musica · Natale

Caroling Caroling

Oh, lo sapete come vanno le cose a Senza Errori di Stumpa in questi giorni , vero?

E allora, ecco Nat King Cole che canta Caroling Caroling, carola americana Anni Cinquanta, insieme al Columbia Choir:

Caroling, caroling, now we go
Christmas bells are ringing
Caroling, caroling through the snow
Christmas bells are ringing

Joyous voices sweet and clear
Sing the sad of heart to cheer
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing

Caroling, caroling through the town
Christmas bells are ringing
Caroling, caroling up and down
Christmas bells are ringing
Mark ye well the song we sing
Gladsome tidings now we bring
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing!

Caroling, caroling, near and far
Christmas bells are ringing
Following, following yonder star
Christmas bells are ringing
Sing we all this happy morn
“Lo, the King of heav’n is born!”
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing

Buona domenica e buona antivigilia a tutti.

Natale · Storia&storie · teatro

L’Uomo Che Creò Il Natale

charles dickens, lunedì del d'arco, accademia teatrale campogalliani, natale,  canto di natale, il circolo pickwickMagari suonerà bizzarro, ma il fatto è che nella prima metà dell’Ottocento, nell’Inghilterra anglicana, il Natale stava cadendo in disuso.

Per secoli lo si era celebrato alla maniera medievale, seguendo la tradizione dei Dodici Giorni che, con le sue abbondanti libagioni, il vischio e l’agrifoglio, le rumorose scampagnate notturne per mettere in fuga gli spiriti e le licenze e gli eccessi della vigilia dell’Epifania, aveva colori paganeggianti, messi all’indice a suo tempo da Cromwell, poi tiepidamente recuperati ma del tutto disdicevoli nell’Inghilterra da poco vittoriana –  per non parlare del fatto che dodici giorni di festeggiamenti erano costosi e impraticabili. Per cui il Natale stava diventando una festa minore, sempre meno religiosa e, a meno che non cadesse di domenica, restava giorno lavorativo (quanto meno a Londra). Attorno al 1820, Leigh Hunt ne parlava come di “un avvenimento che quasi non valeva la pena di menzionare”.

Lo si sarebbe detto destinato a scomparire lentamente, se non fosse entrato in scena Charles Dickens, che invece per il Natale, la sua atmosfera e le sue tradizioni aveva una passione incoercibile.

Il 19 dicembre 1843 Dickens pubblicò una novella che raccoglieva vecchie tradizioni e ne aggiungeva di più recenti, e descriveva una festa di un giorno solo – o magari un giorno e mezzo, considerando la sera della Vigilia -, in cui le famiglie si riuniscono in pace, letizia e buona volontà, oca arrosto e pudding vengono consumati in tanta abbondanza quanta ne consentono le finanze, si fanno giochi di società attorno al fuoco, tutti sono più generosi e chi non lo è viene visitato da spiriti di varia e non sempre rassicurante natura.

Stiamo parlando, ovviamente, di A Christmas Carol, la storia con cui un singolo scrittore* creò il Natale anglosassone come lo conosciamo – e come è in parte penetrato anche alle nostre latitudini. Le notti di Natale gelide e nevose, le riunioni famigliari, i carolers nelle strade, il rametto d’agrifoglio in cima al pudding, i regali di Natale, il giorno di vacanza, la generosità natalizia – molto di quello spirito natalizio che, se non sapessimo di meglio, potremmo credere frutto di secoli, in realtà il mondo anglosassone lo deve al buon Dickens. 

Perché ne parliamo oggi e non mercoledì, che sarebbe il centosessantanovesimo anniversario della prima pubblicazione di questa novella così rilevante? charles dickens, lunedì del d'arco, accademia teatrale campogalliani, natale,  canto di natale, il circolo pickwick

Un po’ perché centosessantanove non è la più rotonda delle cifre, ma soprattutto perché questa sera, al teatrino D’Arco, attori e allievi dell’Accademia Teatrale Campogalliani dedicheranno un omaggio a Dickens, nella forma di letture drammatiche dei capitoli natalizi de Il Circolo Pickwick e, naturalmente, Canto di Natale.

Ci sarò anch’io, a introdurre le letture parlando dell’uomo che (ri)creò il Natale.

Se siete in quel di Mantova, se vi va, se siete in vena di un po’ di buon vecchio spirito natalizio, vi aspettiamo questa sera al Teatrino D’Arco, un quarto d’ora prima che scocchino le nove.

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* Oh, d’accordo: da solo se si eccettua l’aiuto di una giovane regina e del suo consorte tedesco, che introdussero in Inghilterra l’albero di Natale.

gente che scrive · Natale

Cosa Regalare A Uno Scrittore

3155626-67825-christmas-tree-and-santa-bag-with-gifts-vector-illustration.jpgVoi non avete idea di quanta gente arrivi a SEdS cercando lumi su che cosa regalare a uno scrittore. Per cui, lasciate che riproponga un post in materia, vecchio di tre anni, riveduto e corretto un pochino, con qualche aggiunta qua e là…

E dunque, dagli archivi di Senza Errori di Stumpa, ecco a voi…

Come Fare Felice Uno Scrittore – Edizione 2012

Essendo domani Santa Lucia, parliamo di regali e regalini.

“Che cosa si regala a uno scrittore?” mi domanda E. E’ possibile che questa sia in realtà una manovra poco sottile per scoprire che cosa vorrei sotto l’albero, ma forse a E. interesserà sapere che uno scrittore è un tipo di animale che, avendo ricevuto una domanda del genere, per prima cosa ci fa un post.

Allora, vediamo un po’. Come rendere felice uno scrittore/aspirante scrittore (o, for that matter, un lettore) la sera del 24?

Taccuini. Magari di quelli con lo spazio per una penna, ma piccoli, da tenere in borsetta o in tasca, da portarsi sempre dietro, ma proprio sempre, perché non si sa mai quando si vorrà prendere nota di qualcosa. La scelta è infinita, dal classico taccuino Moleskine ai Paperblanks che riproducono rilegature antiche, ai quadernini minimalisti Ikea… Ha anche il vantaggio di essere uno di quei regali dove fare un doppione non conta, perché di questi arnesi, lo scrittore medio ne consuma a bizzeffe.

Cancelleria. Con giudizio, e premurandosi di conoscere preventivamente il metodo del destinatario: una scatola intera di biro blu confezionata con cura è molto benaugurante per chi scrive tutte le sue prime stesure a mano. Per gli aficionados della tastiera, però, meglio un mousepad a tema. Una volta, durante un periodo di sconforto, ho ricevuto una scatola: dentro c’erano un bel po’ di biro e una risma di carta, sul cui primo foglio il donatore si era premurato di stampare un’ipotetica copertina del romanzo in cui ero impantanata. Avevo apprezzato molto. Un caveat: la penna elegante, questo classico tra i regali, non è sempre la migliore delle idee. Chi scrive con una penna speciale, probabilmente la penna speciale ce l’ha già, mentre la maggior parte degli amanuensi usa biro, roller o matite di largo consumo.

Mugs. Ovvero quelle tazzone alte con il manico. Potrei dire che è un dato di fatto: gli scrittori fanno le ore piccole e si sostentano a tè e caffè lungo; oppure potrei dire che è un fatto: gli scrittori scrivono nelle soffitte, dove fa freddo, e una bella tazzona fumante serve a scaldarsi le mani ogni tanto… Ma siamo onesti, il fatto è che il mug fumante accanto alla tastiera/quaderno/pila di fogli fa tanto, tanto, ma proprio tanto scrittore all’opera. Che ne esistano tante a tema è senz’altro d’aiuto.

Penne colorate. O pennarelli. O matite. Per sottolineare le fotocopie degli articoli, per cercar di chiarire il tortuosissimo schema del XXXII capitolo, per codificare gli interventi necessari in fase di revisione (verde: sono così felice di essere la persona che ha scritto questo paragrafo; giallo: a cosa stavo pensando quando ho scritto ciò?; arancione: urge energico intervento; le sfumature di rosso vanno dal disastro al macello, alla catastrofe, all’apocalisse, a come-ho-mai-potuto-pensare-di-avere-un-briciolo-di-talento?), per disegnarsi luoghi e personaggi se si è abbastanza bravi. Ad ogni modo, lo scrittore medio ama le penne colorate. Come le Stabilo Pen 68, che esistono a punta media e punta fine, e in una cinquantina di colori.

Writing Software. C’è di tutto un po’. Ci sono editor di testo/gestione progetti a prezzi ragionevoli (20-40 $): Writer’s Cafè, molto colorato, con pretese di stile e una quantità di funzioni, compresi i suggerimenti giornalieri, una vasta scelta di esercizi di scrittura, un sistema di brainstorming, un sistema di importazione, raccolta e archiviazione di materiale (foto comprese), un diario/agenda, un generatore di nomi e una funzione di progettazione “Storylines”, oppure Liquid Story Binder (per PC) o Scrivener. Questi sono strumenti di lavoro, buoni per organizzarsi e tenere a portata di mano il materiale. Per chi vuole qualcosa di più didattico, c’è il celebre Dramatica Pro, che costa un’ira e consente di sviluppare personaggi, archi narrativi, trama e sottotrame, ambientazioni, dialoghi, ritmo e passo tramite una serie di strumenti molto sofisticati. Un po’ meno costoso è Write Pro, di Sol Stein (celebre autore di manuali di scrittura creativa), che però è a mezza via tra un software e un corso. Il che ci porta a…

Corsi di scrittura. Qui bisogna essere certi che il destinatario non prenderà il regalo come un apprezzamento poco lusinghiero. In un mondo ideale, tutti gli scrittori sarebbero gente matura, umile e seria, sempre ansiosa d’imparare e perfezionare la propria arte… essendo il mondo quello che è, siate ben sicuri di non provocare incidenti diplomatici, prima di regalare uno di questi. Detto questo, la scuola di scrittura più celebre d’Italia è la Scuola Holden di Torino, che offre una scelta di corsi, laboratori e seminari, da seguirsi in loco oppure online. Naturalmente non parlo tanto del (costoso) biennio di Scrittura&Storytelling, quanto dei corsi brevi, dei weekend di scrittura, dei corsi di narrativa o sceneggiatura online, o magari dell’accesso ai servizi editoriali… c’è un po’ di tutto, per chi è in vena di un regalo importante. Per chi conosce bene l’Inglese, ho già parlato di più di una volta di Holly Lisle, ma potrei citare anche il celebre Gotham Writers Workshop, il cui materiale si trova anche tradotto in italiano in forma di manuale di scrittura.

Dizionari. Non troverete molte altre categorie disposte ad andare in estasi per un dizionario. E non dico il vocabolario italiano (quello deve già averlo, deve averne più d’uno, sennò non è uno scrittore!), ma di tutte le meraviglie come dizionari ragionati dei sinonimi e dei contrari, dizionari idiomatici, dizionari tecnici, glossari specifici, dizionari storici, cronologie complete, atlanti storici, dizionari scientifici, dizionari visuali, repertori, libri di terminologia… non c’è argomento che non abbia la sua quantità di dizionari, è solo questione di cercare. E da questo segue logicamente, last but not least…

Libri. E qui, che posso dire? Un’edizione preziosa di un autore molto amato, un manuale di scrittura, un libro che a voi è rimasto nel cuore e vorreste tanto condividere, l’ultimo bestseller da analizzare riga per riga, un saggio su quel certo argomento, immagini di quel dato posto… Non c’è limite alle possibilità, e non c’è libro che uno scrittore non sia, in un modo o nell’altro, interessato a leggere. E ancora: se il vostro scrittore parla/vuole imparare/vuole perfezionare una lingua, provate con un libro in lingua originale del suo scrittore preferito, anche se l’ha già letto in Italiano. Di alcuni classici si trovano persino delle versioni abbreviate e/o semplificate.  Da un lato è un magnifico modo per fare pratica della lingua in questione, e dall’altro la differenza tra l’originale e una traduzione, per quanto buona, è sempre un’esperienza che vale la pena di essere fatta, certe volte ai limiti della folgorazione. Ci sono regali peggiori di un’esperienza letteraria, direi. Naturalmente, oggidì tutto questo si può fare anche in versione elettronica, il che ci porta a…

Cose Digitali. E-reader, in primo luogo – ma si tratta di un regalo impegnativo, e prima di imbarcarcisi è bene conoscere intenzioni, preferenze e aspettative del destinatario. E se poi il destinatario un e-reader ce l’ha già, ci sono un sacco di possibilità: ebooks, naturalmente, ma anche accessori come lucette o custodie. Ma se il vostro scrittore non è digitalizzato, ci sono sempre…

Segnalibri ed Ex-libris. Sui primi non c’è molto da dire, sono un pensierino sempre gradito. I secondi esistono in varie forme. Ci sono le etichette di carta, vendute a pacchetti, più o meno elaborate, più o meno personalizzate. Una possibilità un po’ più costosa ma più definitiva sono i timbri di gomma. Anche questi si trovano “generici” oppure si possono far personalizzare, magari scegliendo non soltanto il nome del proprietario, ma anche l’immagine. Una terza alternativa è quell’arnese che consente d’imprimere a secco un’iniziale o una sigla su frontespizi e carta da lettera. Meno ovvio, ma classy

Bizzarrie & Eccentricità Varie Assortite. Perché siamo sinceri, allo scrittore medio non dispiacerà affatto ricevere un regalo lievemente eccentrico, che lo distingua dalla popolazione generale dei destinatari di regali. Un regalo da scrittore. E allora non posso non segnalare cose come la maglietta** “Careful or you’ll end up in my novel“, la maglietta** “Unreliable Narrator“, la tazzona “Go away, I’m writing“, la sciarpa fatta di lettere maiuscole e le matite della Bodleian Library, tutti disponibili su questo sito. Oppure c’è quest’altro posto, dove, oltre alla cancelleria e agli orecchini, potere procurarvi persino uno Shakespeare, una Jane Austen o un Oscar Wilde di pezza…

Ecco qui. Poi tutto è relativo, ma di sicuro c’è qualcosa cui queste bizzarre creature non sanno resistere (come dicevano in quel documentario della BBC in cui Gerald Durrel attirava allo scoperto un echidna con un pezzo di formaggio), ed è mostrare che considerate la loro scrittura una parte integrante della loro vita e della loro personalità: un tratto fondamentale, che vale la pena di prendere in considerazione nella scelta dei regali natalizi. A parte la fatidica domanda “che cosa stai scrivendo?” non c’è mezzo più sicuro per far felice un echidna, a Natale o in altre stagioni.

Uno scrittore: volevo dire uno scrittore, of course!

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* Controllate il blog del vostro scrittore, non è affatto improbabile che abbia una wish list su Amazon o altrove, il che semplifica notevolmente le cose e rende un tantino ridondante questo post.

libri, libri e libri · Natale

Libri Sotto L’Albero

regali di natale, libri pop-up, robert sabuda, il mago di oz, judith rock, Va bene, parliamo di regali di Natale. Personalmente ho ricevuto varie cose incantevoli – compreso un globo di neve. Credevo che i globi di neve non mi piacessero, ma in questo Natale pervicacemente soleggiato sto apprezzando molto il fatto di avere una piccola nevicata tutta mia – to be had for the shaking.

Globo a parte, tra le varie cose incantevoli c’è un certo numero di libri: regali di natale, libri pop-up, robert sabuda, il mago di oz, judith rock,

The Rhetoric Of Death, di Judith Rock. Un giallo storico ambientato nella Parigi del Seicento, con un giovane precettore gesuita per protagonista. Ne ho letto una recensione ottima, e l’argomento – un equivalente franco-barocco-tersicoreo delle compagnie teatrali di fanciulli elisabettiane – sembra insolito e promettente al tempo stesso.

regali di natale, libri pop-up, robert sabuda, il mago di oz, judith rock, Il Linguaggio Segreto Dei Fiori, di Vanessa Diffenbaugh. Je connais pas trop, ma sono molto attratta dall’idea di qualcuno che non solo organizza la propria vita intorno a un giardino segreto, ma riesce anche a nascondere il giardino in questione nel bel mezzo di un luogo piuttosto pubblico come Potrero Park, a San Francisco. Il fatto che abbia in mente un viaggio negli Stati Uniti* e che il donatore del libro abbia caldeggiato l’inclusione di Frisco tra le mie tappe può avere qualche rilevanza oppure no.regali di natale, libri pop-up, robert sabuda, il mago di oz, judith rock,

Il Meraviglioso Mago Di Oz, di Frank L. Baum. Ma, con tutto il rispetto che nutro per Baum (e non è poco), la vera meraviglia di questo libro consiste nel fatto che è uno dei capolavori pop-up di Robert Sabuda. un arnese di stupefacente, dettagliatissima, fiabesca bellezza.

Quindi adesso voglio mettermi a collezionar globi di neve e libri pop-up, ma intanto comincio a leggere – avete presente la felice condizione di essere in vacanza e non avere impegni più gravosi che decidere da quale libro cominciare? Ecco.

1 Gennaio 2012 – ETA. Ma in realtà non era finita. Aggiungo alla lista due doni tardivi: Il Barone Rosso – la storia di Manfred von Richofen, di Joachim Castan, e L’Uccello Beffardo, di Gerald Durrel.

E voi? Che libri avete ricevuto per Natale?

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* Considerando che da tutt’altra persona ho ricevuto un delizioso Travel Journal, comincio a pensare che questo viaggio s’abbia proprio da fare, che dite?

musica · Natale · Poesia

Vigilia

Natale mi rende sentimentale – la Vigilia ancor di più. La Vigilia mi rende maudlin. E allora vado a recuperare ricordi d’infanzia e vecchie tradizioni – come questa poesia di Gozzano, che – a parte tutto – rende quel tono di fiaba che la notte della Vigilia aveva in anni più innocenti.

La Notte Santa

(Melologo popolare)

– Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

    Il campanile scocca lentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

    Il campanile scocca lentamente le sette.

– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

    Il campanile scoccalentamente le otto.

– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

    Il campanile scoccalentamente le nove.

– Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

    Il campanile scocca lentamente le dieci.

– Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

    Il campanile scocca le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

    Il campanile scocca La Mezzanotte Santa.

È nato!

    Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane! Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.
È nato!
Alleluja! Alleluja!


E, nella stessa vena, una carola Anni Sessanta – scritta da Noel Regney, un compositore francese espatriato negli Stati Uniti, e da sua moglie Gloria Shayne Baker, che d’abitudine scriveva canzoni rock:

Said the night wind to the little lamb
Do you see what I see
Way up in the sky little lamb
Do you see what I see
A star, a star
Dancing in the night
With a tail as big as a kite
With a tail as big as a kite

Said the little lamb to the shepherd boy
Do you hear what I hear
Ringing through the sky shepherd boy
Do you hear what I hear
A song, a song
High above the tree
With a voice as big as the sea
With a voice as big as the sea

Said the shepherd boy to the mighty king
Do you know what I know
In your palace wall mighty king
Do you know what I know
A child, a child
Shivers in the cold
Let us bring him silver and gold
Let us bring him silver and gold

Said the king to the people everywhere
Listen to what I say
Pray for peace people everywhere
Listen to what I say
The child, the child
Sleeping in the night
He will bring us goodness and light
He will bring us goodness and light

The child, the child
Sleeping in the night
He will bring us goodness and light

Felice Vigilia a tutti!

grilloleggente · libri, libri e libri · Natale

Racconto Di Natale

Ibuzzati, racconto di nataleeri, a una serata di beneficenza a Ostiglia, quattro membri di Hic Sunt Histriones hanno letto uno dei miei pezzi buzzatiani prediletti – il Racconto di Natale.

C’è qualcosa nell’andamento fiabesco, nelle descrizioni del palazzo e della cattedrale, nel Dio che aleggia sui campi, nelle luci di taglio nella nebbia, che mi dà i brividi ogni volta che lo leggo o che lo sento leggere. Tra le altre cose, un dono delle atmosfere: chi altri sarebbe stato capace di fare delle vecchie bisce bianche un elemento perfetto nel quadro di quiete misteriosa e contenta nella notte di Natale in Duomo?

Ma non state a badare ai miei rimuginamenti: leggetelo.

RACCONTO DI NATALE

di Dino Buzzati

Tetro e ogivale è l’antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d’inverno. E l’adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta una vita, e c’è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natale – ci si domanda – lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa?…

Il resto lo trovate qui.

Natale · Poesia · tradizioni

Tre Re d’Oriente

3KE.pngSarà che la Befana è stata una dei miei terrori d’infanzia (insieme al fall-out nucleare, va’ a sapere…), ma ho sempre trovato molto più poetica l’idea dei tre Re d’Oriente che seguono la stella…

In celebrazione di ciò, cominciamo con I Magi di D’Annunzio…

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.

E finiamo con la carola We Three Kings, perfetta per quando si aggiungono i Magi al presepio, con seguito e cammelli:

Qui ci sono le parole:
We three kings of Orient are
Bearing gifts we traverse afar.
Field and fountain, moor and mountain,
Following yonder star.
Chorus:
O star of wonder, star of night,
Star with royal beauty bright,
Westward leading, still proceeding,
Guide us to thy perfect Light.
Born a king on Bethlehem’s plain,
Gold I bring to crown Him again,
King forever, ceasing never
Over us all to reign.
Chorus:
O star of wonder, star of night,
Star with royal beauty bright,
Westward leading, still proceeding,
Guide us to thy perfect Light.
Myrrh is mine: Its bitter perfume
Breaths a life of gathering gloom.
Sorrowing, sighing, bleeding,dying,
Sealed in the stone-cold tomb.
Chorus:
O star of wonder, star of night,
Star with royal beauty bright,
Westward leading, still proceeding,
Guide us to thy perfect Light.
Glorious now behold Him arise,
King and God and Sacrifice.
Alleluia, alleluia!
Sounds through the earth and skies.
Chorus:
O star of wonder, star of night,
Star with royal beauty bright,
Westward leading, still proceeding,
Guide us to thy perfect Light.

Buona Epifania a tutti!

musica · Natale

Il Buon Re Venceslao Si Affacciò Alla Finestra

Carola natalizia medievale: la sera di Santo Stefano, S. Venceslao, futuro re postumo di Polonia*, si affaccia alla finestra del suo castello. La neve è alta, la luna splende e il freddo è tagliente. Enter un uomo che raccoglie legna. Di notte? E vabbe’, è una leggenda. Il Re chiede al suo Paggio chi sia, e scopre che si tratta di un Pover’Uomo che vive in una capanna presso la fonte di Sant’Agnese. Mosso a compassione, il Re carica se stesso e il Paggio di legna, vino e vivande, ed esce per una spedizione benefica, facendo molto felice il Pover’Uomo. Ma sulla via del ritorno la neve è alta, il freddo tagliente, e il Paggio è sul punto di soccombere al freddo e alla fatica. E allora, miracolo: le impronte del Re all’improvviso aprono un sentiero nella neve e i due caritatevoli viandanti ritrovano felicemente la via del castello.

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* Postumo, sì: in vita era Duca di Boemia, e non so più quale degli Ottoni lo creò re post mortem. Dopodiché fu anche santificato.