera

Avevo detto che ne avremmo riparlato, ed eccoci qui. Torniamo a rimuginare su Librinnovando, o piuttosto sulla sessione “Contenuti & Contenitori: l’evoluzione dell’eBook e nuovi contenuti editoriali”, che si è rivelata singolarmente istruttiva nella sua capacità di sollevare dubbi e domande. E questo, preparatevi, sarà un post pieno di dubbi e di domande.

Il sugo della sessione era, apparentemente, che l’editoria dispone di nuovi e straordinari mezzi e, per sfruttarne appieno le potenzialità, non basta buttare nel calderone digitale il materiale cartaceo esistente così com’è: occorre crearne di nuovo, pensato in funzione delle possibilità dei nuovi mezzi.

So far, so good. Un testo o un’illustrazione nati per la lettura tradizionale sono proprio “solo” questo, e poco importa che li si veda su carta o su uno schermo, ma le nuove tecnologie consentono di guardare in quelli che il fumettista Tito Faraci ha efficacissimamente descritto come “gli spazi bianchi tra le vignette”…

A illustrare il concetto in modo particolarmente vivido ci ha pensato Giorgia Conversi di Elastico App, mostrandoci in video l’anteprima della bellissima app per iPad Pinocchio. Bellissima e stupefacente (date un’occhiata qui per convincervene): il piccolo “lettore” ha la possibilità di esplorare e spostare  tutti gli elementi delle illustrazioni, scoprendo quel che c’è dietro. Attraentissimo, in via di principio: da bambina sognavo di entrare nei libri, esplorarne il mondo e incontrarne i personaggi… devo ammettere che il lavoro di Elastico App ci va abbastanza vicino. L’app dialoga con il “lettore” a più livelli – più o meno latenti, come dimostra la scena celebre in cui pinocchio si brucia i piedi addormentandosi davanti al camino, e la musica, una tenera ninnananna, è pensata nel preciso intendo di rallentare la percezione della drammaticità della scena. Solo in un secondo momento il “lettore” nota il problema di Pinocchio – assistito da un provvidenziale fulmine sullo sfondo. E questa, lasciatemelo dire, è regia a tutti gli effetti. 

Molto bello, ma quali sono gli sviluppi di tutto ciò? In che direzione si sta andando, di preciso?

Intanto si capisce che la letteratura per fanciulli è destinata ad essere un campo privilegiato da questo punto di vista e, dice Marco Dominici, lo stesso vale per la didattica, in un’ottica di abbandono dell’apprendimento lineare. Una didattica flessibile e scomponibile, una didattica personalizzabile all’estremo. E qui devo dire che Dominci è una persona molto in gamba e un ottimo oratore, ma non finisce di convincermi. È possibile che io sia soltanto vecchia, ma quando sento parlare di approfondimenti costituiti da “una serie di piccoli – ma piccoli, eh? – moduli”, solleverei volentieri le antenne, se ne avessi. È davvero possibile approfondire alcunché a colpi di piccoli – ma piccoli – video di due minuti? Non dubito che brevità e impatto visivo favoriscano l’apprendimento, ma tutto ciò mi ricorda un po’ il modo in cui, al Ginnasio, nei momenti di disperazione mettevo in musica elenchi e formule che non riuscivo a memorizzare. A vent’anni di distanza sono in grado di canticchiare che nella Quollà etiope si coltivano dura, mais, cotone e tabacco*, e posso richiamare le proprietà delle particelle grazie a un certo Studio di Chopin… il problema è che non ricordo né cosa fosse la Quollà né a quali particelle appartengano le propietà. Brevità e impatto visivo (o sonoro nel mio caso) hanno funzionato come escamotage d’emergenza, ma non come sistema di apprendimento altro che mnemonico. E poi vogliamo parlare dell’apprendimento incrementale? Forse può non essere del tutto necessario in fatto di lingue (almeno una volta superato un livello base), ma si può davvero studiare la storia in modo non lineare? Come capirò il Medio Evo se non ho studiato l’Impero Romano? E l’Impero senza la Repubblica? Che ne sarà del rapporto di causa ed effetto e della soglia di attenzione quando i discenti avranno a che fare con una vasta scelta di brevi moduli misti assortiti?

E a dire il vero, non posso fare a meno di pormi la stessa domanda a proposito dei lettori. I libri tradizionali continueranno ad esistere, si dice. La lettura pura non scomparirà. Vero – almeno nelle intenzioni, ma quale sarà l’atteggiamento di fronte alla lettura pura dei nativi digitali allevati ad app come quelle realizzate da Jekolab? Silvia Carbotti ci ha presentato alcuni degli adorabili prodotti realizzati dallo studio, come questi Tre Porcellini, destinati a un pubblico prescolare e realizzati in collaborazione con la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino. Anche qui, come in Pinocchio, la parola chiave è interattività: i piccoli “lettori” sono incoraggiati a esplorare il mondo della storia mentre una voce narrante racconta quel che accade. “Volevamo una voce femminile, calda e accogliente, che richiamasse l’idea di una mamma,” ha detto Carbotti. “Volevamo creare un’esperienza di lettura attraente e accattivante.” Già, ma proprio questo è il punto cruciale: si tratta davvero ancora di un’esperienza di lettura? Qual è la differenza tra I Tre Porcellini di Jekolab e una app contenente un gioco? Che cosa ne fa un libro?

Perché è logico immaginare che il bimbo cui sono destinati i Porcellini, quando avrà tra i sei e gli otto anni leggerà il Pinocchio di Elastico – e in proposito Conversi ci ha raccontato una storia molto interessante. Pare che il progetto originario non prevedesse una voce narrante. “Ci aspettavamo che i bambini di quell’età leggessero il testo semplificato accostato alle illustrazioni.” Poi è successo che il blog del progetto, su cui era possibile seguirne e commentarne l’evoluzione, sia stato inondato di richieste di genitori che bramavano una voce narrante – e così Elastico ha aggiunto una narrazione affidata a più attori e provvista di effetti sonori. “E ci siamo accorti che era meglio così, perché il testo, che prima restava in secondo piano rispetto agli enhancements, tornava ad essere rilevante.”

Ecco che ci siamo. O mon présage fatal… Il testo, vedete, non è più in primo piano. Non è più così rilevante, perché è soffocato dagli enhancements e da solo non ce la fa a catturare l’attenzione del piccolo “lettore”.

E quindi, dov’è finita l’esperienza di lettura? A tre anni il lettore in fieri sposta porcellini e lupi in giro per uno schermo, a otto gioca con le meravigliose illustrazioni di Pinocchio e (forse) ascolta la storia letta dalle voci recitanti, e a quindici apprende la storia della letteratura in moduli non lineari corredati da approfondimenti di due minuti. Quando, come, dove, da chi verrà iniziato alle gioie, alle fatiche e all’enorme soddisfazione intellettuale della lettura pura? Al rapporto individuale, imprevedibile e mai esausto tra il lettore e il testo?

Ecco, in tutto questo parlare di interattività mi sembra che ci si lasci sfuggire qualcosa. C’è un’altra collana di app prescolari di Jekolab – deliziosa e inquietante ed estremamente simbolica, I think. Si chiama Ditamatte, ed è una i-versione del buon vecchio libro da colorare. Date un’occhiata al video, e vedrete che il gioco consiste nel toccare la schermata su cui appare un disegno in bianco e nero che si colora al contatto. Immagino che sia divertente, ma se ho capito bene non c’è modo di scegliere i colori e non c’è modo di uscire dai contorni, perché è tutto già predisposto – si tratta solo di toccare la superficie con un sufficiente grado di energia**. Il grado di interattività manuale è elevato – ma dov’è l’interattività intellettuale? Dove sono le scelte, le intenzioni, il gusto, gli errori e la fantasia del bambino? Lo stesso, temo, vale per la lettura: l’idea di futuri lettori troppo occupati a badare a quel che fa il marchingegno per fare qualcosa a loro volta – e magari anche per badare a quel che ha fatto lo scrittore – mi sconcerta. Molto.

Qualche anno fa era uscito un romanzo storico in forma epistolare di cui non ricordo né il titolo, né l’editore né l’autrice (ma brava, Clarina!). Ciò che ricordo è che era uscito in due versioni – quella tradizionale e quella “nella cappelliera”. A un prezzo esorbitante, era possibile avere, anziché un volume a copertina rigida, una cappelliera piena di lettere manoscritte, disegni e fotografie sbiadite – il tutto dall’aria molto autentica. Era molto bello ed era, non c’è altro modo di definirlo, un ur-enhancement. Era anche dissennatamente costoso e rimase un’isolata eccentricità editoriale. Adesso è possibile ricreare un’esperienza del genere in modo virtuale per una frazione del costo, in modo assai più accessibile e comodo.

Ma siamo sicuri di volere libri, didattica, storie per bambini – tutto confezionato in cappelliera, colorato, attraente, accattivante, predigerito e pieno di bells&whistles? Perché non posso fare a meno di chiedermelo: dentro la e-cappelliera manipolabile, manipolatrice e (forse) interattiva, che ne è dell’individualità, dello spirito critico e dell’immaginazione del lettore?

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* Sulla melodia di “Maramao Perché Sei Morto”, in case you wonder.

** E devo proprio chiedermelo: quanto è robusto lo schermo di un iPad?