teatro

Acqua Salata E Inchiostro

Si può dire che me l’abbiate vista scrivere, questa faccenda. L’avete seguita – stesure, blocchi, illuminazioni, burrasche, revisioni e gioie – via piccoli bollettini e contaparole e Pinterest. E adesso è arrivato il momento.

Lunedì prossimo…

i lunedì del d'arco, accademia teatrale campogalliani, trame d'acqua, teatrino d'arco, chiara prezzavento, acqua salata e inchiostro, andrea flora, joseph conrad, emilio salgari


Un po’ lo sapete già – ma lasciate che vi racconti. È una storia di mare e di scrittori, o di scrittori e di mare. Una storia di gente che sceglie il mare sulla forza delle parole altrui, e poi si scontra con la realtà implacabile. Una storia di cose che non si possono avere. Una storia di tradimenti, sconfitte, vento salmastro e un certo genere di felicità trionfante.

C’è Conrad, c’è Salgari, c’è John Masefield – e c’è il mare. Anzi, il Mare, che è una signora impenetrabile e senza cuore.

E ci sono i bravissimi attori dell’Accademia Campogalliani, che portano in vita le mie parole, guidati da Andrea Flora.

E dunque, se siete da queste parti e se vi va, vi aspetto lunedì sera al Teatrino D’Arco.

libri, libri e libri

Marinerie, Storie, Avventure – Ed Altra Merce Da Pomeriggio Estivo

Caspiterina Poffarbacco*, ma vi par possibile che sia già passato un anno da quando parlavamo di letture estive?

Direi che è tempo di ripetere il giochino. Estate, remember? Gaie avventure storiche d’altri tempi, pittoresche e improbabili come un film in technicolor…

Allora, vediamo un po’.

letture estive, james fenimore cooper, john masefield, samuel shellabarger, emilio salgariCominciamo con un po’ di marinerie. James Fenimore Cooper.

“Quello dei Mohicani?” mi par di udire dimandato in coro.

Sì, o Lettori. Quello dei Mohicani – ma non solo. Perché JFC è anche – e con più rilevanza, se lo chiedete a me – il creatore del Sea Novel sul lato americano della Tinozza. Americano, di buona famiglia, arruolato a forza nella Royal Navy per qualche mese, poi ufficiale di Marina in America, Cooper cominciò a scrivere romanzi a trent’anni per scommessa con la moglie – e non si fermò più. Mohicani a parte, scrisse un sacco di storie di mare e un certo numero di romanzi storici – tra cui la cosiddetta “Eurletture estive, james fenimore cooper, john masefield, samuel shellabarger, emilio salgariopean Trilogy”, tre romanzi ambientati rispettivamente a Venezia, in Germania e in Francia, concepiti durante il Grand Tour.

E mi piacerebbe dirvi che si trova granché in Italiano, ma indovinate un po’? Mentirei. In realtà ogni tanto qualcuno ripubblica i dannatissimi Mohicani come libri per ragazzi, ma il resto si legge in originale.

Il Project Gutenberg ha un bel po’ di robetta qui, compresi The Spy (Guerra d’Indipendenza Americana), Ned Myers (mare), The Red Rover (pirati), The Water-Witch (mare), The Bravo (Venezia) e altre cose dai titoli pittoreschi.

Poi c’è John Masefield, sottufficiale di marina mercantile per pochissimo tempo, vagabondo, giornalista, poet laureate of England, romanziere storico e poeta marinaro. Ne letture estive, james fenimore cooper, john masefield, samuel shellabarger, emilio salgariavevamo già parlato, a dire il vero, e se seguite il link trovate un link** alle sue Salt-Water Ballads – un equivalente marinaro delle Barrack-Room Ballads di Kipling. In originale, sia chiaro: di traduzioni, nemmeno a parlarne. In fatto di prosa, invece, potreste provare con On the Spanish Main oppure Captain Margaret o i racconti di The Mainsail Haul. I racconti li trovate qui su Internet Archive, insieme a una certa quantità di teatro e poesie [E proprio mentre inserivo gaiamente link, IA è entrato in maintenance. Che carino. Tornerò a sistemare, giuro…] Di Masefield mi si raccomandano in particolare altri due romanzi: Dead Ned e Ned alive and kicking. Sto ancora aspettando la mia copia del primo – PosteItaliane permettendo… vi farò sapere.letture estive, james fenimore cooper, john masefield, samuel shellabarger, emilio salgari

Per terzo, parlando di Poste&Telegrafi, c’è Samuel Shellabarger, accademico di Princeton (e anche Harvard e Yale, a dire il vero), che pubblicava avventurone storiche sotto pseudonimo – quelle cose in cui succede davvero di tutto. Essendo più recente degli altri, i suoi lavori non sono ancora di pubblico dominio, e quindi bisogna procurarseli su Amazon – dove di solito si trovano per una manciata di centesimi. Si può provare con i conquistadores di Captain from Castile, il Rinascimento di Prince of Foxes, il Cinquecento francese di The King’s Cavalier o il Settecento veneziano di Lord Vanity. E sapete che cosa? Qualche traduzione c’è, ma nessuna è più recente del 1969. Si trovano in una manciatina di biblioteche – e sennò ci sono sempre le bancarelle dei libri usati.

“Ma in Italiano proprio nulla, o Clarina?” mi par di udire. “Nulla che sia stato pensato e scritto in Italiano?”

letture estive, james fenimore cooper, john masefield, samuel shellabarger, emilio salgariE allora faccio qualcosa che non avrei mai creduto di fare… Ma d’altra parte questa è un’estate di cose che non avrei mai creduto di fare (figuratevi che, per la prima volta in venticinque anni, vado al mare per una settimana!) e allora, che diamine: vi aggiungo un link salgariano. Qui trovate… be’, non so se proprio tutto, ma parecchio senz’altro. Il che significa che, invece di essere limitati a Sandokan e ai Corsari multicolori, potete trovare cose più eterodosse – come Le figlie dei faraoni, o Cartagine in fiamme, o i fantasmi marinare de le Novelle di Mastro Catrame – o persino la fantascienza più che un tantino distopica de Le Meraviglie del Duemila.

Ecco qui.

E non è che vi consigli di passare tutta l’estate con questa lista – ma un paio… perché no? Sono letture di un pomeriggio o di una serata afosa. Senza impegno e senza pensieri. Letture che sono, di per sé, una piccola vacanza.

 

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* Ultimamente dicevo, mi si dice, “caspiterina” abbastanza spesso. Mi si è chiesto se sapevo che, dicendolo, citavo il Piccolo Lord Fauntleroy. Ho smesso al volo.

** Link come scatole cinesi… Oggi non ci facciamo mancare nulla.

grillopensante · pennivendolerie

E Vedi Di Mentirmi Per Bene

Non è come se fosse la prima volta che ne parliamo, ma in questi giorni varie cose sono capitate a farmi rimuginare di nuovo sulla questione di arte & verità – che messa così suona terribilmente pretenziosa, ma abbiate pazienza mentre rimugino.

Varie cose, vi dicevo.

emilio salgari, odissea, carlotta sabatini, strategie evolutiveUna è stata una discussione con un attore che, in occasione di una rappresentazione all’aperto, voleva assolutamente scagliare davvero la freccia di Ulisse – you know, quella che passa attraverso gli anelli di dodici asce in fila. Ora, a parte l’atroce pericolosità di scagliare frecce in direzione casuale in un luogo affollato, a parte il fatto che l’attore in questione, pur appassionato d’arcieria, dubito sia capace di centrare una dozzina di anelli, il mio punto era un altro*: non c’era affatto bisogno della freccia. Il suo mestiere d’attore non è scagliare frecce vere, bensì far vedere al pubblico una freccia che non c’è.

Come ha detto G. La Regista in un momento d’ispirata esasperazione: “Quello che voglio da voi è solo verità nella finzione!”

Perché quello che succede sul palcoscenico è, signore e signori, finzione dipinta con colori di verità. Non è vero nemmeno per un momento – se non dentro il cerchio disegnato dal buon vecchio patto narrativo: raccontatemi una storia e, per il tempo che voi impiegate a farlo meglio che potete, tutti fingeremo che sia vero.

Ma l’efficacia e la bellezza della rappresentazione non hanno nulla a che vedere con quanto c’è di vero nell’interpretazione degli attori o di autobiografico nel testo.

Ci siamo fin qui?

O quanto meno dovremmo esserci – ma è un fatto che molti, troppi lettori** sono divorati dall’ansia di quel che c’è di vero in ciò che leggono e, specularmente di identificare l’autore con quel che scrive. emilio salgari, odissea, carlotta sabatini, strategie evolutive

Guardate Salgari che, per tutta la vita, ha millantato una captaincy di marina mercantile – mai conseguita, ma molto adatta all’autore di tante avventure marinare. “Navigò per sette anni… visitò quasi interamente tutti gli oceani,” recita la sua nota biografica nel catalogo dell’editore Cogliati per il 1898 – ed è tutto falso.

Questo rende per caso i romanzi di Salgari meno avventurosi o meno marinari? Ovviamente no, ma il grado e i viaggi fittizi, oltre ad appagare grandemente Salgari stesso, servivano al marketing editoriale, a sdoganare personaggio e libri. A tanti lettori, un Salgari terricolo sarebbe parso meno Salgari del supposto capitano di gran cabotaggio…

E per contro, leggete il guest post di Carlotta Sabatini su strategie evolutive, e le sue considerazioni amarognole su come sia facile essere etichettati in base a quello che si scrive – perché se si scrive narrativa erotica è chiaro che si è cattive ragazze, e se si scrivono romanzi storici è chiaro che si condividono i pregiudizi dei propri personaggi d’altri secoli. E quando voi provate a far notare che scrivere non consiste nell’aprirsi le coronarie e versarne il contenuto sulla pagina, di sicuro qualcuno inizierà a guardarvi con qualche grado di disapprovazione. Perché se è vero che non condividete le superstizioni medievali del vostro narratore in prima persona vissuto nel XIII secolo, allora dovete essere bugiardi. Avete mentito. Avete ingannato il lettore.  

E a questo proposito, badate anche… ok, badate a tutto il post, perché è interessante e istruttivo – ma badate in particolare all’elenco delle motivazioni per cui si scrive, soprattutto la voce n° 2:

perché proviamo piacere (fidatevi, sono un’esperta) nel mettere delle idee nella testa degli altri, e giocarci, giocare con loro, attraverso quelle idee

E a dire il vero, anche se non sappiamo di trovarci gusto, anche se non ci consideriamo consapevolmente dei manipolatori***, è quello che facciamo: usiamo mezzi tecnici al fine di produrre un effetto nel lettore. È, se ci pensate bene, l’essenza del nostro mestiere di narratori, perché potremmo limitarci a dire che il nostro protagonista va in battaglia e ne esce vivo per miracolo, ma per quello basta il sussidiario di terza elementare. Da narratori, quel che facciamo è descrivere la battaglia attraverso gli occhi del nostro protagonista – completa di colori, odori, rullar di tamburi, deflagrazioni, urla, schizzi di sangue e quant’altro. E per farlo usiamo tecniche descrittive per far immaginare la battaglia al lettore nel modo più vivido possibile.

Mezzi usati per ottenere un effetto.

Manipolazione.

emilio salgari, odissea, carlotta sabatini, strategie evolutiveNello stesso modo in cui un pittore manipola lo sguardo dell’osservatore con le linee, i colori e la prospettiva. Che diamine: l’occhio di cielo nella Camera Picta non è vero. Non c’è nessun putto arrampicato sulla balaustra, nessun cesto di verzura in bilico su un bastone… Vogliamo dire che Mantegna è un bugiardo manipolatore perché vuole che crediamo a una finestra circolare aperta sull’azzurro spazio e popolata di gente che guarda giù?

Però se uno scrittore dice questo genere di cose ad alta voce, si guadagna ulteriore disapprovazione – bugiardo e manipolatore…

Ma, chiedevo in un commento in coda al post di cui si diceva, se non si vogliono menzogne ben confezionate, se non si è disposti ad essere manipolati, se non si è pronti a farsi amabilmente condurre attorno, perché perché perché diavolo leggere narrativa, andare a teatro, andare al cinema?

Per passare il tempo, suggerisce sogghignando il padrone di casa – ed è una risposta legittima, seppure un nonnulla triste.

Ma mi vien da pensare che per passare il tempo siano ottimi anche il tennis, il piccolo punto, i francobolli e il ballo latinoamericano. O, se si è ansiosi di verità inadulterata, l’enciclopedia Treccani****…

A parte tutto il resto, non vi pare che ci sia qualcosa di sbagliato nel cercare affannosamente la verità nella narrativa che si fonda su un patto riassumibile in “E vedi di mentirmi per bene”? 

 

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* Col che non voglio dire che non fossi preoccupata della possibilità di un omicidio colposo in scena. Lo ero eccome – solo che, essendo tutte, ma proprio tutte le mie meschinissime competenze in fatto di arcieria derivate dall’uno o dall’altro romanzo, è stato subito chiaro che in materia non avevo un briciolo di standing.

** Lettori e theatre goers, ma per snellezza parleremo di lettori.

*** Personalmente ci trovo un gran gusto e mi considero una manipolatrice per mestiere – ma si sa che sono cinica…

**** Niente battute, grazie. Sono certa che anche la Treccani possa sbagliare all’occasione – ma lasciatemi la mia ingenua fiducia nel fatto che l’estensore medio e sano di mente non estenda lemmi deliberatamente menzogneri e manipolatori.

Digitalia · gente che scrive

Emilio Salgari, Che Avrebbe Voluto Esser Tutto E Lo Volle Invano

salgari, romanzi d'avventura, ebook, sandokan, il corsaro neroOggi fanno cent’anni e un mese che Emilio Salgari uscì di  casa con un rasoio in mano e se ne andò a suicidarsi nei boschi, lasciandosi dietro un diluvio di romanzi d’avventura, una moglie pazza, un sacco di debiti e quattro figli chiamati Omar, Nadir, Romero e Fatima – tutti destinati a morte precoce.

A me Salgari ricorda tanto Charlie, l’impiegatino protagonista de La Più Bella Storia Mai Raccontata, di Kipling: un approssimativo autodidatta con velleità letterarie, molto entusiasmo e una formazione del tutto insufficiente, benedetto però da un’immaginazione narrativa straripante. Charlie si salva perché, quando si innamora di una graziosa e placida dattilografa della City, il suo dono (che Kipling descrive come una memoria di vite passate) si dissolve come neve al sole. Salgari invece si ritroverà condannato dalla sua facilità narrativa e dal suo candore di fronte a editori senza scrupoli, costretto a produrre tre romanzi l’anno per evitare la rovina finanziaria… emilio salgari, centenario della morte, il corsaro nero, la tigre della malesia, ebook gratuiti, progetto manuzio

E così ecco corsari su corsari di ogni colore, e le figlie, i figli e i nipoti dei corsari in saghe, faide e vendette; ed ecco le tigri della Malesia, gli avventurieri portoghesi, le principesse della jungla, gli Inglesi malvagi, gli assassini thug; e poi il Far West, le Filippine, le Bermude, Damasco, il Sudan, Asia, Africa, cieli ed oceani, e ogni genere di luogo esotico, costruito con tocchi di colore locale saccheggiati da libri e atlanti – come gli scenari dipinti di una recita filodrammatica.

Salgari non vide mai nessuno dei suoi posti lontani: studiò da ufficiale mercantile e non prese mai il brevetto di capitano – che pure millantò per tutta la vita. Da ragazzo fece per tre mesi il piccolo cabotaggio lungo le coste adriatiche, e questa fu tutta la sua acqua salata. Il resto è fantasia spudorata e lussureggianti vaghezze. Ricordo – anche se non so più in quale dei romanzi – che nella biblioteca del protagonista c’erano numerosi “scaffali di metallo dorato di foggia antichissima”… Scaffali di metallo? Di metallo dorato? Di foggia antichissima? Ma d’altra parte, quando si butta fuori un romanzo ogni tre mesi non c’è tempo per la documentazione meticolosa, e che poteva mai saperne il povero Salgari, capitano di nulla e schiavo degli editori?

emilio salgari, centenario della morte, il corsaro nero, la tigre della malesia, ebook gratuiti, progetto manuzioUna storia semitragica il cui prodotto ha allietato l’infanzia di generazioni. Non la mia, devo dire. Da bambina ricevetti (e ancora possiedo) una scatolata di Salgari, edizioni Anni Quaranta con copertine rigide decorate a pelle di leopardo – regalo di un cugino acquisito di mia madre, cui piaceva la mia avidità di piccola lettrice. Provai, davvero. Ricordo i corsari multicolori e il perfido Wan Guld, e Kammamuri, e Ada, e Tremal Najk… Non ebbi mai il coraggio di dire al cugino che li avevo detestati, insieme all’insopportabile e spiritato Sandokan televisivo. Ma io tenevo per gli Inglesi (Rajah Brooke per primo) e non faccio testo: quanti bambini hanno giocato ai corsari tra le lenzuola stese o cacciato le tigri in giardino? Facciamo che tu eri Yanez e assaltavamo la fortezza…

Questo forse è il tipo di tributo che sarebbe piaciuto più di tutti a Emilio Salgari, l’uomo che battezzava col suo stesso nome il suo bel corsaro nobile e tormentato – e che, figlio e padre di suicidi, finì suicida a sua volta perché gli avevano tolto tutta la gioia che cercava nel meraviglioso gioco delle storie.

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E adesso, letture. Ho scoperto a mie spese che rileggere da adulti i libri che abbiamo amato da ragazzi tende ad essere un errore: in linea generale, meglio lasciarli dove sono, in fondo alle nebbie dorate dell’entusiastico ricordo e della nostalgia. Tuttavia, se non avete letto Salgari da implumi, se non vi è piaciuto nemmeno allora, se non siete sentimentali alla mia stessa maniera, o se volete celebrare leggendo il centenario salgariano, qui trovate i numerosi titoli digitalizzati in vari formati dal Progetto Manuzio/ LiberLiber. C’è di tutto un po’, compresi racconti e romanzi meno conosciuti.