teatro

Sognando Alice – o quasi

Ci siamo… ci siamo quasi!

Questo spettacolo è stato in the making molto a lungo. Quasi due anni, in realtà.

Una rielaborazione da Lewis Carroll, nata come progetto del corso di Scrittura Teatrale, e destinata ad andare in scena come saggio del Secondo Anno… poi ci si è messa di mezzo la Fine del Mondo Come lo Conoscevamo – e tutto è franato a valle. Continua a leggere “Sognando Alice – o quasi”

angurie · Kipling Year

Mr. K. e lo Stregatto

MrKandtheCatIT

E niente, così.

Che posso dire? Vedere questa citazione di Kipling e immaginare il dialoghetto è stato tutt’uno.

E potrei dire che, essendosi il Quindici tanto l’Anno di Kipling quanto l’Anno di Alice, la faccenda è, nel suo nonsense, del tutto sensata. O almeno vagamente sensata.

Potrei dirlo. Potrei dire molte cose. Potrei dirle con aria innocente e convinta. Potrei. No, davvero.

Ma il fatto è che siamo tutti un po’ matti qui – e d’altra parte, chi è che non è un po’ matto sotto qualche aspetto?

Sarà meglio che mi fermi qui e svanisca – lasciando un sogghigno sospeso a mezz’aria.

Oggi funziona così.

E buon noncompleanno a tutti…

♫ La luna sorge all’orimon
♫ E il palmipedon
♫ Neppu-ur…

bizzarrie letterarie

Il Corvo e la Scrivania

3092487_5807113_lzChe cos’hanno in comune un corvo e una scrivania?

È l’indovinello che il Cappellaio Matto propone ad Alice durante il suo bizzarro tè in giardino. E Alice non è ancora ben pratica del Paese delle Meraviglie, e comunque ha ancora l’età in cui ci si aspetta che ogni indovinello abbia una risposta – e dunque cerca la soluzione con qualche impegno. Quando non riesce a trovarla la chiede al Cappellaio, e il Cappellaio ammette di non averne la più pallida idea. “Chiedevo per sapere,” dice scrollando le spalle. Alice ribatte severamente che non si dovrebbe far perdere tempo alla gente con indovinelli senza risposta.

Tutto qui? Ebbene no, perché l’umanità leggente è come Alice, e preferisce che gli indovinelli abbiano una risposta. Lewis Carroll cominciò presto a trovarsi sommerso di richieste in proposito. Lettere a centinaia che chiedevano che cosa diamine hanno in comune un corvo e una scrivania. Qualcuno proponeva soluzioni, altri, come il Cappellaio, chiedevano per sapere.

Carroll non se l’era aspettato. Il Paese delle Meraviglie funziona secondo una sua incantevole non-logica, in cui un indovinello che non è un indovinello affatto ha perfettamente senso – anzi, non-senso – ma l’Umanità Leggente è fatta per cercare risposte, conclusioni e punti d’appoggio. L’Umanità Leggente voleva sapere: perché, perché, oh perché un corvo è come una scrivania?

Lewis CarrollE allora, nella prefazione all’edizione 1896 di Alice, Carroll ammise, come il Cappellaio, che in realtà non c’era risposta. Non c’era mai stata. Non si era mai supposto che dovesse esserci. Non era un indovinello per davvero… E tuttavia, se proprio l’Umanità Leggente voleva una caramella, poteva avere questa: un corvo è come una scrivania perché entrambi, si sa, producono qualche nota – in genre molto piatta.

Yes, well.

Oppure, in alternativa, perchè nessuno dei due si mette mai al contrario.

E in realtà, nella versione originale, la seconda risposta doveva essere impreziosita da un giochetto di parole tra Never, mai, e Nevar – ovvero Raven (corvo) scritto al contrario… Che il gioco sia andato perduto per troppo zelo di un correttore di bozze è un dettaglio deliziosamente assurdo e del tutto in keeping con l’atmosfera generale. Nondimeno, potremmo azzardarci a dire che dal creatore di Alice ci saremmo aspettati qualcosa di meglio…

Non solo noi, si direbbe, perché l’Umanità Leggente seguitò a cimentarsi – e tutt’ora si cimenta – a cercare altre risposte. A me piace molto quella del romanziere Aldous Huxley, secondo cui un corvo è come una scrivania perché c’è una b in entrambi e due n in nessuno dei due.* Ammettiamolo: è più nonsense. E a pari merito con Huxley trovo che si classifichi l’enigmista Sam Lloyd: Che cos’hanno in comune un corvo e una scrivania? Be’, Poe ha scritto su entrambi.

C’è poi chi sostiene che sia tutta una piccola satira ai danni di matematici e pensatori che procedono esclusivamente per paradossi – ma suona più che altro come un modo di menare il corvo attorno alla scrivania, nevvero? Per cui, nello spirito del Cappellaio Matto, giochiamo, o Lettori. Non ne ho la più pallida idea e chiedo per sapere: che cos’hanno in comune una scrivania e un corvo?

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* In originale: “Because there’s a ‘b’ in both, and an ‘n’ in neither.”  Chiaramente nella traduzione non poteva funzionare allo stesso modo.

 

cinema · libri, libri e libri

Alice 1903

Alice par John Tenniel 31 Parlavamo di Alice, giusto? E di quanto la storia inventata remando lungo il Tamigi si sia portata dietro in fatto di adattamenti e rimaneggiamenti di ogni genere.

E allora oggi diamo un’occhiata alla prima, primissima versione cinematografica diretta da Cecil Hepworth e Percy Stow: otto minuti di film, girati quando il cinema era in quell’infanzia che comprimeva le storie in bignamini di se stesse.

Epperò questa mini Alice ispirata alle illustrazioni di Sir John Tenniel, che si credva persa e invece è stata ritrovata e restaurata con pazienza certosina, è assolutamente deliziosa… Immaginate di tornare indietro di centododici anni e di non avere mai visto nulla del genere. Immaginate di avere letto il libro e di amare le illustrazioni di Tenniel. Immaginate di vederle improvvisamente animarsi sullo schermo…

Avete notato il soriano del regista nella parte del Gatto del Cheshire?

E buona domenica.

 

libri, libri e libri

Alice 150

Alice1Il 4 luglio del 1862, durante una scampagnata lungo il Tamigi, il giovane Charles Dodgson cominciò a raccontare una storia alle tre sorelline Liddell. La storia di una bambina di nome Alice, che in un pomeriggio pigro e dorato vede un curioso coniglio bianco con tanto di orologio e, seguendolo, cade in un mondo regolato solo dal nonsense…

Tre anni più tardi – e centocinquant’anni orsono – quella storia inventata per passare il tempo in un pomeriggio di vacanza diventerà un libro illustrato di enorme e duraturo successo. Tant’è che, qualsiasi cosa pensiamo del raconteur – e non è che noi XXI Secolo ne pensiamo benissimo – siamo qui a celebrare il frutto della sua immaginazione sfrenata, bizzarra e più che un pochino inquietante.Alice4

Oh, andiamo: chi non ha letto Alice? Pur molto inglese in impianto e in humour, il Paese delle Meraviglie ha decisamente valicato tutti i confini – croce e delizia di generazioni di traduttori – e personaggi come il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina, il Coniglio Bianco e il Gatto del Cheshire sono universalmente noti ben al di là del mondo anglosassone – complice Disney, prima con il film d’animazione e poi con la cupa fantasia di Tim Burton…

Ma in realtà non vi fate idea di quanti adattamenti teatrali e cinematografici, balletti, musical, videogiochi, fumetti, rinarrazioni e riproposizioni abbia conosciuto questa storia negli ultimi centocinquant’anni… Segno evidente del fatto che Alice, i suoi animali parlanti, le sue regine sanguinarie e buffe, i suoi biscotti pericolosi e le sue carte da gioco che verniciano le rose continuano ad esercitare la duplice attrazione dell’immaginazione senza freni e della distorsione della realtà.

Alice2Noi festeggiamo Alice con un paio di link: uno al sito del Centocinquantesimo, bellissimo a vedersi, colmo di illustrazioni, articoli, curiose informazioni e idee*; e uno a questa bellissima mostra dello Harry Ransome Center ad Austin, Texas, che racconta non solo le origini della storia – ma anche ciò che ne è stato in questi centocinquant’anni. Guardate le illustrazioni per la non-proprio-traduzione russa di Nabokov, per esempio, oppure le illustrazioni di Picasso… E già che ci siete, date un’occhiata ai video che raccontano la filosofia della mostra e il processo di conservazione. E poi seguite il link Related Material per leggere gli articoli sulle meravigliose attività collaterali e didattiche… Si vede molto che ultimamente sto sviluppando un’ammirazione e un’invidia senza limiti per come funzionano e lavorano i musei anglosassoni? Ma mi accorgo che sto scivolando giù per buchi non del tutto pertinenti e, se non sto attenta, mi ritroverò a giocare a croquet a rischio della testa…

Alice, dicevamo – e, a titolo di conclusione, e considerando che questo potrà essere il centocinquantesimo della pubblicazione, ma Alice è nata in quel pomeriggio dorato del 1862, degli auguri di Non-Compleanno mi sembrano singolarmente appropriati:

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* All’improvviso ho voglia di invitare un po’ di amici per un tè alicesco…

gente che scrive

L’Uzzolo Di Far (Di)Segni

DaneCoward
Noel Coward secondo Clemence Dane

Non solo disegni, in realtà – per dire, a Clemence Dane piaceva scolpire – ma quando John Updike dice che

L’uzzolo di far segni neri sulla carta è comune a molti scrittori,

si direbbe che non abbia tutti i torti, considerando quanti scrittori disegnassero.

Ed è vero, nell’Ottocento inglese chiunque avesse un’educazione sapeva disegnare con qualche grado di competenza, se non sempre di abilità, talento o gusto*.

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Victor Hugo

Poi però si vedono cose come i disegni di Victor Hugo, che Delacroix, nientemeno, riteneva capace di diventare uno dei grandi pittori del suo tempo, se solo ci si fosse dedicato, e in effetti… Poi non è come se non ci si dedicasse per nulla, considerando che in vita sua produsse varie migliaia di disegni – e fu anche un precursore del metodo Betty Edwards: disegnava con la mano sinistra per entrare in contatto con il suo subconscio.

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Emily B.

In casa Brontë si disegnava parecchio, fin da bambini. Come voleva il costume dell’epoca, per le ragazze era un grazioso passatempo, e l’unico cui fosse permesso di aspirare a una professione artistica era Branwell, l’unico figlio maschio. Charlotte, adolescente, avrebbe dato parecchio per poter studiare pittura, ma il Reverendo Brontë non ne volle sapere. Branwell fu messo a bottega da un pittore – e non andò bene. Tentò la sorte alla Royal Academy – e andò peggio. Aprì un suo studio di ritrattista – e non parliamone nemmeno. E intanto le sue sorelle scrivevano di nascosto… Alla fin fine, però, la più notevole con una matita in mano era Emily, cui non interessava nulla se non di scrivere le sue poesie in gran segreto, per cui…

Lewis Carrol in origine, si illustrò Alice da sé – pieno d’immaginazione, competente quanto basta, notevole a suo modo – ma non abbastanza, così che per la prima edizione  del 1865 MacMillan 220px-Alice's_Adventures_Under_Ground_-_Lewis_Carroll_-_British_Library_Add_MS_46700_f45vcommissionò 42 illustrazioni a John Tenniel, con rigorose istruzioni di ispirarsi a quelle di Carrol.

Ma in realtà, i produttori di segnetti sulla carta sono tanti, compresi i miei beneamati Conrad e Kipling, Sylvia Plath, Edgar Allan Poe, Elizabeth Barret Browning, Dylan Thomas e una quantità di altri che potete trovare a questo bellissimo link. E anche questo con gli scarabocchi non è affatto male…

Non trovo che tutto ciò sia straordinariamente sorprendente. Meraviglioso, sì, ma non soprendente. A volte un tipo solo di segni sulla carta non basta. Una forma sola non basta. Si desidera parecchio dare ai propri personaggi, alle proprie idee, alle proprie storie qualche altro tipo di presenza concreta. O quanto meno, io lo desidero tutto il tempo, ma non so fare una o con il bicchiere – e mi confesso piena di ammirata invidia per chi sa disegnare.

 

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* E qui non so trattenermi dal citare la spassosa scena di The Talisman Ring in cui i cospiratori scoprono che Sarah Thane non sa, ma proprio non sa disegnare – e le reazioni vanno dall’incredulo al semi-disgustato.