I'm Italian, a playwright, a historical novelist, an editor, a translator, a blogger... If it's got to do with words, chances are I've done it at least once.
I blog about theatre, books and history (and occasionally silent movies) at Scribblings - www.claragiuliani.com
Ieri, in base al principio secondo cui quel che si fa il primo dell’anno poi si fa tutto l’anno, mi sono assicurata di scrivere per qualche ora.
E il risultato si è che non solo ho scritto, ma ho anche finito qualcosa: la prima stesura del terzo pezzo del mio trittico natalizio.
True, è solo una prima stesura, e il trittico non è ancora tutto nella stessa lingua, e almeno uno dei pezzi precedenti richiede, a ben pensarci, qualche piccola revisione… Ma considerando la rarità stessa del finire in gennaio le natalizietà cominciate a dicembre, e considerando l’aspetto augurale-simbolico della faccenda, non sono del tutto insoddisfatta.
E così il primo bollettino del Quattordici è un buon bollettino. May it prove a good omen.
Mi sono imbattuta in una poesia che dovrebbe essere di Turlough O’Carolan, compositore e poeta irlandese vissuto tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento – secondo alcuni addirittura il compositore nazionale irlandese, ma di certo un’istituzione musical-letteraria della Verde Irlanda. Dico “dovrebbe per un certo feel non del tutto barocco della poesia, che però forse si deve al passaggio dal Gaelico all’inglese. Non so di chi sia la traduzione, ma ve la metto qui sotto, insieme alla mia versione italiana senza pretese poetiche. Traduzione di una traduzione… ugh! Abbiate pazienza. Stasera a cena potrei quasi prenderla in considerazione come brindisi.
How beautiful the turning of the year!
A moment artificial yet profound:
Point upon an arbitrary chart
Passing like a breath upon the heart,
Yearning with anticipation wound,
New hope new harbored in old-fashioned cheer.
Even when the boundary line is clear,
We recognize the oneness of the ground.
Years, like circles, do not end or start
Except we lay across their truth our art,
Adjusting dates as they go round and round
Revolving to a tune long sung and dear.
Com’è bella la fine d’anno,
Momento artificiale eppur profondo,
Punto di una carta arbitraria
Che passa come un fiato sopra il cuore,
Desiderio intrecciato all’attesa,
Nuova speranza avvolta di nuovo in festosa tradizione.
Anche quando il confine è netto,
sappiamo vedere l’unicità del terreno.
Gli anni, come i cerchi, non hanno fine o inizio
A meno di segnare la loro verità con l’arte,
Marcando le date mentre ritornano all’infinito
e danzano seguendo la musica così antica e così cara.
Non è bella l’immagine dell’arte che segna la danza dei cicli del tempo? Buona Fine d’Anno a tutti!
Bisognerà, un giorno o l’altro, che mi provveda di una specie di segnale stradale: Libro Non Tradotto – da premettere quando posto di libri non tradotti.
Perché, indovinate: oggi parliamo di un libro non tradotto. The Armor of Light, di Melissa Scott e Lisa Barnett. Fantasy storico ambientato… indovinate di nuovo: in età elisabettiana.
Ipotesi I: la magia funziona – come gli Elisabettiani sono convinti che funzioni. Funziona, si studia, si pratica secondo diverse scuole di pensiero. Per cui, quando John Dee sostiene di comunicare con gli angeli, gli angeli ci sono per davvero.* E quando Marlowe scrive nel Faustus invocazioni appena un po’ troppo realistiche, il diavolo soprannumerario in scena è un diavolo autentico. E l’ossessione di Giacomo di Scozia per le streghe è più che giustificata – così come la nomea del Conte di Bothwell, il re delle streghe è molto più che superstizione o ruse politica…
Ipotesi II: Sir Philip Sidney, il primo gentiluomo d’Europa, poeta, soldato e studioso, non è affatto morto delle sue ferite dopo la battaglia di Zutphen, ma è sopravvissuto per diventare il campione della Regina, oltre che uno dei migliori maghi d’Inghilterra.
Ipotesi III: essendo vivo nel 1593, Sir Philip è riuscito ad irrompere a casa di Mistress Bull proprio un istante prima che Frizer, Poley e compagnia assassinassero Christopher Marlowe. E avendogli salvato la vita, lo ha anche preso sotto la sua protezione.
Sir Philip
Cosicché, quando la storia comincia nel 1595, con un’oscura minaccia stregonesca ai danni di Giacomo di Scozia – possibile/probabile futuro re d’Inghilterra – l’ormai anziana Elisabetta e i suoi consiglieri hanno pochi dubbi su chi mandare in soccorso: Sydney, uomo d’azione e di magia. E con lui anche Marlowe, che per la sua appartenenza alla Scuola della Notte e per la sua inclinazione ad impicciarsi di tutto quel che è proibito, può vantare una competenza superiore alla media in fatto di diavoli.
E qui cominciano guai in abbondanza, perché la corte di Scozia è un nido di vipere faziose intente a contendersi il controllo del re. E perché la forte componente religiosa delle pratiche magiche significa che il diavolo è sempre a caccia di aperture per corrompere i maghi. Perché Marlowe è ancora, nonostante tutto e con scarsissima convinzione, una spia del subdolo Sir Robert Cecil. E perché il sospettoso, incostante Giacomo non è la persona più facile a proteggersi…
Così, mentre Sidney danza in precario equilibrio sui crinali tra efficacia e hybris, mentre un Mefistofele molto teatrale tenta ad ogni passo un eminentemente tentabile Marlowe, e mentre gli attacchi di Bothwell aumentano in sanguinosa intensità, mezza Scozia e mezza Inghilterra fanno la loro comparsa in scena: dai Cecil al completo alla Pléiade francese, da Ned Alleyn agli inaffidabili fratelli Ruthven, da John Dee a Shakespeare, da Frances Sidney née Walsingham al conte di Mar, da Ben Jonson (offstage) a Walter Raleigh… E mi fermo qui, ma ci sono proprio tutti.
Kit
E qui veniamo al primo difetto di questo libro: è troppo corto per tutta la gente che contiene. Porta in scena un sacco di personaggi interessanti, promette sviluppi a diritta e a mancina, gioca sulle relazioni che il lettore sa esistere tra gli uni e gli altri, si avvia in una quantità di direzioni – e poi ne percorre solo una parte ridotta, abbandonando per strada dozzine di possibilità.
C’è molta più carne al fuoco di quanta ne venga effettivamente cucinata, il che è più che un nonnulla frustrante. E non so nemmeno dire se il resto del menu sia lasciato indietro in vista di un secondo volume: molto di quel che ci si lascia intravvedere è strettamente legato a questa storia – e comunque, per quanto ne so, non c’è seguito.**
L’altro difetto è la scrittura, che è funzionale, e non molto di più. A tratti mi sarebbe piaciuto che fosse più… levigata, ecco.
Perché quel che c’è, in fatto di storia e di ambientazione e soprattutto di personaggi, mi è proprio piaciuto. Sir Philip Sidney, preso tra ritegno protestante e gusto del potere – magico od otherwise – e ansioso di conquistare l’intelligente e risoluta moglie sposata per politica, è un ottimo personaggio. Marlowe, tormentato dal suo passato, dall’ingombrante reputazione che si è costruito con troppa cura, dalla gelosia e riluttante ammirazione che sente per Sidney, dall’inaspettata vena di integrità che si va scoprendo, è ancor meglio.
Nel complesso, una buona storia, molto ben popolata, alla fin fine un po’ inferiore, alas, alla somma delle sue parti.
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* Ma Edward Kelley resta nondimeno un (defunto) lestofante.
E siccome siamo ancora nei Dodici Giorni di Natale, quello di oggi è un post inconsueto: vi metto a parte di una deliziosa storia per immagini che mi ha segnalato I.
Kai Fagerstroem è un fotografo finlandese che un giorno, mentre passeggiava nei boschi, si è imbattuto in una casa abbandonata… o forse non del tutto.
E no, niente fantasmi.
Leggete la storia qui, e poi guardate l’intera galleria qui, sul sito di Kai – dove le istruzioni sono in Finlandese, ma del tutto intuitive.
Che libri avete ricevuto per Natale? Io un certo numero.
The Marlowe Papers, di Ros Barber, è un romanzo in versi. Pentametri giambici. Il fatto che sia un’altra interpretazione neomarloviana di Deptford eccetera non può molto contro la curiosità per un romanzo in pentametri giambici… Perché no, seriamente: un romanzo in pentametri giambici!
Ancient Rockets: treasures and train wrecks of the silent screens, di Kage Baker – unico ebook del bottino, da parte di gente che conosce la mia ossessioncella per il cinema muto.
La Morte scherza sul Ticino, di Alessandro Reali. Come il titolo lascia intuire, è un giallo vecchia maniera – con tanto di agenzia investigativa a quattro mani insediata in quartiere pittoresco sulla riva del fiume… il tutto ambientato nella mia benamata Pavia.
Il Libro dei Sogni, di Mikkel Birkegaard. Libri proibiti, biblioteche misteriose e organizzazioni segrete in una Copenhagen di metà Ottocento che non ho ancora ben capito fino a che punto sia immaginaria…
Palazzi famiglie ostigliesi e Mondadori nel primo Novecento, di Franco Chiavegatti. Il titolo è proprio così. Giuro. Storia locale – e l’ho ricevuto principalmente perché un capitolo è dedicato a gente con cui sono imparentata.
Il mio romanzo, edito da Corbaccio – a mezza tre quarti di strada tra un piccolo prontuario di scrittura e un taccuino. Dovrei premettere che il donatore è molto perplesso – e ho tanto idea che ne riparleremo…
E infine, un libro non è, ma non posso non citare il bellissimo quaderno dalla copertina rigida rivestita di carta di gelso e petali di fiori, con matita coordinata. Il prossimo volume del mio Playwright’s journal.
Non male, che dite? E voi? Che libri avete ricevuto?
Post retroattivo e un po’ così, perché siamo anche più disastrati del solito… Ma come ogni anno, il Ventiquattro di Dicembre è il giorno della Carola delle Campane.
Sempre in fatto di carole inconsuete: compositore inglese – Benjamin Britten – e coro francese. Devo dire che gli implumini gallici, pur con l’accento, se la cavano proprio bene con This Little Babe. Per la sua Ceremony of Carols, Britten musicò anche questo inno composto da Robert Southwell, uno di quei “missionari” gesuiti che celebravano messe proibite nell’Inghilterra elisabettiana – e finivano così spesso impiccati, sventrati e squartati a Tyburn… Er, sì – questo era davvero poco natalizio, scusate.
Anyway, la musica l’avete sentita, e qui ci sono le parole:
This little Babe so few days old Is come to rifle Satans fold. All hell doth at his presence quake, Though he himself for cold do shake; For in this weak unarmèd wise The gates of hell he will surprise. With tears he fights and wins the field, His naked breast stands for a shield; His battering shot are babish cries, His arrows looks of weeping eyes; His martial ensigns Cold and Need, And feeble Flesh his warriors steed.
His camp is pitchèd in a stall, His bulwark but a broken wall; The crib his trench, haystalks his stakes, Of shepherds he his muster makes; And thus, as sure his foe to wound, The angels trumps alarum sound.
My soul, with Christ join thou in fight, Stick to the tents that he hath pight; Within his crib is surest ward, This little Babe will be thy guard; If thou wilt foil thy foes with joy, Then flit not from this heavenly boy.
Non finisco mai di stupirmi di fronte al modo in cui a dicembre un sacco di gente arriva a SEdS cercando agrifogli, musica, idee per i regali, tradizioni e natalizietà miste assortite…
Granted, a me il Natale piace proprio tanto, in una maniera dickensiana, e non è come se non ci postassi su – e questo potrebbe spiegare ragionevolmente il bizzarro fenomeno… Sia come sia, ho pensato di riunire in un unico post i rimuginamenti decembrini più popolari e qualcuno che popolare lo è un po’ meno, a giudicare dalle statistiche, ma a me piace lo stesso.
Andiamo a cominciar, volete?
1. Per prima cosa, la ricercatissima piccola guida al regalo ideale per lo scrittore… In realtà spigolando su e giù per il blog se ne trova più d’una, ma diciamo di sceglierne una e due.
2. il Natale in letteratura sembra essere un altro argomento molto amato. Di nuovo due post: uno sugli episodi natalizi all’interno di libri che parlano d’altro, e uno sulle storie di natura natalizia.
3. L’agrifoglio. Dicembre sembra risvegliare infinite curiosità in proposito – e allora agrifoglio sia, seppur più in storie, leggende e tradizioni che in botanica.
5. Mi si dice ogni tanto che tutto qui assume un colore leggermente anglosassone – e può darsi che chi me lo dice non abbia proprio tutti i torti, considerando cose come le eccentriche tradizioni natalizie del Galles o la storia di Virgie O’Hanlon…
6. E infine, musica – e in particolare la mia prediletta Carola delle Campane, con parole e spartito per i cori avventurosi che volessero cimentarcisi. Ma c’è anche La Gelida Notte, poesiola che ogni Vigilia – e soltanto per la Vigilia – ripetevo con la mia adorata nonna. Sospetto che abbia anche della musica, ma non la conosco. Se qualcuno avesse idee in proposito, sarei molto grata…
Ed ecco qui. Mezza dozzina, come promesso. Un caveat: quasi tutti questi post contengono più di un link… io spero che siano ancora tutti attivi, ma tra il tempo trascorso e la migrazione, non posso giurare che sia così. Se qualcosa non funziona segnalatemelo, volete?