teatro · Vitarelle e Rotelle

Sulla Potatura Dei Sonetti

Poti i Sonetti? Come sarebbe che poti i Sonetti? E com’è un sonetto potato? Oh, aspetta – lo so: “Dovrò paragonarti a un giorno d’estate? No, e questo è tutto.”

No, d’accordo – siamo seri. Col che non voglio dire che la conversazione qui sopra non sia accaduta veramente – ma c’è di più. C’è il fatto che il mio adattamento teatrale dei Sonetti di Shakespeare andrà in scena. Una versione ridotta a novembre, e poi per intero più avanti.

Però serviva la versione ridotta.

Bonsai-Pruning_2E così mi sono messa al lavoro, partendo da quattordicimila parole e rotte, e arrivando a poco più di ottomila – quel che serve per una serata dei Lunedì del D’Arco. E devo dire che non solo non è stato né lungo né doloroso, ma al contrario, potare è sempre un mestiere molto, molto istruttivo.

Per cominciare, ho ridotto a quattro il numero dei personaggi in scena, eliminando tutti gli interventi della Folla in numerose capacità e una Contessa Madre. Quest’ultima è una cosa che mi sarebbe dispiaciuta da morire, se non sapessi che è solo questione di pazienza e di tempo. In realtà la Contessa ricomparirà, così come la folla, quando L’Uomo dei Sonetti andrà in scena per intero, il che ha tolto, lo ammetto, molto pathos ai tagli.

Ma non bastava, e così ho cominciato a snellire la linea narrativa, a sfrondare tutte quelle che erano deviazioni decorative, a tagliare qualche angolo, a eliminare un liuto. Questo ha richiesto un paio di aggiustamenti qua e là, la modifica di un certo numero di battute per mantenere logico il susseguirsi dei sonetti e del dialogo, e l’aggiunta di alcuni commenti da parte di Will, per riassumere e legare. Adesso suona un pochino di più come se Will stesse raccontando a qualcuno l’intera faccenda – e per gli scopi immediati va bene così.

Come sempre accade in queste circostanze, ho costatato che alcuni tagli donano all’insieme – al punto che li manterrò anche alla versione lunga. Passaggi ingombranti, divagazioncelle, arzigogoli senz’altro scopo che d’infilarci l’uno o l’altro sonetto… Aiuta molto il fatto di riprendere in mano il lavoro dopo mesi, con la relativa obiettività del tempo passato. C’è decisamente un motivo, se tutti consigliano di lasciar passare un serio intervallo tra una stesura e l’altra. E aiuta anche l’aver già accarezzato e annotato qualche ideuzza di taglio in precedenza.

Alla fin fine, nel giro di due giorni e mezzo, la potatura ha prodotto una versione breve e praticabile, e una manciata di buone idee destinate a migliorare considerevolmente la stesura definitiva, rendendola più asciutta ed efficace.

Sono tentata di trarne un’indicazione di metodo da applicarsi anche ad altri testi: rivedere tutto immaginando di dover ridurre il conto-parole di un terzo… poi naturalmente alla fine non deve essere così – ma la possibilità di fare scoperte interessanti è elevata. Ci proverò.

E intanto, a novembre, i Sonettini. Vi saprò dire.

 

elizabethana · scribblemania · teatro

PBD

Ultimissima revisione in corso. Pur riuscendo a lavorarci solo a bocconi&spizzichi, sono pressoché a metà.

Il che, probabilmente, non è una cattiva cosa.

Voglio dire – prima mi è venuto un dubbio su un sonetto, di cui non ricordavo il numero.

Non c’è nulla di strano nel fatto che non ricordassi il numero: i numeri non li ricordo a nessun patto. In compenso – e questo sì, che trattandosi di me è strano – ricordavo perfettamente la posizione sulla pagina, e se si trattasse di una pagina pari o di una pagina dispari…

E d’accordo, ricordavo anche prima di che cosa e dopo che altro veniva, ma il fatto resta che, con la mia scarsissima memoria visiva, ricordavo perfettamente dove fosse il sonetto in questione.

Ad occhi chiusi, per così dire.

E un’amica mi ha detto che, se non la pianto di citare i Sonetti alla minima provocazione e spesso anche senza, vedrà di perdere il mio numero di telefono finché non avrò cominciato a scrivere qualcosa d’altro.

Per cui, sì: numeri a parte, direi che i Sonetti sono assorbiti.

elizabethana · Storia&storie · teatro

Piccolo Bollettino Verso Sera

E non è meraviglioso come, con un minimo di perseveranza, in quel pozzo di San Patrizio che è il Project Gutenberg si trovino non solo i numerosi volumi di The Principal Navigations, Voyages, Traffiques and Discoveries of the English Nation di Hakluyt – ma li si trovi anche nella versione che recupera la storia della presa di Cadice nel 1596, che in alcune edizioni manca per regia disapprovazione?

L’ho già detto in passato – e non una volta sola – ma adoro il Project Gutenberg.

“E a che serve, o Clarina, la presa di Cadice per i Sonetti?”

Serve. Abbiate fiducia.

angurie · scribblemania

Piccolo Non Bollettino

la Clarina – E se…?

Coscienza della Clarina (Tossisce significativamente) – !

la Clarina – Solo la lista–

Coscienza della Clarina – No.

la Clarina – La lista delle cose che servono per la seconda st–

Coscienza della Clarina – C’è un motivo se si chiama “settimana di decantazione”.

la Clarina – Ma–

Coscienza della Clarina – Vuoi che, quando lo riprendi in mano martedì, non abbia decantato a sufficienza?

la Clarina – N-no, ma…

Coscienza della Clarina – Appunto.

la Clarina – Ma solo la lista, eh? Sono sicura che se mi limitassi, ma proprio limitassi a scrivere la lista…

Coscienza della Clarina – E come fai a scrivere la lista senza rileggere tutto?

la Clarina – Er…

Coscienza della Clarina (rolls eyes e sospira) – !

la Clarina (abbassa le orecchie) – Sicut asellus…

Coscienza della Clarina – Brava. Rispondi a quel diluvio di posta, piuttosto. O lavora a quel che vuoi mandare per biblioteche. O finisci il romanzo che devi recensire per HNR. O vai a fare una camminata. O vai avanti con quella traduzione…

Mentre ancora la CdC enumera cose da farsi, le luci sfumano a buio e cala il…

SIPARIO

scribblemania · teatro

Piccolo Bollettino Di Velluto Rosso

sonetti, prima stesuraDi velluto rosso – come un sipario – perché, suonino le trombe e battano i tamburi, la notte scorsa attorno all’una ho finito la prima stesura.

E sì, a tredicimila e settecento parole ho sforato un nonnulla sulle misure previste, ma non dovrebbe essere grave.

E c’è mancato poco che l’interruzione dei giorni scorsi si rivelasse problematica, ma in realtà ero talmente vicina alla fine che sono riuscita a non scivolare in un bout di procrastinazione.

E ho anche trovato una conclusione che dà un briciolo di senso ai due sonetti su Cupido. Non è che l’abbia trovata stanotte, l’avevo strologata tempo fa, ovviamente, ma stanotte ci sono arrivata.

E insomma, la stesura è finita – e non ne sono del tutto insoddisfatta.

Epperò… che dire del vago senso di vuoto che una stesura finita si lascia dietro? E badate, è un vago senso di vuoto del tutto dissennato, perché dopo una settimanetta di decantazione si torna ad occuparsene, e perché non è come se, nel corso di questa settimanetta, non avessi un milione di altre cose da fare – eppure, eppure, eppure…

Oh well. Fa nulla. Prima stesura finita – e tutto va bene.