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Il Libro Da Borsetta – Brevi Cenni

BgbkC’era una volta il Libro da Borsetta.

E in realtà forse c’è ancora, e non è del tutto estinto – ma non sa fare a meno di colpirmi come una specie a rischio…

Adesso vi spiego. Continua a leggere “Il Libro Da Borsetta – Brevi Cenni”

cinema

Jamaica Inn & La Nemica

Ok, altro vecchio film in bianco e nero. Altro Hitchcock pre-Hollywood.

Jamaica Inn è del 1939, con Charles Laughton e una giovane Maureen O’Hara, ed è (liberamente) tratto da un romanzo di Daphne DuMaurier – una storia in costume di naufragi e omicidi sulle tempestose coste della Cornovaglia.

Quanto liberamente, e come Hitch e Charles Laughton collaborassero son cose di cui magari parleremo prima o poi, perché la storia dell’adattamento cinematografico è divertente.

Per ora, qui ci sono i titoli di testa:

E siccome è una domenica agostana calda e afosa da non dirsi, e chiudersi in casa con il condizionatore acceso potrebbe non essere la peggiore delle idee, qui trovate tutto il film.

Buona domenica!

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E in ricordo di G. – che i film in bianco e nero li collezionava con passione – mettiamoci anche il suo prediletto La Nemica, in origine una pièce teatrale di Dario Niccodemi, da cui nel 1952 Giorgio Bianchi trasse un film. La Nemica ha un finale melodrammaticissimissimo, e G. si aspettava proprio che mi ci commuovessi, come lui faceva ad ogni ripetuta visione. Io, non so se per durezza d’animo o contrariness, anziché commuovermi… er. Avete presente Oscar Wilde, secondo il quale bisognava avere un cuore di pietra per leggere la morte della dickensiana Little Nell senza ridere? Ecco.

G., più o meno scherzosamente, non mi perdonò mai – e io arrossisco ancora in proposito.

libri, libri e libri · teatro

Che Fine Ha Fatto Mrs. De Winter?

rebecca la prima moglie, daphne du maurier, accademia teatrale campogalliani, rossella avanzi, alberto cattiniChiacchieravo di recente con la bravissima Rossella Avanzi, primadonna dell’Accademia Teatrale Campogalliani, reduce da un lunghissimo e trionfale giro di repliche del Pigmalione di G.B. Shaw, in cui interpretava (e interpreterà ancora – se ve la siete lasciata sfuggire, tenete d’occhio il cartellone della prossima stagione del D’Arco…) una deliziosa Eliza Dolittle.

Chiacchieravo con Rossella, dicevo, e in qualche modo non si poteva non venire a parlare dei suoi personaggi preferiti fra i numerosi che ha interpretato. E, come spesso capita in queste occasioni, perché parlare con i teatranti è sempre una miniera di scoperte, Rossella ha detto molte cose interessanti e una cosa in particolare che mi ha colpito.

Qualche anno fa, l’Accademia Campogalliani ha messo in scena un bell’adattamento per le scene di Rebecca la Prima Moglie, in cui Rossella interpretava la seconda Signora de Winter. “Parte ingratissima,” mi ha detto. “Bella, ma ingratissima: dicevo metà delle battute, e il pubblico non si accorgeva nemmeno che ero lì. Erano tutti così catturati da Rebecca, che il mio personaggio scivolava in secondo piano…”

Ora, se avete letto il romanzo di Daphne DuMaurier, o anche se avete visto il film di Hitchcock, saprete che la Rebecca eponima non s’incontra mai. Rebecca è morta ben prima che la storia abbia inizio, ma ciò non le impedisce di essere, per sentito dire e per interposta persona, l’incubo della seconda Mrs. de Winter, la narratrice in prima persona e senza nome. Nell’adattamento teatrale, Alberto Cattini ha portato in scena una Rebecca fantasma che si aggira per il palcoscenico, interagisce (non molto) con i personaggi, si rivolge al pubblico… e, Rossella ha ragione, il pubblico era catturato da lei e, benché fosse una piccola parte, identificava in lei il perno dello spettacolo.

Ma credo che ci sia anche un’altra ragione per cui la povera Seconda Moglie di Rossella passava un po’ sotto l’uscio, ed è una ragione narrativa. Nel romanzo questa ragazza senza nome è, si diceva, la narratrice in prima persona, quella attraverso i cui occhi il lettore scopre il mondo infestato di Manderley, segreto dopo segreto, in una lenta catena di rivelazioni successive – di cui non vi dico nulla, nel caso in cui non abbiate mai letto il libro e decidiate di farlo. Costei non ha una personalità troppo memorabile, un po’ perché è narrativamente necessario che sia ingenua e malcerta di sé, e un po’ perché deve costituire un filtro il più possibile sottile fra il lettore e la storia. La DuMaurier aveva fatto le cose per bene, novel-wise.

E nel passaggio al palcosenico, Cattini ha conservato questo duplice carattere della Seconda Signora de Winter: da un lato è la creatura ingenua e smarrita (e forse non aguzzissima) che deve scoprire quel che c’è da scoprire il più lentamente possibile; dall’altro, più che a guardarla agire sulla scena, il pubblico è chiamato a guardare ciò che succede attraverso i suoi occhi. È con lei che percepiamo la presenza minacciosa di Rebecca, l’ostilità della terribile governante, i segreti ostinati e le furie incomprensibili di Maxim. È con lei che ci dibattiamo nell’atmosfera morbosa di Manderley – e quindi ce la dimentichiamo un po’, povera ragazza senza nome, perché, nel passare dalla pagina alla scena, è rimasta in qualche modo una narratrice in prima persona.

E non crediate che lo spettacolo non funzioni, perché non è così. È coinvolgente, e tanto più per questa immedesimazione con la protagonista, a un livello di cui lo spettatore può anche non rendersi ben conto – ma non per questo, ripeto, non funziona.

Resta il fatto che un fuzionamento di questo genere può essere un nonnulla frustrante per chi interpreta la narratrice senza nome – la donna che ci trasmette il peso malevolo e onnipresente del fantasma Rebecca. Ruolo ingrato, perché chi bada più al medium quando compare lo spirito?

anglomaniac · libri, libri e libri

Libri In Regalo

Mi è capitato qualcosa che mi ha riportata alla lontana infanzia.

A titolo di regalo di compleanno tardivo, sono stata rapita e condotta in libreria, con l’ingiunzione di scegliere “dei libri”. Da anni acquisto la maggior parte dei miei libri su Internet (adesso, poi, li scarico direttamente sul Kindle), e quindi già la cosa in sé è stata molto sul genere tè-al-tiglio-e-madeleine. Ho girellato tra gli scaffali con quel senso di anticipazione e di scoperta che un tempo apparteneva alle sere di Santa Lucia – assoluta delizia!

E alla fine ho scelto Il Grande Gioco, di Peter Hopkirk, una magnifica storia della guerra di spionaggio tra Inglesi e Russi in Asia Centrale – praticamente lo sfondo di tante storie di Kipling! – e L’Uomo Dagli Occhi Glauchi, di Patrizia Debicke Van der Noot, romanzo storico incentrato su un meraviglioso ritratto tizianesco e sul servizio di spionaggio di Robert Cecil. 

E’ stato un incantevole regalo di compleanno. O di non-compleanno, se vogliamo virare sul carroliano – e io vorrei, perché il tutto è stato davvero un po’ nonsense.

Per di più, sabato è arrivato per posta The Infernal World of Branwell Bronte, di Daphne Du Maurier, e quindi adesso ho una piccola pila di tre libri che voglio tanto leggere, ma al momento non ho davvero tempo: se ne stanno lì, uno sopra l’altro come sirene rilegate, mi guardano ogni volta che passo nelle vicinanze, ammiccano, mi chiamano… Leggici, leggici, leggici! Lascia perdere il Riccio, dimenticati quel che devi recensire, prenditi una vacanzuola dalla storia bizantina. Leggi noi, noi, noi…

Per ora resisto, legata alla sedia maestra e con striscioline di to-do-lists appallottolate nelle orecchie. Fino a quando? Non si sa.