Vitarelle e Rotelle

Non saprei da dove iniziare…

“Non saprei da dove iniziare,” disse Alice.

“Sciocchezze!,” disse la Regina di Cuori. “Non c’è nulla di più semplice: inizia dal principio e, quando sei arrivata alla fine, fermati.”

AliceandtheQueenQuesto è tratto (molto a memoria e, probabilmente, con scarsa precisione) dalle Avventure di Alice, di Lewis Carrol, ed è uno dei più solidi consigli che si possano dare o ricevere in fatto di narrazione. O lo sarebbe, se fosse sempre evidentemente qual è il principio di una storia. Il principio giusto. Invece, il mondo essendo quel che è, iniziare una storia è davvero un patema. Anche ad avere (o credere di avere) ben chiaro il punto preciso da cui si vuole iniziare, avete presente quello schermo bianco, quel cursorino che lampeggia…?

E la consapevolezza che l’inizio è fondamentale non è certo d’aiuto. E sì, sappiamo tutti che poi tanto l’inizio è l’ultima cosa che si scrive, che potremo sempre sistemarlo più avanti, che in tutta probabilità lo decapiteremo anyway… Tutti lo sappiamo, tranne la nostra Cinciallegra Interiore, che per tutto il tempo ci saltella su e giù nella testa, cinguettando nervosamente: Avanti, forza: scrivi la parola, la frase, il paragrafo da cui dipenderà il fato di tutto il racconto/saggio/romanzo! E che ci vorrà mai, in fondo?

Ebbene, parlando di solidi consigli, Lazette Gilford, in quel favoloso workshop permanente che è Forward Motion, suggerisce questa tecnica:

DOVE? CHE COSA? CHI? DIALOGO!

Prima di tutto, atmosfera

La luce della piena estate filtrava obliqua e dorata tra le fronde, e l’aria vibrava del brusio delle cicale.

Poi, qualcosa – qualcosa*:

L’ombra non era molto grande, e sarebbe parsa un capriccio della luce pomeridiana, se solo fosse stata ferma. Invece scivolava dietro i cespugli, si allungava dietro i tronchi caduti, sussurrava tra i rampicanti, pareva svanire nel folto degli alberi, e un istante dopo rieccola, agile e scura e liscia, appena giù dal sentiero.

E adesso è davvero ora che compaia qualcuno:

Cappuccetto Rosso ebbe l’istinto di stringersi nella mantellina scarlatta, nonostante il caldo, ma si fermò e scrollò le spalle. Che sciocchezza avere paura del bosco in una giornata così bella, si disse. Strinse più forte il manico del cestino con le frittelle, e riprese il cammino con l’aria più baldanzosa del suo repertorio. Tutt’a un tratto, l’ombra uscì da un cespuglio di nocciolo, dieci passi avanti a lei, e si sedette accanto al sentiero, fissandola con occhi gialli e scintillanti. A Cappuccetto Rosso il cuore balzò fra i denti.little-red-riding-hood-tehrani-anthropology_73840_600x450

Infine, sentiamo qualche voce:

Che diamine, Messer Lupo!” sbottò la bambina. “È la maniera di arrivare addosso alla gente?” Il Lupo si passò la lingua sui denti affilati come rasoi. “Ti ho fatto paura, bambina?” domandò. “Manco un po’!” brontolò Cappuccetto Rosso. Il Lupo fece una smorfia, come se gli fosse andato qualcosa di traverso. “Ah, immagino che solo le bambine coraggiose se ne vadano in giro per il bosco da sole,” disse. Cappuccetto Rosso aprì la bocca per rispondere, e poi la richiuse. Si era appena ricordata che Mamma le aveva raccomandato di non parlare con nessuno. Il Lupo non ebbe l’aria di prendersela, e dondolò pigramente la coda un paio di volte, come per scacciare le mosche. “E chissà dove va di bello, questa bambina coraggiosa?” mormorò, alla maniera di chi rivolge a sé stesso una domanda oziosa. Capuccetto Rosso serrò la bocca ancora più forte, fece una piccola riverenza, perché aveva buone maniere con tutti, e riprese la sua strada.

Ad essere sinceri, mi sono sempre chiesta che bisogno avesse il Lupo di fare conversazione con CR, lasciarla andare, correre dalla Nonna e montare la sciarada che si sa… Ma sorvoliamo su questa spinosa questione e notiamo invece che, senza parere, abbiamo iniziato una storia. Se volessimo fare le cose per bene, finiremmo la scena con qualche abile domanda del Lupo, e con CR che, pur credendo di mantenere la sua consegna del silenzio, si lascia sfuggire la sua destinazione… ma fa lo stesso, credo che il principio sia chiaro, a questo punto: se proprio non si sa da dove iniziare, un posto, un qualcosa**, un personaggio e una chiacchieratina possono servire al caso.

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* Come qualcuno (mi pare che sia il Sergente, ma potrebbe essere anche un soldato) dice al Capitano nordista in The Gray Sleeve di Stephen Crane.

** Forse vale la pena di specificare che questo qualcosa, in definitiva, corrisponde all’introduzione del conflitto…

anglomaniac · angurie

L’Ora del Tè

 

Oggi sono in una disposizione d’animo particolarmente nonsense – e non ho avuto nemmeno la metà di una ragionevole quantità di tè…

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“Vuoi ancora del tè, mia cara?”

“Come posso volerne ancora, se non ne ho avuto affatto?” chiese Alice.

Ecco, non è che non ne abbia avuto proprio affatto – ma rende l’idea.  E quanto mi piacciono le illustrazioni di Arthur Rackham

angurie · Kipling Year

Mr. K. e lo Stregatto

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E niente, così.

Che posso dire? Vedere questa citazione di Kipling e immaginare il dialoghetto è stato tutt’uno.

E potrei dire che, essendosi il Quindici tanto l’Anno di Kipling quanto l’Anno di Alice, la faccenda è, nel suo nonsense, del tutto sensata. O almeno vagamente sensata.

Potrei dirlo. Potrei dire molte cose. Potrei dirle con aria innocente e convinta. Potrei. No, davvero.

Ma il fatto è che siamo tutti un po’ matti qui – e d’altra parte, chi è che non è un po’ matto sotto qualche aspetto?

Sarà meglio che mi fermi qui e svanisca – lasciando un sogghigno sospeso a mezz’aria.

Oggi funziona così.

E buon noncompleanno a tutti…

♫ La luna sorge all’orimon
♫ E il palmipedon
♫ Neppu-ur…

bizzarrie letterarie

Il Corvo e la Scrivania

3092487_5807113_lzChe cos’hanno in comune un corvo e una scrivania?

È l’indovinello che il Cappellaio Matto propone ad Alice durante il suo bizzarro tè in giardino. E Alice non è ancora ben pratica del Paese delle Meraviglie, e comunque ha ancora l’età in cui ci si aspetta che ogni indovinello abbia una risposta – e dunque cerca la soluzione con qualche impegno. Quando non riesce a trovarla la chiede al Cappellaio, e il Cappellaio ammette di non averne la più pallida idea. “Chiedevo per sapere,” dice scrollando le spalle. Alice ribatte severamente che non si dovrebbe far perdere tempo alla gente con indovinelli senza risposta.

Tutto qui? Ebbene no, perché l’umanità leggente è come Alice, e preferisce che gli indovinelli abbiano una risposta. Lewis Carroll cominciò presto a trovarsi sommerso di richieste in proposito. Lettere a centinaia che chiedevano che cosa diamine hanno in comune un corvo e una scrivania. Qualcuno proponeva soluzioni, altri, come il Cappellaio, chiedevano per sapere.

Carroll non se l’era aspettato. Il Paese delle Meraviglie funziona secondo una sua incantevole non-logica, in cui un indovinello che non è un indovinello affatto ha perfettamente senso – anzi, non-senso – ma l’Umanità Leggente è fatta per cercare risposte, conclusioni e punti d’appoggio. L’Umanità Leggente voleva sapere: perché, perché, oh perché un corvo è come una scrivania?

Lewis CarrollE allora, nella prefazione all’edizione 1896 di Alice, Carroll ammise, come il Cappellaio, che in realtà non c’era risposta. Non c’era mai stata. Non si era mai supposto che dovesse esserci. Non era un indovinello per davvero… E tuttavia, se proprio l’Umanità Leggente voleva una caramella, poteva avere questa: un corvo è come una scrivania perché entrambi, si sa, producono qualche nota – in genre molto piatta.

Yes, well.

Oppure, in alternativa, perchè nessuno dei due si mette mai al contrario.

E in realtà, nella versione originale, la seconda risposta doveva essere impreziosita da un giochetto di parole tra Never, mai, e Nevar – ovvero Raven (corvo) scritto al contrario… Che il gioco sia andato perduto per troppo zelo di un correttore di bozze è un dettaglio deliziosamente assurdo e del tutto in keeping con l’atmosfera generale. Nondimeno, potremmo azzardarci a dire che dal creatore di Alice ci saremmo aspettati qualcosa di meglio…

Non solo noi, si direbbe, perché l’Umanità Leggente seguitò a cimentarsi – e tutt’ora si cimenta – a cercare altre risposte. A me piace molto quella del romanziere Aldous Huxley, secondo cui un corvo è come una scrivania perché c’è una b in entrambi e due n in nessuno dei due.* Ammettiamolo: è più nonsense. E a pari merito con Huxley trovo che si classifichi l’enigmista Sam Lloyd: Che cos’hanno in comune un corvo e una scrivania? Be’, Poe ha scritto su entrambi.

C’è poi chi sostiene che sia tutta una piccola satira ai danni di matematici e pensatori che procedono esclusivamente per paradossi – ma suona più che altro come un modo di menare il corvo attorno alla scrivania, nevvero? Per cui, nello spirito del Cappellaio Matto, giochiamo, o Lettori. Non ne ho la più pallida idea e chiedo per sapere: che cos’hanno in comune una scrivania e un corvo?

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* In originale: “Because there’s a ‘b’ in both, and an ‘n’ in neither.”  Chiaramente nella traduzione non poteva funzionare allo stesso modo.

 

cinema · libri, libri e libri

Alice 1903

Alice par John Tenniel 31 Parlavamo di Alice, giusto? E di quanto la storia inventata remando lungo il Tamigi si sia portata dietro in fatto di adattamenti e rimaneggiamenti di ogni genere.

E allora oggi diamo un’occhiata alla prima, primissima versione cinematografica diretta da Cecil Hepworth e Percy Stow: otto minuti di film, girati quando il cinema era in quell’infanzia che comprimeva le storie in bignamini di se stesse.

Epperò questa mini Alice ispirata alle illustrazioni di Sir John Tenniel, che si credva persa e invece è stata ritrovata e restaurata con pazienza certosina, è assolutamente deliziosa… Immaginate di tornare indietro di centododici anni e di non avere mai visto nulla del genere. Immaginate di avere letto il libro e di amare le illustrazioni di Tenniel. Immaginate di vederle improvvisamente animarsi sullo schermo…

Avete notato il soriano del regista nella parte del Gatto del Cheshire?

E buona domenica.

 

libri, libri e libri

Alice 150

Alice1Il 4 luglio del 1862, durante una scampagnata lungo il Tamigi, il giovane Charles Dodgson cominciò a raccontare una storia alle tre sorelline Liddell. La storia di una bambina di nome Alice, che in un pomeriggio pigro e dorato vede un curioso coniglio bianco con tanto di orologio e, seguendolo, cade in un mondo regolato solo dal nonsense…

Tre anni più tardi – e centocinquant’anni orsono – quella storia inventata per passare il tempo in un pomeriggio di vacanza diventerà un libro illustrato di enorme e duraturo successo. Tant’è che, qualsiasi cosa pensiamo del raconteur – e non è che noi XXI Secolo ne pensiamo benissimo – siamo qui a celebrare il frutto della sua immaginazione sfrenata, bizzarra e più che un pochino inquietante.Alice4

Oh, andiamo: chi non ha letto Alice? Pur molto inglese in impianto e in humour, il Paese delle Meraviglie ha decisamente valicato tutti i confini – croce e delizia di generazioni di traduttori – e personaggi come il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina, il Coniglio Bianco e il Gatto del Cheshire sono universalmente noti ben al di là del mondo anglosassone – complice Disney, prima con il film d’animazione e poi con la cupa fantasia di Tim Burton…

Ma in realtà non vi fate idea di quanti adattamenti teatrali e cinematografici, balletti, musical, videogiochi, fumetti, rinarrazioni e riproposizioni abbia conosciuto questa storia negli ultimi centocinquant’anni… Segno evidente del fatto che Alice, i suoi animali parlanti, le sue regine sanguinarie e buffe, i suoi biscotti pericolosi e le sue carte da gioco che verniciano le rose continuano ad esercitare la duplice attrazione dell’immaginazione senza freni e della distorsione della realtà.

Alice2Noi festeggiamo Alice con un paio di link: uno al sito del Centocinquantesimo, bellissimo a vedersi, colmo di illustrazioni, articoli, curiose informazioni e idee*; e uno a questa bellissima mostra dello Harry Ransome Center ad Austin, Texas, che racconta non solo le origini della storia – ma anche ciò che ne è stato in questi centocinquant’anni. Guardate le illustrazioni per la non-proprio-traduzione russa di Nabokov, per esempio, oppure le illustrazioni di Picasso… E già che ci siete, date un’occhiata ai video che raccontano la filosofia della mostra e il processo di conservazione. E poi seguite il link Related Material per leggere gli articoli sulle meravigliose attività collaterali e didattiche… Si vede molto che ultimamente sto sviluppando un’ammirazione e un’invidia senza limiti per come funzionano e lavorano i musei anglosassoni? Ma mi accorgo che sto scivolando giù per buchi non del tutto pertinenti e, se non sto attenta, mi ritroverò a giocare a croquet a rischio della testa…

Alice, dicevamo – e, a titolo di conclusione, e considerando che questo potrà essere il centocinquantesimo della pubblicazione, ma Alice è nata in quel pomeriggio dorato del 1862, degli auguri di Non-Compleanno mi sembrano singolarmente appropriati:

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* All’improvviso ho voglia di invitare un po’ di amici per un tè alicesco…

angurie

Tarditarditarditardi…

Voce della Coscienza – Clarina? latelate

Clarina (correndo torno torno, come usava dirsi un tempo, con più impegno che efficacia) – Ètardiètardiètardiètardi…

VdC – Tardì, sì. Devi–

C. – Tardissimissimissimo!

VdC – Sì, e devi post–

C. – The hurrier I go, the behinder I get!

VdC – Ho afferrato il concetto, ma–

C. – Non distrarmi. È tarditarditard–

VdC – Clarina!!

La Clarina sobbalza, si ferma di botto, si guarda attorno, fa gli occhi tondi…

VdC (per nulla impietosita) – Che diamine fai, si può sapere?

C. (fa gli occhi ancora più tondi, estrae dal taschino che non ha un orologio che non porta,  indica timidamente le lancette che non segnano nessuna ora in particolare e pigola…) – È tardi…

VdC – E credi che correre in tondo migliori le cose?

C. – Non corro in tondo. Corro torno torno – e non levare gli occhi al cielo.

VdC – Non levo nessun occhio a nessun cielo. Nemmeno li ho, gli occhi da levare: sono una voce disincarnata che vive tra le tue orecchie.

C. – Vero. Ma quello che intendevo–

VdC – Fa nulla. Rispondi: trovi che correre torno torno migliori le cose?

C. (miserably) – Per niente. The hurrier I go–

VdC – Già detto. E allora fermati.

C. – Non posso, giusto cielo! Ti pare che possa? La Casa dell’Inglese, la valutazione, Sir Richard Martin, novembre e non ottobre, le dispense, la traduzione, le prove, la corrispondenza, la primavera che incombe minacciosa, le prove, il Palcoscenico di Carta – Canterbury, oh diavolo: Canterbury! – un blog, due blog… (Senza nemmeno accorgersene, ha ripreso a correre sul posto)

VdC – Clarina!!

C. (sobbalza sull’attenti, mordendosi la lingua nel processo) – Ow!

VdC – Così non va, ragazza. Non va e non va. Respira profondamente.

C. – Non ho tempo di respirare profondamente. La Casa dell’Inglese, la valutazione, Sir Richard Martin, novembre–

VdC – Clarina!!!

C. (sobbalza anew) – E piantala, perbacco! Neanche dissanguarmi a morsi mi aiuta, sai? Già ho il ferro basso…

VdC – Scusa. Vero anche questo. Ma così non va. Non va nemmeno un po’. Non va per niente… -ente… -ente… -ente…

C. (esce  di scena borbottando tra sé) – La Casa dell’Inglese, la valutazione, Sir Richard Martin, novembre e non ottobre, le dispense, la traduzione, le prove, la corrispondenza, la primavera che incombe minacciosa, un blog, due blog…

VdC (alla scena vuota) – Ma non mi ascolti neanche, sciagurata? Dove vai? A correre sul posto altrove? Guarda che ti vedo lo stesso! Abito tra le tue orecchie…

C. (fuori scena) – E di tra le mie orecchie, che cosa suggerisci di fare?

VdC – Er…

Buio.

Soffrite il cambio di stagione? Vi sentite sopraffatti? Sentite il bisogno di cambiare ritmo? Più vi affrettate, più restate indietro? Se dipendesse da voi andreste in letargo? Vi scoprite una tendenza a perdere per strada mesi interi e a confondere quartieri?

Sì?

Volete una soluzione?

Sì?

Anche noi. Se ne trovate una, ci fate sapere?

 

bizzarrie letterarie

Marmellata Ieri E Marmellata Domani…

…Mai marmellata oggi.

Il che, qui e adesso, non vuol dire granché – ma fa nulla.

Perché il fatto è che il Quindici non è soltanto l’anno di Kipling, ma è anche l’anno di Alice.

E quindi prendete questo post come un annuncio, un invito per il tè – o quel che preferite. E comunque decidiate di prenderlo, mi sembra caritatevole avvertirvi: potete aspettarvi, a dosi inaspettate e intervalli irregolari, alicitudini miste assortite da qui alla fine dell’anno.

E sì, sarebbe stato da annunciarsi a gennaio – ma francamente, che gusto ci sarebbe stato?

Le rose noi pitturiam...

 

E no – semmai ve lo chiedeste, l’illustrazione non c’entra granché. O meglio: è Alice – ma non ha nullanullanulla a che vedere con la citazione del titolo.

Però è graziosa.

E ad ogni modo avete afferrato il concetto, giusto?

Alicitudini.

Miste.

Assortite.

Sparse.

Inattendibilmente sparse.

E soprattutto, non fateci troppo caso: è che qui siamo tutti un po’ matti.