self-publishing · teatro

L’Itala Giuditta A Teatro

l'itala giuditta, ebook, teatro, accademia teatrale campogalliani, i lunedì del d'arcoCi sono cose che si scrivono appositamente per la scena, e quindi non si vede l’ora di vederle rappresentate, perché quella è la loro natura, il motivo per cui sono nate.

Poi invece ci sono le sorprese.

L’Itala Giuditta, forse lo sapete già, è una novella risorgimental-steampunk ambientata in un 1857 alternativo: in un Regno Lombardo-Veneto dominato dagli Austriaci col terrore e col vapore, si apre il sipario sulle avventure dell’audace Giuditta Pasta, un tempo idolo dei teatri lirici, ora pronta per il ruolo più drammatico della sua vita – quello di musa delle rivoluzioni.

E intanto a Firenze, chiuso nella sua cantina, un dotto e pio inventore lavora con riluttanza a un segretissimo marchingegno che potrebbe cambiare le sorti dell’Europa intera.

 

Tra misteriose armi, abati timidi e calabroni a vapore, riuscirà l’incomparabile Giuditta a sottrarsi alla Regiaimperial Polizia, trascinare all’azione i timorosi e metter mano all’Unità d’Italia?


Ecco, in marzo eravamo a questo punto, con un ePub che era anche il mio primissimo esperimento di self-publishing digitale (e che, volendolo leggere, si può reperire qui).


Poi è accaduto che Grazia Bettini, una dei bravissimi registi dell’Accademia Teatrale Campogalliani di Mantova, venisse a sapere dell’esistenza della Giudi e me ne chiedesse notizie.


“Sai, essendo l’anno che è, siamo in cerca di testi risorgimentali – per epoca o per ambientazione – per i Lunedì del D’Arco…”


Io ero molto felice di far leggere la Giudi a Grazia, ma dubitavo che fosse quello che cercavano. I Lunedì del D’Arco sono una meritoria e seguitissima para-stagione mantovana: letture drammatiche e rappresentazioni semisceniche offerte gratuitamente alla cittadinanza – e quest’anno erano dedicati, per l’appunto, al Centocinquantesimo. A dire la verità temevo che il Confortatorio dei Martiri di Belfiore e la Giudi Steampunk non si sposassero bene…


E invece sottovalutavo la Campogalliani!


La sottovalutavo perché Quella Gente Lì ha coraggio, intelligenza e sense of humour da vendere, e stasera porta in scena L’Itala Giuditta sforbiciata, adattata e magicamente mutata in atto unico – in forma semiscenica – con la favolosa Francesca Campogalliani nei panni della Giudi.


E io non vedo l’ora, perché se è eccitante veder prendere vita un testo teatrale, non so immaginare l’emozione di veder succedere la stessa cosa a una novella, nata per restare sulla carta – letterale o elettronica. A parte tutto il resto, per me è uno straordinario regalo di Santa Lucia.


Quindi, qualora foste curiosi anche voi e vi capitasse di essere dalle parti di Mantova, vi dò appuntamento a questa sera alle ore 21.00 al Teatrino D’Arco.


Poesia

Buon Compleanno, Emily

emily dickinsonVi avevo detto, credo, che i tre quarti del mio pantheon letterario sono costituiti da gente nata in dicembre. Domani Emily Dickinson compirebbe 181 anni.

Celebriamo con una manciata di links dickinsoniani.

Qui trovate un ricco sito italiano dedicato a Emily: tutte le poesie con traduzione italiana a fronte di Giuseppe Ierolli, le lettere, i frammenti in prosa e una quantità di notizie accessorie e strumenti. Ottima risorsa.

Qui c’è la bella biografia sul sito di Poetry Foundation. Controllate anche la sezione Poems, Articles and More per una serie di articoli e letture, e non perdete questa poesia animata. Emily_Dickinson_'Wild_nights'_manuscript.jpg

Se vi piace ascoltare, qui c’è un buon numero di poesie lette da Laura Lee Parrotti.

Qui invece ci sono i Dickinson Digital Archives, una miniera di ogni bendidio di materiali dickinsoniani: lettere, documenti, risorse, critica…

E qui volevo segnalarvi un interessante progetto didattico italiano che, tra l’altro, associa la lettura delle poesie di Emily alla musica.

Che stiate festeggiando il ponte dell’Immacolata o meno – o che stiate ninnando come me la prima influenza della stagione – potreste far di peggio che concedervi, tra oggi e domani, una giornata poetica. O anche un pomeriggio, o un’ora, o dieci minuti per leggere qualche verso di questa straordinaria poetessa col dono dell’immagine folgorante.

musica

E Torna Il Sette Di Dicembre

Siccome l’apertura della Scala non passa mai invano per SEdS, lasciate che vi posti qui l’adorabile Quartetto Cetra in proposito:

La canzone (sì, gennaio e non dicembre – che possiamo farci? Nessuno è pefetto…) viene da un musical chiamato Gran Baraonda, di Garinei, Giovannini e Kramer – che, detto en passant, era mantovano.

In un vecchio palco della Scala
nel gennaio del Novantatre’
spettacolo di gala
signore in decollete’
discese da un romantico coupe’

Quanta e quanta gente nella sala
c’e’ tutta Milano in gran soire’
per ascoltar Tamagno
la Bellincioni Stagno
in un vecchio palco della Scala

Che splendida stagion
che ricco cartellon
che elenco di tenori e di soprani
Manon di Massenet
la Carmen di Bizet
Fra Diavolo, l’Ernani
i Puritani, I Vespri Siciliani
Poi dal vecchio palco della Scala
c’e’ l’appuntamento nel buffet
un sorso di marsala
due tre marrons-glace’
e all’uscita la fioraia della Scala
offre un mazzolino di panse’

Celeste Aida..
Bella figlia dellamor
Amami Alfredo.
Un bel dì vedremo

E passan le stagion
e cambia il cartellon
e guarda quanta musica alla Scala
Fedora, Lorelai
Mascagni Zandonai
E valzer, ecco i valzer
anche i valzer

Ma poi la dallAmerica
arrivò il richiamo dell
Americano a Paris
che Toscanini ci portò
Lui stette solo un giorno
e subito in America tornò.

Ma fra le novita’
ancora vola e va
la musica dei tempi piu’ lontani
Manon di Massenet
la Carmen di Bizet
Fra Diavolo, l’Ernani
i Puritani, I Vespri Siciliani
Lentamente poi il sipario cala
scendono le luci nel foyer
e’ vuota gia’ la sala
e non rimane che
questo vecchio palco della vecchia Scala
del gennaio del Novantrè

E buia ormai la sala
la folla più non cè
resta solo il vecchio palco della Scala
del gennaio del Novantatrè.

E siccome stasera è sera di Don Giovanni, ecco Thomas Hampson e Barbara Bonney che cantano Là Ci Darem La Mano – teatro sbagliato, musica giusta.

grilloleggente · libri, libri e libri

Cose Minori

Confesso (senza particolari sensi di colpa) una debolezza per le cosiddette opere minori. Quelle meno conosciute, quelle meno considerate, quelle che, quando le citi, sette interlocutori su dieci ti guardano tra il blank e il sospettoso.

Se poi l’autore in questione ha scritto un singolo romanzo storico a titolo d’esperimento – e l’esperimento è unanimemente considerato non dei più riusciti – statene certi: è mio.

opere minori, charlotte brontë, shirley, edmund dulacCharlotte Brontë, per dire. Charlotte ha scritto un solo romanzo che possa essere considerato storico: Shirley, ambientato durante le guerre napoleoniche. Opera minore – scritta in cerca di evasione durante la malattia mortale di Branwell, Anne ed Emily, spigolosa e ineguale e con un principio di MarySuismo. Epperò non so che farci: adoro Shirley. Lo adoro per quel che c’è di ben riuscito (Robert Moore, la famiglia Yorke, il Reverendo Helstone, e i curati… oh, i curati!) e perché quel che non funziona del tutto è una meravigliosa finestra sul processo di evoluzione di Charlotte-La-Scrittrice, su certi meccanismi che valgono per molti scrittori, nonché sulla mente di Charlotte-La-Donna. opere minori, dickens, barnaby rudge

Dickens invece di romanzi storici ne ha scritti due: il celeberrimo A Tale Of Two Cities (uno dei più letti tra i suoi lavori) e il dimenticato Barnaby Rudge. Indovinate qual è il mio prediletto? BR è una vicendona un po’ vaga ambientata sullo sfondo dei Gordon Riots – una quasi-surreale sollevazione anticattolica nella Londra del primo Settecento – con un protagonista eponimo che dev’essere una delle meno riuscite creazioni dickensiane e una coppia di Primi Amorosi di cartoncino. Ma il povero, matto Lord Gordon e il suo perfido segretario, il corvo Grip (cui si ispirò Poe), la cameriera Miggs, la sera d’inverno nella locanda a Chigwell e l’assalto alla prigione di Newgate… Ah! Può darsi che non sia il più coerente dei romanzi, ma là dove funziona è firstest rate.

opere minori, steinbeck, cup of gold, la santa rossaSe poi veniamo a Steinbeck, sono messa ancor peggio: Cup Of Gold (pubblicato in Italia come La Santa Rossa), non solo è il mio Steinbeck preferito, ma in tutta probabilità il solo Steinbeck che mi piaccia davvero. E immagino che questa sia un’ammissione molto grave, perché CoG è ‘prentice work, e si sente che l’autore (ventisettenne all’epoca) sta cercando la sua voce. Tuttavia sono affascinata da Henry Morgan che, ben al di là del suo enorme successo piratesco, per tutta la vita insegue chimere  e s’impania nelle sue stesse menzogne in cerchi concentrici.

E in una vena simile, confesso ancora che, se parliamo di A.C. Doyle, le mie preferenze vanno decisamente alle avventure del Brigadiere Gérard, che tra tutti i lavori di Hesse prediligo Il Giuoco Delle Perle Di Vetro, che in fatto di Yourcenar ricordo con maggior piacere L’Opera Al Nero che non Le Memorie Di Adriano, che di Kipling preferisco i racconti ai romanzi… e potrei continuare a lungo.

Non so: qualche volta è per l’ambientazione storica, qualche volta perché mi piacciono le spigolosità di un autore in via di formazione, e qualche volta – sospetto – per spirito di contraddizione. Ma credo che ad attirarmi più di tutto siano le imperfezioni impigliate nella grana della scrittura, il contrasto tra ciò che funziona e ciò che non funziona, l’attrito con il genere inconsueto o inadatto, le smagliature che lasciano intravedere l’interno del meccanismo… E forse anche, lo ammetto, il piacere di una predilezione solo mia – o quasi. Che volete farci? Ciascuno è sentimentale a modo suo

E voi? Quali sono le vostre opere minori preferite? E perché?

 

 

 

gente che scrive · musica

Buon Compleanno, JC

Lord Jim Suite.jpgIeri, 3 dicembre, sarebbe stato il 154° compleanno di Joseph Conrad, il mio idolo e modello letterario*. Cercavo qualcosa di musicale per celebrare il genetliaco – e ho trovato una sopresa.

Tra tutte le cose che potevo aspettarmi a proposito di Lord Jim, una suite di musica jazz ispirata al romanzo doveva essere più o meno l’ultima. E invece c’è chi l’ha fatto. Il chitarrista, compositore e arrangiatore catalano Publio Delgado, alumnus del Berklee College of Music di Boston, ha scritto proprio questo: sette brani jazz per un organico di una dozzina di elementi, ispirati ad altrettanti personaggi e momenti del romanzo di Conrad.

Devo confessare che, benché l’idea m’incanti e i brani mi piacciano molto, fatico un po’ ad accostare Lord Jim a questa musica – ma è colpa mia e dei molti anni di rimuginamenti sul personaggio e sul romanzo. Se dovessi scegliere adesso della musica per LJ, magari delle musiche di scena per una riduzione teatrale, sarei in seria difficoltà, lo confesso. Forse la X di Mahler, o la Sinfonia Anctartica di Vaughn Williams, o forse no… Ci penserò su. Qualcuno ha idee in proposito?

Intanto, però, qui c’è Marlow, la bellissima introduzione alla suite di Delgado: 

E poi Lord Jim – Uno de los nuestros:

Incidentalmente, uno di noi – one of us – è la prima impressione che Marlow ha di Jim, ed è quello che in un primo momento lo indispone nei suoi confronti. Gli altri ufficiali del Patna sono chiaramente gentaglia, ma Jim è un Inglese e un gentiluomo – uno di noi, appunto – e proprio per questo il suo atto di codardia è tanto più inaccettabile… Il modo in cui Marlow cambierà idea (o meglio, arriverà a vedere la faccenda in modo diverso) è una delle tante meraviglie di questo libro.

Altri tre brani della suite (El Patna, Culpa, e le due parti di Un Dios Blanco) si trovano qui.

Buona domenica!

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* Funnily enough, quattro tra i miei scrittori preferitissimi son gente di dicembre. Ne sentirete riparlare

Gl'Insorti di Strada Nuova · self-publishing

Guida All’Autopubblicazione Per Gente Di Scarso Buon Senso

Sì, lo so. Qui oggi doveva esserci Gl’Insorti di Strada Nuova. Lo vo ripetendo da non so più quanto, e oggi doveva essere IL giorno…

Invece, lo vedete da soli, Strada Nuova non c’è.

Toi.

E come mai, o Clarina, non c’è?

Non c’è per colpa mia, fondamentalmente. Faccio tutto da sola, ricordate? Però, giunta al punto cruciale in cui devo appoggiarmi ad altra gente (that is to say una piattaforma), sbaglio i conti, e non di un filo, ma abbastanza da ingollare tutto il mio margine prudenziale, and then some, e tutti i miei accurati piani sono andati a carte e quarantotto, ed è tutto pronto fuorché il libro…

No, naturalmente non è del tutto vero. Il libro è pronto in tutti i suoi formati – ed è anche bellino, solo che non è ancora in vendita perché ho sbagliato nel calcolare i tempi.

Toi.

Per cui consideratemi arrossita, col capo cosparso di cenere, le unghie mangiate e gli angoli della bocca che tremano e, se avete mai pensato di pubblicarvi da voi, imparate dai miei errori.

1) Considerate che fare tutto da soli è una dannata quantità di lavoro. Forse ci sono cose che potete delegare… Ma queste sono battute sprecate. È ovvio che non volete delegare. Voi siete Indies e fate da voi, giusto?

2) Non sottovalutate il fatto che ci sono cose che dovrete imparare mentre le fate. Anche se le avete già fatte prima, cercherete modi di farle meglio, e provandoci you’ll mess up no end, e questo non farà bene al vostro stomaco, al vostro trigemino, al vostro fegato o a qualunque altro organo/apparato vi serva da valvola di sfogo psicosomatico.

3) Anche se pensate di poter convivere con una salute e un sistema nervoso compromessi, riducendovi a pallide larve insonni e febbrili, resta il fatto che ogni tentativo fallito vi farà perdere tempo. Non dico che questo debba ridurvi alla resa (o a cercarvi qualcuno davvero capace di convertire i vostri file in Epub), ma tenetene conto nel calcolare i vostri tempi.

4) Già che ci siete, nel calcolare i tempi, imbottite per bene qualsiasi cosa vi sembri ragionevole. E quando parlo di imbottiture, sto pensando in termini di un mese o due – non qualche giorno.

5) Quando viene il momento di affidarvi alla piattaforma, non basatevi allegramente su quel che è successo otto mesi fa, con la pubblicazione del vostro primo ebook. È possibile che le cose siano cambiate. È probabile che le cose siano cambiate. È quasi certo che le cose siano cambiate – e però non date per scontato nemmeno quello. Informatevi, dannazione. Tutto quel che dovete fare è mandare una piccola email qualche settimana prima e chiedere: di quanto tempo avete bisogno? Per avere la certezza di uscire entro la tal data, quando è tassativo, sensato, prudente muoversi?

6) E poi tenete conto degli imprevisti, perché capitano. Oh, se capitano. Dal computer che si fa venire il crash del secolo, all’otite inattesa, alla pura e semplice dimenticanza – quei dissennati momenti in cui vi pare di aver fatto proprio tutto, e invece avete trascurato treni merci di particolari fondamentali.

7) Andate cauti con gli annunci, anyway. Fatene soltanto quando avete l’assoluta certezza che, a meno che non cadano due asteroidi simultanei sul vostro studio e sul posto dove la piattaforma opera, il vostro libro sarà negli ebookshops il giorno tale all’ora tale. Altrimenti, dopo avere informato il mondo at large che il vostro libro uscirà il 2 dicembre, vi ritroverete a tarda notte, lacrimanti e furiosi, a scrivere post autoreciminatori e chiedervi quanta della vostra faccia digitale se ne stia andando perduta…

Toi.

Ecco qui. Ripeto: consideratemi arrossita, col capo cosparso di cenere, le unghie mangiate e gli angoli della bocca che tremano e, se potete, perdonatemi. Il libro uscirà, giuro…

E quando, o Clarina?

Ed è qui che la Clarina scoppia in lacrime for real e, singhiozzando come un’autoclave difettosa, ammette di non saperlo con certezza.Toi.

Tutto quel che posso dire, per il momento, è: any day now. Vi farò sapere.

 

 

Digitalia · self-publishing · tecnologia

Rimuginando Su Librinnovando

Come promesso, parliamo di Librinnovando.

Cominciamo col dire che conoscere di persona gente che segui via Twitter è sempre una simpatica esperienza. Poi io non sono fisionomista e non distinguo la gente nemmeno dopo averla vista in faccia – figuriamoci da un avatar! – per cui ho impiegato un po’ a capire chi era chi… Problema che evidentemente non affligge Mattia Nicchio di Sudare Inchiostro, che è entrato in un cortile affollato insieme a Marta Manfioletti di e-Letteratura, mi ha individuata a colpo sicuro e… “Tu sei la Clarina? Non ero sicuro di riconoscerti a colori naturali!”

Quindi il primo impatto di Librinnovando è stata una bizzarra rimpatriata tra gente che, in molti casi, si conosceva senza conoscersi e si parlava per la prima volta dopo avere comunicato per anni.

Dopodiché, provvisti di cartelline arancioni e passi, ci siamo disposti per iniziare, nelle aule caldissime e affollate dello IED. Ora, posso confessare qualche difficoltà di scelta tra le sessioni contemporanee? Ero davvero incerta tra marketing e diritti, tra didattica e rapporto contenitore/contenuto… L’unica cosa che ero certa di non voler perdere era la sessione dei BookBloggers.

Poi ho finito con lo scegliere marketing e contenitore/contenuto. E per prima cosa ho scoperto che Librinnovando è calibrato principalmente sul punto di vista degli editori – con uno spazio interessante per i lettori e non molto per gli scrittori. La cosa ha una certa misura di senso: che può fare la casa editrice tradizionale per agganciarsi al treno (in corsa?) dell’editoria digitale? Di che cosa ha bisogno l’editore che nasce digitale? Quali sono le nuove figure dell’editoria? Come si combinano a quelle tradizionali? Come cambia il modo di vendere libri? Sono interrogativi fondamentali, e le risposte segneranno il futuro dell’editoria.

Tuttavia, il precedente anglo-americano (cui si guarda inevitabilmente) mostra che anche l’autopubblicazione sta cambiando in modo radicale le regole del gioco, e gli indie authors sono una forza da tenere in considerazione – ma di questo, almeno nelle sessioni cui ho assistito, s’è parlato poco.

Indirettamente applicabile è stato l’intervento di Cecilia Averame (Quintadicopertina), che ha confrontato due diversi esperimenti di marketing – uno riguardante un prodotto molto particolare e uno basato più sull’autore che sulle opere (comprate praticamente al buio, in un abbonamento annuale trainato dalla fama dell’autore). Interessanti le osservazioni sul campo: da un lato, pubblicizzare presso un pubblico più vasto non sempre porta risultati in termini di vendite, e dall’altro, nel caso di fidelizzazioni basate sulla relazione lettore-autore, i lettori apprezzano il contatto con l’autore, ma lo preferiscono personale, anziché esposto. “Il lettore non è uno strumento di marketing,” stava scritto in una mail ricevuta da Averame – o quanto meno non vuole esserlo, ed è qualcosa su cui meditare.

Mauro Sandrini, che invece di self-pub ha parlato, ha sottolineato la differenza tra marketing del libro e marketing dell’autore, questa pratica che consiste non tanto nel convincere i lettori a comprare uno specifico libro, quanto a mostrare loro che favolosa persona è l’essere umano che l’ha scritto – e che ne ha scritti/scriverà molti altri.

La prima sessione pomeridiana è stata interessante al modo di qualcosa che suscita domande su domande. Si trattava di apps ed enhancements, e sapete che covo ancora più di un dubbio in materia. Ne parleremo più diffusamente in futuro, ma qui volevo rimarcare un invito ripetuto da tutti i relatori: per questo specifico mercato non si può pensare di limitarsi a digitalizzare materiale preesistente. La competizione è destinata a incentrarsi sullo sfruttamento a tutto campo delle potenzialità del mezzo, cosa che è possibile solo a partire da materiale creato appositamente. Forse non ci avevo mai pensato in questi esatti termini, ma l’osservazione collima con alcuni dei miei interrogativi in proposito. Come ho detto, ne parleremo. 

E infine la sessione più stimolante e più innovativa, quella che ha attirato anche molti non addetti ai lavori, è stata quella dei BookBloggers*, otto ragazzi acuti e tosti che, dai loro blog di libritudini varie e capeggiati dal curatore eFFe, hanno indagato il rapporto tra editori, libri, lettori e rete. Peccato, peccato, peccato che i tempi abbiano costretto a sfrondare parecchio proprio questa sessione ma, pur a un ritmo un nonnulla concitato, è stato affascinante scoprire dal questionario di Marta Manfioletti la bassa percentuale di lettori contrari alla pirateria in via di principio**; o sentire Arturo Robertazzi che illustrava il modo in cui alcuni grandi editori usano Twitter come un canale a senso unico – ma non per questo, va detto, perdono necessariamente followers o influenza – benché, come ha mostrato bene Marta Traverso, un uso accorto dei social network (in particolare quelli letterari) possa essere uno strumento impagabile per una casa editrice; o sorridere con Noemi Cuffia sul fatto che solo due scrittori sugli otto intervistati*** fossero interessati alla lettura digitale. Questo perché gli scrittori sono “lettori forti”? Perché sono tradizionalisti? Ma, come ha detto Marco Dominici, i lettori forti si possono conquistare al mercato digitale – anche se non a colpi di enhancements, perché i lettori forti non vogliono interattività, vogliono interazione.

E questo mi porta ad alcune impressioni conclusive. In primo luogo, come è logico che sia, il mondo dell’editoria digitale è ancora pieno d’incognite per le quali nessuno ha risposte pronte. Bisogna essere disposti a navigare a vista e, perché no, a rischiare. Poi c’è da sperare che, nella sua corsa agli enhancements e alla didattica non lineare, l’editoria digitale non perda di vista chi i libri li vuole solo leggere – e prima o poi si farà una ragione dell’inchiostro elettronico, ma difficilmente digerirà l’idea di farsi imporre una colonna sonora o di imparare la storia in pillole predigerite dalla durata non superiore ai due minuti. E infine, posso dire che mi aspettavo un’interazione via Twitter più vivace? Ho visto molti dei presenti twittare ripetutamente durante tutta la giornata – e questo significa un flusso notevole d’informazioni da Librinnovando verso l’esterno, ben al di là di quello ufficiale. Ero troppo lontana dallo schermo su cui scorrevano i tweets per constatare se ci fosse un flusso corrispondente verso l’interno – ma di certo non è stato dato molto spazio a “interventi e domande direttamente dal web”, come invece prometteva il programma.

Librinnovando ha entusiasmo da vendere, ottime idee e tutte le potenzialità per essere una fucina in un campo in magmatica evoluzione. La mia personalissima impressione è che forse ci sarebbe bisogno di un pizzico di focalizzazione in più, di una cura speciale nello stimolare la discussione anche all’esterno – e magari di un apparato tecnico un po’ più affidabile.

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* E sì, lo so: Librinnovando li chiama “i Books Blogger”… Bear with me – I choose to do otherwise.

** La pratica è, lo sappiamo tutti, un cavallo di tutt’altro colore…

*** Ma in realtà, mi par di capire che gli scrittori contattati fossero una ventina – gli altri non hanno risposto o non hanno rilasciato l’intervista. Se ne deduce che la percentuale degli scrittori digitalizzati (almeno all’interno del campione di Noemi) sia del 10%. Uh.

musica · Spigolando nella rete

Il Visconte di Castelfombrone (Cui Il Buglione Fu Antenat)

Questo post combina varie mie debolezze: una reverente adorazione nei confronti di Nizza&Morbelli, un certo interesse per il duello in letteratura, un’incoercibile simpatia per il Quartetto Cetra – e il resto lo capirete constatando da quale film sono tratte le prime immagini del video*…

 E qui c’è il testo degli impagabili N&M:

Questa, miei signori, è una storia di tempi ormai remoti. Tempi in cui il duello risolveva al primo o all’ultimo sangue le intricate vicende d’amore di dame, damigelle e cavalieri.

Giustappunto!

Grazie!

Il Visconte di Castelfombrone cui Buglione fu antenat
ha sfidato il Conte di Lomanto ed il guanto gli ha gettat.

L’altra sera al bal dell’ambasciata con l’amata lo trovò
uno sguardo e due perfetti inchini e i padrini gli mandò!

Fu dello scandalo ogni salotto
di ciarle ghiotto
subito edotto.
La donna oggetto di quella tenzone
una canzone
dal D’annunzio meritò – Zum!

Nell’ottobre dell’87 alle 7 del mattin
due carrozze si fermaron presso a un cipresso di un giardin.
Ecco tosto scendere un Visconte, poscia il Conte di Lomant.
Sulle labbra hanno il sorriso errante
“E anche sprezzante?”
“Minga tant!”

Ecco i padrini venir dal sentiero…
Cilindro nero
viso severo.
contati i passi i due crudi avversari
ad armi pari
si batteron là per là -Zum!

In guardia, Visconte! Difendetevi!
Non temo, caro Barone, la vostra lama!
Ho già vinto ben 113 duelli e con questo vincerò il 114°. In guardia… là… là… op!
Ahhhhh… Sono stato colpito qui tra la quinta e la sesta costola. Ferita penetrante in cavità con prognosi riservata. Muoio…
Presto! Un dottore!
Aiuto! Un veterinario!

Questo comparve su per le gazzette,
poi si sapette quel che accadette:
due graffi lievi ed una scalfittura,
tanta paura ed un pranzo al ristorant!

 E la postilla – oh, badate all’adorabile postilla…!

________________________________________nizza e morbelli, radio, quartetto cetra, duello

* Caramelle – anzi: data la stagione, candy canes virtuali a chi riconosce il film e individua il motivo.